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Una sera di mezza estate
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Titolo: Una sera di mezza estate
Autore: Marcoverde
Contatto:
Racconto n° 3148
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Magnifica, semplicemente magnifica! Esco dalla macchina e ti vengo incontro. Un bacetto veloce sulle guance ed una stretta di mano che lascia alludere a momenti più intimi da lì a breve.
Ti apro la porta dell'auto e tu non esiti a trovarvi posto. Facendo il giro, apro il portabagagli e tiro fuori il mazzo di fiori di campo e fresie che avevo raccomandato al mio fioraio di farmi trovare. Quindi richiudo e mi accosto al tuo finestrino e ti offro il mio regalo. Tu rimani dapprima stupita, ma poi non esiti ad afferrarli e a sprofondare il naso nelle corolle multicolori dei fiori. Inebriante è il profumo, inebriante è lo sguardo dolcissimo che mi rivolgi.
Non attendo e non indugio, premo le mie labbra contro le tue socchiudendole appena per sentire almeno il calore delle tue.
Mi riprendo e vado al posto di guida. Si parte, destinazione Costiera.
Durante il viaggio, parlando del più e del meno, i nostri sguardi spesso s'incrociano fugando qualsiasi dubbio su quello che sarà l'esito della serata. Le nostre mani a volte si cercano in uno strofinarsi continuo, pelle contro pelle, sensazione per sensazione. Mi vengono i brividi. Sto sognando ad occhi aperti, ma il tocco della tua mano mi rassicura: son sveglio e desto.
Non volendo addentrarci nel traffico serale della costiera, ci fermiamo a Vico andando a cena al Nostromo. Bel locale. Situato giusto sul mare, possiamo gustare a pieno la brezza marina carica di iodio che ci accarezza il viso. Serata magnifica, con la temperatura ideale per una cena sul mare. Lo sciabordio delle onde che si rompono contro i pilastri della piattaforma fa da sottofondo mentre al largo una sirena di nave squarcia il silenzio, segnale di partenza di qualche piroscafo diretto chissà in quale paradiso terrestre.
Ordiniamo un ottimo antipasto di mare, caldo, e cruditè che innaffiamo senza riserve con ottimo Brut italiano. Decidiamo di andare direttamente al secondo facendoci portare una pescatrice al forno con patate che, ci dicono, è stata pescata giusto due ore prima. Ordiniamo la seconda bottiglia di brut.
Finalmente arriva la pescatrice, già spinata e divisa. L'odore è invitante e ci affrettiamo a consumarla con ottimo appetito. Il tempo per l'ultimo bicchiere della seconda bottiglia, il caffè e, alzandoci, quasi traballanti ma felici della serata fino a quel momento trascorsa, ci avviamo verso la macchina. Paghiamo il solito parcheggiatore di turno e ci sediamo finalmente in macchina. Non esito più. Ti prendo il viso tra le mani, mi avvicino, e lascio andare la mia bocca sulla tua. Le labbra di entrambi si aprono in un bacio appassionato, dolce, sensuale. Le nostre lingue si cercano, giocano a nascondino, s'intrecciano in mille modi. Ti sento finalmente nelle mie braccia, dopo averti bramata per un tempo sembratomi infinito, lentissimo a passare!
Le mie mani cercano il tuo corpo. Ti abbraccio e, per quanto è possibile su un sedile di un auto, schiaccio il mio corpo contro il tuo fremendo di piacere a lungo represso. Mi accorgo che anche il tuo corpo vibra come una corda di violino. Sensazioni fantastiche ci avvolgono facendoci estraniare da tutto il mondo che ci circonda. Niente potrebbe distoglierci. Ma, accorgendoci poi dello sguardo incuriosito del parcheggiatore, ci riprendiamo e, lasciandoci con estremo dispiacere da quella fusione di corpi, decidiamo di avviarci per trovare un posto più tranquillo e conveniente.
Dopo aver guidato per circa un kilometro in direzione Sorrento, conscio dell'ardire dell'idea, ti chiedo se non sarebbe più conveniente andare a trascorrere la notte in un albergo con vista sul mare i cui i proprietari erano miei clienti. Aspettandomi una risposta negativa, mi sorprendi mentre, con il viso illuminato da uno splendido sorriso, mi dici che se mi fossi fermato in un posto diverso da un albergo, ti saresti ricreduta all'istante su di me. Ancora incredulo, prendo immediatamente la scorciatoia al lato della nazionale che in capo a 5 minuti mi avrebbe portato dinanzi all'ingresso del Nettuno. Arriviamo nel tempo previsto e per evitarti eventuali convenevoli, non graditi in quel momento, mi avvio da solo alla reception. Qui trovo il mio conoscente e, dopo una brevissima chiacchierata, prendo la chiave della suite imperiale all'ultimo piano, quella con il giardino con la siepe di gelsomino che proprio adesso dovrebbe essere in fiore.
