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La baita
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Titolo:
La baita |
Autore:
Moony |
Contatto:
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Racconto
n° 3068 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Eccoci su questo sentiero di montagna, diretti al Rifugio Sant'Antonio. Sono anni che non andavo a camminare sui monti ed è bello riprendere con te. La giornata è bella: il sole caldo sulla pelle, lo zaino pesante sulle spalle, pantaloni a pescatora e i miei vecchi scarponcini da trekking. Che emozione nel ritrovarli, indossarli ed iniziare a tirare le stringhe per stringerli. Mi guardavi mentre lo facevo seduta sul baule della tua macchina, le manine veloci che giravano e tiravano i lacci rossi. Mi son alzata e mi hai baciato. E ora siamo qui a camminare tranquillamente, ma con passo regolare, senza fermarci. Il fiato inizia ad essere un po' corto, l'aria va rarefacendosi. Aspiro forte l'aria nei polmoni; adoro quest'odore di resina dei pini. Ti guardo, hai preso un legno da terra e lo stai usando come bastone, proprio come me che lo batto contro le pietre per far fuggire eventuali vipere. Quante ne ho viste da bambina su per questi monti... e mia madre che urlava spaventata. Sorrido al ricordo. Chissà che faccia faresti se ne saltasse fuori una. Ci fermiamo a sedere sopra delle rocce, sfilo lo zaino e prendo da bere, ti passo una barretta di cioccolata, un po' di energia ci vuole. Mentre ci stiamo rifocillando sentiamo rumori di passi sulle foglie secche del sentiero. Dopo pochi minuti spunta un ragazzo con il suo zaino. Sembra stanchissimo, sta sudando molto ed è decisamente pallido. Ci saluta come si usa sempre fare in montagna. Ci chiede se quella è la strada giusta per il rifugio, perchè prima aveva trovato un bivio senza indicazioni e non sapeva da che parte passare. Confermo sull'esattezza della rotta e gli chiedo se si sente bene. In effetti, conferma la mia ipotesi, ha finito l'acqua che si era portato e non si sente molto in forza. Gli cediamo un po' dei nostri rifornimenti e, non appena il ragazzo prende colorito, iniziamo la risalita in gruppo. I due prendono a parlare salendo, si sentono subito a loro agio e trovano molti punti in comune. Io li precedo conoscendo bene il percorso e faccio strada. Grosse nuvole coprono il cielo e la situazione non mi piace affatto, ma non dico nulla ai due ragazzi che, intenti nei loro discorsi, probabilmente non ci hanno fatto caso. Ad un certo punto inizia a salire la nebbia, quella nebbiolina fredda che ti senti entrare nelle ossa, tipica della montagna. Ci fermiamo, ormai, dopo più di due ore di camminata per salire, tornare indietro è impensabile. Abbiamo ormai superato la metà del percorso e, anche se con difficoltà, è più sensato proseguire. Così ci mettiamo vicini in fila indiana e continuiamo a salire rallentando il passo per via della poca visibilità. Infreddoliti e stanchi veniamo colti da un temporale; poco prima avevamo intravisto una baita così decidiamo di tornare sui nostri passi per chiedere riparo. Raggiungiamo la casetta che, da vicino, sembra abbandonata. Prendiamo riparo sotto il tetto di losa; cerco di vedere se vi è qualcuno dentro dalle finestre, ma vecchie tendine mi impediscono di capire. Arriviamo alla porta e il mio uomo bussa. Nessuna risposta. Afferra la maniglia e la porta si spalanca. Sorridendo rincuorati entriamo. Rimango sbalordita da quello che ci appare di fronte agli occhi. Una bellissima casetta ordinata ed accogliente, con pareti e soffitti in legno ed un grande caminetto di pietra pronto per scaldare la stanza. Esultando chiedo ai due di cercare di accendere il fuoco. Questi