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Daniela
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Titolo:
Daniela |
Autore:
Marilù |
Contatto:
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Racconto
n° 3025 |
Altri
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“Pronto Andrea, come stai? Sono Alessandra”. Sorrisi compiaciuto, aspettavo quella telefonata. “Bene, e tu? Che piacere sentirti”. “Dove sei? Roma o Milano? Perché se sei a Roma volevo invitarti alla mia festa di compleanno, questa sera. Mi farebbe molto piacere se ci fossi anche tu”. Lo sapevo, non aspettavo altro. Non l’invito per la festa di compleanno naturalmente, ma la chiamata. Le donne, tutte uguali, se gliela batti si ritraggono, fanno le smorfiose: “Adesso no, sono occupata, se me l’avessi detto prima sicuramente avrei accettato, non possiamo fare un altro momento”…e via dicendo. Insomma tendono sempre a fare le preziose, a farla cadere dall’alto. Ma appena sparisci dalla circolazione e non ti fai sentire per qualche giorno, ecco che ricompaiono con banali pretesti, come un compleanno ad esempio, per riallacciare quel filo che loro stesse molte volte strappano. Tutto scontato, come un film già visto. “Certo Alessandra, auguri, grazie dell’invito, farebbe piacere anche a me venire alla tua festa, piuttosto, come ci accordiamo? Ti devo passare a prendere?” “No grazie, ci vediamo lì, ti do l’indirizzo, io ci sarò dal primo pomeriggio, impegnata con i preparativi”. “OK, a più tardi allora”. E’ fatta, pensai, anche questa è cascata tra le mie braccia; completo l’opera con un bel mazzo di rose rosse e già stasera me la scopo. In effetti era già da qualche mese che aspettavo il momento di portarmela a letto. Non che abbia passato tutto questo tempo a pensare a lei, per la verità mi ero anche dimenticato della sua esistenza. Ma appena conosciuta mi era subito piaciuta e ho pensato: questa prima o poi me la faccio, iniziamo a tesserle attorno la tela della seduzione e aspettiamo. In realtà pensavo che cadesse prima, ma a quanto pare era una da tempi lunghi. E poi quel giorno non avevo proprio niente da fare, e altre donne disponibili in quel momento non ne avevo, quindi questa capitava proprio a fagiolo. Tra l’altro, oltre che una bella ragazza, era anche simpatica, aperta, con un bel giro di amiche, o almeno così mi era sembrato. E a me, che andavo avanti e indietro da Milano a Roma per il nuovo lavoro, sicuramente non dispiaceva essere introdotto in un buon ambiente, con tante donne soprattutto... e Alessandra era certamente un buon punto di partenza per tastare il lato femminile della città eterna. Soddisfatto uscii dall’ufficio per tornare in albergo, pregustando un riposino pomeridiano che avrebbe sicuramente giovato alle fatiche notturne che mi attendevano. Alle 20 in punto ero già all’indirizzo indicatomi. Appena entrai la vidi, circondata da un gruppetto di persone, come si addice alla festeggiata. Non me la ricordavo cosi bella, ma soprattutto così sexi; ero contento, il mio intuito anche questa volta non mi aveva tradito. Lo sentii muoversi dentro i pantaloni, quasi a ricordarmi le sue esigenze, lo rassicurai con un sorriso… Tranquillo, ancora un po’ di pazienza, tra qualche ora avrai ciò che desideri. Mi diressi sorridente verso di lei, che appena mi vide si sganciò dal gruppo e con passo da gatta in calore mi venne incontro a braccia aperte. “Ciao Andrea, che piacere, ti trovo benissimo” disse baciandomi sulle guance e schivando le mie labbra che puntavano alle sue. “Dai, vieni che ti presento agli altri” disse trascinandomi verso il centro della sala mentre mi accarezzava lascivamente la mano stretta intorno alla sua vita. Mi è sempre piaciuto questo