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Ai piedi di Luisa
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Titolo: Ai piedi di Luisa
Autore: DanzaSulMioPetto
Contatto:
Racconto n° 3002
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Puntualmente, come ogni domenica mattina, alle nove esatte Luisa bussò alla porta del mio appartamento.
Da circa tre mesi andava avanti così: la mia vicina di casa stava preparando la tesi e, non avendo la stampante, approfittava della mia per i documenti che scaricava da internet.
Era diventata una vera rottura ormai, il sonno della domenica mattina mi era ormai negato, le aprivo la porta ancora assonnato e lei, dopo avermi dato il buongiorno con un bacio sulla guancia, si dirigeva verso il mio pc.
Le prime volte si limitò a stampare i documenti che aveva salvato sulla sua penna drive, impiegava non più di mezz’ora a farlo e questo mi permetteva di tornarmene a letto e dormire un’altra oretta. Ma ben presto si rese conto che era più comodo fermarsi per continuare le sue ricerche al mio computer e restava da me fino all’ora di pranzo.
Tutto divenne un rito per me allora, un rito che aveva dei suoi vantaggi e proprio per questo non sapevo ribellarmi malgrado il fastidio che poteva procurarmi.
Il problema era la bellezza di Luisa, questo era il motivo che mi aveva spinto ad offrirle il mio aiuto senza neanche pensarci su.
Indossava sempre jeans, scarpe da ginnastica ed un top quando veniva da me, le scarpe le toglieva subito, non appena si sedeva davanti al pc ed io restavo incantato a guardarla mentre i suoi piedi sgusciavano fuori dalle scarpe.
Poi andavo a prepararle un caffè e al mio ritorno una splendida visione, puntualmente, mi appariva.
La trovavo con i piedi incrociati, poggiati sul bordo della scrivania, si metteva proprio a suo agio mentre navigava sul mio pc e, quando mi avvicinavo per servirle il caffè, finiva sempre che le piante dei suoi piedi, per alcuni istanti, premevano sul mio ventre.
Quel lieve contatto ed il tenue tepore che sentivo in quei brevi momenti mi emozionavano, mi impedivano di rammaricarmi troppo per il sonno perso e mi tenevano lì, costringendomi a restare nella stessa stanza con lei.
La scrivania su cui era il computer era attaccata ad un’altra gemella, che creava un effetto speculare: questo mi permetteva di star seduto di fronte a lei, con i suoi piedi comodamente poggiati a pochi centimetri dal mio viso.
Sfogliavo distrattamente il giornale seguendone la linea suadente, i lievi solchi che percorrevano come piccoli fiumi la sua pianta e le incantevoli rotondità delle sue dita, che talvolta si agitavano accarezzando l’aria.
Sentivo il loro delicato aroma raggiungermi ed avvolgermi chiamandomi a sé e null’altro desideravo, se non poter posare le mie labbra sulla sua pelle morbida.
Diventava una vera tortura per me stare lì e ben presto dovevo allontanarmi per non cedere alla tentazione di gettarmi ai suoi piedi.
Ma non resistevo a lungo, poco dopo tornavo a sedermi di fronte a lei; in pratica il mio era un viavai continuo a cui lei restava indifferente, senza far caso al mio tormento.
Ogni domenica che passava, fiaccava la mia resistenza e accresceva il mio desiderio di baciarle i piedi.
L’unica cosa che mi faceva restare lucido e m'impediva di tentare qualsiasi approccio che potesse consentirmi di baciarle i piedi, era il pensiero delle coinquiline di Luisa.
Sapevo bene che se avessi fatto qualcosa del genere, lei lo avrebbe raccontato subito a Marta e Clara, e sapevo altrettanto bene cosa pensavano loro di queste cose.
Un giorno avevo avuto modo di assistere ad una loro conversazione riguardo alle esperienze di chat, Clara si divertì a raccontare di quando le era capitato di conoscere un uomo che smaniava dalla voglia di stare ai suoi piedi.

- Era davvero disposto a tutto, addirittura ad essere il mio schiavo. Io faticavo a credere che potesse essere così fuori di testa - diceva ridendo continuamente di quella sua esperienza.

- E poi, com’è andata? - chiedeva Marta, anche lei estremamente divertita da quella storia.