si cimentano con la legna accatastata vicino al camino mentre io vado in cerca di qualche coperta da metterci addosso per scaldarci. Siamo tutti e tre bagnati come anatroccoli usciti da uno stagno. Trovo le coperte in quella che è una piccola camera da letto composta da un grande ed alto letto in legno, un piccolo comò e una tinozza per lavarsi. Raggiungo la stanza principale e trovo un fuoco scoppiettante e due uomini sorridenti e fieri delle loro capacità. Sorrido per la loro espressione! Porgo le coperte, pensando che però mettendole addosso ai vestiti così come sono si inzupperebbero in poco tempo. Così propongo, con non poco imbarazzo, di levarci le vesti umide e metterle ad asciugare vicino al fuoco. I due ragazzi accolgono subito l'idea come brillante e si svestono in un batter d'occhio lasciandomi perplessa. Si lanciano occhiate complici e sorridono. Non capisco. Un po' refrattaria seguo il mio stesso consiglio e tolgo pantaloni calze e maglietta e li appendo su una sedia davanti al camino. Mi siedo sul sofà che è disposto di fronte al focolare avvolgendomi subito in un'ampia coperta di pile, cercando di coprire il mio corpo. Il mio uomo mi si siede vicino coprendosi anche lui con la mia stessa coperta, mi sorride ammiccante, con la faccia di quando ha in mente qualcuno dei giochini che facciamo sempre tra di noi. Lo guardo come se fosse pazzo, cercando di darmi un tono. L'altro si viene a sedere sull'altro mio lato, senza preoccuparsi di nascondere la sua grande eccitazione. Parla, commenta con frasi banali la fortuna di aver trovato quel posto, l'accoglienza di quella stanza, quanto è contento di averci trovato e, mentre lo fa, da sotto la coperta lui mi accarezza le braccia, le gambe, la pancia, sale al seno e mi vede arrossire. Sa perfettamente che con quelle carezze mi sciolgo e perdo il controllo. Mentre lui gioca con la mia pelle scoperta ed io tengo la testa appoggiata alla sua spalla con gli occhi chiusi, godendo del calore del suo tocco e del fuoco, sento una mano accarezzarmi una caviglia. Subito non me ne rendo conto, tanto la carezza è leggera, ma appena la mano si fa più pesante, sempre con dolcezza, stringendomi il polpaccio e salendo massaggiandomi la gamba, capisco che è quella del ragazzo "smarrito". Apro gli occhi e lo guardo incredula, faccio per spostare la gamba, ma me la tiene ferma, con una lieve pressione. Mi giro verso il mio uomo e noto che il suo sguardo è proprio fisso sulle mie gambe. Faccio per emettere un "Mah...", ma mi poggia un dito sulle labbra per poi darmi un lungo e sensuale bacio. Mentre lo fa, l'altro continua nella sua esplorazione, la coperta vola via e vede le mani di Lui che mi hanno tolto il reggiseno lasciando le mie bianche colline in balia delle loro carezze. Lo sento esclamare un "Oh la madonna!" incredulo poco prima di fiondarsi a baciarmi la gamba che ancora tiene ferma. La mia bocca è divorata dai baci di Lui. Vorrei fermarli, vorrei interrompere tutto questo, ma quel calore che mi si schiude tra le cosce e che sale e sale fino al cervello me lo impedisce. Non so come anche gli slip volano via e vedo i due ragazzi anche loro nudi come me. Mi sembra tutto così irreale, non credo di esser davvero io su quel divano. Il corpo scosso dai brividi della voglia, scaldato dal languore del desiderio. Lui si mette di fianco a me e prendo a succhiarlo, lo lecco prima piano e poi sempre più avidamente, facendolo scivolare tra le labbra. Lo sento crescere ed indurirsi ad ogni colpo della mia lingua, le vene che pulsano e lo tirano ancora più su. Nel mentre l'altro si porta con la testa tra le mie gambe che allarga, senza nessuna fatica. Sento il tocco delle sue labbra sulle mie, tanti