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Ultimo sogno (la falce e la vita)
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Titolo:
Ultimo sogno (la falce e la vita) |
Autore:
RoxyB e Strenflammende |
Contatto:
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Racconto
n° 3135 |
Altri
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Caldo... un caldo soffocante gli annullava le poche energie che ancora poteva spendere. Anche se, a ben vedere, di cose da fare non è che ce ne fossero rimaste tante. Ricordava bene i telegiornali, le interviste con i potenti della Terra, le dichiarazioni ottimiste a tutti i costi: "Non dovete preoccuparvi, alla fine vincerà il buon senso..." STRONZATE! Il buonsenso non aveva per nulla vinto ed ora l'80% della superficie terrestre era un deserto radioattivo.
E lui, che aveva scelto anni prima di ritirarsi in quel rifugio sul Monte Bianco, a 3000 metri di quota, aveva assistito a tutto quel macello come se non lo riguardasse in prima persona. Aveva visto i bagliori dell'esplosione che aveva annientato Milano, aveva sentito la temperatura alzarsi improvvisamente; anche lì, dove il termometro non andava mai oltre i 23 gradi, in questo momento era fisso sui 35.
Le radiazioni erano arrivate fin lì, ma non erano abbastanza forti per ucciderlo sul colpo; lo avrebbero consumato, come una candela, pian piano.
E lui lo sapeva. Non piangeva perchè l'acqua che aveva in corpo era poca, ma assisteva a quello sfacelo come distaccato. L'angoscia che lo consumava non era solo la peste radioattiva.
Era la consapevolezza che non avrebbe mai più provato il brivido di una carezza leggera, che nessun corpo fremente si sarebbe mai piu' stretto ansimante al suo e che non avrebbe mai più avuto la possibilita' di tramandare i suoi geni.
Certo, quando aveva deciso di staccarsi dal Mondo, tutto questo lo aveva disgustato, insieme alla Ferrari, alla casa a Montecarlo e tutto il resto. Il genere umano era diventato difficile da sopportare e lui era fuggito, lasciando la moglie, gli affari, i figli... tutto! Cose che adesso, perdute per sempre, gli tornavano in mente e che gli straziavano l'anima, perché lui in fondo era ancora vivo.
Vivo? Senza sentire l'aroma profumato di una donna? Senza sentire l'urlo dei sensi che si svegliavano, che riscoprivano quella passione profonda che ha spinto l'uomo fin dai suoi primordi?
No, non era vivo, era solamente un pezzo di carne che vagabondava e che rimandava stolidamente qualcosa che sarebbe dovuto accadere lo stesso, alla fine...
Basta! Non avrebbe sopportato oltre! In fondo era tanto facile... sarebbe bastato scendere a valle oppure buttarsi nel baratro... Ormai era deciso, si stava avviando ad una fine pietosa, quando vide una cosa che non poteva esistere.
Una donna stava avvicinandosi alla sua casa, camminava tra i prati ed il suo lungo vestito nero sfiorava la terra.
Non era possibile, la solitudine gli stava facendo uno scherzo atroce... ma lei continuava a camminare ed in breve sì fermò davanti a lui.
Ansimante per la lunga salita, il suo seno si muoveva dolcemente, assecondando il ritmo del respiro. Gli occhi neri come la notte lo fissavano senza cedere di un millimetro, la sua carnagione pallida risplendeva alla luce del crepuscolo nucleare.
E lui non capiva.
Mille pensieri gli mulinavano in testa, nessuno dei quali coerente, mille domande si affacciavano alla sua soglia cosciente, ma nessuna aveva abbastanza forza da superare il muro del suo sbalordimento.
