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Tre minuti...
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Titolo: Tre minuti...
Autore: Spiritolibero
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Racconto n° 3011
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La vendetta è un piatto che va servito freddo. E’ luogo comune dirlo? Forse sì, ma non in questo caso. Non si tratta di vendetta, ma di voler soltanto replicare e far capire cosa si prova nell’essere legati e nella totale impotenza. Soggiogati, senza poter fare il pur minimo movimento. Solo guardare, cercando di interpretare attraverso gli occhi imploranti, il prossimo movimento di chi ha scelto di godere e farti godere in questa maniera.
Resta fermo…
Per forza, e come potrei? I legacci segnano i miei polsi. Ma l’estasi è sublime. Inenarrabile. Sentirsi impotenti, senza diritto di replica o senza poter dare seguito alla sfrenata lussuria di una donna desiderosa di mangiarti tutto. Subire il tutto, sapere che potresti rimanere inerme e senza più forze su quel letto legato, manda il cervello in fumo. Pensieri si accavallano a pensieri. Che farà adesso? Quale sarà la prossima mossa? Come reagirò? E se non è soddisfatta quale altra arma userà? Vi dico che non è facile essere scopati cosi. Ma alla fine nulla dei mille interrogativi è rimasto dentro di me. Su quel letto, alla fine, sono rimaste le tracce di amplessi senza fine. Il miele di entrambi, bevuti, leccati, sparsi sui nostri corpi, oltre alla certezza di aver trascorso una notte di sesso infinita.

Mi vendicherò?

No, non è una vendetta che cerco e neanche dover dimostrare che posso ripagarla con la stessa moneta. Ma Anna, ha suscitato in me una situazione nuova. Non dico sconosciuta totalmente, ma uno stato d’animo consapevole, di gradimento e sicuro di poterla portare anch’io lì, dove lei mi ha condotto. E’ la notte di un luglio dal caldo insopportabile. E come succede spesso il mio condizionatore fa i capricci. Giro e rigiro nel mio letto, il caldo mi toglie il riposo e nello stesso momento, il mio pensiero vola. Negli occhi piccole clip di quelle situazioni vissute quella notte. Ghiaccio sui capezzoli… lingua avida e labbra che succhiano… Passito rosso… Il sonno finalmente mi prende mentre nella mia mente continuano questi flash-back che mi fanno vibrare, portandomi all’eccitazione ed inevitabilmente la mia mano è li dove il sangue scorre nelle vene in maniera vertiginosa facendolo inevitabilmente diventar duro… Ti ho sognata tutta la notte e la prima cosa che faccio è annotare tutto quello che i miei occhi hanno visto nel sonno.

Hai la chiave…

Suoni il campanello in maniera nevrotica poi, ti ricordi che hai la chiave nella borsa. Le afferri nervosa, apri ed entri. Cerchi di accendere la luce ma non c’è corrente. Conosci la mia casa palmo a palmo quindi, ti muovi bene al buio. Cerchi l’accendino per fare luce ma d’un tratto una forza invisibile ti afferra. Mano sulla bocca, riconosci l’odore e la mordi mentre il suono della parola “stronzo” ti rimane in gola. Non riesci a liberarti mentre ti lego al nostro letto. Ben stretta, polsi e caviglie.

Luce…

Ecco la luce. Candele accese profumate di sandalo. Non puoi girarti. Sei totalmente immobile. Adesso comando io! Con le forbici, taglio la maglietta ed i pantaloncini e poi slaccio il reggiseno che adoro ma purtroppo devo tagliare il tuo perizoma coordinato che mi manda in estasi. Visione sublime, voglia, desiderio irrefrenabile… Vorrei tutto e subito. Devo resistere e tu devi soffrire, dovrai implorarmi con i tuoi occhi vogliosi di scoparti.

Lingua…

Sarà la mia lingua a scoparti. Una, due, tre volte o fino a quando non deciderò di penetrarti con il mio cazzo fino in fondo, con forza e con violenza. Vado in cucina e torno in camera con una bomboletta spray di panna montata. Comincio a spruzzarla dal collo e poi disegno i contorni delle tette e dei capezzoli, linea verticale verso l’ombelico e poi sulla tua figa che è gia pulsante e gonfia di voglia. Poi proseguo, interno coscia. Giù fino alla caviglia. Ti sento fremere. Immagini ma non sai cosa succederà veramente ora. Non sai da che parte comincerò. Lingua che si posa sulla caviglia. Lecco dolcemente e la tua pelle cambia d’aspetto, fremiti, ti dimeni pensando a dove questa lingua arriverà. Sono dietro al ginocchio e risalgo lungo l’interno coscia. Adoro la panna, adoro leccarti insieme ad essa. Chiudo gli occhi e mi sembra gia che la panna sia il tuo liquido che vedo cominciare ad uscire dalla tua fessura che ora aperta e vogliosa sembra implorarmi di scoparti. Mi fermo, ti lascio respirare. Ora dal tuo collo, scendo giù dolcemente, davanti a me il tuo seno ricoperto di panna. Succhio i capezzoli, li tiro dentro la mia bocca con le labbra, li mordicchio. I tuoi fremiti sono attimi di libidine purissima per il mio cazzo che durissimo vuole la sua parte. Scendo ancora, qui impazzirai… Affondo tutta la lingua nella tua figa gia fradicia di miele. Un mix di sapori che di meglio la natura non poteva creare. Con la mia testa sotto di te, ti afferro per le natiche e spingo sul mio viso. La mia lingua ti sta scopando. Le mie labbra a ventosa succhiano il tuo clito duro che il marmo a confronto sembra un biscotto friabile. Vedo il tuo miele uscire copioso e scivolare lungo le cosce, avida la mia lingua le raccoglie… adoro questa fonte…

Ti svuoto…

Il tuo corpo mi fa impazzire. Ti tolgo la benda dalla bocca, metto la panna sul mio cazzo e te l’avvicino alla bocca. Avida e vogliosa cominci a leccarlo tutto. Lo ingoi fino in fondo ed il corpo vibra in maniera inenarrabile. Adesso sì… Ora i tre minuti sono tuoi…