piccoli baci che le circondano. Un calore nuovo mi infuoca. Piano tira fuori la punta della lingua e quel tocco fresco mi fa rabbrividire. Se ne accorge anche Lui da come mi comporto con il suo scettro. Un continuo gioco della mia lingua impazzita su quello "scalino naturale" che porta alla dolce fragola che lo sormonta. Lo sento urlare di gioia, ma è un suono lontano, quasi indistinguibile, la bocca di questo smarrito mi sta facendo andare in estasi. Mi bacia e mi lecca, succhiandomi dolcemente le labbra poi tutto d'un tratto sento quella lingua fresca farsi strada prepotente in me. Apro la bocca in un grido di stupore e piacere mischiati. Guardo Lui, mi sta osservando rosso in volto e stravolto dal piacere. Lo smarrito si ferma e ci osserva. Lui mi fa alzare, si sdraia a terra sul tappeto e mi chiede di sedermi sopra il suo corpo. Mi abbasso su di lui e lo sento scivolare in me immediatamente. Ecco, ora il gioco lo gestisco io: inizio a muovermi lentamente, disegnando cerchi col bacino. Lui che cerca di darmi colpi dal basso e io stringo le gambe sulle sue anche per tenerlo fermo. Lo smarrito si avvicina, si inginocchia vicino a me e con una dolcezza infinita mi bacia. Un bacio dolce, come tra innamorati, che mi blocca per poi farmi impulsivamente iniziare a galoppare su quello che è il mio Uomo disteso sotto i nostri corpi. Le sue mani mi cingono il busto mentre mi bacia, mi accarezza, mi fa sentire sua anche se non è così. O forse lo è? Si alza, non lo sento più vicino, lo voglio e il corpo reagisce rallentando i movimenti. Allora è Lui che da sotto prende la sua danza che ora non oso più bloccare, vorrei girarmi a cercare l'altro, ma la testa mi gira in preda all'ebrezza. Fino a quando finalmente mi sento carezzare la schiena, quelle lunghe ed affusolate dita mi raggiungono su per il collo, fino alle labbra, in cerca di un bacio. Schiudo la bocca e quel dito si fa strada accarezzandomi la lingua. Lui a questa vista diventa una furia dentro me. L'altro mi bacia mentre mi accarezza, sento che si appoggia col suo corpo contro il mio e mi butta giù a quattro zampe su di Lui. Il suo dito umido mi disegna la colonna vertebrale e arriva giù, le due grandi mani mi stringono il sedere dividendo le natiche. Si appoggia col suo membro sulla rosellina, Lui sotto sembra un pazzo. Il contatto con la sua pelle fa partire una carica di adrenalina nelle mie vene che mi eccita e paralizza allo stesso punto. Spingo le mani sul torace di Lui e lo blocco. Fermo! Si blocca con difficoltà nel mio dolce antro e da come apre gli occhi capisco che sente, attraverso me, il disperso farsi largo nelle mie profondità. Un bruciore immenso mi blocca il respiro, si sta facendo largo piano e delicatamente in me. Mi sembra di morire, sento come la pelle lacerarsi. Si ferma. Sento la pelle che pian piano si rilassa facendolo scivolare verso l'abisso. Son piena, due uomini dentro di me, mi sembra di vedermi dal di fuori e mi sento bellissima. I bacini si muovono all'unisono in una danza ammaliatrice. Piano, lentamente, un dolce valzer, poi forte ed irruento, un ballo tribale. La piena mi inonda, una, due volte e loro insaziabili che continuano a cibarsi del mio corpo. Ecco, li sento in preda alla follia, accellerano con movimenti convulsi, senza tenere il ritmo, mi sento all'inferno e in paradiso... vengono! Stanchi e sconvolti rimaniamo a terra, abbracciati ed uniti. Poi ci alziamo, vado verso il bagno, trovo una doccia, l'acqua funziona la apro... "Che dite di rinfrescarci un po? Di caldo ne abbiamo preso già fin troppo!" Finita la doccia collettiva vado alla finestra... è tornato il sole, possiamo andare.
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