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Quella visita inaspettata
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Titolo: Quella visita inaspettata
Autore: Gabrianna
Contatto:
Racconto n° 313
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Cristina, mia moglie, era a cena fuori e la mia abilità di cuoco mi consentiva al massimo una fettina di carne con due patate lesse condite con un po' d'olio d'oliva.
Stavo finendo di sparecchiare e mentre schiacciavo l'ultima noce per gustarmi un buon bicchiere di vino rosso, ascoltavo alla tv le solite brutte notizie dell'ora di cena: un altro ragazzo si era fatto esplodere, un altro dramma familiare, un groviglio di auto in autostrada causa nebbia, guerra o pace con Saddam e via di seguito.
Lo stridulo squillo del citofono: - Siamo noi, Lidia e Piero -
Proprio non li aspettavo. Di solito telefonano prima, quella sera no.
- Che piacevole improvvisata!
Con questo freddo, imbacuccati: lui con un capotto nero lungo; lei, una mantella di lana nera, rossa all'interno.
Raggiunsi con un bacio la guancia che mi offriva e la sentii piacevolmente fresca, respirai il suo profumo.
Si sfilò la mantella e roteandomi davanti mi mostrò, sotto una maglietta di lana leggera scollata, l'attaccatura dei seni ed una minigonna nera chiusa davanti da tre grandi bottoni
- Siamo stati a mangiare una pizza veloce, siamo passati a salutare, ma Cristina dov'è ? Non dirmi che non c'è perché allora andiamo via subito.
- Dai, rimanete, lei è a cena con l'ufficio ma dovrebbe tornare verso le 22 - Li aiutai a togliersi i capotti.
- Alessandro me lo dai un posacenere?- e mi corse incontro stringendo tra le dita una sigaretta.
- Ma Lidia, non sei ancora entrata e già fumi!
Non lascio mai il posacenere in vista, per tentare almeno di scoraggiare i fumatori. Se c'è una cosa che non sopporto, da quando ho smesso di fumare, è l'odore del fumo che ristagna nella casa. Ma la sigaretta tra le labbra di Lidia, l'atteggiamento rilassato del suo corpo nell'abbandono del fumo, la predisponeva ad una benevolenza nei confronti dell'interlocutore.
E le offrii io stesso il fuoco. Inspirando c'incontrammo nelle sguardo: grandi occhi neri i suoi, piccole fessure verdemare, i miei.
Quando Lidia si siede non riesce mai a tenere le gambe coperte, non penso neppure le scopra con malizia, è un gesto che le viene naturale. Come pure le camicette che indossa, stanno chiuse sui seni, proprio perché è ben salda la cucitura dei bottoni.
- Sentite chiamo Cristina e le dico che siete qui - almeno non potrà dire che non l'ho avvertita , pensai.
Mi accorsi solo allora d'essere in pigiama e ciabatte e mentre andavo in bagno a risistemarmi ne approfittai per indossare una tuta. Non è che mi cambiasse di molto l'aspetto ma almeno copriva un po' il mio addome invernale e sedentario.
- Siamo stati a fare acquisti in città, mi ha fatto girare tutto il pomeriggio Lidia per un paio di stivali -mi gridò Piero, stanco ma visibilmente soddisfatto, mentre guardava i titoli dei libri allineati sulla mensola sopra la televisione.
-Mi auguro che abbiate trovato commesse donne perché altrimenti con quella minigonna!
- Nooooo, siamo stati da Alemanni, abbiamo approfittato dei saldi, ci ha servito il giovane, avessi visto !
- Che è anche carino, oltre che pieno di soldi - aggiunse Lidia
- No, ora Lidia me li devi fare vedere indossati - le chiesi con un tono di voce quasi ruffiano.
- E faglieli vedere! dai, vado giù in macchina a prenderli - acconsentì il marito.
- Faccio in un attimo, vado e torno subito, ....mi raccomando, voi due!"
Tornò in un attimo, ansimando, doveva aver fatto le scale due a due, non penso per non lasciarmi solo con lei, ma piuttosto per l'ansia che aveva di mostrarmi l'effetto di quei stivali sulle cosce della moglie.
Nell'indossarli Lidia accavallò la gamba destra sulla sinistra e, proteso il busto in avanti, tirò lo stivale sul polpaccio.
In quello sforzo la gonna le aderì perfettamente sul sedere esaltando la forma delle natiche.
Erano stivali di morbida pelle nera, con una punta rettangolare ed una catena argentata all'altezza della caviglia.
Ripetè il gesto accavallando la gamba sinistra sulla destra, ma nel farlo alzò il piede sinistro quasi all'altezza del ginocchio destro e vidi il bianco delle sue mutandine.
- Non dirmi che hai le autoreggenti?
