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La gita
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Titolo:
La gita |
Autore:
Aga_vela |
Contatto:
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Racconto
n° 3120 |
Altri
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Non ci vedevamo dalla sua partenza. Lei si era trasferita per motivi di lavoro nel centro italia. Ci scrivevamo di frequente, una corrispondenza fitta, quasi interamente a sfondo erotico-sessuale. La lontananza aveva acuito il desiderio che alimentavamo con i nostri reciprochi scritti. A fine mese, complice un impegno di lavoro, sono andato a trovarla. In aereo non riuscivo a trattenermi, ero impaziente ed eccitato. Mi venivano in mente tutte le frasi lette, i desideri vissuti reciprocamente; con gli occhi chiusi cercavo di vivere i momenti idealizzati ed in particolare quelle situazioni da lei immaginate. All’arrivo in aeroporto ad attendermi c’era lei. Bella, con quel suo sorriso scaltro e un po’ canzonatorio. Era vestita con un paio di pantaloni al solito aderenti, chiari e leggermente trasparenti; un top aderente che metteva in evidenza il seno eretto e la protuberanza dei piccoli capezzoli. Ci siamo baciati immediatamente, non riuscivamo a parlare, immediatamente il desiderio ci ha assaliti impetuosamente. Di corsa siamo andati in macchina, ridendo abbiamo entrambi convenuto che era preferibile correre a casa anziché fermarci, come fantasticato, nella toilette dell’aeroporto. Durante il tragitto, come sempre, abbiamo iniziato a toccarci come a riprendere una conoscenza tattile interrotta. Si parlava, così in generale; io non riuscivo pienamente a connettere, l’eccitazione non mi consentiva di soffermarmi sulle parole, mi sentivo come dopo un bicchiere di buon vino a stomaco vuoto. Appena chiusa la porta di casa non siamo riusciti a fermarci: era tutto un toccarci, palparci, annusarci, leccarci. Non mi rendevo conto, sembravamo presi da una frenesia incontenibile. Ci siamo presi lì, dietro l’uscio, ci siamo liberati entrambi dai pantaloni ed immediatamente l’ho penetrata. Era come se le nostre intimità non si fossero mai lasciate. La sorreggevo per una gamba e continuavo a muovermi dentro di lei. Continuavamo a baciarci: finalmente riassaporavo la sua saliva, sentivo il suo odore. Ci muovevamo all’unisono con veemenza, a tratti il mio membro fuoriusciva per rientrare facilmente al movimento successivo senza alcuno aiuto. Come era facile immaginare durò poco. Sono riuscito appena in tempo ad estrarre il membro; gli schizzi del mio piacere si sono accaniti sul suo culo e sulle sue cosce. Sorridendomi, compiaciuta per gli effetti che riusciva a scatenarmi, si è abbassata iniziando a succhiarmi il membro ancora pulsante. Io la guardavo estasiato, non riuscivo a smettere di fissare quell'immagine, provavo una sensazione di benessere fisico; sentivo le nostre anime fare l’amore. Dopo un po’, dando un'ultima leccata al mio glande, guardandomi dal basso mi ha detto: - Ciao. – Era questo il nostro vero saluto. Sempre parzialmente nudi lei mi ha condotto a visitare la casa. La casa era bella e confortevole, ma lo sembrava ancora di più ora che lei me la mostrava nuda dalla cintola in giù. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle sue natiche, dalle sue gambe, dalla peluria del pube. Il contrasto tra la parte vestita e la nudità era accecante. Se saliva le scala di proposito le stavo dietro per potere ammirare il movimento dei glutei. Un'immagine ancora mi fa impazzire, ad un certo punto salendo le scale lei si è fermata perché un po’ del mio liquido le stava scivolando sull’interno coscia. Lentamente, ben sapendo che io a pochi centimetri la stavo osservando, divaricando leggermente le gambe ha ripreso con la mano il rivolo riportandolo su fino ad accarezzarsi la fica. Quell'involontaria carezza le ha suscitato un gemito appena udibile. Io me ne sono reso conto perché, anche adesso come in altre occasioni, lei contemporaneamente ha chinato un po’ la testa. Poi, come se si destasse, si è con naturalezza asciugata la mano su un gluteo ed ha proseguito a salire la scala. Muovendoci per la casa ci toccavamo le nostre parti nude come se il non toccarci fosse già una separazione e quindi insopportabile. Arrivati in bagno abbiamo deciso di lavarci ed uscire per andare un un po' in giro e fare un po’ di spesa. Il paese era carino, il lago vicino rendeva alcuni scorci suggestivi. Io non ci badavo granché. Andavamo a zonzo felici della nostra libertà. Abbiamo acquistato della verdura, il pane, del vino ed altro. All’imbrunire abbiamo deciso di rientrare con lei che prometteva una succulenta cena. Una volta a casa io ho avocato a me la responsabilità e l’onere della preparazione dell’insalata. Lei ha acconsentito con eccessiva facilità e ridendo e andata a cambiarsi. Dopo un poco è ritornata con indosso un vestitino comodo di quelli a portafoglio senza bottoni, allacciato in vita con una cintura fatta con la stessa stoffa. Leggermente scollato, a mezza coscia e di un tessuto morbido che le scivolava sulla pelle. Era chiaramente un vestitino comodo che lei usava per casa che però aumentava, ai miei occhi, la sua carica sessuale. Non so spiegarne il motivo: forse perché muovendosi i due