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Il modo migliore per ottenere tutto
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Titolo: Il modo migliore per ottenere tutto
Autore: Demonius
Contatto:
Racconto n° 3021
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- È ora che cominci a guadagnartele, le cose, tu! Non ci penso neanche a comprartela, è chiaro?!
Giovanni Bosazzi, da un quarto d’ora buono, stava facendo la predica al suo unico figlio diciottenne. Roby, sul divano in canottiera e mutande, con un enorme trancio di pizza in mano, neanche lo ascoltava. In una caldissima giornata di luglio, l’ultima cosa di cui aveva voglia era sorbirsi le litanie del padre, che proprio non riusciva ad accettarla, la sua nullafacenza cronica.
Appena gli aveva parlato della moto era scattato come una molla, siccome era già un po’ che non gli rompeva le palle con il lavoro ed il mettere la testa a posto. E allora giù a dirgli che doveva darsi da fare…
“Ma io mi do un sacco da fare!” aveva pensato Roby con un sorrisetto, che però Giovanni si era perso. “Solo che ora devo stare un po’ a riposo!”
“Signor Bosazzi, non l’ho mai detto ad uno così giovane, però lei bisogna proprio che si calmi un attimo!” Testuali parole dell’urologo, solo un mese prima.
Dunque era stato costretto a dire al Chiappe che per un po’ avrebbe dovuto smettere con il suo “secondo lavoro”, ed ora, come prevedibile, era in bolletta completa.
Come comprarsela, allora, la bella (ed enorme) moto che aveva adocchiato da un paio di settimane?
Chiederlo a Bosazzi senior, come logico, non aveva prodotto alcun risultato utile.
- Trovati un lavoretto fino ai primi di settembre, i cui guadagni darai a me. Poi io li userò per comprarti la moto.
A Roby scappò da ridere. - Eh? E secondo te in due mesi riesco a mettere insieme la cifra? Mi devono prendere alla Microsoft!
Giovanne scosse la testa. - Ce la metto io la differenza.
Roby annuì, terminando le ultime briciole della pizza. - Beh, sì, potrebbe essere un’idea…
- E non farti licenziare come dal videonoleggio! Ma come ti è venuto in mente di importunare una cliente?!
Roby fece spallucce. - È stato tutto un fottuto malinteso, pa’!
Dovette però trattenersi parecchio per non ridere, pensando: “Proprio una bella inculata!”
- Allora siamo d’accordo, Roby?
- Certo. Lavorerò un paio di mesi.
- Ah, bene! - fece Giovanni, rallegrato.
Roby non disse più niente. Sessanta giorni di lavoro. Quanti erano, esclusi i festivi?
Il diciottenne dai lunghi capelli biondi si fece un paio di calcoli usando le dita. Quarantacinque giorni, più o meno.
No, doveva trovare un altro modo.

Zia Caterina era proprio un bel pezzo di fica, a detta di Roby. Quel bastardo del Chiappe una come lei l’avrebbe pagata un capitale anche per un solo film. Quarantun'anni, mora, capelli lunghi e mossi, abbronzatura favolosa, unghie smaltate ed anelli, abiti eleganti da donna in carriera. Un tipo davvero di classe. Quel giorno indossava un completo blu, con una giacca leggera ed una gonna al ginocchio, con un paio di raffinati sandali neri, senza calze. I sandali erano intonati con la blusa che portava sotto la giacca. Non importava quanto fosse caldo, lei doveva sempre portare abiti di un certo livello, altrimenti non metteva piede fuori dalla bella villa a due piani dove viveva col marito, zio Claudio, fratello della madre di Roby.
Caterina guidava la BMW senza capotte con disinvoltura, sorridendo al suo giovanissimo nipote acquisito, che stava sul sedile del passeggero, osservando le file di negozi che passavano velocemente. Il diciottenne biondo portava una canottiera bianca con bermuda dello stesso colore e sandali infradito neri. Il suo look estivo abituale.