modo di fare un po’ ambiguo delle donne, che da una parte respinge e dall’altra concede, lo trovo un eccitante preludio a fasi successive. Anche con questa nuova conquista il gioco si stava svolgendo come da copione: la seguì compiaciuto pregustando la sottile ma già palpabile eccitazione che si stava creando tra di noi. Mi presentò gli altri amici e, mentre scambiavo con loro le frasi di rito, l’avevo sempre vicina a me, il suo corpo che sfiorava mollemente il mio; m'inebriavo del suo profumo e del suo calore, avvertendo nitidamente l’elettricità della sua pelle che mi penetrava arrivando direttamente a Lui che si faceva sempre più impaziente. La sentii chiamare dall’altra parte della sala, la guardai mentre si allontanava per raggiungere il nuovo ospite, catalizzando gli sguardi degli uomini presenti e l’invidia delle altre donne. Era sicuramente una bella puledra, sensuale, ma anche sicura di sè, brillante, decisa. Ottima scelta, mi complimentai con Lui, che mi rispose indurendosi un po’ di più. Nella mezzora che seguì la persi di vista, o meglio, la vedevo da lontano, seguendola con lo sguardo, che lei ricambiava con ampi sorrisi, sempre circondata da altre persone e chiacchierando e ridendo con tutti mentre si spostava da un gruppetto all’altro. Era la sua festa, Gli dissi, lasciamole un po’ di spazio, non essere impaziente, arriverà presto il Nostro momento. Eh, sì, eravamo una bella squadra io e Lui. Io corteggiavo, adulavo, aspettavo, intrecciavo invisibili nodi della sensuale rete d’amore; Lui completava l’opera distribuendo il piacere tanto atteso con i suoi “affondo”, al momento opportuno. Finiva sempre che uscivamo soddisfatti tutti e due, anzi tutti e tre, se prendiamo in considerazione anche la fanciulla di turno. Beh... pensi, con tutta questa gente non riuscirà a sganciarsi tanto rapidamente, aspettiamo. Con rassegnazione mi avviai al banco del buffet per mangiare qualcosa. Nel tentativo di tornare indietro, tenendo in equilibrio piatti ricchi di tartine e bicchiere, andai a sbattere contro una ragazza che con fare impacciato cercava anche lei di fare equilibrismi con il suo piattino. “Mi scusi“ disse “non l’avevo vista”. “Ma dai, non si preoccupi, l’importante è che si sia salvata la pappa”. “Meno male, che figura se mi cadeva a terra”. Ecco un’imbranata pensai, e iniziai a chiacchierare con lei, non tanto per rassicurarla, quanto perché non avevo ancora scambiato parola con nessun altro, tranne Alessandra e i tre al mio arrivo. “Grazie” disse “è gentile, pensi che sono qui da un’ora e lei è la prima persona con cui parlo”. La guardai bene. Ti credo pensai, ma ti sei vista. Era veramente una ragazza scialba, non brutta, ma insignificante, soprattutto se paragonata alla prorompente bellezza di Alessandra e anche alle altre donne della sala. Comunque le chiesi se le andava di sederci allo stesso tavolo. Un po’ perché mi annoiavo, un po’ perché seccato dall’attesa che la mia preda mi degnasse delle sue attenzioni, un po’ perché nessuno della festa mi aveva rivolto la parola. Eh si che all’inizio avevo cercato di intavolare una conversazione civile, ma inutilmente. Me l’avevano detto che Roma è una città difficile da questo punto di vista, malgrado l'apparente espansività è più chiusa di Milano, più provinciale. Sicuramente il punto era che in questa festa le donne erano quasi tutte accompagnate, e io solitamente comunico molto bene e mi intendo subito con loro, meno con gli uomini, con cui non so mai cosa dire, a meno che non si tratti di lavoro naturalmente. Invece con le donne era tutta un’altra cosa, mille argomenti, il parlare di loro, il corteggiarle, aprivano infinite opportunità di conversazione …e altro. Intanto mi guardavo