- Ho deciso di metterlo alla prova -

- No, non ci credo! -

- E invece è proprio così… ci siamo incontrati ad un caffè in centro e dopo aver visto che era totalmente innocuo, sono andata a casa sua e mi sono fatta leccare i piedi per più di un’ora -

- Pazzesco -

- Già, ma non è stato niente male… poi non l’ho più rivisto, ma se mi ricapitasse di sentirlo, non mi dispiacerebbe affatto tenerlo in casa tipo cagnolino per farmi leccare i piedi - disse infine scoppiando in una fragorosa risata.

Luisa non era presente a quel discorso, ma di certo non avrebbe nascosto alle sue amiche un’eventuale esperienza di questo tipo con me e potevo immaginare quali sarebbe state le conseguenze.
Certo Marta e Clara erano molto carine, quanto Luisa, ma non mi andava di farmi umiliare in quel modo da loro… e soprattutto non mi andava che poi una simile storia potesse girare per il condominio.
C’era qualcosa però che non avevo previsto, qualcosa a cui ingenuamente non avevo pensato. Quando lo feci ormai era troppo tardi e il mio destino era già segnato.
Come uno stupido non pensai che Luisa potesse frugare tra la cronologia dei siti che avevo visitato e che poi potesse mettersi a curiosare anche tra i miei documenti e le foto che avevo salvato sul pc.
Da tempo avevo l’hobby di scrivere della mia particolare passione su un blog.
Mi divertivo a scrivere racconti, corredati da immagini di adorazione del piede; senza che io potessi immaginarlo, Luisa ci finì sopra attraverso la mia cronologia e non dovette faticare molto a capire che quel blog era il mio, trovando quegli stessi racconti e quelle stesse immagini in una cartella che con gran fantasia, avevo chiamato “documenti per il blog” e che stava in bella vista sul mio desktop.
Probabilmente poi anche i miei sguardi, talvolta insistenti e mal celati, rivolti ai suoi piedi, furono un indizio più che sufficiente per incastrarmi definitivamente.
Chissà, se avessi previsto questa possibilità avrei nascosto meglio quelle cose, e magari mi sarei insospettito per le visite e i commenti entusiasti sul mio blog di una ragazza che usava il nick “Louise83”.
Profilo interessante quello dell’utente “Louise83”… amava sottomettere gli uomini, essere servita e adorata e farsi leccare i piedi, e ancor più interessante era poi la sua descrizione: “Studentessa universitaria in cerca di uno schiavo da tenere sotto i suoi piedi”.
In genere non amo questi profili troppo espliciti, ma i suoi complimenti per quel che scrivevo e i messaggi privati che mi scriveva, ben presto mi sedussero, al punto che, quando me lo chiese, non esitai a mandarle anche una mia foto, prova decisiva e schiacciante della mia colpevolezza.
Alla fine era solo questo ciò che voleva, una foto che le togliesse qualsiasi dubbio prima di cominciare il suo gioco, un gioco di cui lei aveva tutte le carte e di cui lei sola conosceva le regole.
La foto gliela mandai di venerdì e i risultati potei vederli subito la domenica, quando lei venne come al solito da me per usare la mia stampante.
Come sempre attesi che si sfilasse le scarpe, ma per la prima volta, da quando passava le domeniche a casa mia, non lo fece.

- Allora, niente caffè oggi? - disse con arroganza, come se mi stesse dando un ordine.

Quel suo atteggiamento mi sorprese, ma non gli diedi troppo peso, pensai che potesse avere qualche problema per la stesura della tesi e che per questo fosse un po’ nervosa.
La lasciai sola ed andai a preparare il caffè; quando tornai lei sorrideva guardando lo schermo del computer.
Le servii il caffè in silenzio e lei iniziò a sorseggiarlo fissandomi in modo strano.
Non si era ancora tolta le scarpe e teneva le gambe accavallate, dondolando un piede; era come se stesse prendendo una decisione, ma io ancora non sapevo che si trattava di qualcosa che riguardava anche me.
Vedendola così nervosa, pensai di lasciarla sola per tutta la mattinata e m'incamminai verso il soggiorno, ma lei mi fermò non appena raggiunsi la porta del mio studio.

- Dove vai? -

- Vado di là, ti lascio lavorare -

- No, mi servi qui ora -

- In che senso ti servo? Problemi con la stampante? - dissi avvicinandomi a lei.