L’aveva vista passare con la macchina appena prima di entrare in un bar per farsi un gelato e, salutandola, gli era venuto in mente che, forse, quella bellissima donna sua parente, avrebbe potuto risolvergli tutti i problemi. Lei si era fermata, ovviamente, vedendolo così sotto il sole, ponendogli la classica domanda rituale: “Vuoi un passaggio?”
“Certo, grazie!” aveva risposto lui, già deciso sul da farsi, sperando che tutto andasse secondo il suo piano.
Non un gran piano, in realtà. Anzi, di una banalità inaudita.
- Dì un po’, sei sempre il solito pigro?
- Eh già, ma mi sa che ora devo darmi da fare. Devo comprarmi una moto e mio padre vuole che lo faccia con soldi miei.
- Bene, bravo. Tuo padre ti manda a sgobbare da qualche parte?
- Beh, sì, l’idea è questa, farmi lavorare un paio di mesi. Voi per caso avete bisogno di qualche lavoretto?
- Mm... sul momento non mi viene in mente nulla. Per la piscina c’è già un addetto, per il giardino pure. Comunque dovrei chiederlo a Claudio. Tu che vorresti fare, sentiamo?
Roby alzò le spalle. - Boh! Qualcosa che mi tenga impegnato parecchio, perché devo guadagnare abbastanza. Più prendo, meno dovrà metterci mio padre.
Caterina rise. - Così magari, in futuro, sarà più disponibile, giusto?
- Eh sì.
Quando lei non lo vide, sul volto del tutto sbarbato di Roby comparve una leggera smorfia d’irritazione.
“Tu sai sempre tutto, eh, zoccola?”
La BMW si fermò davanti alla grande villa, su un enorme viale asfaltato. Tutto intorno c’era il giardino e dietro, al momento invisibile, la grande piscina.
“Quel bastardo dello zio c’ha proprio visto giusto, nella vita…”
Non che suo padre se la passasse male, ma un posto così non era certo alla sua portata.
Caterina e Roby scesero dall’auto e s’incamminarono verso la grande porta d’ingresso.
- Claudio tornerà tra un’oretta, più o meno. Vediamo se puoi fare qualcosa dentro casa…
- Va bene.
Caterina aprì la porta, sparendo in un attimo all’interno della villa.
Prima di varcare anche lui la soglia, Roby sospirò.
- Non mi tradire proprio ora, - disse a bassa voce, dopodichè, con la mano sinistra, si tastò la patta dei bermuda. - Avrai tempo più in là, per prenderti la tua vacanza!

- Buona? - chiese Caterina, indicando il bicchiere con l'aranciata ghiacciata che Roby teneva in mano, seduto sul grande divano del soggiorno.
Lei stava su una poltrona, a braccia conserte, con le belle gambe lisce accavallate.
Si era tolta la giacca del completo, rimanendo con la blusa, la quale, scoprì ora Roby, era del tutto priva di maniche.
- Sì, bella fresca. Senti zia, non è che vi serve qualcuno per tenervi pulito il viale? Potrei cominciare subito!
- No, quello che ci pulisce la piscina fa anche quello.
- Ah, capisco.
- Dai, tranquillo, tuo zio ti troverà di certo qualcosa da fare…
Roby annuì. Poi sorrise. - E a te, zia? A te serve qualcosa?
- A me? - fece lei, senza capire. - Che dovrebbe servirmi?
- Beh, so che Graziano non lavora più qui, e allora pensavo…
Lei s’incupì immediatamente, ma con sorpresa di Roby mantenne la calma. - Graziano?
- Dai, quel bel ragazzotto, lavora come bagnino non mi ricordo più dove. Arrotondava qui e vi puliva la piscina. Te lo ricordi?
- Sì, e allora? - Il tono della donna, ora, era diventato stizzito.
- Ferragosto scorso vi ho visti, zia, su di sopra, mentre qui c’era la festa con tutti quegli invitati, tra cui io e i miei.
