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Sesto grado
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Titolo:
Sesto grado |
Autore:
Oliver |
Contatto:
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Racconto
n° 3154 |
Altri
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Hans Pircher alzò appena lo sguardo quando sentì aprire la porta dell’ufficio delle Guide Alpine, quel pomeriggio di fine estate. Era quasi l’ora di chiusura e lui stava leggendo con attenzione il bollettino meteorologico locale, che per il giorno seguente non prometteva niente di buono. Almeno a partire dal primo pomeriggio. Non aveva clienti per il giorno dopo e in fondo era meglio così. Si sarebbe riposato un po’. “Buonasera”, si sentì apostrofare. “Buonasera”, rispose. Davanti a lui c’erano un uomo e una donna, sorridenti. “Prego, desiderano?” chiese Hans. “Ecco, noi volevamo chiedere qualche informazione circa una via di arrampicata…” rispose l’uomo. Era un signore di mezz’età piuttosto sovrappeso e dalle movenze impacciate. Lei invece era una giovane donna, piuttosto attraente e decisamente più in forma. Ambedue erano vestiti alla moda con capi firmati che tradivano un certo benessere. “Si, prego. Ecco questo è il nostro opuscolo. Troverete tutte le informazioni e le tariffe. Siamo a disposizione per i prossimi giorni…”. “No, ecco, sarebbe per domani…”, precisò l’uomo. Hans lo guardò fisso con sguardo inespressivo. Non aveva mai avuto simpatia per i montanari di fondo valle, come quei due sembravano essere. Comunque per il giorno dopo era previsto tempo pessimo. Bassa pressione, brusco abbassamento della temperatura, pioggia e forse anche neve in quota. Non se ne parlava proprio. “Mi spiace ma domani non facciamo uscite in alta montagna per via del tempo che peggiorerà nel primo pomeriggio. Non possiamo portarvi… L’uomo lo interruppe: “No, non tutti e due. Solo Chiara, mia moglie. So che domani è previsto tempo cattivo nel pomeriggio ma lei è molto brava ad arrampicare e se partite molto presto… ” Hans scuoteva la testa”. “Non dubito”, rispose “ma è meglio aspettare i prossimi giorni”. L’uomo si affrettò a precisare: “Dopodomani partiamo e non possiamo rimandare”. Poi, guardando negli occhi Hans, come per cercare un’intesa, aggiunse: “Posso pagare molto bene…anche il doppio della tariffa”. “Sa, è un regalo per mia moglie”. Hans era un uomo di circa quaranta anni, di poche parole. Capelli chiari, abbastanza alto, forte e duro come la roccia sulla quale era solito arrampicarsi. Era anche una delle migliori guide dell’Alto Adige e la sua bravura e professionalità erano proverbiali. Non era tipo da mettere e rischio l’incolumità dei sui clienti, oltre la propria. Certo, l’idea di mettersi in tasca qualche centinaio di euro extra lo allettava. Si stava costruendo una villetta in paese e… “Quanto è brava la signora?”, chiese, tradendo la breccia apertasi nella sua irremovibilità. Chiara elencò rapidamente le vie che aveva percorso in libera negli ultimi anni, alcune decisamente impegnative. Hans pensò fra sé e sé che se proprio ci tenevano e se la donna era così brava e se avessero scelto una via non troppo lunga e difficile e se fossero partiti presto e tornati presto e se, soprattutto, lo avessero pagato così bene e se e se… Che la donna fosse bella, invece, era per lui del tutto secondario nella circostanza. Non che fosse indifferente, anzi. Ma non avrebbe corso rischi inutili per una donna. Le occasioni non gli mancavano di certo, sia in paese che specialmente d’inverno, con le turiste, quando esercitava come maestro di sci. La donna indicò sulla cartina la via di arrampicata che voleva percorrere, una classica che lui conosceva bene, molto bella e di grande soddisfazione. Con un solo passaggio di 6° e per resto tutta