lembi di aprivano a mostrare le gambe fino all’attaccatura all’inguine, forse per come le metteva in evidenza il culo o le tette, o forse semplicemente perché le fasciava inequivocabilmente il corpo. Comunque sia io la vedevo bella, mi piaceva guardarle le forti gambe nude, i fianchi, le spalle, i piedi. Lei ha la capacità di sentire i miei sguardi e, avvertendo la mia attrazione nei suoi confronti, ha iniziato ad accentuare i movimenti e a mostrarsi sempre di più fino a quando, piegandosi in avanti, si è scoperta il culo, privo di qualsiasi indumento. Era nuda sotto il vestitino. L’idea che solamente slacciandole la cintura potessi denudarla mi eccitava. D’impeto le sono andato da dietro ed abbracciandola le ho infilato le mani sotto il vestitino. Accarezzavo furiosamente i glutei, la fessura del culo, il pube. Poi, sempre da dietro, le ho preso in mano i due seni stringendoli con forza. Lei gemendo si è appoggiata ancora di più a me strofinando il sedere sul mio membro duro. Questa volta volevo fare con più calma, sentivo la voglia di assaggiarla. Sussurrandole nell’orecchio la mia voglia l’ho fatta sdraiare sul grande tavolo della cucina. Le ho sistemato un cuscino sotto il culo; immediatamente lei, sospirando con intensità, ha divaricato le sue lunghe gambe. Avevo la sua potta davanti la mia bocca, sentivo l’odore della sua eccitazione crescente. Indugiavo su quella visione come chi, affamato, ammira con cupidigia il piatto fumante, pregustandone i sapori. Lei muoveva il bacino per invogliarmi a leccarla, voleva sentire la mia lingua, le mie mani. Il desiderio e la mia staticità la innervosivano, ha provato a toccarsi ma io con tono deciso glielo ho impedito. Godevo di questa sua frustrazione, l’accarezzavo con le mani nei dintorni della fica, le palpavo le natiche allargandole. Vedevo la vulva palpitare, le labbra schiudersi, inumidirsi. L’odore aumentava di intensità ed anch’io non ho saputo resistere. Mi sono tuffatto su di lei iniziando a leccarla con voracità, con furia le infilavo la lingua dentro la fessura risalendo fino al clitoride. Le allargavo le labbra con le mani fino schiuderle del tutto per rendere più profondo il bacio. La mia lingua si muoveva su e giù fino all’ano, con il naso massaggiavo furiosamente il bottoncino, glielo schiacciavo con forza, lo prendevo tra i denti. Lei si strizzava i seni gemendo, assecondava con il bacino i movimenti della mia bocca. La mia voglia cresceva, sentivo il cazzo premere dentro le mutande. La sua intimità così aperta mi esaltava, avevo voglia di morderla. Dal piatto della verdura lavata ho preso un pomodorino e con i denti l’ho schiacciato versandone il succo sulle labbra per poi raccoglierlo con la lingua. Lei gemeva sempre di più, ruotava il bacino, mi chiedeva di prenderla con le mani. Le ho infilato immediatamente tre dita, che facilmente le sono scivolate dentro tanto era lubrificata. Muovevo la mano con decisione; la mia voglia di mangiare da lei non si era sedata. Ho afferrato una carota e dopo averla più volte introdotta nella sua fessura l’ho addentata con voracità. Lei mi guardava con incredulità, voleva anche lei mangiare di se stessa, le ho dato la parte della carota che restava. La nostra voracità cresceva di intensità, le facevo leccare le dita con cui la prendevo. Lei mi sussurrava di volermelo succhiare fino a farmi venire e per mostrarmelo ha preso dal piatto della verdura il cetriolo. La rassomiglianza del cetriolo con il membro rendeva la cosa ancora più eccitante. Guardandomi dritto negli occhi leccava quell’improvvisato fallo in tutta la lunghezza, lo infilava dentro la bocca succhiandolo. Non ho resistito, glielo ho strappato dalle mani, era più grande del mio cazzo, più grosso e molto più lungo. Ho appoggiato una estremità alla fica infilandoglielo lentamente. Guardavo rapito quel membro verde fuoriuscire dalla sua rossa calda fica. Lei si dimenava gemendo, ha afferrato l’estremità del cetriolo muovendola dentro di sè con veemenza, mentre montava dentro di lei il piacere. Non volevo essere escluso da ciò, velocemente mi sono spogliato liberando il mio cazzo per nulla in soggezione nei confronti del rivale vegetale. Ho estratto il cetriolo madido di umori l’ho fatta inginocchiare sul pavimento e da dietro le ho introdotto in figa il cetriolo. Senza dirle nulla, con il cetriolo dentro la vulva, ho appoggiato il glande nell’ano e con foga sono penetrato. La mia furia l’ha fatta gemere dal dolore. Sentivo il mio membro strofinare nel basso contro una cosa dura e fredda tutt’intorno ad un alone di morbidezza e di calore. Senza prestare cura ai suoi gemiti di dolore continuavo a muovermi dentro di lei. Mano a mano in lei il dolore lasciava spazio al piacere; i lamenti si trasformavano in gemiti di piacere. Si muoveva all’unisono con il mio membro, anzi, in qualche modo si penetrava da sè battendo con forza il culo contro il mio addome. Sentivo il suo piacere aumentare fino al massimo, la schiena diventare lucida per il sudore, i pori della sua pelle allargarsi fino a godere sussultando. Sempre con il mio cazzo ed il cetriolo dentro di lei, si è accasciata sul pavimento. Lentamente mi sono sfilato e le ho baciato la fronte imperlata di sudore.
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