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La cabina di prova
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Titolo:
La cabina di prova |
Autore:
Don Landis |
Contatto:
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Racconto
n° 302 |
Altri
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Le festività erano da poco terminate; l'alba del nuovo anno, incominciato da pochi giorni, illuminò il cammino di Dino e Sonia, una felice ed affiatata coppia che aveva deciso di dedicare l'intera giornata di domenica allo shopping post natalizio presso un centro commerciale, approfittando dei saldi per risparmiare qualche soldo. Dino Ulivi e Sonia Trentino erano fidanzati da più di due anni; si volevano entrambi un bene dell'anima, ed avevano deciso, di comune accordo, d'andare a convivere non appena il loro nido d'amore fosse ultimato. Partirono la domenica di buon'ora, per non incappare nella consueta coda di autoveicoli che quotidianamente, festivi compresi, si dispiegava lungo le tangenziali del capoluogo lombardo. Imboccarono l'ingresso dell'A7 Milano - Genova, poco dopo le sei e trenta; non era una giornata particolarmente rigènte, anche perché di solito a Milano non fa freddo, soprattutto se si è in buona compagnìa. "Dino, hai portato la lista della spesa che ti ho consegnato ieri sera?", si accertò Sonia. "Certamente! Sai che sono una persona previdente.", le rispose il ragazzo sorridendo. Arrivarono a Serravalle Scrivia dopo circa un'ora e mezza di autostrada. Era una splendida giornata di sole; il cielo era limpido e già numerose autovetture sostavano nel parcheggio del centro commerciale: "Quanta gente c'è a quest'ora del mattino?", si meravigliò Dino, spegnendo il motore della propria Mitsubishi Space Star GDI, accanto ad un furgone targato Brescia. Sonia ed il suo ragazzo erano pronti ad affrontare una dura giornata di acquisti: "Hai con te la carta di credito?", domandò Dino a Sonia. La ragazza annuì, allorché entrambi varcarono la soglia dell'empòrio; si diressero dapprima nel settore abbigliamento, poiché Sonia abbisognava di un paio di jeans nuovi. C'era solo l'imbarazzo della scelta: una moltitudine di articoli, marche e prezzi, riempivano gli scaffali del reparto "donna". Mentre Sonia era intenta a scegliere il modello di jeans che più le aggradava, lo sguardo di Dino era alla ricerca di qualche bella fanciulla. L'Ulivi notò cinque ragazze, più o menò sui trent'anni, molto attraenti e disinvolte, intente a scegliere degli indumenti intimi; all'improvviso il sesso di Dino divenne turgido, poiché làidi erano i suoi pensieri: "Guardale lì, un branco di scrofe che scelgono le mutande! Vi aprirei tutte come cozze, se solo potessi farvi assaggiare il mio bastone.", pensò nel silenzio della propria mente, osservando le amiche con uno sguardo intenso e penetrante, da vero serial killer. Quel magico istante fu interrotto dalla voce di Sonia, che trovavasi poco distante dal proprio compagno: "Dino ti piace questo modello? Vorrei provarli!", gli disse Sonia, mostrandogli i pantaloni. L'Ulivi s'avvicinò alla ragazza, saggiando con mano la qualità della merce: "La manifattura sembra buona, niente male. Le cabine di prova sono in fondo al corridoio, andiamo!", le rispose. Sonia entrò nella cabina di prova: "Perdonami Dino, mi terresti la borsa ed il cappotto per cortesia? Vorrei evitare di appoggiarli per terra!", gli domandò la ragazza. "Va bene, non c'è problema", le rispose Dino, il quale anziché aspettare la propria ragazza fuori dalla cabina, entrò nel camerino chiudendo la porta a chiave. Sonia incominciò a sfilarsi le scarpe, successivamente si tolse i pantaloni di velluto; Dino osservò con interesse la scena, eccitandosi come un procione quando vide la propria ragazza senza calzoni, con entrambe le tornite gambe avviluppate in un paio di lucidi collant color nero. Il sangue circolò con maggior pressione sia nel cervello sia nell'uccello di Dino, il quale, gettati per terra borsa e cappotto, si avventò sul corpo di Sonia: "Ma cosa fai? Dai smettila, non è questo il luogo adatto per fare certe cose!", lo rimproverò, cercando invano di arretrare.
