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La cuginetta primo atto
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Titolo: La cuginetta primo atto
Autore: Colin
Contatto:
Racconto n° 3042
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Una giornata afosa come tante. Rientro in casa madido di sudore, osservo reclinando il capo e con un certo stato depressivo l’ora. Fra poco mi chiameranno e sarò in ritardo come al solito. Federico non mi perdonerà mai se non mi presento alla cena del suo compleanno. Sospiro sperando che finisca presto, ma già immagino il dopo cena. La solita idea di fare un salto in un privè. Lascio cadere a terra la giacca e la camicia mentre un piede dopo l’altro alternandosi sfiorano i tacchi delle scarpe togliendole. Nudo, finalmente, apro la doccia senza attendere che arrivi acqua calda. Già sto meglio. In breve sono pieno di schiuma profumata al sandalo che l’acqua presto porta via. Sto uscendo gocciolando, mentre indosso l’accappatoio squilla il cellulare, è Franco, non gli do tempo di parlare:
- Sono uscito ora dalla doccia arrivo subito - mentre cerco di afferrare il cellulare con due dita.
- Su dai stiamo aspettando te sei sempre il solito! -
- Vi raggiungo, so dove è il locale, il tempo di vestirmi ed esco -
Rapido mi vesto, uno spruzzo di profumo e via fuori.
Giungo al rustico locale, il nostro preferito. Sul sedile posteriore il pacchetto con il regalo. Entro e sono quasi tutti lì. Una bella tavolata, qualche posto ancora vuoto, due per l’esattezza, mi chiedo di chi siano.
- ciao Fede auguri – avvicinandomi al tavolo e dando una pacca ed un bacio in bocca all’amico suscitando l’ilarità degli altri commensali e porgendogli il regalo.
- ma che schifo- risponde sorridendo Fede con affetto – dai dai che si mangia grazie.. uhm ma che buon sapore – leccandosi le labbra – me ne dai un altro? –
- ma va là – rispondo – lo sai che lavoro solo su appuntamento rispondo sedendomi – ehi, ma chi manca?-
Non faccio in tempo a finire la frase che vedo apparire sulla porta Lucia con suo marito. Lucia, la mia cugina di terzo o quarto grado, non sono mai riuscito a capirlo. Con lei ho trascorso l’infanzia, poi la scuola: insomma, una vita insieme. Solo dopo, da sposata, l’ho vista raramente. Un lampo nella mente. Un rapido susseguirsi di immagini. I nostri giochetti insieme nella soffitta di casa. Mutandine che scendono scoprendo per la prima volta la diversità dei nostri sessi. La sua mano che penetra nei miei pantaloni, mi masturba, le sue dita che giocano con il mio seme. Sentendone la consistenza, le portava al naso sentendone l’odore, alla bocca gustandone il sapore ed io ero affascinato da quel suo buchetto che mi faceva solo sfiorare. Non era una bellezza da far girar la testa, ma comunque sempre stata una gran bella figura. Occhi neri, capelli sempre ordinati, curata e ben vestita, un seno non grande, ma sodo, un culo stupendo.
Mi sorride entrando e, cavolo, si siede proprio vicino a me, mentre il marito alza la mano in segno di saluto e si reca verso Fede. Una stretta di mano e poi osserva tutti noi:
- Io purtroppo ho un impegno, non posso restare, sono passato per salutare - e guardando Rosy la sorella di Franco – tu sei di strada puoi accompagnare Lucia a casa? –
- Certo che sì, perché no? – sento rispondere Rosy.
- Uhm il solito buon profumo, sai sempre di spezie – pronuncia con tono normale Lucia dandomi un bacio sulla guancia – come va cuginetto?
- Bene benissimo fino a quando non ti ho vista – rispondo sorridendo.
- Sai, non ho dimenticato nulla di tutto quel che abbiamo fatto –
- Ma Lucia!!! – il mio ginocchio va verso il suo nell’intento di farla stare zitta.
- Scherzo – risponde sottovoce – non hai mai voluto andare oltre -
- Ma dai smettila non mi sembra il caso –
Lancio un’occhiata nascosta al marito, con lui non ho mai legato. Ha sempre notato il debole di Lucia per me e le nostre confidenze, ma sa anche che non ci vediamo mai se non in qualche rara occasione tipo questa.
