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L'incontro
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Titolo: L'incontro
Autore: Colin
Contatto:
Racconto n° 3071
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Era bellissima la ragazza che ci accolse all’aeroporto. Tutti avevano solo occhi per lei. Un viso luminoso, un non so che d'asiatico e d'inafferrabile. Due occhi verdi che sembravano pianure immense, due labbra piccole e rosee, invitanti ed accoglienti. Un sorriso disarmante. I capelli di un castano chiaro, corti, che lasciavano intravedere il lungo collo. Indossava un abitino nero con un generoso decolleté che non nascondeva le stupende coppe chiare.
Per quanto evitassi il mio sguardo cadeva lì e, a seguire, sulle lunghe gambe dritte, affusolate, candide. Arbusti stupendi che non necessitavano di sostegno. Ero già geloso, tanto che la mia mano, tesa per il saluto, si ritrasse velocemente. Il mio sguardo vagava altrove, non sopportavo gli occhi degli altri su di lei. Trascorsero un paio di giorni. Lei sempre insieme a noi.
Una sera, quella sera, nel bosco, fra gli odori di pino e di erba fresca, si danzava davanti ad un gran fuoco. Tutti la prendevano, tutti la volevano per il ballo. Mi allontanai. Non so perché quella ragazza mi sconvolgeva. Non sopportavo la vista di quelle mani e di quegli occhi vogliosi su di lei come se la stessero sporcando. Mi allontanai anche perché il mio naso colava a causa dell’allergia. Camminai un po’ fino a non sentire più la musica incamminandomi lungo un viottolo dove potevo sentire nel silenzio ogni mio passo, ogni piccolo rumore, qualche animale che fuggiva, lo scricchiolare delle foglie secche e dei ramoscelli a terra. Scalciavo i piccoli sassolini che incontravo sul mio cammino. La stupenda luna chiara illuminava i miei passi.
Portai una sigaretta alla bocca e presi l’accendino.
- Il fumo fa male... perché ti sei allontanato? –
Mi voltai sorpreso, era lei.
- Ho notato che stavi andando via, c’è qualcosa che non va? –
Mi sentii attraversare dal suo sguardo. Avvertii in me quel serpentello del desiderio muoversi nel ventre. Un tuffo al cuore, il sangue scorrere. Non riuscivo a sostenere il suo sguardo, ma con fare apparentemente indifferente risposi - Oh... hai ragione... – mentre accendevo la sigaretta. - Ma ci sono cose peggiori del fumo... –
Mi prese il braccio sorridendo, mi sentii disarmato come un bimbo, mi lasciai prendere.
- Dai vieni, non stare solo –
Non le dissi nulla dell’allergia e la seguii in silenzio. Passò poco meno di un’ora ed arrivò il pulman che doveva riportarci in albergo. Salii sul mezzo e lei si sedette accanto a me. Il suo braccio sinistro toccava il mio braccio destro. Ogni sussulto di quel mezzo in movimento provocava un leggero toccare di braccia. Sentivo la sua pelle e sapevo che lei sentiva la mia. Questo mi eccitava particolarmente. Lei tranquilla sorrideva e parlava con tutti. Poi girò il viso verso di me.
- E tu, non parli mai? –
La fissai serio e non so come riuscii a dirle: - Puoi darmi la mano? – Rispose sì, con un lieve cenno del capo.
La presi. Di nuovo un brivido piacevolmente intenso, mentre la mia mano prendeva la sua.
Lei parlava con gli altri, io guardavo dal finestrino.
Le nostre mani giocavano, le dita si intrecciavano. Sentivo il suo profumo fresco, speziato. Ero ora tanto eccitato che non riuscivo a star seduto. Sentivo il sangue scorrere sulle punte delle dita e portare calore al resto del mio corpo. Il pulmann si fermò.
- Diavolo - pensai - siamo già arrivati. -
E’ strano come il tempo voli quando vivi un’emozione. Sentii la sua mano che lentamente lasciava la mia con un so che di piacevolmente languido. Scesero tutti piano piano, io per ultimo. La osservai salutare mentre la porta dell’albergo si apriva e chiudeva continuamente al passaggio di ognuno. Mi avviai anch’io, ma mi fermò la sua voce, il suo saluto. La guardai, l’ora era tarda, ma lei sorrideva. - Hai sonno? Non ti va di fare un giro? –
Non sapevo che rispondere. Alzai le spalle, dondolai il capo, poi un sorriso - Beh... sì, perché no? –
Ci ritrovammo nella sua piccola auto.
Ora sentivo tutto il suo profumo. L’interno dell’auto ne era intriso. Non sapevo dove mettere le mani, non sapevo dove volgere lo sguardo.
– Dove vuoi andare? –
- Fai tu, non conosco la città per me possiamo restare anche qui. –
Le luci del parco di fronte, i vecchi bus passavano facendo forse la loro ultima corsa e noi al centro del parcheggio che separava le due carreggiate dell’ampia strada. Era la strada principale della città. Intorno enormi palazzi settecenteschi affiancati da ad imponenti edifici moderni con luminosi pannelli pubblicitari. Non c’era molto da gustare dal punto di vista artistico, ma le luci erano stupende, ed ero con lei. Cominciammo a parlare. Dapprima con un certo freno poi sempre più sciolti. Dopo due ore sembravamo vecchi amici. Le auto una ad una andavano via. Restammo solo noi in mezzo a quello stradone. Quando cominciammo a parlare dei nostri rapporti affettivi successe qualcosa. Mi resi conto che stavamo entrando in una sfera calda ed accogliente. Lei si distese comodamente sul sedile di guida, accavallando le lunghe gambe e mostrando con generosità la sua bellezza mentre, quasi a difesa, incrociava le braccia sotto il seno che si sollevò in alto; ogni suo respiro lo levava su e lo mostrava a me. Un’endovena di dolcezza. Sentii un calore attraversare tutto il mio corpo. Mi ero sforzato di non fare come tutti. La situazione era insolita ed inaspettata... posai la mia mano sul suo ginocchio e lei iniziò a piangere. La ritrassi.
- Che hai? –
Ascoltai tutto ubriacandomi di lei.
– Perché non sali su cinque minuti...? – dissi guardando l’hotel.
Le luci si attenuavano era l’alba. Cazzo l’alba! Una vita che non la vedevo. Con la curiosità e lo stupore di un bambino osservai la notte andar via e la luce invadere lentamente quel mondo intorno a noi che per me non aveva avuto modo di esistere fino a quel momento. Posai lentamente la mano sulla sua gamba lei ci posò sopra la sua. Mi avvicinai con il volto alla sua guancia. La baciai. Lei non si mosse, si lasciò baciare... Quel collo lungo lo inondai di baci. Aprì la sua bocca accogliendo la mia lingua. Inesplorato luogo per me. Ne cercai ogni angolo ingoiando la nostra saliva. Sfiorai il suo seno prosperoso e candido con infinita dolcezza. Lei respirava profondamente. Avvertii un odore acre, pungente: la sua eccitazione. E di nuovo in me una palpitazione. Intensi baci.
La sua mano bloccò la mia che cercava di salire verso il suo sesso.
– Fra poco arriva il pulman. –
Erano le 6.
- Devo andare a prepararmi - mi invitò a scendere stampando un bacio sulla mia bocca, e sfiorando la mia mano.
Scesi dall’auto, avevo il tempo per una doccia, esattamente come lei. Mi chiedo cosa sarebbe successo se fosse venuta su in camera. Meglio così, perché forse tutto quello che venne nei giorni a seguire non ci sarebbe stato.