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Un giro al sexy-shop
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Titolo: Un giro al sexy-shop
Autore: Pecos Bill
Contatto:
Racconto n° 3004
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Nelle settimane successive continuò ad usarla come voleva. Non era più necessario legarla a letto, ne faceva quel che voleva, la fotografava continuamente.
“Sei fotogenica, hai preso il massimo dei voti”
“A cosa ti riferisci?”
“Guarda qui” le disse mostrandole lo schermo del computer “ho inviato le tue foto a un sito per esibizioniste. Sei stata già vista da 3.234 persone, il voto medio è 9,3 su 10”
C’erano più di cento foto che la ritraevano con la figa e il culo chiusi, socchiusi, aperti o riempiti da lui o da quanto offriva il mercato ortofrutticolo. Era ripresa con due grosse banane sporgenti dalle sue intimità, oppure mentre lei stessa si infilava due robusti zucchini.
La si vedeva con il suo cazzo in bocca e, come le diceva, “farcita” nelle altre aperture. Con la bocca aperta mentre attendeva che lui gliela riempisse con i suoi caldi fiotti. Mentre gli faceva una spagnola schizzandola fino al collo. Mentre le tirava i capezzoli o le strizzava le tette. Trovava eccitante mostrarla con la sua sborra che le colava dalla bocca semiaperta o spalmata sul suo splendido corpo.
Il volto di lei era censurato, ma chi la conosceva bene avrebbe potuto identificarla magari anche solo da particolari dell’arredamento.
Chiunque vedesse quelle foto non poteva pensare altro che fosse quanto meno disponibile..
I commenti che potevano essere inviati dai visitatori del sito erano in effetti molto espliciti: il minimo che era proposto era di farsela leccare.
“Sei un maiale perverso. Quelle foto dovevano restare tra noi”
“Dal momento che non vuoi farti vedere dai miei amici, mi piace l’idea di esibirti per chiunque ti voglia, fai felici tante persone”.
“Saranno dei perversi come te”.
“Ti apprezzeranno, come me. E poi scommetto che ti sarai eccitata anche tu a vedere le foto e i commenti. Fammi sentire”.
Prima che lei potesse reagire le aveva preso un seno cercando il capezzolo sotto la stoffa sottile della t-shirt; come al solito non indossava nulla sotto.
“Le tette ti tradiscono sempre, sono turgide”.
“Lasciami!”
“Va bene. Usciamo, andiamo per acquisti”.
“Di cosa hai bisogno?”
“Io di niente, tu di un giro in un sexy shop: vestiti appropriatamente”.
Dopo qualche discussione e una strapazzata alle tette era pronta: niente biancheria, una leggera mini la copriva appena mentre un top di cotone le si fermava appena sotto il seno procace lasciandolo libero di ondeggiare dolcemente; un respiro appena profondo ne lasciava vedere il bordo inferiore. Un paio di sandali a tacco alto la costringevano ad uno svolazzare di gonna che poco lasciava alla fantasia.
Raggiunsero il negozio in auto; era situato in una via tranquilla nella prima periferia, l’ingresso era discreto. Entrarono: era l’unica donna presente.
Si avvicinò immediatamente il commesso, un ragazzo di circa venticinque anni. Doveva conoscere l’uomo, perché lo salutò cordialmente:
“Posso essere utile?”
“Hai qualcosa di bello, di nuovo?”
“Qualcosa c’è sempre“.
Li guidò in un locale separato dove su scaffali e vetrine erano esposti falli finti, dildi, vibratori, doppi cazzi di ogni forma, colore e dimensione, oltre a numerosissimi altri oggetti di cui non sempre era immediatamente chiaro l’utilizzo.
“Prendi qualcosa, andiamo di là a provare”.
Entrarono in una stanza con al centro un letto ginecologico; il commesso era ancora fuori
“Stenditi maialina”.
“Cosa hai in mente porco perverso!?”
“Vedrai”.
L’aiutò a salire sul lettino, le posizionò le gambe sugli appositi sostegni che divaricò il più possibile, poi le bloccò con due strisce di velcro. La fece venire avanti sul lettino in modo che il culo fosse a filo del bordo; poi con altre due strisce di velcro le fermò le braccia ai bordi del letto. Non avrebbe potuto fare nulla per difendersi.
Il ragazzo entrò ed appoggiò su un tavolo il materiale che aveva portato.
“Vedo che c‘è di tutto; prendiamo qualche misura; comincia lì davanti”.
“Gran bella figa, perché non la filmiamo? Ho quanto serve”.
“Ottima idea, sei proprio prezioso”.
“Apri quell’armadio, prendi quello che vuoi”.
In breve montarono una telecamera fissa e una piccola mobile, amatoriale.
L’uomo era di fianco al letto, le aveva infilato una mano sotto al top e le palpava le tette; il ragazzo era seduto su uno sgabello di fronte alla donna.