Mi sorrise negando con il dito indice della mano destra. Si alzò, al centro della sala, mi venne davanti e accennando un passo di mambo alzò la gonna a mostrare il bianco delle cosce uscire dalle calze velate nere tirate in alto da un reggicalze di pizzo.
-Dai Lidia, me lo distruggi quest'uomo..se lo sa Cristina.- Le disse Piero eccitato quanto o più di me.
E Lidia, come era solita fare, ballava e rideva. Rideva con quei denti bianchi di belva da domare..
Sentii il mio membro tendersi, lo sentivo che voleva uscire per guardare e farsi guardare.
Portai sul tavolinetto della sala tre coppe da spumante, una bottiglia ed un vassoio con un dolce di frutta.
- Verrà l'estate, non vedo l'ora di abbandonarmi al sole, ho bisogno di mare ! sospirò Lidia.
Al solito quando aprivo una bottiglia non riuscivo ad evitare di versare qualche goccia sulla tovaglia, quella sera mi andò peggio e bagnai tutta la tovaglia.
- Evviva, allegria - esclamò Lidia porgendomi il calice con il seno proteso sotto i miei occhi.
Era un seno rotondo, forse una terza abbondante o una quarta, al mare avevo già avuto modo di ammirare i suoi capezzoli non prominenti e frastagliati come quelli di Cristina, ma comunque un bell'invito per le labbra, la lingua.ed altro.
M'ero seduto nella poltrona singola, di fronte al termosifone, che oltre ad essere ben riscaldata ed a tenermi a sana distanza dalle sigarette di Lidia offriva uno splendido panorama sul corpo della donna.
Con il gomito sinistro appoggiato alla poltrona mi tenevo con la mano il mento e piano quasi non dipendesse da me:
- Posso farti un rullino di foto? Poi ve lo consegno per farlo sviluppare, così siete sicuri che rimangono a voi.
- Dai Lidia, lascialo fare!- la incitò il marito.
- E se lo viene a sapere Cristina, poi si incavola ...lo so - rispose titubante Lidia
- Io non glielo dico di certo- la incoraggiai ed andai a prendere la mia vecchia Pentax Mx e l'altrettanto vecchio flash scorporato.
Accettò di appoggiarsi alla poltrona, col sedere girato verso di me, si curvò fin ché la gonna si alzò a mostrare il sedere: bianco, grande, bello con in mezzo le mutandine.
E poi seduta con le gambe accavallate a mostrare il reggicalze, sbottonata la maglietta: eccoli i seni belli e maturi di una donna di quarant'anni.
Le chiesi di sdraiarsi sul tappeto, sbottonare la gonna, le appoggiai un calice traboccante di spumante, proprio lì nell'incavo delle cosce, io mi misi a pancia a terra per mettere a fuoco, per isolare ed ingrandire quel triangolo di piacere.
Umile, si piegava alle mie richieste, come una giovane modella ad un provino, fino a quando il suo corpo brillò nudo alla luce del flash. E nuda si muoveva nella stanza, forse si sentiva oggetto, ma il tacco a spillo luccicante degli stivali la rendeva padrona.
Poi andò a rannicchiarsi sul divano azzurro, si strinse con le mani le ginocchia e piano si aprì.
Infilai una mano dentro la tuta, poi, montato uno zoom sulla macchina, la penetrai con lo sguardo.
Il suo pube, pareva un prato d'erba e le sue labbra umide zolle aperte al sole della vita.
Scattai ancora, ma non ne potevo più. Lidia cominciò, socchiusi gli occhi, ad accarezzarsi il clitoride.
Il suo respiro divenne affannoso. E quando, arcuate le gambe, cominciò a spingersi dentro le dita, capii che era ora di finirla con le fotografie. Piero, rosso in viso, si chinò ad accarezzarle i seni. Uscii per posare la macchina.
Li ritrovai abbracciati, stesi sul tappeto, la mano del marito dentro i suoi peli neri, mentre le sue unghie laccate rosse, aprivano la cerniera dei pantaloni a cercargli il membro eccitato.
Si erano dimenticati di me.
Sentii Piero dirle - hai visto come era eccitato? Sarà di là a masturbarsi ora, per forza per quanto sei buona!-
Rimasi dietro la porta socchiusa, la mano dentro la tuta.
Vidi Lidia inginocchiarsi tra le gambe del marito, ritto di fronte a lei, la vidi risucchiare con le labbra tutto il suo membro fino a quando lui con la testa abbandonata all'indietro le schizzò, gemendo, tutto il suo piacere dentro la bocca.
Senza far rumore, richiusa la porta dietro di me, gettai a terra la tuta e mi infilai sotto la doccia.
Lo stridulo squillo del citofono.
Io mi affrettai a rivestirmi e mentre Piero accesa la televisione si alzava per aprire, Lidia inginocchiata a terra puliva il pavimento...lì dove io ero -nascosto? - spettatore.