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L'auto rossa
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Titolo: L'auto rossa
Autore: Cleopatra
Contatto:
Racconto n° 30
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Si parlava molto in città di quell'uomo che si era trasferito da poco nella vecchia villa sul colle.
Io lo avevo visto solo una volta, mentre andavo a fare compere per mia madre, lo avevo visto scendere dalla collina nella sua auto rossa, e mi ero ipnotizzata a guardare il percorso di quell'auto, che pochi minuti dopo si era fermata nella piazza a pochi metri da me.
L'uomo che ne scese era sulla trentina, abbronzato, dal corpo asciutto ma muscoloso, e i capelli corti e nerissimi. Gli occhi erano di un marrone molto intenso, e la bocca carnosa e ben disegnata.
Il mio spirito di sedicenne si risvegliò in quel momento, e fui subito portata a farmi notare da lui.
Non so se la cosa mi riuscì, so solo che quello che appresi quella sera mi sconcertò, anche se non fece che accrescere il mio interesse verso quell'uomo.
Ero in cortile con la mia amica Sonia, e le stavo raccontando del mio incontro mattutino.
"Attenta!"disse" girano strane voci su di lui, sembra che di sera giri con la sua macchina cercando una ragazza che, consenziente, diventi sua compagna di letto per quella notte.Una volta accettato, però, sarà lui a decidere quanto durerà la passione.
Il suo passaggio si è fatto sentire in diversi luoghi, dove ha spezzato numerosi cuori di fanciulle.
Tu sei già persa!"
E dicendo questo, concluse il discorso.
Ma quella notte lo sognai, sognai che mi agguantava mentre facevo la spesa, e mi dava appuntamento per quella notte.
La sua voce era calda, sensuale, e il suo fiato vibrava nelle mie orecchie.
Mi svegliai, ma feci quel sogno più e più volte, fino a che non iniziai a gironzolare di notte, di nascosto, senza che mia madre notasse nulla, se non la mia stanchezza.
Spesso mi accasciavo in angoli bui dei vicoli, pensando a lui, in silenzio, per sentire il rombo di un motore, e poi iniziavo a toccarmi, strusciandomi le mani sul pube, facendo uscire i miei umori, cercando di soddisfarmi con quel godimento solitario.
Poi una notte accadde.Stavo già tornando a casa, ormai convinta che non si sarebbe mai presentato da me, fino a che non mi voltai di scatto, istintivamente.
Poco dopo, il rumore di una macchina, i suoi fari nel vicolo, una frenata brusca.
Rimasi ferma,mentre lo osservavo scendere dalla macchina.
Mi venne accanto e mi disse:
"Sei vergine?"
Non gli servì la mia risposta, lo capì subito, come capì, dai miei occhi, il mio assenso voglioso.
Mi fece sedere nel sedile posteriore, e guidò fino alla villa.
Poi mi bendò e mi condusse in una stanza.
Quando mi tolse la benda, ero nuda, sotto delle coperte, e lui era vestito, in piedi accanto al letto.
Tolse le coperte, e disse:
"Fai quello che vuoi, io starò qui."
Cercai di restare impassibile, calma, ma i suoi occhi mi eccitavano, il suo sguardo indagatore, e la sua impassibilità.
Iniziai a toccarmi, a mettere l'indice fra le grandi labbra, prima solo superficialmente, poi, di fronte al suo sguardo compiaciuto, sempre più forte, facendo penetrare un dito dentro, mentre i suoi occhi scrutavano il mio corpo e la mia mano, impregnata dei miei umori, continuava a sfregare e penetrare.
Poi mi accorsi che lui si avvicinava, e cominciava a spogliarsi lentamente.
"Come ti chiami?"
"Marina"
"Bene Marina, oggi perderai qualcosa, e imparerai qualcosa.
Quello che perderai, la verginità, non lo riavrai più.
Ma imparerai cos'è il piacere, e ciò non ti farà certo rimpiangere ciò che avevi prima."
Oramai era completamente nudo, e vedevo il suo pene eretto, e questo mi eccitava sempre di più, fino a che non si mise in piedi sul letto, porgendomi il suo membro fra le labbra.Succhiai avidamente, succhiai anche il nettare che ne fuoriuscì, poi fu lui a nutrirsi dei miei umori, con la sua lingua attraverso le pareti della mia vulva, sul mio clitoride, e il liquido che ormai bagnava completamente l'interno delle mie cosce andava nelle labbra avide di lui, che si nutriva dei miei gemiti lussuriosi.
Non ne potevo più, volevo passare all'atto fisico vero e proprio, il desiderio di essere penetrata mi faceva venire il capogiro,così mi spostai lievemente da lui, che si stese fra i cuscini e mi guidò sopra di sé, verso lo scettro del piacere.
Sentii un po' di dolore, all'inizio, ma poi i suoi movimenti esperti e sinuosi mi fecero passare il primo attimo di sgomento.
Sentivo il suo membro turgido farsi largo dentro di me, come una lenta implosione che mi percuotesse il basso ventre, e i miei gemiti si facevano sempre più forti, così come il piacere, che sentivo salire ed espandersi, fino a che non raggiunse il culmine, e godetti, assetata del piacere che stavo ricevendo, e lo sentii arrivare all'estasi sotto di me.
Ricevetti il suo amplesso violento, e questo pensiero mi provocò una nuova scarica, con la quale raggiunsi definitivamente l'orgasmo, lasciandomi pervadere dal piacere.