Si bagnò con la saliva le dita della mano e piano piano la penetrò con uno.
Lei cercò di tirarsi indietro, ma un’energica strizzata al seno la fece desistere subito.
“Com’è?”
“Un po’ asciutta”.
“Fammi vedere”.
Fu lui a mettersi sullo sgabello, la conosceva bene: le divaricò le labbra, le si avvicinò e cominciò a stimolarla con la punta della lingua tutto intorno al clitoride. Quando vide che cercava di venire verso di lui sollevando il bacino iniziò a infilare la lingua dentro la vagina, alternando con ampie leccate sulla nocciolina sempre più tesa.
Quando la sentiva lì lì per venire rallentava oppure l'addentava appena. Lei sapeva che era capace di tenerla così a lungo; aveva voglia di toccarsi, sentiva il seno inturgidirsi, vedeva i capezzoli spuntare sempre più grossi sotto il sottile tessuto del top.
“Basta, scopami!”
“Hai visto che porca? Non ti conosce neanche e vuole essere scopata davanti a te! La dà via con niente.”
“Diamole quello che vuole. Cosa ne dici di questo?”
Dal tavolino il ragazzo aveva preso un fallo di oltre 25 cm, grosso e nodoso.
“Ti piace mia piccola maialina?”
“E’ grosso, troppo grosso...”
“Per te non c’è niente di abbastanza grosso”
Le aprì le labbra e lo infilò lentamente in quella figa accogliente, facendolo scorrere avanti e indietro rigirandolo più volte finchè vide che si stava di nuovo eccitando, allora accese il vibratore incorporato e glielo lasciò ben dentro.
Le aveva scoperto le tette invitando il ragazzo a darle un’energica palpata.
“Strizzale i capezzoli, tirali; deve sentire male, le piace da impazzire”.
Non se lo fece ripetere, del resto due tette così non le vedeva tutti i giorni. I capezzoli erano grossi, rilevati, turgidi. Li prese tra le cinque dita di ciascuna mano, circondandoli alla base, intorno all’aureola; la sentiva fremere; li stringeva tirandoli verso di sé, e poi li rilasciava, sembrava la stesse mungendo. Stringeva ogni volta di più e tirava con forza sempre maggiore. Li torceva, prima uno, poi l’altro, infine insieme.
Quelle mani estranee che la tormentavano accentuavano il piacere provocatole dal vibratore; la presenza della videocamera le faceva scoprire un lato nascosto esibizionistico che ignorava.
“Sei così infoiata che verrai così, mentre ti guardiamo”.
Non dovettero aspettare molto; intanto la riprendeva concentrandosi sulla passera trafitta dal vibratore, sulle tette strapazzate e sul corpo inarcato sotto gli spasmi di un orgasmo squassante. Si vedeva il volto di lei quando cercava di resistere al calore che dall’inguine risaliva all’addome per concentrarsi nel cervello, e quando poi aveva ceduto all’onda del piacere.
Si abbandonò ansimante sul lettino.

“Ho un altro prodotto appena arrivato”.
“Fammi vedere”.
“E’ un vibratore interno, viene attivato con un radio comando esterno, ha una portata di dieci metri. Puoi modificare la frequenza a tuo piacimento”.
“Non scivola fuori?”
“C’è questa pinzetta da applicare sulla piccole labbra, fa un po’ male, ma a lei piacerà. Oppure puoi metterglielo nel culo”.
L’apparecchio era a forma di cilindro appiattito, lungo una decina di centimetri, largo poco più di due. Glielo infilò in vagina e applicò il morsetto strappandole un grido di dolore. Per vedere se teneva lo tirò un po’, ma era ben saldo.
Era su quel lettino praticamente nuda, a gambe spalancate, impotente, usata come una bambola, trattata come una puttana; avrebbe dovuto ribellarsi, gridare ed invece godeva a comando, anzi, a telecomando. Si sentiva, o forse era, veramente una troia.
“Non è giusto che godi solo tu. Potresti fare qualcosa di piacevole per me. D’accordo?”
“Cosa vuoi?”
Lo capì subito: lui si mise al suo fianco, le girò la testa verso di sé ed estrasse il suo uccello, già semieretto.
“Apri la bocca”.
Fece partire il vibratore.
“Stringilo bene tra le labbra, ti voglio scopare in bocca. Tu ti puoi divertire ancora con queste tette meravigliose”.
Il cazzo in bocca le era sempre piaciuto, l’aggiunta del vibratore dentro di sé accelerava il piacere che provava. Il commesso era proprio bravo con le mani. L’essere legata e ripresa completarono l’opera.
In breve fu raggiunta da un secondo e terzo orgasmo quasi consecutivi. Si rilassò solo quando sentì la bocca riempirsi con la sborra di lui: come faceva sempre la ingoiò tutta con gioia.

“E per il culo come procediamo?”
“Va misurato anche quello, non si può mica andare a caso”
“Qui è tutta roba nuova, il culo, capiscimi, è...”