Inizia la cena; tra ricordi, barzellette il tempo passa e ci ritroviamo presto fuori. La cara cuginetta mi prende sottobraccio, mentre gli altri stanno decidendo per il locale dove andare. Rosy sembra entusiasta dell’idea del prive’, Lucia meno e mi chiede di portarla a casa.
- No cara sai cosa succederebbe se tuo marito sapesse che ti ho accompagnata io? E poi no perché tu... insomma non voglio. -
- Dai. Non ti mangio, è che mi piacerebbe fare con te quel che si faceva ricordi?
- Sei matta? – replico con decisione – non perché non mi piacerebbe, ma perché so che poi non potrai più fare a meno di me -
- Oh. Il solito super uomo, su non farmi ridere al massimo se ben ricordo il tuo non era certo un super uccello – risponde con una vena ironica – sai credo che quello di mio marito sia il doppio del tuo -
- Sono contento per te, ma si vede che te lo dà molto male – con tono pungente e proseguo - e poi io non ho mai detto di averlo grosso, non è l’uccello che conta, è il resto cuginetta! Tuo marito te l’ha trovato il punto G? Con quel cazzo grosso magari neanche lo sente – le dico sorridendo.
Mi guarda con una aria strana come fossi un marziano: – Punto G? Ne ho sentito parlare, ma trovato no, non credo. Dai, sai che mi piace giocare, vorrei prendere il tuo in mano, non dentro i pantaloni come facevamo, ma vedendolo, baciandolo, succhiandolo sei tu che non potrai più fare a meno di me.-
Non prendo minimamente quel suo dire come una provocazione, a dire il vero non mi interessava affatto andare con lei, ma sono tentato a prenderla e portarla via.
Scuoto il capo. – No.. non posso poi tu... mi cercheresti, stai attenta. Lo faccio per te non per me. –
Il mio sguardo serio e il tono di voce pacato la sorprendono: – Vuoi dire che lo fai per me? Temi che non cercherei nessun altro dopo di te? – dice sorridendo – Ma va là sei il solito spocchioso -
- Sì – rispondo e immergo il mio sguardo nel suo.
Scoppia a ridere, ma con un velo di incertezza
- Ma dai, sei un ometto con l’uccellino come tutti gli altri.-

La porto a casa mia. Dopo qualche minuto me la ritrovo nuda distesa sul divano.
- Vieni qui -
- No, stai buona. Distenditi sul letto e giochiamo come facevamo. Ora io sono il dottore e devo trovare il tuo punto G -
- Ma stai scherzando? Vieni qui... - mentre distende le braccia -quale punto G? -
Mi avvicino, le bacio le candide spalle, sento il suo profumo. Lo riconosco, mi eccita e allontano la sua mano che prova ad avvicinarsi alla patta dei miei pantaloni. Il gonfiore non nasconde la mia eccitazione, la guardo e rido – Che te ne fai, è piccolo – mentre sbottono di poco la mia camicia e continuo a baciarla. La mia lingua sul suo collo sembra il pennello di un pittore. Scorro fino all’orecchio poi scendo sulle spalle mordendone leggermente i tendini sulle scapole e scorrendo su esse tenta di baciarmi.
Mi allontano, lei sbuffa: – Vieni, lo voglio –
- Ho detto di no, sto facendo una visita ora, dopo vedremo. -
Le poso la mano sul ventre caldo e palpitante, il mio medio sembra penetrare il suo ombelico con piccoli colpettini e poi lascio la mano scivolare sul suo pube. Gioco con la sua peluria e, quando la bocca raggiunge il suo capezzolo e comincio a succhiarlo, la sento inarcarsi e spingere il suo sesso verso la mia mano. Sollevo la destra allontanandola dal pube le faccio vedere il medio in quel gestaccio noto – vedi il mio uccello è più grande di questo in fondo... ma questo funziona meglio, è un buon ricercatore. -
Scorro con la testa lungo il suo ventre, la mia saliva sul suo corpo, e avverto il profumo del suo sesso. E’ intenso. Raggiungo la peluria, le labbra della sua vulva, apro la bocca e prendo nella mia bocca la parte alta. Le sue labbra interne sono larghe, le succhio mentre osservo il suo viso con la coda dell’occhio. Ora la sua mano spinge il mio capo, la tolgo sollevandomi.