attorno, a tastare visivamente il terreno delle grazie femminili Capitoline. “Sì, volentieri” mi rispose la ragazza con gli occhi che gli brillavano. Inseguendo i miei pensieri, mi ero quasi dimenticato di lei. La guardai meglio; però, con quella nuova luce il suo viso era un po’ più bello. Ci sedemmo in fondo al terrazzo sul bordo del parapetto. “Anche tu sei un po’ spaesata” dissi, tanto per rompere il ghiaccio. “Si vede così tanto? Sa, sono venuta dietro insistenza di una mia amica, di solito non frequento feste”. Era anche ingenua oltre che imbranata, non mostrava alcuna astuzia femminile, scoprire così apertamente le sue carte con un uomo la diceva lunga. Continuammo a chiacchierare e capii subito che la sua amica era anche la mia, Alessandra. Mi incuriosii e ne approfittai per indagare su di lei. Chiaramente l’imbranata non sospettò nemmeno lontanamente il motivo del mio interesse. Venne fuori che Alessandra era una single, vera mangiatrice di uomini, mai pentita delle sue scopate. Bene, mi dissi, confermo che è la persona giusta per me, una che poi non ti rompe le scatole; spero solo che non abbia nel frattempo messo gli occhi addosso a qualcun altro. Con la voglia che avevo di scoparla, oggi doveva essere mia. Domani che si scopasse chi voleva. Mi alzai rapidamente salutando con garbo la mia nuova amica, non sapevo nemmeno come si chiamava, non persi tempo e andai a cercare Alessandra per ricordarle che ero lì e reclamare la giusta mercede. La trovai in un angolo della sala, seduta sulle ginocchia di un tipo. Mi chiamò con entusiasmo. “Ehi” disse “dove sei stato? Ti ho cercato tanto”. Mi avvicinai e la feci alzare da quell'inopportuno sedile. “Ale, sei bellissima, bella e sfuggente, lo sai che sono pazzo di te e che sono venuto apposta per stare solo con te, tu non fai altro che trascurarmi, dai, andiamo via ora”. Con certe donne bisogna andare pesante, dritto al sodo senza tanti preamboli. Lei si girò con una risata. “Ti ho invitato apposta per questo mio caro, come vedi sono qui con te“ disse abbracciandomi e strusciandosi sorniona addosso a me. Bene, pensai, stringendola e sfiorandole il seno col dorso della mano. Sentii il capezzolo inturgidirsi al contatto. Però, sensibile la ragazza! All’improvviso, chiamata dall’altra parte del salone, si allontanò sculettante, lasciandomi la voglia sulla punta delle dita. Che troietta, pensai, mentre la guardavo stringersi al nuovo ammiratore. Un po’ indispettito cominciai a vagare per la stanza guardandomi attorno, senza darlo a vedere, in cerca di nuovi interessi. La festa presentava numerose attrattive femminili, alcune delle quali degne di attenzione; in futuro avrei sicuramente reincontrato quelle signore, anche se mi sembravano già accompagnate. Sapevo per esperienza che questo comunque non pregiudica altri incontri ravvicinati, e io raramente mi perdevo d’animo. Tanto valeva quindi darsi subito da fare e buttare l’amo del mio interesse nei loro confronti. La mia attenzione venne subito catturata da una figura femminile in controluce davanti alla porta finestra. Mi colpirono le belle gambe tornite e la superba linea del fondoschiena. Infatti la luce che filtrava evidenziava al di sotto di una trasparente gonna due gambe perfette e, alla loro attaccatura la dolce curva dei glutei. Velocemente attuai la manovra di avvicinamento alla celestiale visione. Dapprima non la riconobbi, poi di colpo individuai l’imbranata con cui avevo mangiato insieme e scambiato quella stentata conversazione. Però, mi dissi, da vicino non ero riuscito a cogliere l’insieme, mi ero concentrato solo sul particolare del viso, anche se avevo notato i suoi occhi espressivi, ma ora la visione da lontano rivelava un bel