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La verginità perduta...
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Titolo:
La verginità perduta... |
Autore:
Spiritolibero |
Contatto:
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Racconto
n° 2987 |
Altri
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Vivere in un piccolo paese di provincia non è proprio, come dire, il massimo della vita. Scuola al mattino, studio il pomeriggio, calcio o altre attività, e poi? Il buio delle lunghissime fredde notti. Solita routine. Solito rompimento di palle. In quel tempo frequentavo il liceo scientifico del mio capoluogo. Dopo la scuola media avevo scelto il liceo. Ecco due mondi diversi davanti ai miei occhi: la tranquillità del paesello ed il caos della città. Adoravo entrambe le cose. La prima per la vita seppur piatta, ma bella e sicura; la seconda, per il caos, la vita frenetica e le tante cose che un paese non ha. Così al liceo Da Vinci, quasi in pieno centro città, ogni giorno era un giorno nuovo; esperienze nuove e diciamolo pure, anche tante cose inventate da raccontare agli amici al paese, conquiste, ragazze che si gettavano ai miei piedi. Beh, niente o quasi di tutto questo. I miei sedici anni li ricorderò per la mia prima volta con Teresa, una donna di 31 anni. Non era come si dice uno schianto di ragazza, ma le cose al posto giusto le aveva tutte. Avevo trascorso l’anno a litigare con mia madre, perché avevo deciso che l’estate l’avrei passata al lavoro e non come al solito con la famiglia al mare e montagna. Avevo deciso e chi mi conosce sa della mia testardaggine. E così, appena chiusa la scuola e visto i quadri con la scritta promosso, il giorno dopo eccomi in città, in un ristorante sulla riviera nel mio bel vestito da cameriere. Ero molto gasato in fondo, era sì il mio primo lavoro, ma era anche la prima volta che avrei dormito per tanto tempo fuori da casa. E per fortuna, dico ora, i telefonini erano di là da venire così non c’era madre che rompesse ogni giorno. Sì, mi stancavo durante il giorno, ma vuoi mettere la notte? Alle 23 ero già con amici a far baldoria. Ma quello che stava per accadermi è una di quelle cose che non si mettono mai in conto. Tra il personale c’era Teresa, ufficialmente lavapiatti, ma era una vera e propria factotum. Occhi azzurri, piccola di statura, ma davvero ben fatta. Quando eravamo al lavoro ed io rientravo in cucina per un motivo qualsiasi, dovevo per forza passare dietro di lei intenta a lavare i piatti ed ovviamente piegata quasi a novanta gradi…
Beata ingenuità…
I miei sedici anni, trascorsi anche con i giornalini porno tra le mani e logico lavoro da falegname poi, avrebbero dovuto insegnarmi qualcosa. Ma davvero, tra teoria e pratica c’è sempre una differenza. Teresa fin dal primo giorno, non perdeva occasione per guardarmi ed io facevo altrettanto. Mi sorrideva sempre e trovava scuse sempre più banali per farmi passare dietro di lei ed ogni volta, mentre passavo, tirava indietro il suo culo, ovviamente vestita con una minigonna, strusciandolo sui miei pantaloni… Dopo tanto strusciare un giorno che il mio cazzo era duro si girò e con lo sguardo mi fece capire che gradiva. Almeno io capii così. I giorni passavano ed il ritornello era sempre quello: beata ingenuità di un sedicenne…
Verginità perduta…
