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Notte metropolitana
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Titolo:
Notte metropolitana |
Autore:
Luah |
Contatto:
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Racconto
n° 3141 |
Altri
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Camminare nel caos, nello sporco, nell’immondizia di una città che ti rifiuta e risucchia allo stesso tempo. Passano le luci delle vetrine, i fari delle macchine, i volti chiusi delle persone, ma non posso afferrarne l’immagine, le proporzioni sono grottesche, le linee distorte: l’acido sta facendo effetto. Nessuno s’interessa a me, questo mi piace: l’anonimato. Lanciano occhiate distratte, rapide, ma tutto torna come prima, buio sporco e deforme. Devo sedermi, non è possibile, lo so che qui non è possibile, sono le leggi non scritte della megalopoli, devo camminare in linea retta, non richiamare l’attenzione. Vorrei ricordarmi se ho degli amici, se qualcuno mi aspetta ma tutto sta scorrendo come un pensiero fluido e me ne dimentico subito. Rallenta, ecco adesso una macchina si ferma, devo camminare, camminare, non guardare e camminare più speditamente e velocemente possibile.
Ma sarà che davvero si può vedere che non sono “normale”? Cos'è la normalità? Devo pensare, pensare e camminare, se smetto solo per un secondo, crollo. La nausea. Ecco la nausea, la sete; bere, questo tugurio va bene, qui non mi noteranno – Um guaranà light, por favor - formica rossa scheggiata, luci al neon, metà non funzionano, meglio, così non si vede la mia faccia, sorriso automatico, ma come starà la mia faccia? Cerco uno specchio in borsa, no, va bene, il trucco non è sbavato, tutto regolare, occhiaie ma tutto regolare. Lascio i soldi sul bancone unto, esco, sto meglio, sì, sto molto meglio, ma perché allora i lampioni non si raddrizzano? Perché i fari delle macchine sono flash sparati direttamente nel mio cervello? Ecco, dovrebbe essere qui, sì, è qui. Scale buie, puzzo d’immondizia, piscio, schifo, terzo piano, sì León ha la migliore coca della città, lo sanno tutti, non posso aspettare, devo farmi, la migliore coca... non posso... la porta aperta che strano, la porta aperta - León? ...León, chico, meu amor, estás? - Merda qui c'è qualcosa che non va, cazzo cazzo, via, rapido, via via via, no, non posso vomitare adesso, correre via, merda corri, la porta la strada, il rumore dei miei tacchi è un martello dentro la testa - Taxi taxiiiiiii - oh! cazzo! bene questo si ferma, León e... adesso?! La migliore coca, ma non è possibile, LUI non avrebbe mai potuto sbagliare... un'overdose, non è possibile, non lui, la porta aperta, relax, smettila di pensare, no, non è possibile, no, non ci credo. Però sono stata rapida, sono scivolata via, sparita. E se ci fosse stato qualcuno? Se qualcuno mi avesse vista? Mi viene da ridere, cazzo, non può essere, no, ma non c’era nessuno, tutto regolare, pulito, e poi l’importante è non essere stata vista. Merda merda merda. Nessuno potrebbe denunciare la mia scomparsa. Nessuno. Ecco, sono arrivata, pago, scendo, vomito, esce tutto in una volta, non riesco neppure a sentirne il sapore tanto è rapido, un getto solo, tiepido, rapido e concentrato, devo pulirmi la faccia, ma non credo si noti poi molto, devo stare calma, adesso va meglio sono stata veloce, discreta, quasi geniale, ma devo bere. Folla, il bar è pieno, mi sorridono, devo sorridere, sarà che si capisce... si capisce cosa poi? Che León è morto o forse non lo era ancora. Il bagno, mi faccio strada tra la gente, presto il bagno, devo pisciare, le gambe non mi reggono, i tacchi mi hanno stancata, ma non posso sedermi, la tazza è immonda, mi piace questa disco, qui sono tutti fuori come me, sembra, lascio la porta aperta, è un segnale, se dovessi svenire adesso, però cazzo di idea macabra, eppoi qui i bagni si usano più per farsi le piste e per scopare che per pisciare o svenire. Minchia non c'è carta, passo il dorso della mano, fa lo stesso poi la sciacquo, ho bisogno di bere, il guaranà l’ho già vomitato, la gola è secca. Devo farmi strada fino al bar.