corpo. Eh si, aveva decisamente un bel corpo, anche se, vestita modestamente e troppo accollata, in un abbigliamento che mortificava le sue curve. Subito non si notava, ma uno come me era in grado di andare oltre i vestiti. Strano comunque che non l’avessi notata prima; sicuramente, preso come ero da Alessandra, avevo trascurato di guardarmi in giro più accuratamente. Mi colpì il bel seno, piccolo ma che guardava con impertinenza all’insù: avrebbe fatto la sua figura incorniciato da adeguato decolleté. Quella aveva un corpo da favola e non lo sapeva! Lui realizzò prima di me, lo sentivo infatti muoversi con impazienza, sollecitato da fitte di desiderio. D’altronde Lui era più istintivo, mentre io dovevo sempre confrontarmi con la mia parte razionale. Mi avvicinai e le sfiorai un braccio. S'illuminò. Però, quando sorrideva era decisamente bella, o forse la vedevo io così? Ma chi se ne frega, bella davvero o no, in quel momento non aveva importanza. Di certo avevo individuato un’altra possibilità di scopata in quella noiosa festa e, la riserva scelta al momento, sembrava più disponibile della titolare, senza tutti quei corteggiatori attorno. Non che mi spaventi facilmente, ma a volte la concorrenza è sleale e, io lo sapevo bene, in amore come in guerra il primo che attacca ha la vittoria in pugno. O era: la miglior difesa è l’attacco? Questa comunque mi sembrava una tipa riservata; meglio, a volte le acque chete diventano le più turbolente se scosse da un buon venticello. Iniziai quindi un blando, impercettibile corteggiamento esordendo con una formula appena sperimentata sulla mia pelle: “Ciao, ma dove eri sparita? E’ tutta l’ora che ti cerco!” Arrossì e abbocco subito: "Anch'io ti cercavo, sai, sei una persona simpatica e mi spiaceva andarmene senza salutarti”. “Vai già via?” Lo sentii timidamente ritirarsi su se stesso. No, non potevo deluderlo ancora, lasciandomi sfuggire anche questa preda. “No, ti prego, stai ancora qua, mi piace parlare con te”. Non potevo certo farla uscire, nè tantomeno andare con lei: primo, non avevo ancora stabilito il piano di accerchiamento, secondo, non avendo la certezza di portare a buon fine la faccenda rischiavo di perdere altre occasioni che potevano scaturire dalla festa. La presi sotto braccio e con fare confidenziale la dirottai verso la terrazza per andare a sederci su un comodo dondolo che finalmente si era liberato. Misi subito in atto la tecnica soft: “Non ci siamo nemmeno presentati, io mi chiamo Andrea”. “Piacere, hai un bel nome, io sono Daniela”. “Anche tu hai un bel nome, ti sta molto bene, è dolce come te”. La vidi ritrarsi e arrossire anche al buio. Aveva un fascino discreto. Senza riflettere, sicuramente spinto dalla Sua impazienza, le sfiorai le guance con l’indice. “Che sorpresa, non ti devi vergognare, una donna che arrossisce è una tale rarità che mi commuove”. Mi guardò confusa, arrossì ancora di più e abbassò gli occhi. Stavo sfondando una porta aperta. Facile sì, ma non per questo meno arrapante. Anche Lui apprezzò il gioco, alzandosi improvvisamente in piedi per sbirciare quel candore dal bordo della cintura dei pantaloni. Dovetti accavallare le gambe per farlo tornare al suo posto. Ci mancava solo che la ragazza s'indispettisse; a volte succede, quando non si rispettano certi tempi. Ma lei, o non si accorse di niente, o non si indispettì affatto, anzi, si appoggiò languidamente allo schienale, avvicinandosi un po’ più verso di me. Mossa casuale o studiata? Non lo so, ma Lui si fece risentire, spingendo da dentro la patta dei pantaloni, quasi a sfondarla. Quanta impazienza: stavolta lo lasciai fare, era stuzzicante, mi piaceva la Sua sveltezza, appena la situazione Lo intrigava, zap…non perdeva