Avevo sempre pensato a tanti luoghi dove si fanno certe cose. In spiaggia d’estate, in una tenda in montagna, ed invece la mia prima volta fu in un bagno del ristorante dove lavoravo. Lo ricordo ancora come fosse oggi. Era un mercoledì di un afoso giorno di luglio. I clienti erano tutti andati via e noi avevamo sistemato tutto e preparato per la cena. Adesso un po' di riposo. Il mare era lì davanti a me, ma non avevo voglia. Tra la sala e la cucina ecco Teresa: “Sai, mi dice con il suo solito sorriso ammiccante, oggi il mio uomo non viene a prendermi”. Già, il suo uomo, un tipaccio enorme, veniva a prenderla tutti i giorni per poi riportarla a lavoro verso le 19 di sera. “Coma mai?" chiesi io. “Ha da fare" mi disse sempre con quel suo sorriso. “Ed ora che fai?” le dissi. Non mi rispose o forse non mi sentì o forse fece finta di non capire. Lei fece come per uscire sulla veranda mentre io andai in bagno. Volevo cambiarmi, mettere gli slip per prendere un po' di sole. E qui accadde quello che volevo accadesse, ma non in questa situazione. Avevo appena tolto tutto che Teresa entrò come un fulmine in bagno e chiuse subito la porta a chiave. Rimasi impietrito, ma dentro di me sentivo il cuore battere a velocità frenetica. “Sei proprio come ti immaginavo” mi disse. E mentre parlava mise una mano sul mio cazzo e con l’altra accarezzava le mie natiche che, tra l’altro, mi disse apprezzava molto. “Ti farò diventare un uomo” aggiunse con un filo di voce. La mia vista si annebbiò di colpo, distinguevo solo i movimenti delle sue mani e della sua bocca che avida frullava la mia lingua. S'inginocchiò davanti a me e con le mani dietro le mie natiche cominciò a pomparmi. Lo prendeva con tre dita, aprendolo e portandolo alle labbra per poi inghiottirlo. Gli cresceva dentro e lei sembrava gradire molto. Mi sentivo una preda tra le fauci di una tigre. Io non sapevo proprio da che parte cominciare e, come ho detto prima, tra la teoria dei fumetti e la pratica c’è tanta differenza. Di colpo si alzò. Prese la mia mano e portò le mie dita dentro la sua figa che avevo visto bagnata solo nelle foto. Finalmente so com’è, dicevo dentro la mia mente. Spero solo di non fare brutta figura… Lei però aveva esperienza, com'è logico che fosse, e sapeva e dettava i ritmi: si fermava al momento giusto, come sentisse l’imminente esplosione. Di colpo mi prese e mi fece sedere sulla tazza del bagno, lei allargò le gambe, prese il mio cazzo sempre a rischio di esplosione e delicatamente cominciò ad infilarselo dentro la figa. All’inizio sentii un dolore misto a piacere e quando entrò tutto, la sentii eccome se la sentii. Comiciò un su e giù sul mio cazzo, sentivo le campane suonare, un ronzio dentro la testa insomma, un tumulto di emozioni. Ad un tratto si alzò, si sedette sul lavabo, mise le gambe sulle mie spalle e mi disse con voce tramante: “Impalami, il tuo cazzo è fantastico”. La cosa mi riempì d’orgoglio, e la presi tutta fino in fondo. Fuori, ogni tanto qualcuno protestava per il bagno sempre occupato, ma lei non mi permetteva di distrarmi, era una furia. Insomma, non so quanto tempo era trascorso, ma mentre la prendevo da dietro, prese un asciugamano e lo portò alla bocca. Si sentì solo un piccolo grido, mentre stringeva le gambe con il mio cazzo dentro la sua figa. “Adesso tocca a te” mi disse. Non feci in tempo a pensare che la sua bocca aveva inghiottito il mio cazzo bagnato dei suoi umori. Una pompa senza fine, brividi interminabili e mentre cercavo una via d’uscita per esplodere lei fece blocco, spingendo le mie natiche verso di lei, il mio cazzo tutto dentro la sua bocca e non lasciò cadere nemmeno una goccia del mio sperma bollente ed abbondante; mentre si leccava le labbra mi disse: “Complimenti” ed uscì. Rimasi lì ancora un po', pensando a cosa era accaduto. Sì, mi piacque, ma non era il bagno il luogo a cui avevo pensato per la mia prima volta…
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