Dino baciò Sonia con focosa passione, dimenando la propria indemoniata lingua all'interno della sua bocca. Era certamente un luogo insolito per appartarsi, chiunque avrebbe potuto intuire cosa stava avvenendo dietro la porta di quella cabina; ma fu proprio l'inusuale contesto nel quale erano coinvolti, ad accendere in Dino la fiamma della perversione, alimentata dalla vista dei collant, indumenti che lo facevano letteralmente impazzire. "Dai Sonia, facciamolo qui! Ho voglia di te, adesso!", le sussurrò all'orecchio, mentre estrasse il proprio pene dalla cerniera dei calzoni. "No Dino, ti prego! Che figura faremmo se dovessero scoprirci!", si preoccupò la bella Sonia. L'Ulivi strinse la mano della ragazza attorno al proprio sesso; quando Sonia percepì lo stato d'eccitazione nel quale Dino riversava, anch'ella si lasciò trascinare nel turbinìo di sfrenata passione. "Sai che quando ti vedo in autoreggenti o in collant, non capisco più niente!", le disse Dino eccitatissimo, accarezzandole entrambe le cosce. Sonia masturbò il ragazzo con veemènza, percependo ogni singola pulsazione di piacere che quell'attributo emanava: "Ti piace, eh?", gli disse con voce sensuale. Dino le mise una mano sul capo, accarezzandole dolcemente i capelli, facendole intuire che anelava d'esser soddisfatto oralmente; fu così che la sciagurata s'inginocchiò al cospetto del proprio partner, disbramando la sua turpe volontà. Sonia imboccò con dolcezza il membro di Dino, il quale gemette d'un intenso piacere quando la vellutata lingua della ragazza lambì l'estremità balànica dell'inverecondo attributo: "Ahhh. sei fantastica quando fai così!", rantolò l'uomo. L'Ulivi violentò la bocca di Sonia per qualche minuto, dopodiché pensò bene di soddisfare a dovere la propria compagna; con movimenti gentili e sensuali invitò la ragazza a prostrarsi carponi sulla moquette del camerino. Dino calò dapprima i collant e successivamente le mutandine che Sonia indossava, mettendo così a nudo la sua rosea e depilata intimità. Prese la propria ragazza dal retro, inginocchiandosi anch'egli per terra; penetrò quel caldo ed accogliente bocciòlo, il quale si dischiuse man mano che il membro affondò in profondità nella carne: "Ahhh, siii. non ti fermare, daiii!", lo implorò Sonia, in preda all'eccitazione. In effetti, non era tanto l'atto sessuale che eccitò entrambi, quanto piuttosto la situazione nella quale esso fu consumato. Dino poggiò le proprie mani sulle natiche di Sonia, per meglio dosare i colpi di verga, inflitti con tranquillità e parsimònia per meglio soddisfare la partner. La ragazza inarcò maggiormente la schiena, sollevando l'intero proprio deretano, come se volesse far intendere all'uomo di proseguire nell'operato. Poco dopo, fra sostenuti gèmiti di genuino dolore, Sonia orgasmò con inaudita ènfasi: "Sto venendo daiii! Siii, Dinooo.", furono le grida emesse dalla ragazza; l'Ulivi, nell'udir quei piacevoli lamenti, incalzò il ritmo dell'amplesso, affondando ancor di più il proprio pene nell'accogliente rifugio nel quale era ubicato. "Dai Dino, ora tocca a te! So io come ti piace godere.", gli disse Sonia, che, liberata la propria vagina dall'attributo del compagno, andò a sedersi sulla moquette, appoggiandosi con la schiena contro la parete fissa della piccola cabina. La ragazza si rimise le mutandine e si sistemò accuratamente i collant, dopodiché masturbò Dino mediante l'ausilio dei propri piedi. Sonia imprigionò il membro del ragazzo con entrambi gli arti inferiori, incominciando a coordinare i movimenti dei piedi, procurando al ragazzo un intenso piacere. A Dino piaceva essere masturbato in quel modo, soprattutto quando Sonia indossava le calze di nylon: provava una magnifica sensazione nell'infilare il proprio sesso fra i piedi della ragazza, rivestiti unicamente d'un velo di materiale sintetico. Sonia sollazzò il pene del compagno con maestrìa, poiché molte volte aveva praticato questo gesto. Quando Dino sentì prossimo l'orgasmo, liberò il proprio membro dalla prigionia dei piedi di Sonia, la quale prontamente li unì paralleli, l'uno accanto all'altro, andando ad adagiarli poco sotto lo scròto del partner.
