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Il pompino più bello
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Titolo:
Il pompino più bello |
Autore:
Stranevoglie |
Contatto:
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Racconto
n° 3013 |
Altri
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Il mio cazzo era teso come una quercia mentre Lara me lo lavorava. Erano tanti i minuti che ci stava giocando con la bocca. La cappella liscia e lucida le entrava appena in bocca e lei con un po’ di sforzo riusciva a cacciarsela fin quasi in gola. Continuava ad andare su e giù, prima leccandone lievemente il frenulo in tensione, poi la punta, poi tornando a prenderla integralmente nella calda cavità. Si fermava al glande mentre con la mano accarezzava l’asta oppure le palle massaggiandole con tocchi lievi. Mi sentivo vicino a scoppiare, ma mi trattenevo; lei lo capì e continuò a lavorarmi bene il cazzo aumentando il ritmo dei suoi tocchi, avvolgendo al sua lingua intorno al glande e guardandomi negli occhi mentre succhiava. Andava più veloce, ma io volevo aspettare ancora; le trattenni il capo mentre uscivo dalla sua bocca. Uno mio schizzo sfuggì alla mia volontà e la colpì sopra il labbro; ma riuscii a trattenermi mentre lei cercava di avvicinare le labbra al mio cazzo, famelica come sempre. Non ci riuscì e si accontentò temporaneamente del poco liquido che le stava scorrendo sul labbro. - Dai... fammelo succhiare, ti prego!...vienimi in bocca!- Mi scongiurò cercando nuovamente di avvicinare le sue labbra carnose al mio cazzo. La trattenni. Le era sempre piaciuto, dal primo giorno in cui ci eravamo regalati i nostri fugaci incontri; le piaceva il mio odore forte e il sapore del mio sperma. Me lo diceva senza problemi e pudori, e spesso voleva solo godere di quel sapore e delle sensazioni, per me misteriose, che provava quando le venivo addosso o in bocca. La trattenni finchè sentii che potevo riprendere senza venire subito; mi eccitava l'idea di farle desiderare ciò che cercava tanto fino allo spasimo. Quando gli restituii il pene fra le labbra riprese con energia ripulendolo bene dalle poche gocce che erano rimaste. Inziai a rilassarmi e durai ancora un po’; la mia verga era sempre più tesa e la cappella sempre più grossa. Sentivo il piacere della sua lingua mentre Lara mi leccava e succhiava. Era meravigliosa come sempre e cominciò a muoversi di nuovo veloce, per rallentare improvvisamente e concentrarsi sulla punta del glande, poi sulla corona, poi sull’intera lunghezza dell’asta fino ad inglobare tutta la testa della mio cazzo fra le sue labbra, fino in gola. Ricominciò ritmicamente e in modo sempre più veloce a scorrere lungo la cappella con le labbra umide e carnose; era decisa a farmi venire ed ormai non sarei certamente riuscito a controllarmi. Iniziai a rilassarmi pronto all’inevitabile e tanto atteso culmine. Il momento si avvicinava, Lara iniziò a stringere l’asta e succhiare sempre più avidamente il glande. Quando sentì la tensione della mazza vibrare, fece uscire la cappella dalla bocca e la poggiò sulla sua lingua che aveva tirato fuori docilmente. Dovette aspettare solo un attimo prima di ricevere la prima schizzata questa volta copiosa e libera da ogni freno. Le entrò in bocca diretta; socchiuse le labbra, ma le riaprì subito e avvolse con la lingua la cappella che stava ancora schizzando. Ero pieno, perché non scopavo da più di una settimana e presto le fu impossibile trattenere in bocca tutto; un rivolo bianco prese ad uscire dal lato della bocca avida mentre lei continuava a tenere il mio cazzo in bocca. Grugnivo di piacere con un istinto quasi animalesco mentre lei continuava a succhiare; si staccò e il mio ultimo fiotto la colpì in viso e le colò lungo il collo. Cacciò un urletto e sorrise in estasi come se stesse avendo un orgasmo poi me lo riprese fra le labbra terminando il suo lavoro ansimante. Ricacciò fuori dalla bocca una parte dello sperma facendolo colare sul cazzo poi ingoiò quello che rimaneva in bocca e ritornò sull'asta per cercare di raccogliere quello che aveva sputato. Fu il pompino più bello che Lara mi fece prima di tornare definitivamente da suo marito. Ancora ci penso quando la rivedo passare per strada con la sua famiglia. Capita che i nostri sguardi si incrocino e che io legga nei suoi occhi un sorriso complice; ma non l’ho più chiamata, come le avevo promesso. - La famiglia è più importante, mi spiace. - Mi aveva detto l'ultima volta, prima di andarsene. - Non posso rischiare di rovinare tutto. Un discorso è avere rapporti occasionali, un altro è avere un amante fisso. E tu stai diventando un amante fisso. Capisci? - Avevo capito e ci eravamo salutati con franchezza e serenità. Il suo ultimo regalo l'ho restituito a queste righe.
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