- Grazie - sorrido, neanche male il ragazzo, mi porge un bicchiere, cosa sarà? Bevo, vodka tonica, ok, pensavo peggio, ma questo é un gringo, proprio come me, sorrido ancora, la mia voce esce ma non posso sentirla, la musica è violenta, sorrido, sarà’ europeo o sarà argentino? forse, ma cosa fa? ma che amore, spinge verso di me la ciotola di patatine, rido, mi esce così, senza sapere perché ho voglia di ridere, 'nvedi, vuole comunicare con me, no dear, se mi scollo da qui crollo, mi appoggio sulla sua spalla, mhhhhmmmm, è forte, lo seguo, in questo momento seguirei chiunque in capo al mondo basta che mi tenga su, ops mi sono versata metà bicchiere sul vestito, ma dove va? dove andiamo? E se fosse spagnolo? Ho ancora dell'acido da qualche parte. Non riesco a smettere di ridere, penserà che sono pazza, contegno, inspira, uno, due, tre, espira, OK, - Ma ti sei macchiata! - cazzo, non me l’aspettavo, non ci credo è italiano, rapido riassunto, notte imprevedibile rimorchiata da un italiano, non ci posso credere, avrei dovuto scommette con qualcuno, parla ma non capisco tutto, ha dedotto che sono italiana dal vestito si, decisamente ce sta a provà, sorrisi, sorrisi, ecco lo sapevo, vuole sapere cosa ci faccio qui e perché sono così sconvolta, gli dico la verità – Viaggio, mi piace conoscere il mondo, eppoi in Italia adesso fa freddo - devo avere un alito terrificante, ecco è ritornato al bar a prendere da bere o adesso o mai più, taglio, via, mi alzo, le gambe non reggono, merda, su, forza, tutto gira vorticosamente, le luci mi stanno lacerando, oddio vomito, non c'è via d’uscita, sono inchiodata qui. Metto in bocca una Halls, tanto per togliermi il sapore del vomito, eccolo, torna, giacca Armani, maglietta “fa lo stesso”. Si chiama Giovanni, è di Firenze, ma abita a Roma, che palle, fa il fotografo subacqueo, è qui per fare fotografie ai velieri sommersi di Ilhabela, macchissenefrega, sorrido, mi racconta la storia della sua vita, torna al bar, ritento la fuga, va meglio, MEGLIO, faccio il giro largo, l’ho fregato, ma cosa cazzo succede?, il tetto si chiude su di me, le gambe si stanno liquefando, un muro, devo appoggiarmi, presto un muro chiudo gli occhi la musica si allontana sempre di più scivolo scivoloooooo.
Ecco, ci sono, sono di nuovo in me, sono ritornata ma non voglio aprire gli occhi, non sento più la musica, l’aria è pulita sono appoggiata a qualcuno, sento una spalla forte, un tessuto morbido sulla mia guancia, è una giacca Armani, la riconosco dal tessuto e poi dicono che i soldi non ci condizionano, non voglio aprire gli occhi, non so dove sono, non ha nessuna importanza, è piacevole, da quanto nessuno mi coccolava così.
Tempo, sto perdendo la nozione del tempo, apro gli occhi, è l’alba, luce del giorno, ma io dove sono do-ve so-no devo mettere a fuoco merda che mal di testa, ha un bel culo però l’italiano della disco. Come mi ha portata fin qui? Se non stessi tanto male mi metterei a ridere! Luce alba, che ore saranno, oddio che malditesta, devo controllarmi, muovere le gambe, sono scalza, speriamo che non mi complichi la vita, ho bisogno di qualcosa di forte, devo andare da León, ma sarà che non mi sono sognata tutto, forse non era morto, forse stava solo male, non è possibile, non lui. La luce mi trafigge il cervello come una lama, devo andarmene ho bisogno di un acido, di un whisky, di qualsiasi cosa per dimenticare voglio tornare al mio albergo, sopravvivere a questa noia mortale, ecco, faccio scivolare lentamente, molto lentamente, una gamba fuori dal letto poi l’altra ecco così, oddio s'è mosso, devo riuscire a mettermi seduta, mi gira tutto mi viene su tutto devo andare in bagno, devo. Porcaputtana s'è svegliato, merda, tentativo di sorriso, accenno al bagno, vuole accompagnarmi, scuoto la testa, la bocca è impastata le parole non mi escono - Se hai problemi, chiamami - com'è caruccio, sorrido ma mi fa male. Sto camminando dritta o sarà solo un’impressione? lascio la porta socchiusa così si sente più tranquillo, rilassa e magari s’addormenta, le mie scarpe sono vicino alla porta, ma allora ero COSCIENTE quando sono entrata qui, ... , le scarpe e la borsa vicino alla porta poterle incontrare anche al buio, lamadonna! sono rovinata, la faccia crollata i capelli un disastro - devi smetterla con questa vita - quante volte me lo sono sentita ripetere, devo smetterla sul serio, sono ancora in tempo, sono ricca, guapa, ma cosa sto facendo quasi quasi mi faccio una doccia, acqua fredda, no, così è troppo fredda, no adesso no, vomito ancora che schifo, si mescola con l’acqua con la schiuma dello shampoo, merda mi devo sedere, che schifo, già mi vedo sui giornali, no, che adesso mi riprendo, si va meglio, molto meglio, mi lavo i denti e penso alla Scarlett O’Hara quando fa i gargarismi con il profumo: probabilmente lei non sapeva cosa fosse il mal di testa, no, sicuramente no. Mi sento meglio, più pulita, meglio, insomma. Mi lavo i denti, spazzolo a lungo, gargarismi silenziosi - senza profumo - va tutto bene, ma ho voglia di sballare. Da qui lo posso vedere, sembra si sia riaddormentato, macchè mi guarda e sorride. Non c'è una spazzola, devo usare il pettine, che ore saranno? Il mio vestito è ridotto uno schifo, cosa faccio adesso, dove avrò lasciato le mutande, mi arrotolo in un paio di asciugamani, esco, si adesso esco egli chiedo se ha da tirare, non ne ha la faccia. Ha chiesto la colazione, macchisenefrega, colazione uguale conversazione. Vaga, devi restare vaga, non raccontare la verità non la capirebbe, ecco, sono qui in casa di amici e ieri mi sono ubriacata perché uno di loro è morto, si, un infarto a trent'anni. Ecco. Geniale. Mangio qualcosa, mi sforzo, ma ho tanta voglia di sballare....
