|
|
|
Sapore selvatico
|
|
|
Titolo:
Sapore selvatico |
Autore:
Cantastorie |
Contatto:
|
Racconto
n° 2979 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Di nuovo, ancora l’una nelle braccia dell’altro, così stretti da far male. Avviluppati come due animali ci eravamo cercati con le bocche, le labbra, i sessi…
La mia razionalità si era già spenta da un pezzo, ancora prima di partire da casa e arrivare da lei. Un fuoco, come di ceppo secolare infiammato, grande nel calore e lentissimo nel consumo, così mi dirigevo a casa sua infrangendo tutti i limiti di velocità. Non aveva più senso lo spazio, non aveva più senso il tempo, solo dovevo fondermi con lei. Per questo ero nato e per questo solo obiettivo rischiavo ora in auto la mia incolumità e quella degli altri. Non ci fu nemmeno bisogno di suonarle il campanello, bastò uno squillo al cellulare; Sonia mi stava aspettando sulla soglia coperta solo di un cingilombi cortissimo, il regalo che le avevo fatto l’anno precedente tornando dal mio viaggio in Egitto. Era in evidente stato di eccitazione: i capezzoli, già turgidi come piccole nocciole, risaltavano sul suo piccolo seno; il suo respiro, appena mezz’ora prima rilassato al telefono, pareva già sconvolto. La mia eccitazione crebbe moltissimo: il pene, già turgido mentre scendevo dall’auto, ora desiderava con forza riunirsi alla sua metà. Le corsi incontro spogliandomi a mezza via e lasciando cadere nel corridoio giacca e camicia. Si attaccò al mio collo, cingendomi con entrambe le braccia, con dolcezza indubitabilmente femminea:
- Mi sei mancato - mi disse, con voce rotta dall’emozione mentre non le lasciavo respiro, cercando di bloccarla sullo stipite della porta con il mio peso. - Anche tu - risposi, montandole addosso e strusciando la patta gonfia sulla pancia di lei.
Non ci fu bisogno d’altro; senza che dicessi nulla, mentre Sonia lasciava cadere il cingilombi, tolsi i pantaloni. Eravamo entrambi nudi sotto quei pezzi di tessuto, e all’aria fresca l’asta del pene si irrigidì ancora, mentre Sonia, con una carezza interminabile, dal torace cominciò a scendere. Chiusi la mano destra a coppa e le presi il seno sinistro, mentre con l’altra mano le circondai la nuca per accompagnare le sue labbra alle mie. Come due animali in estro, cominciammo a godere senza renderci conto che la porta era ancora aperta; fu un ultimo suo guizzo di lucidità a conservare la ragione per chiudere l’uscio con un calcio. Non riuscii a fare silenzio perché Sonia cominciò a masturbarmi con foga, afferrandomi la verga e scuotendola tutta. Resomi conto che mancava ben poco perché io cedessi, di colpo le allontanai la mano facendole intuire l’orgasmo sfiorato. Eravamo ancora in piedi, ma non potevo più resistere. Decisi che il tappeto persiano sotto di noi poteva andare benissimo. Condussi Sonia a distendersi di schiena mentre, afferratele le gambe, mi disponevo in ginocchio a perdermi nel suo intimo. Mi sentii completamente suo, fragile come un bambino; il suo esporsi mi teneva in grande soggezione, il potere di Sonia che mi stava aspettando a gambe aperte era pressoché totale. La vista dei suoi petali rossi quasi mi fece venire; come se intuissero la mia presenza, le labbra si schiusero, e il cappuccio del clitoride si scostò un attimo, per dare sfogo al corpo di Sonia.
- Baciami, ti prego! - mi disse.
