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Corde
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Titolo: Corde
Autore: The Lime
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Racconto n° 3050
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E’ gia scesa la sera. Stringo la corda ruvida attorno al ferro. L’autunno è inoltrato ormai e posso lasciare la tapparella a metà, non entra nessuna luce. Lego le caviglie ben strette ai lati del letto. Si dimena emettendo dei leggeri mugolii da sotto il bavaglio. Sento la sua pelle sfregare sulla corda e poi sulla mia mano. Assaporo con i polpastrelli il contrasto, liscia, vellutata, profumata è la sua pelle, mentre ruvida e dura è la corda tesa sopra di essa. Smania, si agita, per niente docile si muove come un animale in trappola nella luce calda e soffusa delle candele ai quattro lati del letto mentre emette parole soffocate, versi. Non è freddo, ma lei ha la pelle d’oca, la vedo sul suo ventre, illuminato di sbieco da una candela. Contorce il ventre, le spalle, il seno generoso che saltella da un lato e dall’altro intrappolato nel fine corsa del busto. Non mi può vedere, è bendata. Sa che sono lì attorno a lei, ma non dove. Il suo corpo è stupendamente contratto nel fine corsa, costretto, legato ai quattro angoli del letto di ottone. Le sue gambe lunghe, le sue ginocchia perfette, il ciuffo bruno di peli sul pube, tutto appena illuminato da una delicata luce arancione. Mi assicuro che riesca a respirare bene, alzo il riscaldamento al massimo, chiudo la porta ed esco di casa.
Sta scendendo la nebbia, umida e candida altera le forme delle case dei palazzi delle vie del centro. Me la sento addosso, ma dentro ho un fuoco. Penso ai suoi seni, alle sue braccia che si dimenano nella poca luce della stanza. Prendo un caffè in un bar. Il contatto della mia bocca con la tazzina mi fa sussultare quasi, come se fossero le sue labbra, la sua carne calda, rovente e costretta dalle mie corde. Pago ed esco dal bar accendendomi una sigaretta. Mi trema la mano. Sento il filtro tra le labbra, come uno dei suoi capezzoli duri. Poche le luci che illuminano il mio camminare rasente i muri. La nebbia è fitta ormai, sono impaziente. Cavalco le scale, apro la porta e sono nella stanza.
Stupenda, bellissima. Il suo corpo è lucido di sudore, bagnato. Si accorge che sono lì e ricomincia ad agitarsi e a mugolare. Le giro attorno in silenzio. Prendo una candela e le faccio cadere qualche goccia di cera sul ventre, su un seno. Lei tenta di dire qualcosa, ma il bavaglio è stretto. Mi spoglio in silenzio. Le lecco un piede. Lei tenta di muoverlo, forse per darmi un calcio, ma la corda è stretta bene. La mia lingua sale dalla coscia, al ginocchio. Si contrae ancora di più mentre salgo verso il pube. Scivolo verso l’interno e oltrepasso il limite del suo piacere con la lingua. Tenta di inarcarsi, ma non ci riesce. Sussulta mentre l'assaggio nel profondo, mentre la mia lingua cerca dentro lei il piacere. Mugola più forte, contrae e rilascia gli addominali, sento il respiro interrompersi e farsi più affannoso. Affondo le dita nei suoi fianchi, nei suoi seni. Stringo i capezzoli ormai duri come pietra, ruvidi come le corde che la tengono immobile al letto, in mio completo potere. Risalgo con la bocca, oltrepasso il boschetto di peli sul pube, l’ombelico l’addome. Mi allontano all’improvviso. Lei smette di respirare, non sa dove sono, ma sa che sono lì e che potrei fare di tutto. Atterro con la bocca come un rapace su un seno, lo mordo, lo maltratto e mi rialzo in volo sopra di lei. Vedo i suoi polsi e le sue braccia tirare con forza le corde che li legano. E poi la prendo con forza. Sento che si lamenta da sotto il bavaglio, che ansima e ad ogni mia spinta mugola sempre più forte respirando sempre più velocemente. La bacio sul collo, sul seno, sul bavaglio che ha sulla bocca fino a che i nostri corpi si uniscono in un respiro solo, forte come una bufera, devastante come un tifone.


Le tolgo il bavaglio, la bacio, la slego, le tolgo la benda e guardo i suoi bellissimi occhi che m'incatenano e so che adesso tocca a me.
- Che ore sono? – chiede mentre si riveste.
- Sono le cinque e trenta. –
- Allora vado, devo andare a prendere i bambini e portarli a nuoto. –
- Va bene. –
- Stasera siamo a cena dai tuoi, non arrivare tardi e non ti dimenticare il vino! -
- Ok, ci vediamo più tardi allora. –
Si avvicina e mi dà un bacio distratto.
- Passa anche dalla lavanderia, e porta giù la spazzatura. -
- Va bene. -
- Ciao. –
- Ciao. –