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Pomeriggio insolito
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Titolo: Pomeriggio insolito
Autore: Giochinsieme
Contatto:
Racconto n° 3065
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Un insolito rientro verso casa... di quelli che solo la mia mente perversamente raffinata può pensare possano realmente capitare...
Ore 16.00, uscita da Torino, imbocco tangenziale. Distrattamente assorto nei miei pensieri procedo lentamente verso il semaforo rosso e vengo sorpassato da una splendida cabriolet di color quasi fosforescente, da cui intravedo un vestitino rosso svolazzante e una chioma di capelli neri al vento.
Al rosso del semaforo mi affianco. Dall'alto del mio Suv lo sguardo cade sulle gambe scoperte, il vestitino già corto di suo viene ulteriormente accorciato dai sobbalzi del vento. Lo sguardo sale e si sofferma su un seno morbido e vistoso... abbondante. Infine il viso, quello di una donna segnato dall'età già un po' avanzata e dall'abbronzatura e dai vistosi tratti un po' mascolini, quasi transgender.
Mi scappa un sorriso ammiccante poi, un istante prima del verde, la mia lingua passa lentamente sulle labbra.
Il messaggio è lanciato. Verde, via, si parte e si procede quasi parallelamente, aiutato dal vento che rende turbinosamente sexi quel corpo di femmina vistosa. Mentre continua il gioco di sorpassi e di scambio di sguardi ai pochi semafori rossi che si incontrano penso a chi si nasconde dietro quella femmina ammiccante.
Visto il luogo il primo pensiero perverso è che si tratti di una professionista dell'amore agli sgoccioli della carriera, ma ancora vistosamente attraente. Una macchina così di lusso però non sembra proprio nelle possibilità delle ultracinquantenni, che sulle loro Punto o sulle loro Panda attendono storicamente clienti disposti a spendere pochi euro per qualche istante di fugace e triste sesso nelle piazzole della periferia. E se si trattasse allora di un trans? Beh, c'è tempo per scoprirlo...
Le due auto procedono velocemente verso la campagna, ma è ormai chiaro che la fiammeggiante cabriolet ha accettato il gioco, una delle mie fantasie spesso e volentieri provata e altrettanto spesso e volentieri ignorata in questi lunghi anni di maliziosi ed intriganti pensieri.
Mi affianco, lancio un'altra delle mie occhiate penetranti e sorpasso, fino a che, pochi chilometri dopo, il lampeggio della freccia destra della cabriolet in prossimità di una stazione di servizio con annesso bar, è un chiaro invito a fermarsi.
"Bel giovane, posso offrirle un caffè?" dice lei scendendo dall'auto fra gli sguardi ammirati degli uomini presenti che si danno di gomito mentre pensieri sicuramente maliziosi attraversano la loro mente.
Ci troviamo seduti di fronte al tavolino, a conversare dandoci rigorosamente del lei davanti a un caffè shakerato. Guardandola da vicino mi rendo conto di quanto sono maiale: quel corpo mi fa venire pensieri di sesso sbracato e certo non raffinato, quel viso è di quelli che poi il giorno dopo fanno vergognare un uomo di se stesso...
Scopro che la mia interlocutrice è a modo suo sposata con un uomo molto più anziano di lei, di quelli molto ricchi e completamente rincoglioniti, che ha vissuto con la mamma fino a 60 anni e che poi, alla vista probabilmente di un po' di pelo, ha trasformato la simil badante in una benestante signora, che viaggia su un gioiello di carrozza, che vive da sola in campagna e che una volta l'anno va a svernare per qualche mese in Brasile, dove l'amato le ha comprato casa nella splendida Bahia.
Fra due giorni l'attendono le spiagge del Brasile mi dice, le valigie a casa da preparare.
Ci si sta ormai per salutare, son già passati dieci minuti da quando due sconosciuti conversano in un bar troppo piccolo per sentirsi a proprio agio; peraltro mi sembra anche troppo sconveniente farsi invitare a casa, okay che sta al gioco, ma insomma... non è nel mio stile forzare troppo la mano e avere cadute di stile. Lancio allora la provocazione di continuare il gioco facendo il passeggero a fianco dello svolazzante vestito rosso che non riesce a trattenere la prorompenza del seno e la sensualità di gambe che, anche solo una decina di anni fa, sicuramente parlavano da sole.