L'Ulivi serrò fra la mano il proprio pene, masturbandolo vigorosamente; pochi e sapienti colpi, ed un ingente quantitativo di tiepido liquido seminale fu aspèrso su entrambi i piedi di Sonia, infardandoli vistosamente: "Ahhh, come godo! Sonia, sei fantastica.", si limitò a proferire Dino. La ragazza cercò tòsto all'interno della propria borsa le salviettine umidificate, dopodiché si ripulì entrambi gli arti inferiori; non esitò a raccogliere un po' di sperma con le dita, per poi portarsele alle labbra, assaggiando così il vitale e primigènio nèttare dell'uomo. Sonia ripulì con la propria lingua, lo sperma che imbrattava ancora il membro di Dino, terminando con quell'immondo gesto l'inconsueto amplèsso che la vide protagonista. Entrambi si ricomposero, con calma, cercando di non destare sospetto alcuno, successivamente Dino uscì dalla cabina, lasciando che la propria fidanzata provasse i jeans che avrebbe dovuto acquistare. Appena l'Ulivi sortì dal camerino, notò con gran stupore d'essere insistentemente osservato, a debita distanza, dalle cinque ragazze, le quali incominciarono a ridere quando lo videro comparire da dietro la porta. Una di loro si avvicinò a Dino, con fare disinvolto e senza troppi preàmboli: "Ciao stallone! E' eccitante scopare in camerino?", gli domandò Veronica, la più disinibita del gruppo. Dino arrossì improvvisamente in volto: "Ma. Cosa dici?. Io stavo solamente aiutando la mia ragazza a provare i pantaloni!", si giustificò il maiale. "Dai, non raccontarmi balle! Io e le mie amiche ci siamo accorte di tutto. Comunque volevo solamente farti i complimenti, non capita tutti i giorni di riuscire a fare una sana scopata in un camerino di un centro commerciale!", gli disse Veronica. Dino si voltò all'improvviso verso la sugliarda cabina, accertandosi che Sonia fosse ancora all'interno; successivamente, prendendo sotto braccio Veronica, le confessò: "Ascoltami bene! Anch'io vi ho osservato mentre stavate scegliendo le mutandine, ci sei? Se tu e le tue amiche andate cercando forti emozioni, avete trovato la persona giusta in grado di soddisfare ogni vostra più perversa fantasia! Vorresti forse farmi credere che non ti sei eccitata nell'osservarci, eh?". "Ma noi veramente stavamo.", cercò di giustificarsi la bella Veronica, prima che Dino interrompesse ciò che era in procinto di pronunziargli. "Non dire una parola di più! Tieni, questo è il mio biglietto da visita! Se vorrai trascorrere momenti indimenticabili, non esitare a chiamarmi", le disse Dino, consegnandole il proprio nominativo con allegato sia il numero di cellulare sia l'indirizzo E-mail, preparato all'uòpo per adescare nuove "prede". Veronica rimase allibita ed all'istésso tempo compiaciuta d'aver conosciuto un vero "toro da monta" come Dino; le persone salutaronsi reciprocamente, ed ognuno riprese il proprio cammino. In quell'istante Sonia fuoriuscì dalla cabina con indosso i jeans nuovi: "Ti piacciono Dino? La taglia è quella giusta!", gli disse, piroettando su sé stessa, per fargli meglio ammirare l'indumento. "Certo tesoro, ti stanno a pennello!", le rispose Dino, accennandole un timido sorriso. Due minuti più tardi la ragazza uscì dalla sùcida cabina di prova, con in mano il nuovo capo d'abbigliamento; fu così che Sonia e Dino ripresero a gironzolare all'interno del centro commerciale, lei attratta dagli articoli in offerta ed in saldo, lui alla ricerca di nuove, sconcertanti e focose emozioni.
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