tempo a farsi avanti. E questa sua sessualità così pronta mi spingeva continuamente a cercare sempre nuove, insolite, affascinanti situazioni. Come appunto con questa nuova preda che sicuramente, nel suo giro di fighe niente male, era considerata una cozza. A questo pensiero Lui subito si risentì e, suscettibile come era, lo sentii restringersi e rientrare nel suo guscio. Animo, ora toccava a me fare la mia parte e ringalluzzirlo. Spinsi il mio braccio, piegato sul bordo della sdraio, fino a premere dolcemente sulla sua spalla, ricevendo immediatamente un confortante contrappeso. Incoraggiato, mi volsi verso di lei parlando con voce suadente del più e del meno, facendo banali commenti sulla calda serata, sulla bellezza del manto di stelle sopra di noi. La invitai quindi a guardare quel cielo luminoso spingendo in alto il suo mento con il mio dito. Non oppose resistenza, anzi, abbandonò dolcemente la sua nuca sul mio braccio, che rapidamente avevo spostato indovinando la mossa, per farle da cuscino. A quel punto mollai la presa sul mento e feci scivolare adagio il dito sul suo collo, indugiando alla sua base, indeciso, come a chiedermi se potevo andare oltre o fermarmi. La sentivo trattenere il respiro, in attesa… Il dito decise di proseguire e lentamente scivolò fino al seno girandogli tutto attorno per sentirne i contorni, e confermare così l’ipotesi precedente. Era un seno piccolo, ancora acerbo e sodo, facile da tenere in mano, ma non per questo meno reattivo. Lo sentivo infatti tendersi verso la mia mano che si chiuse naturalmente a coppa accarezzandolo delicatamente con movimenti circolari, e premendo dolcemente col palmo sul suo capezzolo. La guardai: teneva gli occhi chiusi per assaporare meglio la sua estasi, ma sicuramente chiedendosi se tutto ciò era reale. La rassicurai strizzando appena tra medio e indice un impertinente capezzolo che aveva richiesto un po’ più di attenzione. Lei si strusciò sensuale, e spostò il seno da sotto la mia mano in modo da offrirmi l’altro suo gemello che i miei polpastrelli con rinnovato vigore presero a massaggiare e a titillare nella zona più rosea attorno al capezzolo. Lui a questa ulteriore conferma, s'impennò paurosamente, tanto da rischiare di far saltare bottoni e cintura. La baciai con trasporto senza mai abbandonare il suo seno che sentivo pronto a rispondere alle mie agili dita. Aveva labbra morbide e calde. Introdussi timidamente la lingua nella sua umida bocca e me la sentii inaspettatamente risucchiare tanto che pensai la inghiottisse. Mi trasmise un dolore dolcissimo che mi costrinse a ricambiarla con altrettanto vigore. Sempre con la lingua nella sua bocca, la mia mano si spostò dal seno per accarezzare la dolce curva del pancino; bastò questo per farla allungare mollemente sul dondolo pronta ad offrirmi altri tesori. Saltai alcune parti per andare a toccare un fresco ginocchio e risalire seguendo la muscolosa linea della coscia che lei continuamente apriva e chiudeva per condurmi più rapidamente alla sua preziosa radice. Fui subito lì. Incontrai fradici ricciolini che rigirai e spettinai con le dita strappando a lei gridolini di piacere e a Lui urla di desiderio; scostai il leggero indumento che nascondeva quello scrigno e introdussi dolcemente tra le sue labbra un dito che iniziò delicatamente la sua esplorazione, muovendosi dal clitoride, duro e gonfio come fosse un piccolo cazzo, alla sua grotta che trovai già bagnata e accogliente. Lei ricevette il mio dito inarcando leggermente il bacino e piena di gratitudine m'inondò subito della rugiada del suo piacere, che colò come lava sulla mia mano. Con decisione la tolse dal suo scrigno e se la portò alle labbra, leccandone con volutà il palmo