- Non toccarmi. Pensa al cazzo di tuo marito, ma non toccarmi -
- Dai su vieni, ti voglio –
- Ho detto che voglio scoprire se ce l’hai –
- Uff... ma cosa dovrei avere? –
Mi avvicino repentino poso il palmo della mia mano destra tra le sue gambe.
Lei stringe le cosce, io la costringo a divaricarle
– La voglio vedere aperta –
Apre le sue gambe mostrando il piccolo foro roseo fra quelle labbra grandi. Mi eccita tremendamente. Ha delle labbra strane, ampie come ali di farfalla. Mi piacciono. Torno a succhiarle voracemente come un bimbo attaccato al suo biberon. Avverto il clitoride che fa capolino. Affondo il mio capo tra le sue gambe di nuovo, inarca la schiena sento una mano sulla testa e faccio per ritrarmi. Lei capisce e si tocca il seno mordendo le labbra. Cola leggermente dal suo sesso un liquido, lei silenziosa e ansimante mugola di piacere.
– Sì dai cosi! -
Mi fermo.
– No stronzo stronzo –
Mentre la sento dire così la penetro con il medio, scorro lungo le labbra umide internamente, esplorando il pertugio come fosse la prima volta. Giro intorno lentamente prima su e giù poi roteando. Sono dentro un cm, lei sospira, si dimena.
- Dammelo ti prego dammelo –
- Shhh - porto l'indice sul naso mentre la guardo nuda lì tra il godere e il non godere, sull’orlo dell’abisso del piacere, ma ancora incompiuto. Il dito affonda leggermente ancora due, tre centimetri poi quattro. Sento la sua vagina umida quasi risucchiare il mio dito, sento muovere le sue pareti, contrazioni di piacere.
- Eccolo – dico - eccolo. –
Avverto in alto sulla parete della vagina un piccolo rigonfiamento un po’ a destra. Una protuberanza che sembra rigata. La premo con estrema dolcezza, la sfrego ancor più leggermente, la tocco e mi ritraggo.
Lei geme, urla.
- Lo voglio lo voglio... dammelo... dammelo –
- No cara, vedi, è solo il mio dito e stai godendo sai cosa è questo? Lo sai? -
Accelero con il dito il mio movimento. La sento fremere, ripiegarsi quasi su stessa, poi urlare e gemere di nuovo. Tolgo il dito lentamente, lo lascio scorrere fino al piccolo buchetto del culo violandolo mentre la mia bocca preme sul clitoride. Sento un suo sussulto finale ed il suo abbandono. Solo allora mi sollevo, la fisso negli occhi languidi, distesa e appagata.
Sbottono la patta dei pantaloni...
- Eccolo non è grande, ma prova, provalo in bocca ora... -
Si getta famelica sul mio pene, lo prende tutto in bocca e comincia a succhiare, sento che sto per venire.
Uhm – sei brava però – ma ora basta, andiamo ti porto a casa.-
Mi allontano con il pene che pulsa, la guardo..
- Vedi ora questo lo sognerai... e lo desidererai, e non solo questo, ma ogni cosa di me. E non dirmi che non ti avevo avvisata. –
Sistemo i miei pantaloni, abbottono la camicia mentre lei si alza e mi copre di pugni la schiena.
Io freddo – tuo marito ti aspetta –
La porto a casa in pieno silenzio, non una parola né io né lei per tutto il percorso. Quando scende le faccio vedere l’indice mettendolo in bocca, lo succhio: ancora il sapore e l’odore del suo piacere. Lei mi guarda con disprezzo:
- Stronzo, non voglio più vederti – mentre si dirige verso casa.
Mi fermo poco distante penso al suo profumo, passo il dito sotto il naso ancora impregnato del suo odore di donna, socchiudo gli occhi, la mia mano scorre alla patta dei pantaloni. Libera il pene gonfio ed eccitato, pochi movimenti e godo così, semplicemente, mentre il cellulare squilla: un sms.
– quando posso vederti? mi manchi, Lucia –