- Cosa?!
Roby finì l’aranciata, posandola poi sul tavolino di vetro davanti al divano.
- Eh sì. Mi chiedevo se magari avevi bisogno di certi servigi, quest’estate…
Caterina si toccò la fronte e rise. - Devi essere matto! Ho capito bene quello che hai detto?
Roby alzò le spalle. - Perché no?
- Ehi, stronzetto, - disse all’improvviso, dura - che cazzo vuoi, ricattarmi? Vuoi che ti firmi un assegno o lo dici a tuo zio? Vaffanculo, fuori di qui!
Roby ridacchiò. Ebbe finalmente la conferma che, a dispetto dell’apparenza, zia Caterina non era altro che un’arrampicatrice sociale, una venuta dal basso che si era assuefatta alla ricchezza, ma che manteneva tutta la rozzezza delle sue origini.
A dire il vero se ne era già fatto un’idea quando l’aveva vista ballare sul grosso cazzone di Graziano, il bel ventenne addetto alla piscina, urlando oscenità di ogni tipo e insultando suo marito, che aveva definito “coglione pallemosce pieno di grano.”
- No, no, tranquilla zia! Solo rifletti sulla possibilità di offrirmi questo tipo di lavoro.
Caterina non disse nulla, squadrando Roby da capo a piedi. Poi arricciò le labbra, poco convinta.
- E di quanto stiamo parlando?
- Di quanto vuoi, l’importante è che possa essere credibile come stipendio.
Lei lo guardò dubbiosa. - Ma non avevi detto che ti serve un buon guadagno, così tuo padre ci mette meno di differenza e te lo ingrazi di più?
Roby annuì, facendo una risatina. - Sì, ma preferisco sempre ingraziarmelo di meno piuttosto che lavorare!
- Mm…
Caterina, a quel punto, cominciò a guardarlo diversamente, leccandosi le labbra. - Anch'io ti farò lavorare, bimbo, credimi…
- Bene. Siamo d’accordo allora?
Caterina fece spallucce. - Beh, vediamo.
Roby si alzò dal divano e raggiunse la zia seduta sulla poltrona, cominciando a sbottonarsi i bermuda. Lei allungò una mano dalle unghie smaltate e tastò la patta per bene, con fare esperto.
- Duro è duro. Vediamo come lo usi…
Abbassati anche i boxer, il diciottenne biondo le diede quel grosso pezzo di carne in bocca, mettendole una mano tra i folti capelli corvini. Caterina con una mano impugnava la base dell’asta, mentre con l’altra massaggiava i testicoli. L’uccello, per quanto grande, sparì tutto nella sua bocca dalle labbra carnose, arrivando sino in gola senza che le battesse ciglio.
Certo, emetteva rumori tipo sciacquone del gabinetto, ma erano voluti.
Roby chiuse gli occhi, cercando di ignorare il dolore e mantenere come sempre una perfetta erezione. Non doveva pensare all’indolenzimento che provava da un po’ a quella parte quando il pene gli veniva sfiorato da altri o anche da se stesso. Non era facile, ma sicuramente più semplice che durante il “lavoro”. Infatti, nei filmetti del Chiappe, lui era sempre il “dominatore”, il maiale che ci dava dentro a più non posso, come un martello pneumatico. Con zia Caterina, invece, era diverso. Quando l’aveva vista in azione aveva capito che quello che cercava non era esattamente uno stallone che la soddisfacesse, ma un bel cazzone con cui sfogarsi. Qualcuno da scoparsi, non da cui essere scopata. Forse, lasciandola fare, se la sarebbe potuta cavare nonostante il male.
Caterina gorgogliava come un lavandino ed ogni due o tre affondi nella sua gola estraeva l’arnese e ci sputava sopra grandi quantità di saliva, facendo roteare la sua grande lingua rossa come il sangue sul glande, per poi poggiarne la punta sull’orifizio, mentre con la mano continuava il massaggio ai testicoli.
