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La sua prima volta in tre
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Titolo: La sua prima volta in tre
Autore: Pecos Bill
Contatto:
Racconto n° 3008
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Non era più tornato sulla richiesta di condividerla con uno dei suoi amici ma, in compenso, lei soddisfaceva ogni suo desiderio. Con il passare del tempo il loro rapporto aveva assunto tinte quasi sadomasochiste; era evidente il piacere di lui nel tormentarla, ma le sue reazioni ai maltrattamenti subiti erano di altrettanto indubbia soddisfazione. O forse, come delle volte pensava, “quel cazzo” le piaceva troppo, e pur di farselo infilare da qualche parte era disposta a subire qualsiasi cosa.
Avevano invitato a cena, come altre volte, una coppia loro amica. Come sempre più spesso succedeva, lui le disse come doveva vestirsi, meglio come non doveva vestirsi. Gli piaceva esibirla, lo eccitava che altri uomini la guardassero e desiderassero.
Indossava pertanto una gonna aderente che terminava molto sopra il ginocchio, chiusa su un lato da un laccio a zig zag che attraverso uno spacco di cinque centimetri metteva in bella evidenza la coscia affusolata. Sotto non portava nulla. Una camicetta annodata sotto il seno consentiva di apprezzare le sue splendide tette che non avevano bisogno di alcun sostegno; attraverso il tessuto sottile spuntavano i grossi capezzoli.
Della coppia invitata venne solo l’uomo, la donna ebbe un improvviso impegno di lavoro. Era un bell’uomo di quarant’anni, alto e prestante; la guardò attentamente.
“Sei più bella del solito! Non fossi già impegnata, ti farei la corte”.
Per tutta la cena non le tolse gli occhi di dosso. Doveva stare attenta quando serviva in tavola: appena si chinava in avanti la camicia si apriva, e contemporaneamente la gonna si alzava lasciando le cosce scoperte fino quasi all’attaccatura delle natiche. Sapeva di avere un bel culo, e sentiva gli sguardi dei due fissi su di lei.
Al termine il suo uomo si trovò senza sigarette ed uscì per comperarle. Le sembrò di cogliere uno strano sguardo tra i due amici, ma non ci fece caso. Si diresse in cucina per gli ultimi lavori. Era davanti all’acquaio che sciacquava i piatti prima di inserirli nella lavastoviglie quando avvertì un movimento dietro di sé.
Sentì una mano estranea infilarsi sotto la gonna cercandole il culo, cercò di divincolarsi, ma l’uomo con la mano libera le entrò nella scollatura, le prese un seno e lo strizzò finchè smise di opporre resistenza.
“Sei una bella porcellina che non porta biancheria, così sei sempre pronta per una bella scopata; lui mi ha detto che ci saresti stata, ma che ti piacciono le maniere forti”.
“Smettila, tornerà da un momento all’altro”.
“Non credo farà nulla, anzi mi darà una mano”.
Le mise una gamba tra le sue costringendola a divaricarle, sentì che era nudo.
Era forte ed esperto. Le sue mani la esplorarono tastandola e pizzicandola. Le divaricò le natiche tra pollice e medio cercando con l’indice il suo buchetto, e infilandovi la punta.
“Hai proprio un bel culo, stretto stretto, da aprire”.
Il laccio che sorreggeva la gonna fu rapidamente snodato; la trascinò sul divano, mettendosela di traverso sulle ginocchia.
La sculacciò per il gusto di farlo. Non riusciva a difendersi mentre sentiva il cazzo di lui crescere per l’eccitazione e premere contro il suo addome. La costrinse a girarsi torcendole un braccio dietro la schiena, le aprì la camicetta: la sua quarta misura e i grossi capezzoli eretti erano esposti alle voglie di lui. Le prese un seno per volta, palpandolo energicamente per poi succhiare e mordicchiare il capezzolo. Si divertì ancora con le tette palpandole e schiaffeggiandole, eccitato dalle sue grida e dai tentativi di liberarsi.
“Hai le tette sode come il culo, il tuo uomo non mente”.
“Anche questo sono duri” disse, dedicandosi ai capezzoli. Li stringeva tra le dita, li torceva, li tirava.
Spostò la sua mano lungo l’addome scendendo finchè non raggiunse il pube, lo accarezzò, le mise la mano tra le cosce, una lieve pressione sul braccio le fece capire di aprirle.
“Sei un po’ asciutta, ma non per molto. Lecca”.
Le mise due dita in bocca perché gliele bagnasse. La penetrò.
“Bella figa”.
“Porco!”
“Rigirati, e mettiti in ginocchio” le ordinò; un attimo di incertezza le costò una dolorosa strizzata al seno.
Aveva il suo cazzo davanti agli occhi: era grosso, molto grosso, molto più grosso di quello cui era abituata.
“Succhialo, dice che sei brava, che ti ha insegnato bene. Fammi sentire solo le tue labbra e la tua lingua, niente mani”.