di 4° e 5°. Dopo una lunga pausa di riflessione, alla fine acconsentì. “Allora va bene. La porto io stesso. Appuntamento alle 4 del mattino al vostro albergo. Facciamo l’avvicinamento con il buio, con le torce. Così alle prime luci siamo all’attacco della via. Alle 11 saremo all’uscita e alle 13 saremo di ritorno e al sicuro prima dell’arrivo del cattivo tempo”. Salvo imprevisti, pensò fra sé. Quando Hans, nel salutare, le strinse la mano, Chiara percepì tutto il vigore e insieme la ruvidezza dell’uomo. Il mattino seguente tutto andava secondo programma. Nel cielo ancora nero brillavano le stelle e splendeva la luna che, insieme alla luce delle frontali, rischiarava il lungo e ripido sentiero di avvicinamento. Hans procedeva veloce, con passo agile e sicuro sebbene lo zaino sulle sue spalle, con tutto il materiale, fosse decisamente pesante. Chiara invece arrancava con il fiatone, a dispetto di tutte le ore di palestra cui si sottoponeva, fermandosi spesso a rifiatare. Il marito la viziava come poteva e cercava di soddisfare tutti i suoi capricci. Anche questa volta. Lei si era sentita sopraffatta dalla noia dopo una settimana trascorsa a fondo valle fra negozi e ristoranti insieme al marito che, al contrario di lei, non aveva nessuna predisposizione per le emozioni forti. Guardando Hans dal basso verso l’alto, invece, Chiara ne apprezzava la prestanza atletica, la decisione ed anche i modi spicci e autoritari con la quale la trattava. E che, in fondo in fondo, le piacevano. Arrivarono all’attacco della via che il sole non era ancora spuntato da dietro le montagne. Hans tirò fuori il materiale dallo zaino, imbracature e moschettoni, e si legarono ai due capi della corda. Poi cominciò la progressione, Hans avanti e Chiara dietro a fare sicura. I primi tiri non presentavano difficoltà tuttavia Hans si rese ben presto conto che Chiara progrediva lentamente. Molto più lentamente di quanto preventivato e non pareva che fosse così brava come aveva asserito. Forse non era allenata, pensò. Però cominciò a preoccuparsi un pochino. Quando arrivarono al punto chiave erano già molto in ritardo. A quell’ora dovevano essere già fuori. Come temeva, Chiara rimase inchiodata. “Non ce la faccio” gridò. “Non ce la fai?” ripeté Hans. “Come sarebbe a dire che non ce la fai? Devi muoverti invece!”, gridò. Lui era 20 metri più sopra e nemmeno la vedeva. Sentiva la corda tesa ma non recuperava nemmeno un metro. Le gridò tutti i consigli possibili. Intanto il tempo passava. Avrebbe voluto prendere a schiaffi quella stupida là sotto ma anche se stesso che si era fatto convincere. Hans pensò che doveva decidere rapidamente cosa fare. Scelse di tirarla su di peso a forza di braccia fin dove era lui e poi, poco più su, avrebbero preso una via di fuga. Una cengia che li avrebbe portati ad una forcella dove c’era un bivacco, un piccolo rifugio incustodito di legno e lamiera, ancorato alla roccia con funi metalliche, con alcuni letti a castello, sprovvisto di tutto. Un ricovero di emergenza che però li avrebbe messi al riparo dalle intemperie incombenti. Hans già vedeva avvicinarsi in lontananza il fronte nuvoloso nero e minaccioso e sentiva il vento freddo che rinforzava. Con fatica la tirò su di braccia; si avviarono lungo la cengia che già cominciava a cadere una pioggia gelida mista a nevischio, accompagnata da tuoni e fulmini. La temperatura si era abbassata bruscamente. Hans era furioso ma non disse nulla. In fondo la responsabilità del cliente era sempre sua ed era lui che aveva sbagliato. Con la radio ricetrasmittente segnalò la sua posizione all’ufficio delle guide giù a valle. Il cellulare invece non aveva campo. Ormai diluviava. Si coprirono con le giacche a vento e altrettanto fecero con gli zaini. Quando arrivarono al bivacco, immerso