A provocare si viene provocati e la risposta sono le chiavi della cabriolet: guidi lei, messer cavalier sconosciuto e gentile.
Il tempo non è dei più belli, il cielo grigio rovina un po' l'atmosfera dell'auto che lentamente percorre improbabili stradine di campagna fra sterminati campi di granturco, trattori che bloccano la strada, contadini che a vederci il pensiero più pulito che possono avere è guarda 'sti maiali che vanno a fare sesso in campagna.
Continuiamo a darci del lei, è più intrigante...
L'argomento cade sulle fantasie e qui si sfonda una porta aperta, non sono più io a parlare, ma è lui, che forse per via del perenne stato di erezione non si rende nemmeno conto di essere partito in quarta raccontando episodi forse troppo boccacceschi per una signora sicuramente disponibile, ma certamente di vecchia scuola, diciamo di stampo tradizionalista.
Ma ormai quel che è detto è detto, sulla mia voglia di esibizionismo all'aperto, sui giochi a tre, a quattro, insomma sui miei consueti pensieri di porcello che ricorrono anche nel mio profilo.
Il tempo passa, probabilmente è più di mezzora che facciamo chilometri in luoghi relativamente sconosciuti chiacchierando amabilmente ma sempre accompagnati da una vaga atmosfera trasgressiva; la voglia di toccare quel corpo è forte, frenato però dalla razionalità di un desiderio che in realtà non provo. Capisco che è una donna assolutamente disposta a concedersi, intrigata dal pensiero di poter avere un uomo così affascinante e giovane, lei ormai non più issima...
Ma non così, non in mezzo ai campi, non con del sesso rubato... la sua mente e le sue parole pensano invece a una relazione fatta di incontri conditi anche da quella galanteria che sono sicuro di non riuscire a tirare fuori, al di là del momento.
Il gioco è bello così, a volte è più intrigante aver fatto sesso solo con il pensiero, è ora di rientriare verso la mia macchina rimasta nel parcheggio del benzinaio.
C'è ancora tempo per parlare di biancheria intima, di mutande indossate o meno, c'è ancora tempo per chiedere di controllare ed infilare la mano sotto il suo vestito corto. Sento l'umore della sua fica intriso nel tessuto umido delle mutande, il mio cazzo diventato enorme su cui vorrei fiondare la sua mano, ma non è un gesto da signori. Mentre penso che allora non si trattava di un trans, continuo a toccare la sua fica mentre il suo sguardo cambia e un leggero senso di abbandono attraversa il suo viso, ma è solo un istante perchè le sue mani fermano con poca convinzione le mie. E' due anni che non lo faccio, dice, mentre siamo ormai arrivati in paese. Per fortuna. E' stato meglio così.
La cabriolet ormai è ferma accanto alla mia auto. Sono travolto dai complimenti e dai rimpianti per la sua imminente partenza. Lascia il suo numero di cellulare speranzosa di rivederci al suo ritorno dal Brasile, a metà novembre. So già nella mia mente che non sarà così, so già che la razionalità, di qui a pochi giorni, mi farà gettare quel foglietto, probabilmente lo sa anche lei, ma non c'è malinconia in noi nel momento in cui ci salutiamo, anzi, la sua mano prende la mia e va a posarsi fugacemente sul morbido seno per regalarmi ancora un nuovo lampo di erezione.
Per mezzora ho pensato di essere in un'altra terra, in un altro paese... avevamo conversato amabilmente del Brasile e della bellezza della spontaneità della sua gente, sempre disposta a giocare, sempre pronta a far nuove conoscenze con estrema semplicità. Per mezzora lo stereotipo della donna italiana arroccata sulle sue, in un atteggiamento misto fra l'altezzoso di chi se la tira e il timoroso di chi è spaventato dal nuovo, mi è sembrato appartenere ad un'altra dimensione.
Malgrado ciò eccomi pronto a lanciare nuovamente lo sguardo al prossimo semaforo!