Poi la donna lo cinse tra le braccia e le sue labbra cercarono le sue. A quel punto tutti i dubbi, le angosce e le domande, svanirono. Sopraffatte dal torrente d’adrenalina che scorreva dentro il suo corpo avvizzito e che andava a risvegliare istinti primordiali. Il suo corpo reagì con un'erezione del membro, come non gli capitava da troppo tempo. La donna continuava a baciarlo, non solo sulla bocca, ma anche sul collo, sul petto fino al cazzo. Cominciò a muoversi avanti ed indietro, mentre la sua lingua cercava ogni punto di quell'asta protesa, lo inglobava, lo accarezzava con i denti e con la lingua, lo portava a vette d’estasi che non aveva mai più sentito. Fu quasi un dolore, quando arrivò l'esplosione bianca, un disagio, anche perchè lei non aveva smesso di accarezzarlo... E non smise! Semplicemente si spostò di lato e portò il pene sgocciolante alla sua vulva delicata, fragrante di mille aromi. E l'uomo spinse, fino ad entrare completamente in quell'antro scuro ed invitante, bollente al punto tale che lui non sentiva neanche più la temperatura infernale dell'aria. Tutto l'universo si era concentrato nel volto di quella donna, nella mobidezza della sua pelle, nella frenesia delle sue mani, che volevano toccarla ovunque e contemporaneamente.
La seconda esplosione gli squarcio' il petto. Gli sembro' che insieme al suo sperma riversasse nella donna anche tutto se stesso, tutto quello che gli rimaneva e tutto quello che era stato. Sorrise e si sdraiò sull'erba bruciata accanto a lei; una stanchezza infinita lo prese e si addormentò. La donna lo vide sorridere, gli si sdraiò accanto e rimase lì fino a che non sentì piu' battere il suo cuore.
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Lei si guardò intorno, socchiuse gli occhi e lievemente sorrise. Non era male ciò che vedeva dopotutto.
E’ vero, non c’era più il cielo, ma chi poteva voltarsi a guardarlo ormai? E’ vero, l’aria era così calda da soffocare il respiro… ma chi avrebbe pensato a respirare?
Camminava solitaria, con ampi passi. Le sue gambe lunghe, snelle, tornite, uscivano leggere dal lungo abito nero mentre il tessuto morbidamente le accarezzava il corpo, il seno sodo e turgido desideroso solo di carezze umane. Lo sentiva il suo corpo, ne sentiva il desiderio, il languore e i suoi umori quando vedeva un uomo.
E da lontano lo vide. Lesse la tristezza nel suo volto, il rammarico di aver perso tutto. E non poté trattenersi dal sorridere. Si avvicinò: era molto bello, dopotutto non sarebbe stato difficile… Sentì il profumo intenso, il desiderio insoddisfatto, la voglia ancora profonda di conoscere, possedere una donna.
Fu un bacio lungo, lento a sfiorargli il corpo per giungere infine al suo membro eccitato. Voleva muovere la lingua, leccarlo, scivolare con le labbra calde ed umide intorno a quell’asta turgida, a quella cappella ormai così sensibile. Se ne sentì riempire le gote, la bocca; lo sentì spingere in gola… L’orgasmo dell’uomo arrivò forte, intenso. Lei aprì la bocca, accettò, leccò ingorda il suo seme. Percepì il suo godimento, i suoi umori bagnarla e tuttavia non si fermò.
Scostò l’abito e lo aiutò ad infilarsi fra le sue gambe. Lo voleva, lo desiderava; tutto in lei era fiamme e desiderio. Aveva il sesso bagnato, poteva sentire scivolare fra le gambe tutti i suoi umori. Le piccole labbra non opposero resistenza all’estraneo, mentre lei apriva il suo ingresso con le dita, per aiutarlo, per farlo entrare ancora di più, perché ora non voleva altro.
La potenza dei suoi colpì la stupì... si lasciò possedere, amare, godere. Sentiva il suo membro sbatterla, riempirla fino all’utero, mentre la loro eccitazione animale si mischiava e i loro umori colavano sui loro gemiti.
Lo sentì venire nuovamente in lei, percepì le pulsazioni del suo orgasmo, i fiotti di sperma che la riempivano... ed allora lo prese... lo succhiò con la sua vagina ingorda, se ne impossessò completamente, mentre lui dolcemente chiudeva gli occhi.
Allora si alzò, rimise a posto i suoi vestiti e riprese la strada per la valle. Aveva così tanto lavoro...
Raccolse la sua falce e riprese l’eterno cammino.
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