nella nebbia, erano comunque fradici. Tirarono un sospiro di sollievo sentendosi finalmente al sicuro. Hans non aveva nessuna voglia di parlare; Chiara, invece, era loquace, anche troppo. Si era spaventata un po’ ma la sicurezza e la decisione dell’uomo l’avevano tranquillizzata. Le piaceva, non solo fisicamente, quel tipo scontroso che la trattava con durezza. Aprirono la porta del bivacco, dove avrebbero passato la notte ed entrarono. Non si vedeva niente. Fuori, con la nebbia, c’era poca luce e dentro era praticamente buio. Hans cominciò a spogliarsi cercando nello zaino qualche indumento asciutto. I pantaloni in particolare erano zuppi. Chiara invece posò lo zaino e uscì di nuovo. Hans la vide uscire con la coda dell’occhio e si chiese dove stesse andando. Spalancò l’imposta della finestrella e, attraverso il vetro, la vide di spalle a tre metri di distanza che si calava i pantaloni e le esigue mutandine. Il suo sedere bianco spiccava nella penombra. Hans non poté fare a meno di considerare fra sé e sé che aveva proprio un bel culo. Per il resto era normale che fosse lì davanti per le sue necessità. Non c’era molto spazio su quella piccola sporgenza di roccia dove era ancorato il bivacco. Chiara percepì distintamente alle sue spalle la presenza dell’uomo che la guardava ma non si scompose. Con i pantaloni alle caviglie, tenendo sollevati sui fianchi il pile e la giacca a vento, si accovacciò. Il liquido caldo scivolò lungo la roccia bagnata, mischiandosi con la pioggia e sollevando una nuvoletta di vapore più densa della nebbia. Chiara sollevò lo sguardo e incrociò gli occhi di Hans, senza alcun imbarazzo. L’uomo deglutì. Un fremito percorse il suo membro intirizzito. Quando Chiara rientrò nel bivacco fece finta di nulla. Lei aveva voglia di chiacchierare e parlava, raccontava. Raccontava e parlava. Tutte sciocchezze per Hans che invece rispondeva a monosillabi. Era taciturno di natura ma pensava anche con irritazione che lei doveva avergli raccontato un mucchio di sciocchezze sulle sue esperienze in montagna, mettendolo in difficoltà. Certo, per essere bella era bella. Ma la bellezza in montagna non ti salva. Comunque ora erano al sicuro. Comunicò di nuovo con la radio la loro posizione. Al termine di qualche istante di silenzio, Chiara, guardando fisso negli occhi Hans, disse: “Ehi, non farti venire strane idee…siamo soli e lontano da tutto…se mi metto a strillare non mi sente nessuno, lo so…”. “Strane idee?”, “Strillare?”, pensò Hans. Ma per chi lo aveva preso? Lui non aveva mai preso una donna con la forza. Non ne aveva nemmeno bisogno. Le donne non gli erano mai mancate. Hans le gettò un’occhiataccia senza risponderle. Trovarono nel bivacco un paio di scatolette di cibo, lasciate da qualche alpinista di passaggio. Insieme ai panini che si erano portati misero insieme una cena frugale. Era ormai sera e fuori era buio pesto. Non c’erano lampade nel bivacco se non le torce frontali che avevano con loro e che erano quasi esaurite. Era ora di mettersi sotto le coperte e andare a dormire. Anche per vincere il freddo pungente. Fuori nevicava. Dentro la temperatura non era molto più alta di quella esterna. Il loro fiato si condensava in nuvolette di vapore. Nella baracca c’erano alcune brande a castello, con i materassi e qualche ruvida coperta di tipo militare. Ambedue si sfilarono i pantaloni umidi e s’infilarono ciascuno in una branda, coprendosi con qualche coperta. Cercarono di addormentarsi ma non era facile. Fuori il vento fischiava e scuoteva la baracca. Dentro, il loro naso che emergeva dalle coperte, gelava. Hans si addormentò comunque, ma poco dopo fu svegliato dalla voce di Chiara. “Ho freddo” sussurrava la donna, “Hans, sei sveglio? Ho freddo…”. Anche Hans ne aveva, ma era più abituato. Aveva