“Non ci penso neanch…”
Le prese le tette, una per mano, iniziando una lenta, progressiva, dolorosa azione di mungitura che si interruppe solo quando sentì la sua lingua lambirgli il cazzo.
In quel momento sentì aprirsi la porta di casa. Iniziò a trarre un sospiro di sollievo che interruppe subito.
“Vista da qui sei splendida! E’ stata brava?”
“Abbiamo appena iniziato. Avevi ragione su tutta la linea. Tette e culo sono una favola. Convincerla con le maniere forti è piacevole”.
Sentì il suo uomo muoversi dietro di lei, capì che si stava spogliando. Le sue mani la accarezzavano, le sue dita cercavano i suoi punti sensibili, sapeva dove cercare: fu quasi un riflesso automatico, quel cazzo che aveva in bocca doveva essere soddisfatto. Lo leccava e lo succhiava, le sue gote si gonfiavano; la stava scopando in bocca. L’altro non ebbe alcuna difficoltà a entrarle nella figa pronta ad accoglierlo; i due uomini non dovevano essere nuovi a queste esperienze perché si sincronizzarono rapidamente andando dentro e fuori di lei a ritmo alternato e sempre più sostenuto. Non resistette molto, sopraggiunse un primo violento orgasmo.
“Te l’avevo detto che ti sarebbe piaciuto, due fanno godere il doppio di uno”.
“Ma noi siamo ancora all’asciutto, e poi mi hai promesso che posso averla come voglio”.
“Ogni promessa è debito. Inizio a preparartela”.
“Voglio farlo io”.
“Sarà una bella esperienza. Come ti ho detto, con lei sembra sia sempre la prima volta”.
“Questa sarà l’ultima”.
“Vado a prendere i campanelli”.
“……?”
Erano due pinze a coccodrillo da attaccare ai capezzoli, unite da una catenella cui erano appesi dei campanelli.
“Porgimi le tette”.
Lo fece senza obiezioni, una smorfia di dolore le comparve sul viso quando i morsi delle pinze la strinsero.
“Facciamola suonare, comincia tu”.
La prese per i fianchi, la sua calda vagina accolse subito il nuovo ospite. Le sue poppe generose ondeggiavano al ritmo dei colpi profondi che erano loro trasmesse; i campanelli tintinnavano.
“Apri bene la bocca, troia!”
Si ritrovò ancora presa tra i due cazzi, con fitte di dolore e piacere che dalla punta delle tette risalivano al cervello.
Quasi non si accorse dei pollici che prima singolarmente e poi insieme le entrarono nell’ano.
Le sfilò il cazzo dalla figa e cominciò a strofinarglielo fra le natiche; con un movimento involontario lei si inchinò in avanti, sollevando così il culo, quasi ad offrirglielo. Ormai erano tre le dita che la frugavano, ruotando e scavando in profondità.
Dalla donna provenivano gemiti che sembravano più di dolore che di piacere.
“Lasciale la bocca libera, voglio sentirla mentre la sfondo“.
Le fece sentire la punta pronta a farsi strada.
“A te piace il cazzo, vero? Oggi ne prendi una dose extra, e alla fine mi dirai grazie”.
“Fai piano, è troppo grosso”.
“Hai il più bel culo che abbia visto da molto tempo in qua. Il tuo uomo ha ragione, un tesoro come questo va apprezzato e condiviso con gli amici.”
Lei si girò verso il suo uomo:
“Sei un maiale, sono la tua donna, non la sua”.
“Sei mia e ti do a chi voglio per farci quello che vuole. Vederti sbattere da un altro mi eccita, ma ho visto che non è dispiaciuto neanche a te. Sei venuta facilmente, ma ora viene la parte più bella”.
“Ora glielo rompo”.
La prese per i fianchi e cominciò a spingere, lei non poteva fare nulla, resistere avrebbe peggiorato il dolore.
Emise un unico prolungato urlo, sentì il culo che si apriva indifeso sotto la spinta di quel cazzo che pareva non avere mai fine; le sembrava di essere trafitta da un ferro rovente.
Si fermò un minuto lasciandola impalata e senza fiato, uscì da lei completamente, guardandola; quando vide che lo sfintere cominciava a contrarsi la penetrò ancora, violentemente. Ripetè l’operazione più volte e ogni volta godendo delle sue urla; quando vide che entrava senza fatica fece segno all’altro di rimetterle il cazzo in bocca; iniziarono una doppia scopata con i campanelli che suonavano all’impazzata.
Le sembrava, quando il cazzo le affondava nel culo, di sentirlo arrivare al diaframma, quasi volesse incontrarsi con quello che le veniva infilato in gola. Il suo corpo era puro oggetto di godimento dei due uomini. Era una gara a chi durava di più; lei venne più volte, il suo uomo le riempì la bocca mentre l’altro, solo dopo averle devastato il culo, la inondò con il suo seme.