- Mm…
Roby si rese conto in quell’istante che il senso di indolenzimento era diventato all’improvviso una sorta di prurito, molto piacevole.
“Merda!” pensò, e si lasciò sfuggire un lamento, soffiando fuori l’aria.
Caterina, avvolgendo il glande paonazzo tra le belle labbra carnose, passò la mano con cui aveva sinora impugnato l’asta nella zona tra l’ano e i testicoli, massaggiando con calma, ma con ritmo regolare. A Roby sfuggì un altro lamento e lei, levandosi il glande dalle labbra con uno schiocco, sorrise maligna.
- Non venire, chiaro? Bello duro così, ma non provare a venire, capito?
Lui annuì senza dire niente. Si era accorto suo malgrado che quel maledetto indolenzimento aveva pregiudicato di parecchio la sua capacità di controllo, passando direttamente da una sensazione di fastidio ad un piacere pre-orgasmo. E poi non si poteva non tener conto dell’astinenza.
Da quanto non se lo menava nemmeno e non godeva? Settimane. Sarebbe stata dura controllarsi con le batterie cariche a quel modo. Caterina cominciò a passare la lingua sull’asta, lappandola come un cane affamato, lanciandovi strisce di bava come una lumaca, mentre continuava alla grande con il doppio massaggio, che a Roby stava piacendo un sacco. Le palle gliele avevano toccate un sacco di volte, ma quella zona attaccata al buco del culo mai. Una goduria pazzesca. D’improvviso, anziché ignorare il dolore “muscolare” per eccitarsi, dovette concentrarsi su altro per non schizzare in faccia a quella gran zoccola che era pure sua parente, anche se non di sangue. Caterina sputò di nuovo sull’uccello, questa volta in maniera più consistente di prima. Un grande gocciolone di saliva iniziò a colare giù lungo tutta l’asta, fino ad arrivare ai testicoli e scendendo ancora. Sarebbe precipitato sul bel pavimento di marmo, se Caterina non l’avesse raccolto con un dito e sbattuto sul glande ormai violaceo, spalmandolo sopra e massaggiando. Per farlo aveva dovuto smettere di massaggiargli le palle, ma a Roby non era dispiaciuto per nulla. Si leccò le labbra, in piena voluttà, dopodichè si sentì schiaffeggiare le chiappe in maniera dolorosa. La zia aveva smesso anche con l’altro massaggio, evidentemente.
Con quella mano gli stava impastando in glutei, colpendoli con sberle anche piuttosto forti.
- Tienilo dritto!
- Hmm! Uh!
- Dritto!
Incredibile. Non gli era mai successo prima. Era bastata una distrazione di pochi istanti e il suo coso aveva perso tono. Quel maledetto indolenzimento gli aveva tolto parecchio controllo sul suo “strumento”, c’era poco da fare.
Roby se lo prese in mano e lei, senza che nemmeno lui dovesse parlare, spianò fuori la lingua e si prese le quattro frustate di cappella che il ragazzo aveva deciso di rifilarle.
“Cazzo se ci sa fare”, si disse Roby, assolutamente non pentito di aver scelto quella strada per cercare di guadagnarsi la grana che voleva.
“Il modo migliore per ottenere tutto!” pensò, sorridendo.
Zia Caterina, di colpo, si alzò dalla poltrona, intimandogli di mettersi sul pavimento.
- Forza, piccolo, culo sul marmo!
- Eh?
Lei gli strinse la faccia con una mano, avvicinando le labbra alle sue, quasi sino a toccarle.
- Parlo ostrogoto? Sdraiati e tienilo bello in tiro, chiaro? - Poi sorrise da vera maiala. - Mi pare chiaro che hai qualche problema di indolenzimento, ragazzino!
Da rimanere a bocca aperta, quella puttana se ne era accorta!
- Beh, ecco, sì…
Era del tutto inutile negare.