“O.k, va bene. Possiamo pulirlo, hai qualcosa?”
“Ho quello che serve per un clistere”.
“Ottimo! Niente in contrario?”
Aveva tra le dita un suo capezzolo, che aveva già cominciato a stringere
Annuì.
Il commesso uscì.
“Sei ancora più porca di quanto pensassi”.
Rimosse il morsetto e il vibratore.
“Per piacere oggi lasciami stare lì dietro”.
“E’ solo un bel clisterino come non ne facciamo da tanto tempo; ti puliamo bene e poi ti sfondiamo meglio con uno di questi giocattoli. Se ti piace, o se non ti basterà alla fine ti do un cazzo vero, magari quello di questo mio amico. Porca come sei ti farà godere anche lui. Ti prepariamo il culo come si deve. Sai che alla fine mi ringrazi sempre.”
La liberò, ma solo per riposizionarla per il clistere: in piedi, piegata in avanti, appoggiata sul piano del lettino.
“Non legarmi, starò ferma”.
Rientrò il ragazzo spingendo una piantana cui era appesa una sacca da almeno tre litri collegata ad una sonda da un lungo tubo di plastica. La sonda era lunga una trentina i centimetri e di buon calibro.
“Vedo che è già pronta. Ha proprio un bel culo. C’è qualche livido. Pizzicotti?”
Così come le strapazzava le tette, gli piaceva sculacciarla e pizzicarla, anche senza un motivo particolare, ma solo per il gusto di farlo.
“Le piacciono le maniere forti, e qualche segno rimane“.
Il commesso si posizionò di fianco alla donna divaricandole le natiche.
“E’ proprio bella soda”.
“Palpala pure”.
Le mise due dita nella figa e cominciò a infilarle la sonda nel culo, dopo averla lubrificata con la vasellina.
“Così sono sicuro di non fare danni con la cannula, gliela posso infilare fino in fondo”
“E ti prendi anche un passaggio...”
“Apri il rubinetto”.
Il liquido tiepido defluiva nel suo intestino. Lui muoveva la cannula avanti e indietro e contemporaneamente la masturbava con le dita.
“Piano, fai piano”.
“Te lo vuoi godere tutto, come sempre”.
Entrarono i primi due litri, sentì che stava per venire, rallentò il flusso, e smise di toccarla.
“Te lo devi prendere tutto, trattieniti”.
L’acqua le invadeva le viscere e sentiva sempre più forte il bisogno di scaricarsi.
“Dov’è il bagno?”
“All’ingresso del negozio”.
“Non ce la faccio più”.
“Ancora poco”.
Le sembrava che le scoppiasse l’intestino, ma sapeva che lui non avrebbe avuto pietà; se non avesse finito o ne avesse persa per strada, avrebbe ricominciato daccapo. Respirava profondamente, cercando di rilassarsi. Finalmente vide la sacca vuota.
“Posso andare?”
“Ora ti levo la cannula, vedi di trattenerti. Non vorrei che bagnassi il pavimento o la gonna. Anzi te la tolgo, così non la sporchi neanche per sbaglio”.
Praticamente nuda dovette attraversare tutto il negozio sotto gli sguardi sorpresi dei clienti il negozio per raggiungere il bagno e potersi finalmente liberare.
In bagnò trovò un asciugamano con cui coprirsi e tornò indietro.

“Mi è arrivata una seggiola inculatrice, è fantastica”.
“Fammela vedere”.
Era una seggiola con due braccioli; il sedile era forato al centro; dal foro, del diametro di una quindicina di centimetri fuoriusciva un cazzo finto.
“Il fallo può essere sostituito, ce ne sono di tutte le dimensioni; può essere infilato nella figa o nel culo; volendo se ne possono posizionare due per avere una doppia scopata. Si può regolare la profondità e la velocità”.
“Mettici un bel cazzone, così glielo apriamo bene”.
In pochi minuti un bel cazzo era pronto. La punta affiorava dall’apertura.
La fecero sedere sulla seggiola con il fallo che le toccava appena l’ano.
Il commesso lo fece salire lentamente così da darle la possibilità di adattarsi mentre il suo uomo le bloccava i polsi sui braccioli con due strisce di velcro.
“Vai!”
Partì piano, ma i colpi erano sempre più ampi e frequenti. Le sue tette sobbalzavano provocanti mentre, come al solito, il tutto veniva filmato.
Quel cazzo finto le entrava nel culo per almeno trenta cm, provò a resistere, ma sembrava vero, morbido e duro contemporaneamente. I due uomini si dedicavano alle sue tette, le strizzavano e le schiaffeggiavano.
“La conosco, sta per venire, accelera”.
“Oddio, basta, il culo… basta. … Porci, maialiiiii”
Ancora una volta non riuscì a dominare il piacere, scoppiò in un urlo belluino e finalmente spensero la macchina.