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Le terme
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Titolo:
Le terme |
Autore:
F.Mind |
Contatto:
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Racconto
n° 3034 |
Altri
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Il sole sta scendendo lentamente ad est e riflette la luce aranciata sulle acque del lago, appena smosse dalla brezza serale. Tutto è filtrato dai vapori sulfurei dell'acqua termale, che si alzano come una nebbia lenta dalle grandi piscine circolari all'aperto. Esco dal passaggio coperto per entrare nella prima grande vasca, lei è davanti a me e ne posso guardarne indisturbato il giovane corpo: è magra, con le spalle ben disegnate, non alta, con fianchi stretti e un seno piccolo ma pieno. Cammina nell'acqua lentamente, imprimendo alle natiche un lieve movimento ondulatorio che mi affascina. Ci spostiamo verso il lato più lontano dall'ingresso, coperti dalle fronde di un grande ulivo, cercando una inutile intimità, in una piscina praticamente deserta in un giorno infrasettimanale. Lei si gira, le cingo i fianchi e la tiro verso di me. Ha uno sguardo finto-severo che mi incuriosisce sempre: non capisco cosa pensa, ma so cosa vuole. Infatti avvicina la bocca alla mia, piegando un poco la testa di lato e verso l'alto, chiude gli occhi e apre le labbra, lasciandomi intravedere la piccola lingua rosa e i denti bianchi. Non ha un viso perfetto, sembra una bambina un po’ troppo magra, il sole dell'estate le ha segnato la pelle - solitamente quasi diafana- di lentiggini e piccole macchie brune, che però fanno risaltare ancora di più gli occhi azzurri, intelligenti e vivi. La bacio prima dolcemente, a fior di labbra, assaporando quella carne morbida che sa di buono - non fuma e si sente, penso - e poi spingo con la lingua, in una perlustrazione sempre più fonda e impegnativa. Le tengo la piccola nuca nell'incavo della mano, guidandole quasi il movimento della testa. Lei lascia fare e mi stringe i fianchi. Sento il mio sesso gonfiarsi e premere contro il suo pube magro. Mi è sempre piaciuto il monte di venere così esplicito delle donne magre, così sfrontatamente esposto. E' quasi una dichiarazione di desiderio d'amore, di essere prese, possedute, desiderate. Faccio scivolare la mano dentro il piccolo slip, le stringo la natica destra e poi piano piano passo il medio nell'incavo delle natiche, a cercare l'inizio della vagina, la parte sensibile che sta dietro. Lei lascia fare e divarica leggermente le gambe: l'acqua calda ci accarezza e asseconda i movimenti. Non c'è nessuno e allo stesso tempo siamo all'aperto, in un luogo pubblico, esposti... Il dito entra in profondità e le strappa i primi gemiti di piacere, un sommesso rantolo che viene dalla gola. Senza smettere di baciarla, le divarico le natiche e la penetro con il medio da dietro, una piccolo gioco che fatto con lentezza so piacerle. Infatti, adesso geme e si stringe a me; se non fossimo nell'acqua, sentirei che si sta bagnando. Sento che si avvicina il momento, la giro delicatamente e la piego, facendola appoggiare al muretto di pietre che fa da grande vaso all'ulivo sopra di noi. Lei mi asseconda, assaporando il momento in cui la prenderò. So che non è facile nell'acqua, perché si perde la viscosità degli umori naturali e occorre muoversi piano. Le abbasso gli slip fino a sfilarli dalle belle caviglie, prima una poi l'altra. Adesso ha il reggiseno, e le sue natiche bianche, segnate dall'abbronzatura delle cosce, mi appaiono a metà immerse nell'acqua calda, in tutta la loro candida rotondità. Sono bellissime, ha un sedere perfetto, tondo, simmetrico, pieno ma non grosso, evidenziato dalla vita stretta e dai fianchi adolescenziali. Con la mano sinistra le allargo dolcemente la grandi labbra e con la destra infilo il mio pene ormai al parossismo. Prima il glande, piano piano e poi sempre più in profondità fino a toccarle col pube il coccige. Poi comincio un lento movimento avanti e indietro e ondulatorio, colpi lenti e appena accennati alternati a spinte più profonde e vigorose. Sento che sta per venire, stringe spasmodicamente le cosce e le mani sul muretto, inarca la schiena, chiude gli occhi e apre le belle labbra, finalmente gode. Adesso anch'io mi posso lasciare andare, mi piace far venire prima lei: accelero i colpi in intensità e aumento la profondità, sento l'acqua che accentua il contatto della carne contro la carne, le sue natiche vibrano a ogni colpo, finché sento l'onda lontana dell'orgasmo salire, dai piedi, dalle viscere, sento la saliva in bocca, la mente che sta per esplodere. E finalmente vengo, dentro di lei, in un fiotto che mi sembra incandescente, che non finisce mai, tre, cinque volte. Mi sento liquido, liquido nel liquido. Ci sciogliamo in una lava calda. Ancora qualche movimento più lento, poi mi tolgo, la giro subito, la bacio profondamente e l'abbraccio. Siamo scossi da brividi entrambi, non di freddo, ma di spossata eccitazione. L'aiuto a rimettere le mutande del bikini, ci immergiamo in una pozza circolare con dei sedili e restiamo abbracciati con la sola testa fuori dell'acqua, gli occhi chiusi, mano nella mano, ad assaporare l'overdose di endorfine rilasciate nell'orgasmo. Mi sento vuoto dentro, di un vuoto perfetto, respiro a pieni polmoni, l'aria fresca della sera mi entra potente nelle narici e nei bronchi, con un lieve sentore di zolfo che non disturba. I muscoli adesso si rilassano, la luce della grande luna, quasi piena, comincia ad inondare il paesaggio creando un esercito di ombre blu e si riflette nei suoi occhi liquidi di passione. Non so dire se l'amo, forse è amore anche questo: so che la desidero e che in lei mi fondo, come è successo poche volte nella vita. So anche che la perderò, perché questa non è una storia per sempre. Ma la vita è adesso ed è un sacrilegio non viverla.
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