Lei annuì. - D’accordo, ma voglio essere sicura che sei in grado di funzionare perfettamente lo stesso. Stai lì per terra per un paio di minuti e tienilo bello duro. Tutto chiaro?
Roby annuì. - Certo, come il sole.
- Bene.
Glielo prese in mano, segando pian piano, avanti e indietro.
- Hmm.
Lei sorrise. - Sotto stimolazione mia sei perfetto, ma voglio che funzioni uguale senza nulla. Quando sei lì io non ti sfioro nemmeno, ma voglio vederlo su come un obelisco. Se no puoi tornartene a casa e ci rivediamo a ferragosto, e poi se vuoi anche a settembre-ottobre, quando NON avrai la tua moto nuova…
Roby allora si sdraiò sul pavimento, impugnando l’asta e andando su e giù piano piano, ignorando il dolore che saliva sempre più.
Zia Caterina schioccò le dita. - Mano!
Roby le porse la destra, alzandola verso il soffitto. La donna si abbassò leggermente e gli sputò sul palmo.
- Forza, usalo.
Con la mano impiastricciata, il ragazzo ricominciò a masturbarsi, avvolgendosi per bene l’attrezzo nella saliva di zia Caterina. Cercò di ignorare le fitte, tenendolo più in tiro che poteva, ritrovandosi però spesso a fare i conti con quel prurito che precedeva di poco l’orgasmo.
Era come rincorrere la palla da una parte all’altra del campo per evitare che uscisse da entrambe le estremità.
- Bene, bravo. Prosegui.
Lui obbedì. Zia Caterina si tolse la giacca, poi cominciò a sbottonarsi la blusa, mentre guardava con occhio attento ma distaccato, da esaminatrice, la performance solitaria del bel biondino.
- Dritto!
Roby annuì, facendo il possibile, nonostante il dolore, per mantenere una perfetta erezione.
Slacciato anche il reggiseno, zia Caterina espose il suo bel paio di tettone abbronzate, frutto di tutte le volte che, in Sardegna, aveva preso il sole integralmente sugli scogli.
- Bene, direi che ci siamo, almeno sotto stimolazione in generale. Ora siediti, schiena poggiata alla poltrona. Forza!
Roby si tirò su, mettendosi proprio come la zia gli aveva appena ordinato.
- Smetti di toccarti, adesso. Voglio vedere se riesci a tenerlo dritto senza nemmeno sfiorarlo…
Roby la guardò stupito. - Solo col pensiero?
- Perspicace, non c’è che dire!
Roby sbuffò, dopodichè, chiudendo gli occhi, cominciò a pensare a qualcosa di eccitante.
Si immaginò di prendere zia Caterina da dietro, stringendole i capelli e sfondandola con colpi potentissimo, senza alcuna pietà. Proprio ciò che avrebbe fatto se solo non avesse avuto il piccolo problema dell’indolenzimento. Si sarebbe proprio divertito, in condizioni normali, ad averla alla sua mercè, facendo a quella zoccola altolocata tutto ciò che gli sarebbe passato per la testa.
Gli sfuggì qualche mugolio, riuscendo a far indurire per bene l’arnese.
Adesso bastava restare concentrato su quella fantasia e sarebbe anche riuscito a mantenerlo rigido senza problemi.
Caterina, sempre accovacciata accanto a lui, proseguiva nella sua attenta valutazione.
- Bene. Molto bene.
Gli mise l’indice destro in bocca, facendoglielo succhiare, aggiungendovi poi anche il medio.
- Bravo, piccolo. Tienilo sempre duro, ma non toccarti.
Dopo che gli tolse le dita dalla bocca, rimase a guardarlo per qualche istante, dopodichè gli sfilò la canotta, lasciandolo ora completamente nudo. A quel punto, prese ad accarezzargli il petto, leccandosi poi i polpastrelli e pizzicandogli più di una volta e con forza i capezzoli. Ci metteva molta enfasi, apposta per fargli male. Poi, con il solito sorriso da porca, disse: - Voglio vedere se riesci a restare concentrato.
