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Y. H. infinito di noi
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Titolo: Y. H. infinito di noi
Autore: Ysabel
Contatto:
Racconto n° 3028
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Quanto tempo dovrò ancora aspettare.
Quanti capricci dovrò ancora soddisfare.
Quante resistenze dovrò ancora vincere.
E quante paure dovrò ancora fugare, mia dolce Y. per condurti in quel mondo da cui traggo radici, dove il tempo non ha valore e l’attimo si riveste di infinito?
Vieni con me habibi, vieni dove l’acqua sgorga dalla sabbia infuocata e dà vita a ciò che è morte.
E mi immergi nelle tue acque, tenendomi sospesa tra le braccia adagiandomi sul ciglio dove la morte si fa vita e il tuo passato è il mio presente in un bisbiglio fuori da spazi e fuori dal tempo.
E cerchi il mio corpo con le tue nude mani, le tue dita mi sfiorano, la mia voglia si accende di un desiderio crescente, dipingi il mio corpo in una spirale avvolgente percorrendo sentieri esplorati e da sempre ignorati, tracci nuove linee da vivere insieme, frughi ogni angolo di questo corpo, lambito dal tepore dell’acqua, voluttuosamente adagiato nelle tue avide mani, mani che sfiorano, per il piacere sottile, per il nostro gioire, tenere collinette che si ergono impudiche a reclamare un contatto imperioso, mani che con mille arabeschi percorrono dalla nuca alla schiena un'autostrada imperfetta e si incastrano in dune di carne che dolcemente separi per profondarvi un desiderio che sempre più a stento trattieni.
Dove sei habibi, guardami… guardami negli occhi, neri come l’inferno dove vivo, abbandonati a me e lasciami scalare le vette del tuo paradiso, fammi entrare nel tuo mondo.
Dischiude gli occhi Y. e mentre scivola nel suo liquido sguardo vede il tempo svanire in quella notte incantata….
Si sente sollevare di nuovo Y. adagiata su stretti cuscini… due mani a spogliarla, annullando la mente e togliendo il respiro lasciando liberi i seni, piccoli, dalle areole increspate i capezzoli eretti dai contorni rugosi, la morbida linea dei fianchi degradante sul vezzoso culetto…
Ti avvicini, Hassan, sempre di più, respiro il tuo respiro su labbra infuocate la tua pelle si adagia e preme sulla mia perfetta fusione di corpi impazziti.
Dammi il tuo fiore habibi, dischiudi le gambe e lascia che le mie mani colgano la tua essenza, voglio accarezzarne i petali e raccogliere il suo nettare...
E le tue dita si insinuano, la sfiorano, ancor prima della tua lingua… lingua che striscia, che lecca e che si fa strada in un sentiero mai percorso alla ricerca del tuo piacere, del mio piacere, PIACERE che brucia l’anima e squassa il corpo, liquido, come l’acqua della tua oasi.
Bevi di me Hassan e penetri in me, sei entrato nel mio mondo e qui resterai.
Notte di notte Hassan, è l’alba e devo andare, e nel mentre mi volgo a guardare il mio sogno vissuto, per un'ultima volta, sollevi la mano, ma non è un saluto, è una muta preghiera che io raccolgo.
Non posso ignorare chi prega in silenzio e il cuore trafigge.