Ma come siamo arrivati a questo punto? Rotolare sul letto come fidanzati? Non ci credo che stia succedendo, non a me. E' impazzito e questa è la sindrome “io ti salverò, ma prima ti scopo", un classico, peccato che non riesca a decollare, magari se bevessi qualcosa, rivedo la notte di ieri come in un sogno, fotogramma dopo fotogramma meglio se collaboro un po’ così viene più velocemente e 'sta storia finisce. Bel ragazzo, ma che noia. Ecco dai che viene, poi s’addormenta, almeno non parla. Fatto. Per fortuna non mi chiede niente, gli sorrido. Silenzi e sorrisi, adesso si fida, dai che si addormenta, DAI! E invece no, sfila il preservativo, va in bagno, rumore d'acqua, cerco con lo sguardo la mia borsa sulla moquette blu, torna, mi strappa il lenzuolo, mi apre le gambe e m'infila dentro con decisione due dita cerco di ribellarmi ma mi chiude la bocca con l'altra mano, stringo le gambe ma lui è forte e senza smettere di muovere la mano mi gira col culo in su, non ce la faccio a gridare non ho forza, si mette alla mia sinistra adesso ho dentro tre dita e il suo pollice che mi tormenta sul posto giusto, comincio a rilassarmi a offrirmi un po' di più, che zoccola sono, per istinto inarco la schiena e strofino la tetta sinistra sul suo ginocchio non ne posso più lo voglio sentire dentro adesso subito, hic et nunc, sente che stringo, che lo voglio, si mette dietro di me e me lo infila tutto in una volta tenendomi stretti i fianchi, poi lo sfila quasi per intero e me lo risbatte dentro fino in fondo, resta fermo e mi muove attorno al suo uccello come se non pesassi nulla, lo sfila per metà mi apre per arrivare più in fondo possibile e rincomincia ecco adesso, prima che me ne accorga, sono già venuta lui non si ferma vengo un'altra volta poi ancora un'altra, mi aggrappo con le mani al lenzuolo mi sorprendo quasi a ruggire non mi molla finché il mio corpo non smette di tremare e contorcesi attorno al suo cazzo. Ultimi due colpi e viene anche lui. Si mette a ridere mi da una pacca sul culo magro, dice che ha fame che si fa una doccia e poi andiamo a pranzo. Andiamo?! Non mi muovo, distesa a pancia in giù, non avevo un orgasmo così da mesi, certo italians do it better, ma ... sento l'acqua della doccia scorrere, scivolo dal letto, in un balzo, m’infilo quello che resta del Versace verde, le scarpe, merda s'è scheggiato un tacco ma posso camminare, la borsa, cazzo, sono spariti i soldi ma c'è la Amex e il telefono. Presto rapida il suo portafogli ho bisogno di cash, gli sfilo due note da 50 dollari e un biglietto da visita, glieli restituirò, però, bel tipo, ho già la mano sulla porta, speriamo non faccia rumore, liscia, che non esca adesso, no sta cantando, la apro, un olio, scivolo fuori, mi do un contegno, cerco l'ascensore, troppi specchi quadrati mi rilanciano la mia immagine, frammenti di me da tutte le parti, se non sbaglio l’uscita è qui a destra, sorrido al portiere sisisi, voglio un taxi, sorrido, infilandomi nel taxi mi rendo conto che sono ancora bagnatissima, senza mutande e che mi ha scopata senza preservativo, mi faccio portare al mio albergo, le dita corrono veloci alla mia agenda sul telefonino, chiamo il mio pusher ...
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