- No, ma mi sento stanca oggi e ho voglia di essere servita… toglimi le scarpe -

La sua strana richiesta mi disorientò, ma non seppi resistere alla possibilità che mi stava dando di stare ai suoi piedi; ancora non riuscivo ad immaginare il possibile motivo del suo comportamento.
Mi inginocchiai davanti a lei e le presi i piedi, sfilandole delicatamente le scarpe, operazione davvero rischiosa per me, perché, trovandomi così vicino a loro, sentendo la loro pelle vellutata tra le mani, mi era davvero impossibile resistere o anche solo dissimulare il mio desiderio, ma tanto non ce ne fu bisogno.

- Bravo… adesso leccali - disse Luisa, sollevando un piede e poggiandolo sul mio viso.

- Cosa? -

Nonostante quello fosse il mio più grande desiderio, mi scostai istintivamente e vidi il suo sorriso canzonatorio prendersi gioco di me.

- Vuoi forse farmi credere che non è proprio quello che vuoi fare mio caro… baciapiedini? - disse scoppiando in una risata.

- Tu... -

- Già, sono proprio io la tua adorata Lousie83… sei contento? -

- Ma come? -

- Lasci troppe tracce sul tuo pc, davvero non capisco come hai fatto a non immaginare una cosa del genere… si direbbe quasi che tu lo abbia fatto apposta, forse inconsciamente è proprio così - disse poggiando nuovamente il piede sul mio viso.
- Sai, mi hanno incuriosito molto i tuoi racconti. Non avevo mai pensato a nulla del genere, ma leggendoli ho trovato la cosa piuttosto eccitante, oltre che divertente. Adesso, visto che mi hai fatto venire queste voglie con la tua fantasia, ti occuperai di soddisfarle nella realtà, facendomi vedere cosa si prova… e sono certa che la cosa non può farti che piacere -

Mentre lei mi parlava io restavo immobile, faticando ancora a realizzare quale fosse la situazione, ero diventato una specie di pupazzo, un peluche su cui lei si divertiva a strofinare i piedini.
Non si sbagliava comunque, il mio desiderio era proprio quello di adorare i suoi piedi, era così da tempo, e la sorpresa e la preoccupazione per quella situazione, poco a poco scomparvero tra le carezze dei suoi piedi e il loro dolce aroma che agì sempre più prepotentemente su di me.
Ero sempre più come un docile burattino, i cui fili erano manovrati dalle dita dei piedi di Luisa.

- Su, fammi vedere come sono queste tue umide carezze - disse sorridendo dolcemente e soffermandosi con la punta del piede sulla mia bocca.

Le mie labbra si schiusero in un timido bacio, un bacio che divenne sempre più audace tra le carezze della mia lingua, che iniziò ad insinuarsi tra le sue dita, avvolgendole in teneri abbracci colmi di passione e lasciando che il suo sapore mi pervadesse rendendomi sempre più suo.

- Continua così… non fermarti mio tenero schiavo - disse tra i gemiti di piacere che quelle carezze le procuravano.

Le dita del suo piede destro fremevano nella mia bocca in preda all’eccitazione, mentre col sinistro mi accarezzava, facendolo scorrere lungo il mio petto.
La carezza del suo piede divenne man mano più esigente e impetuosa, così come la sua crescente voglia di avermi.
All’improvviso mi spinse via, facendomi stendere sul pavimento e si tolse i jeans e il perizoma che indossava, sedendosi sul mio viso.
Il suo sesso umido ed eccitato si strofinava sulla mia bocca, la mia lingua ne seguiva i movimenti frenetici, dissetandosi dei suoi umori che sgorgarono copiosamente tra le mie labbra, quando lei, ormai esausta, si fermò.
Il suo corpo caldo si distese sul mio, e le sue labbra mi sfiorarono dolcemente con un bacio.
Poi poggiò la testa sul mio petto, stringendomi forte e sembrò quasi addormentarsi tra le mie braccia.

- Sai, per un attimo avevo pensato di dirlo alle mie compagne di appartamento, per divertirmi insieme a loro -

- No, ti prego - urlai quasi terrorizzato.

- Tranquillo, non ho alcuna intenzione di farlo… sei il mio schiavo ora, ne sarei gelosa - sussurrò sul mio petto.

Si sollevò allora, immergendo il suo sguardo nel mio e raggiunse il mio viso con un bacio che si schiuse con tenerezza sulla mia bocca, sbocciando nella passione delle nostre lingue che si cercarono, abbracciandosi impetuosamente.