Non la feci attendere. Con delicatezza avvicinai la lingua e cominciai a titillare la vulva, raccogliendo ogni stilla dei suoi umori che, ormai copiosi, l’avevano già completamente lubrificata. Sonia inarcò la schiena, come per offrirsi al suo carnefice, con l’effetto di farmi penetrare con la lingua ancora più a fondo. Percepii le contrazioni dell’orgasmo e accarezzai il clitoride con la punta della lingua. Di colpo le sue secrezioni aumentarono, infradiciandole le labbra e bagnandomi la barba. Sonia cominciò a dimenarsi infuriata, ma non c’era modo di liberarsi di me, fino a che esplose in una serie di gemiti e sussulti che mi lasciarono senza fiato. Pretese di sentire attraverso il mio bacio l’essenza della sua profondità, il sapore del piacere che l’aveva squassata. Con gli occhi lucidi dalla foga, si gettò sul mio pene che sembrava sul punto di scoppiare, per poi fermarsi di colpo:
- Non ti ricambio con la stessa moneta, finirebbe subito -
Finì di dirlo e, messasi in ginocchio, mi offrì le terga. Si spinse avanti con le braccia fino a rasentare il tappeto, formando con la schiena un’ansa tale da far toccare i capezzoli al suolo. Il suo sesso era lì, ancora palpitante dell’orgasmo appena vissuto, a richiederne un altro, più vigoroso e potente, più naturale e virile. Tuttavia la sorpresi, appoggiando il glande sul suo sfintere, mentre Sonia si attendeva che io la insidiassi più in basso.
- Ma che stai facendo? - mi chiese, visivamente sorpresa e ancora tremante dalla tempesta che l’aveva appena attraversata. - Ciò che vuoi e che non hai il coraggio di chiedermi - le risposi, mentre con un dito anticipavo la punta del pene a forzare lo stretto pertugio. - Come hai fatto a capirlo - le riuscì di berciare, mentre già la falange dell’indice la stava rovistando. - Basta guardarti: sei completamente aperta! - Era assolutamente vero; anche se più stretto della vagina, l’ano appariva stranamente rilassato e cedevole. - Ma prima, facciamo le cose secondo natura! - aggiunsi. Tenendo l’indice ben piantato nel suo solido sedere, con la verga la penetrai da sotto, in vagina.
Le pareti calde e umide mi fecero quasi perdere i sensi, mentre Sonia, infingarda e golosa, si spingeva indietro con le braccia per farmi affondare. Presi a penetrarla con rinnovato slancio, mentre lei si produceva in urla disumane, percependo il lembo sottile dentro di sé, divisione di mondi così diversi eppure così vicini che, da due diverse parti, venivano visitati con irruenza.
- Dovresti vederti, coli miele da tutte le parti! - le dissi ansimante, ritraendo il pene e affondando l’indice nel suo bel culetto - Basta così, non resisto più… Fai quello che devi fare, avanti! -
Al contatto del glande, l’ano ebbe un fremito e si chiuse più stretto attorno all’indice, per poi rilassarsi e lasciarlo uscire; a quel punto mi presentai alla porta delle sue viscere, chiedendomi da dove provenisse quel fuoco inestinguibile che la stava divorando. Che cos’era quella bestia terrificante che si agitava dentro di lei? Non era mai stata così, fuori di senno, fuori controllo… Non dovetti premere forte, Sonia mi accolse dentro di lei quasi subito, sollevando ancor di più i glutei polposi. Si lasciò immolare così, malamente distesa su un vecchio tappeto, mentre ne bramavo le carni e l’anima. Il suo secondo orgasmo arrivò molto velocemente, ed io lo sentii tutto, completamente immerso nel suo intestino. Non le dissi nulla, lo capì Sonia subito dopo; si girò immediatamente e, affamata e non paga, se lo prese in bocca, cominciando a succhiarlo con crescente avidità. Le scostai le labbra all’apice della mia eccitazione, ma Sonia lo volle tutto per sé, riaccogliendolo in bocca. Esplosi violentemente, le sua labbra tracimarono di sperma che copioso le colò sul mento e sui seni.
A quel punto volle baciarmi, mescolando le voglie e i sapori di entrambi; ci addormentammo così, abbracciati sul tappeto, bagnati del nostro piacere e del nostro amore.
|
|
|
|