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E se mordo una fragola...
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Titolo: E se mordo una fragola...
Autore: Summer
Contatto:
Racconto n° 3018
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Mi sono liberata dall'aperitivo con l’amica-collega che erano le 20:40.

Venti minuti di strada ed ero a casa.

Rampa, corridoio dei garage, parcheggio, chiudo il portone alle spalle, entro in taverna.

Caldo.
La casa ha custodito il caldo come in uno scrigno.

Avevo bisogno di andare in bagno, i due giri di aperitivo si stavano facendo sentire... ma prima DOVEVO aprire le finestre.
Tutte.

Fatto.

Il momento di urgenza è passato, come il contenuto tra una parentesi aperta e la sua gemella di chiusura.

Passando davanti al bagno, già mezza spogliata di abiti abbandonati qua e là in una casa che solo in solitudine sento mia, avevo acceso il pc.

Altra urgenza:
Cercarti.
Trovarti.

Il telefono no. Non mi permetterei mai. Mi hai detto che se non puoi è spento, ma comunque no, non vorrei mai...

Cosa c'è di così pressante da condividere con te?

C'è da raccontarti che per strada, con Gabry urlata a squarciagola in coro con Vasco ("i tuoi sorrisi adesso non nasconderli") ho avuto voglia di te.

Delle tue mani che bloccano le mie, stringendone i polsi bloccati al muro.
Di occhi negli occhi, che senza una parola si raccontano una vita intera, nello spazio di un respiro rubato alla stessa aria.
Di sorrisi che si baciano senza sfiorarsi. Che già sentono il sapore che hanno di fronte, senza averlo assaggiato, ancora.

Voglia del tuo corpo che mi avvolge nel suo profumo, nel suo odore di pelle, nel suo odore di te, prima ancora di toccarmi.
Voglia di chiudere gli occhi per lasciare che le tue labbra attirino le mie come solo una cosa magnetica potrebbe fare, come solo tu, sapresti fare.

Voglia di trovarle queste labbra, di assaggiarle piano, di gustarle scoprendone ogni millimetro con le mie.
Voglia di farmi strada tra di loro fino a trovare il cuore di questo frutto morbido e succoso, il cuore vivo della tua voglia di me.
Voglia di sentire la tua voglia che racconta tutto di sè, senza parlare.

Che si fa sentire.

Voglia di ventre contro ventre, di sorprenderli a danzare, a muoversi mimando ciò che già vorrebbero vivere, il tuo ventre e il mio, rendendo profondi i respiri, rubandosi l'anima da un sospiro, ma no.
Non sarebbero andati oltre il mimo nella loro danza. Non oggi.

Voglia di staccarmi dal frutto più dolce che abbia mai assaggiato, mai immaginato di poter assaggiare, per guardarti negli occhi.
Voglia di staccarmi da te cercando i tuoi occhi per dire, sempre senza una sola parola, che no.
No.
Non avremmo avuto altro.

Ci saremmo gustai il desiderio senza la frustrazione.
Ci saremmo regalati qualcosa da ricordare, sentendo i ricordi sulla pelle, sentendoli scorrere dentro. Forzandoli a risalire da dove volevano sfuggire al controllo, per poi adagiarsi lì, nel punto più pericoloso, dove le emozioni vanno a morire disciolte in una goccia di pompelmo.

Così ho avuto voglia di te.
Non voglia di te e basta.
Nessun punto a distillare un concentrato di emozioni.
Così. Esattamente come l'ho descritto.

E sarà suggestione, sarà desiderio, sarà pazzia.
Ma io ti sento stasera.
Sento te.
Sento la morbidezza languida del bacio che desideriamo.

Per i ricordi c'è tempo.
Stasera, voglio il mio bacio.
E lo voglio così.