dormito tante volte in parete nel sacco a pelo in situazioni assai più disagevoli. Le rispose: “Vieni nel mio letto, in due ci scalderemo.” Per lui, in verità, in quel momento, si trattava più di una situazione di emergenza che non di una proposta maliziosa. C’era da vincere il freddo della notte e arrivare al mattino seguente. Chiara s’infilò rapidamente nel letto di Hans. Sotto indossava solo le mutandine e i calzettoni, come l’uomo. Le gambe di Chiara erano gelate. Hans invece emanava un tiepido calore. Lei gli si avvicinò per carpirne un po’. Hans, da dietro, la strinse. Certo era un professionista, aveva delle responsabilità ma le gambe lisce della donna, le sue mutandine sottili, il calore che cominciava ad espandersi, il sedere di lei che premeva sul suo membro, non lo lasciavano indifferente. Non più. Malgrado il freddo, gli sembrò di avvertire una goccia di sudore scivolargli lungo la fronte. Chiara mugolava. Perché si stava finalmente scaldando, disse. Anche lui si stava scaldando. Il suo membro era diventato duro e premeva contro l’elastico delle mutande. Chiara non poteva non avvertirlo ma non si sottraeva. Hans posò una mano sul ventre della donna e poi scese a infilargliela fra le gambe serrate. Anche lui aveva freddo, alle dita… Fu con una certa sorpresa che Hans sentì Chiara lanciare un urlo e un insulto e la vide schizzare fuori dalla branda. Questa poi! Era abbastanza navigato. Ne aveva viste di tutte i colori, forse più nei letti delle sue donne che sulle pareti delle montagne. Ebbene, Chiara voleva giocare? D’accordo, pensò, lui sarebbe stato al gioco. Afferrò Chiara per un braccio, la riportò nella branda e le mollò un sonoro ceffone. Per il piacere della donna ma soprattutto per il suo, che era dalla mattina che gli prudevano le mani. Chiara smise di strillare e cominciò ad ansimare. Era buio. Hans non poteva vederla in volto. Forse piangeva. Forse lui aveva esagerato. Ma non ebbe il tempo di pensarci troppo. Chiara gli si buttò addosso avvinghiandolo ed esclamando parole oscene. Con la gamba in mezzo alle cosce di Chiara, Hans avvertì distintamente che era bagnata. Spinse Chiara sulla branda staccandola da sé con una certa energia. Lei finì supina. Vide Hans accendere la torcia e cercare qualcosa nello zaino ai piedi della branda. Era leggermente preoccupata e sorpresa. Cosa armeggiava? La respingeva? Hans trasse dallo zaino due cordini e due moschettoni. Con quelli legò i polsi di Chiara e li assicurò alla spalliera della branda. Ora lei avrebbe potuto gridare, chiamare aiuto. Nessuno avrebbe sentito, lassù a 2.600 mt.. Ora lui avrebbe potuto approfittare di lei, come lei voleva… Chiara non aveva più freddo ormai. Nel buio più totale Hans si muoveva attorno a lei. Sentì le sue mani infilarsi sotto maglia e pile e stringerle i seni. Le sue mani ruvide e segnate da tante arrampicate le sfregavano i capezzoli turgidi. Due piccoli appigli per le dita forti di Hans che voleva scalare la vetta più impervia, quella del piacere. Sebbene Hans non fosse affatto delicato nell’accarezzarle i capezzoli, Chiara non avvertiva alcun fastidio, anzi. La sua eccitazione, così legata e alla sua mercè, cresceva. Sentì Hans staccarsi da lei e poi ricomparire fra le sue gambe aperte. Le sfilò le mutandine. Sentì la sua lingua tuffarsi avidamente nel suo sesso, assaporandone gli umori. Lo sentì succhiare la piccola protuberanza fremente. Mordicchiare le labbra carnose. Poi percepì il suo volto a poca distanza dal suo finché la lingua di Hans non andò ad annodarsi alla sua. Faceva freddo ma le loro bocche erano roventi. La barba lunga ed ispida di Hans le graffiava il viso. Il loro odore era forte, come quello di due che nel salire in montagna abbiano abbondantemente sudato. Ma non la disturbava affatto, anzi. Per