Ritorno alla macchina, ti prendo per mano e ti faccio entrare attraverso l'ingresso della piscina, da dove non saresti stata vista dai proprietari.
Prendiamo l'ascensore, spingo il bottone del 3° piano e mi lascio andare in un abbraccio fortissimo in cui mi appiccico a te come un francobollo, schiacciandoti con forza verso la parete dell'ascensore, lasciandoti senza fiato. Non ho il tempo di andare oltre perchè siamo al piano.
La chiave della camera 312 gira nella toppa e, accendendo la luce, entriamo.
Musica di colori e sintonia d'arredo ci accolgono invitandoci ad approfittare di tutte le comodità della suite. Il letto, a baldacchino, ci appare in un sogno attraverso le sottili e velate tende che lo nascondono. I velluti soggiogano i nostri occhi e gli ori lanciano bagliori negli angoli scuri lasciati dalla luce soffusa. Non attendo più. Ti prendo finalmente tra le mie braccia, libero da qualsiasi impedimento, e ti trascino sul letto mentre ti stampo l'ennesimo bacio sulle labbra. Le mie mani ti lisciano i capelli: mamma quanto sei bella!
Ti voglio!
Inizio ad avvolgerti nelle mie mani mentre scopro i segreti del tuo orecchio destro e le rotondità dei tuoi seni. Le nostre lingue si rincorrono sui corpi cercando e dando piacere. Ti sento abbandonata... sento il tuo corpo pulsare sotto le mani che intanto ti frugano dappertutto. Ti tolgo la maglietta, ti levo le coppe che mi nascondevono la vista dei capezzoli, i piu' belli che io abbia mai visto. Ti tolgo il pantalone, lentamente, ammirando le tue gambe affusolate e godendo della vista del tuo perizoma con pizzo nero che funge da ingresso alle porte del Paradiso. Mi tolgo tutto anch'io rimanendo nudo davanti a te. Sono rigidissimo. Tu mi ammiri soddisfatta e sfiori con la mano il risultato della tua presenza. Mi accosto a te e riprendo a baciarti. Ti frugo, ti cerco, ti assecondo. Vorrei avere il doppio, il triplo delle mani per poterti toccare dappertutto contemporaneamente!
Una folata di vento, attraverso la finestra lasciata aperta, ci porta il profumo del gelsomino fiorito. E' come se avessero suonata la carica. Mi sento eccitatissimo e con foga mi accingo a baciarti il pube. La mia lingua si apre la strada tra gli argini di un fiume in piena cercando il tuo punto più sensibile. Ti sento tremare di piacere, odo i tuoi gridolini. Continuo ancora aiutandomi anche con le dita che delicatamente trovano la strada che porta all'interno della stanza delle giostre. Cambiamo posizione e, mentre io non accenno a smettere, tu mi prendi fra le labbra socchiuse. Senti la mia rigidità ed il piacere che mi apporti mentre la tua lingua scorazza sull'asta. Sei fantastica!! Sono ubriaco di te!!!
Onde evitare di perdere l'attimo, ti scosto e, facendoti adagiare sul letto ti prendo. Corre avanti ed indietro il pestello nel mortaio. Fiumi di piacere scorrono e traboccano. Ti sento, ti ascolto presa dal piacere immenso che hai in te e che non accenna a smettere. Continuo a spingere e spingere nel tuo corpo il mio membro durissimo.
Ti rigiri, mi spingi giù con forza e mi monti sopra. Mi prendi con foga controllando i tuoi movimenti, rendendoli sempre piu' ampi, sempre piu' insistenti. Ti apri tutta a me. Mi stai prendendo con forza e ti sento, ti sento, ti sento... venire!!! I tuoi muscoli si contraggono in una morsa di ferro che mi costringe finalmente all'attimo culminante mentre tu proprio allora, ritorni a venire. Ti inondo, mi inondi. I nostri fiumi d'amore scorrono fondendosi insieme. Sei bella! Sei fantastica: ti voglio ancora in questa magica notte d'estate!