Non fu facile per Roby, con quel dolore intenso e continuo, riuscire a mantenere l’erezione solo con la forza del pensiero, tanto che, per quanto possibile, dovette completamente estraniarsi da tutto.
Paradossalmente, tuttavia, riuscì a restare eccitato con una fantasia del tutto simile a quella che era la realtà in quel momento: una donna matura e perversa che si eccitava facendo di lui quello che voleva. Puro e semplice.
Zia Caterina si leccò le dita della mano destra, iniziando a toccarsi tra le gambe.
Infilata la mano dentro la gonna e scostato il perizoma che portava sotto, cominciò a stimolarsi il clitoride, fino a che non fu sufficientemente bagnata.
- Okay, vediamo che sai fare, - disse, soffiando fuori l’aria.
Si rialzò in piedi e si levò i sandali, dopodichè tolse la gonna e abbassò il perizoma, restando nuda.
- Fermo lì, immobile! Fallo restare duro così.
Roby annuì, all’apice dello sforzo mentale.
Zia Caterina si accovacciò sul suo membro, guidandolo con una mano sino al buco vaginale.
Sparì tutto all’interno in pochi istanti, dopodichè la donna cominciò ad andare su e giù, aumentando il ritmo, aggrappandosi con le mani alla folta chioma bionda del nipote diciottenne.
- Mm… - fece lui, leccandosi le labbra per la goduria.
Roby, adesso, dovette fare uno sforzo immane per non esploderle dentro. Sentiva il suo enorme arnese innaffiarsi di umori, i quali gli colavano sui testicoli, scendendo sino all’inguine ed arrivando sul pavimento. La zia, intanto, continuava a cavalcarlo, saltando su e giù sempre più velocemente, schiacciandogli le cosce con le natiche e facendogli male.
- Ohh… mm… si! Forza! Dai, maiale, forza!
La sua voce iniziava a farsi più roca e il suo autocontrollo veniva sempre più meno.
Lo sciacquio interno produceva un rumore forte ma piacevole, mentre Roby, stringendo i denti, avvertiva perfettamente il suo coso mentre strusciava contro le pareti interne della vagina.
- Dai! Dai! Così, bravo! Duro come il marmo, forza! Uh! Uh!
Stringendogli sempre più forte i capelli, zia Caterina aumentò ancora il ritmo, tirando indietro la testa dai lunghi capelli neri e facendo smorfie di piena voluttà. Iniziò poi ad urlare oscenità del tipo: - Dai, porco fottuto, forza! Fottimi, capito?! Fottimi!
Gli agguantò il viso con la mano sinistra, stringendo forte e proseguendo con l’impalarsi sull’attrezzo.
- Ohh, sii, forza! Dai, avanti, fotti! Fotti, ragazzino, fotti! Uh! Uh! Dai!
Roby adesso, stranamente, non avvertiva più alcun indolenzimento, anzi gli parve di poter resistere in eterno, pur avendo quel gran troione a montarlo da pazza infoiata.
Si vedeva sobbalzare davanti agli occhi quelle enormi tettone, che gli arrivavano quasi in faccia ad ogni salto. Lui, istintivamente, alzò le braccia, prendendole tra le mani e cominciando ad impastarle per bene, prendendo poi in bocca i capezzoli, mordicchiandoli e disegnandovi piccoli cerchietti con la lingua.
- Uhuh, sì! - fece la zia, di nuovo col sorrisetto da maiala. - Così, bravo, sì! Mm! Sì!
Caterina avvicinò ancora di più i seni alla bocca del ragazzo, per farlo lavorare meglio, mentre proseguiva su e giù, irrorando lo strumento di Roby con una gran quantità di umori.
- Mmm! - fece lui, saziandosi a più non posso con quel pasto abbondante.