Chiara era quell’odore di maschio che non avvertiva mai in suo marito. Sentì Hans alzarsi dalla branda e muoversi intorno. Lo perse di vista finché non sentì una mano forte che le prendeva la testa da dietro la nuca e gliela spingeva contro il membro teso. L’uomo era in piedi al suo fianco. Lei aprì la bocca e lo accolse fin dove poté. Lui cominciò a penetrarla in bocca quasi soffocandola e tenendole la testa con le mani. Ma Chiara non aveva nessuna intenzione di sottrarsi. Il suo sapore la eccitava e avrebbe continuato fino a farlo venire nella sua bocca. Non le bastava quella goccia frettolosa che era scivolata sulla sua lingua. Ma Hans di nuovo si allontanò per qualche lunghissimo istante. Lo sentì di nuovo salire sulla branda. Poi sentì le mani di Hans stringerle i fianchi e poi infine si sentì penetrare. Il viaggio del membro di Hans dentro di lei le sembrò infinito prima che i loro inguini si congiungessero. Sentì i suoi testicoli sbattere contro di lei, come un’immagine al rallentatore. Il membro di Hans le sembrò enorme, duro come le sue gambe che la stringevano. Come il ventre che la pressava. Si sentiva piena, riempita. Ogni millimetro era stato colmato dentro di lei. Non poteva vedere il suo volto ma lo sentiva ansimare affannato, affamato. I cordini le stringevano i polsi con dolore. Un dolce dolore. Era stata sopraffatta, non poteva ribellarsi. Hans si muoveva dentro di lei ora con lentezza, ora con colpi rapidi e veloci. Talora usciva del tutto e Chiara si sentiva morire temendo che smettesse. Ma lui le infliggeva solo una piccola tortura. Tornava presto ad affondare dentro di lei, squassandole il ventre. Chiara gridava. Ma non era per chiamare aiuto. Tanto nessuno avrebbe potuto sentirla. La radio gracchiò. Da valle chiamavano per avere notizie. Il marito di Chiara era preoccupato e sollecitava l’invio di una squadra di soccorso. Ma fino al mattino non se ne sarebbe fatto niente. Troppo pericoloso di notte e con quel tempo. Hans spense la radio senza rispondere, poi riprese a penetrare Chiara, ormai del tutto liquida. L’ orgasmo della donna arrivò come una scossa di terremoto capace di scuotere la montagna. I suoi sussulti riuscirono a far sobbalzare l’uomo disteso su di lei. Il suo grido, forse, stavolta, era stato avvertito a fondo valle. I polsi di Chiara, ormai erano segnati. Mentre lei si placava, rilassando le sue membra tese, sentì Hans sfilarsi. Lo sentì mettersi in ginocchio accanto a lei. Lo sentì salire fino all’altezza del suo viso. Sentì i suoi testicoli sfiorarle il mento. Sentiva le mani di Hans armeggiare veloci, sempre più veloci a pochi centimetri dal suo volto, ansimando roco. Finché, accompagnato da un rantolo dell’uomo, il getto caldo e denso le rigò il viso, attraversando la sua bocca aperta e la lingua protesa. I loro corpi accaldati emanavano vapore nell’aria gelida. Ma non avevano freddo. Non più. Hans si accasciò esausto, per una volta. Slegò i polsi di Chiara e si gettarono sotto le coperte ruvide. Poi si addormentarono. Erano ormai le 10 del mattino quando Kurt, il capo della squadra di soccorso e buon amico di Hans, aprì la porta del bivacco. Erano partiti all’alba alla ricerca dei due. Non avevano avuto più notizie dalla sera prima. Hans non rispondeva più alla radio ed era subentrata una certa preoccupazione. Kurt rimase qualche secondo in piedi sulla porta, contemplando la scena che si offriva ai suoi occhi. Realizzò che i due non avevano affatto bisogno del suo aiuto. Pronunciò qualche terribile insulto in lingua madre, girò i tacchi e se ne tornò rapido a valle con i suoi uomini. Con Hans avrebbero fatto i conti più tardi. E di quello che i due avrebbero raccontato al marito di Chiara non poteva importargli di meno.
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