e succhiando con la sua bocca, altrettanto umida, dito per dito, per non perdere neanche una goccia di quel dolcissimo nettare. Questo gesto così passionale, quasi peccaminoso, mi diede brividi di intenso piacere che quasi mi fecero venire. Assurdo, non ero mai venuto, diciamo così, da fermo, voglio dire senza sollecitazione diretta su di Lui. Non lo aveva nemmeno toccato! Ma evidentemente Lui oggi stava assaporando nuove esperienze. Presi la sua mano e glielo feci sentire; le piaceva, eccome se le piaceva, eccome. Intensificò le leccate sul palmo in modo parossistico, mentre premeva sul mio rigido scettro che rischiava di esplodere dentro le mutande. La fermai di colpo, la feci alzare e dissi deciso: “Andiamo a metterci più comodi, a casa tua, se vuoi, oppure in albergo da me”. Lei si alzò più riluttante, ma mi seguì docile fino all’uscita. Non salutammo nessuno, tantomeno Alessandra: avevo già dimenticato quella stronza. No, mi disse Lui, che non si lasciava distrarre da niente, devi invece chiamarla domani, per ringraziarla della festa e soprattutto della sorpresa. Mi allontanai dalla casa con il cazzo più duro che mi ricordassi e che disperatamente spingeva per uscire dal suo nido. Lo accontentai, e tenendo Daniela per la mano per condurla verso la macchina, sbottonai la patta e diedi finalmente libertà a quell’uccello tenuto tanto a lungo in gabbia. Come uscì, vincendo la forza di gravità, salutò subito felice, depositando un piccolo schizzo sulla mano della mia compagna che io avevo avuto cura di farle trovare subito fuori della gabbia, giusto per rassicurarlo. Lei si girò e lo guardò preoccupata. “Ma è così grande?” “Si“ dissi tutto orgoglioso “grande e grosso, pronto a darti felicità”. “Mi fa un po’ paura” insisteva quella “non me lo aspettavo così, così congesto, e poi quel colore paonazzo, sembra che debba scoppiare da un momento all’altro, sei sicuro che stia bene?” “Benissimo” la rassicurai, pensando, se non ti sbrighi altro che scoppiare, questo si sgonfia e addio… ”E’ in ottima forma e darà del suo meglio, vedrai” “Ma, Andrea, non sono preparata e poi ti devo dire una cosa” Non era preparata a cosa, mica doveva dare un esame, e poi per la verità mi era sembrata più che pronta. “Cosa mi devi dire” la incoraggiai passando la sua mano su di lui, affinché prendessero confidenza, ormai infoiato da sentire male alle palle. “Andrea, sei sicuro che non mi farà male” continuando a fermarsi. “Ma no, cosa dici, farti male?, senti come è buono, toccalo meglio, dai, accarezzalo, bacialo, leccalo e poi succhialo come hai fatto prima con le dita così sentirai quanto è buono, vedrai come ti piacerà, su andiamo a casa”. Non ne potevo più, quella situazione: le parole, la sua reticenza, che sembrava studiata, mi stavano facendo impazzire; non vedevo l’ora di trombarla dappertutto. “Andrea, prima di andare a casa, devi sapere che io… io… ecco, non l’ho mai fatto, ehm sono… sono vergine”. Rimasi di sasso, Lui che non si aspettava questa rivelazione, non essendo abituato, in tutta la sua carriera non ne aveva infatti mai scopata una, si afflosciò immediatamente ritirandosi subito nel suo guscio, facendosi così piccolo come mai lo avevo sentito. Una vergine, nel 2000, ma che cazzo… doveva capitare proprio a me, e io non sapevo cosa fare… Daniela mi guardava in attesa di una parola, una decisione… ”Daniela, scusa, io non me lo aspettavo, mi cogli impreparato, e proprio …non me la sento di… non posso. E, cazzo, ma ti sei resa conto di cosa hai combinato, l’hai fatto ridurre, sparire, ma non potevi stare zitta cretina?” Girai di spalle, corsi verso la macchina, misi in moto e sparii veloce come un fulmine.
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