Continuarono in quella posizione per qualche minuto ancora, dopodichè, ad un certo punto, il grande arnese di Roby, duro quanto passivo, colpì la zia proprio bene, tanto che lei cominciò a gridare ancora più forte per via del godimento.
- Ohhhh, sì, bravo! Cosìììì! Dai, dai che vengo Roby, dai! Oh, cazzo, siiiii! Continuaaaa!
“Ma che cazzo dici troia? Io non sto facendo un cazzo!” pensò Roby. Poi sorrise. “Però forse un qualcosa di attivo lo posso fare…”
Roby, pensando ciò, spostò una mano dalle tette della zia, la destra, piazzandogliela tra le chiappe, massaggiando e mettendole poi due dita dentro l’ano.
Lei andò in visibilio, continuando a cavalcarlo.
- Dai che vengo, Roby, forza! Dai che vengo, cazzo! Uh! Uh! Oh merda, sì!
Roby, continuando a spingere con le dita, riuscì ad inserirle sino in fondo, muovendole in tutte le direzioni, mentre cominciava ad avvertire anche lui l’orgasmo imminente.
- Anch’io!
Lei gli mollò un buffetto, rabbiosa e in pieno godimento.
- Devo venire prima io, capito?! Ohhh! Oh, sì, cazzo, sì!
Roby annuì, cercando di trattenersi, ormai sguazzando in un bidé di umore vaginale.
Continuava a muoverle nel sedere le dita, per stimolarle l’orgasmo, riuscendo anche ad inserirne un terzo.
- Oh, sì, dai che vengo! Dai che vengo, porco fottuto! Ohhhhhh! Ohhhhhhhh! Vengooooo!
Zia Caterina, come colpita da più scariche elettriche, si aggrappò stretta a Roby, muovendosi come un’epilettica, immergendogli la faccia tra le sue tette.
La scarica di umori dell’orgasmo non si fece attendere, per la gioia di Roby, che non avrebbe potuto resistere ancora molto a quel su e giù sfrenato. Si lasciò dunque andare anche lui, liberando un orgasmo trattenuto per settimane dritto nella fica della zia.
“Zoccola com’è, figurati se non prende la pillola!”
- Ohhhh! - gli sfuggì, mentre ancora leccava avidamente il solco tra i seni di Caterina.
Lei, con un fiatone da maratona, cominciò a ridere, togliendosi poi finalmente l’uccello ormai moscio e lordo di sperma del nipote da dentro.
Lui, sudato e stravolto, rimase lì seduto senza dire nulla.
Lei gli scompigliò i capelli con una mano, sorridendogli. - Un vero peccato che quell’indolenzimento ti costringa ad essere “passivo” e ti impedisca di menar colpi come si deve!
Sorrise anche lui. - Passerà, tranquilla. Per quanto riguarda il discorso “soldi”, zia?
Lei riflettè, accarezzandosi il mento con una mano dalle unghie smaltate. - Mm, sai, come si suol dire, oggi sono particolarmente in vena di generosità. Facciamo così: ancora un paio di volte, piccolo, e se sarai all’altezza di oggi, avrai la tua moto. Ti darò la cifra piena.
Lui deglutì, incredulo. - Sicura?
- Sì, certo. Attingerò dal mio fondo personale e non diremo niente a nessuno. Usane solo una parte, il resto lo metterà tuo padre. In questo modo, potrai giustificare lo stipendio e ti terrai la cifra rimanente.
- Bene, zia, tanto non credo che indagherà sulla provenienza dei soldi, non l’ha mai fatto!
Roby era contento come un bambino. - Posso fare una doccia, adesso?
Lei annuì, ma sul suo volto comparve nuovamente il sorriso da maiala. - Certo, piccolo, seguimi. Ne ho proprio bisogno anch’io…
“Il modo migliore per ottenere tutto” pensò Roby con amara ironia.
Forse avrebbe fatto meglio ad andare a lavorare.