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Titolo: Imprevisto
Autore: Luah
Contatto:
Racconto n° 3160
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È un venerdì sera come altri, ma forse non esattamente come tutti gli altri, stasera sono veramente sola; non devo lavorare, ho appena mandato 'fanculo' uno stronzo che mi deve dei soldi da mesi.
Sono incazzata, è meglio che vada a letto. Mi chiama 3 volte un amico; la prima volta dice che per sua moglie noi eravamo insieme dalle 7, la seconda dice: no, dalle 6 e un po': è completamente ubriaco, fermo nel traffico. Ok, sono il suo alibi, la moglie mica è scema, tutt'altro! Però avrebbe potuto dirmi dov'eravamo, con chi. Mi chiama per la terza volta, m'inchioda mezz'ora raccontandomi che il rettore dell'università dove insegna voleva che gli facesse il culo, là sulla scrivania. Mi racconta i dettagli, anche i più sordidi, che palle!
Mi lavo i denti, vado a letto, sistemo i cuscini dietro la schiena, apro il lap top per vedere un film. Il wi fi capta la connessione del vicino, msn lampeggia, qualcuno vuol parlare con me. No, non adesso per favore. Mi metto invisibile. Apro la cartella “Carlos Saura”: ho deciso, per l'ennesima volta guardo “El amor brujo”.
Comincia il film; teatro,la prima carrellata apre sull'accampamento gitano. Il cellulare sul comodino fa bzzzzz bzzzzz. Afferro il telefono ma prima di aprirlo guardo chi è. Un TIM sconosciuto... rispondo perché sto aspettando della maria dal mio fornitore di fiducia, magari ha cambiato telefono... e invece no, in straordinaria sintonia con i due gitani che stanno facendo il patto di far sposare i figli, sento dall'altra parte un “Hola guapa”... e stasera non ho né fumato né bevuto. Ci metto tre nanosecondi a realizzare chi è, rispondo un “Hola” timido e meccanicamente sistemo i capelli, neanche lui possa vedermi. Poi comincia la corsa, l'adrenalina che tutto travolge; chiudo il pc, mi scaravento fuori dal letto, mi calo mezzo lexo sennò stresso troppo e poi direttamente in doccia. Mentre mi faccio uno shampoo penso freneticamente cosa mettermi: lui è alto, guido malissimo con i tacchi e debbo andare dall'altra parte della città, ma ho un paio di scarpe rosse di vernice da Minnie che sono strepitose; decido per quelle, jeans neri e camicia nera strizzata. Potrei mettere un vestito, ma non vorrei semplificargli troppo la vita. Mi spalmo una crema alla vaniglia che si assorbe subito lasciando la pelle morbidissima, per fortuna la depilazione e le unghie reggono ancora. In tempo record sono pronta, un lucido sulle labbra, matita nera, mascara e via; comincio ad avere quell'età in cui troppo trucco fa l'effetto bagasciona. Arrivo al bar a mezzanotte in punto, è impressionante come mi sento bene sapendo che un tipo come quello mi sta aspettando! Passo tra due tavoli di ventenni sciape e ubriache: se escono in branco non rimorchieranno mai, le cretine. So che mi guardano. Fluttuo fino a lui seduto da solo al bar, mi stringe a sé e mi bacia il collo. Dentro di me un brivido e dietro di me il sogno delle ragazzine va in frantumi, posso sentirne il rumore.

Attraverso le finestre aperte filtra una luce malata mista ad inquinamento che tinge tutto di blu. Un neon verde del palazzo di fronte rischiara a tratti l'appartamento vuoto. Il pavimento sembrerebbe di legno consunto, posso sentirlo sotto le suole delle scarpe. I miei occhi si stanno abituando all'oscurità quando me lo sento addosso, nonostante le varie caipiroske e due canne so perfettamente cosa sto facendo qui, lo sappiamo entrambi, ma il primo passo è sempre una sorpresa: non si sa mai come comincino le danze. Niente scuse, niente pretesti, niente parole, molte volte niente baci: just sex. Ed è quello che sta succedendo. In un lampo mi trascina su di un grande letto sfatto in mezzo alla stanza, dove ci cerchiamo furiosamente in un intreccio di mani, lingue e gambe. Non so più dove siano finiti i nostri jeans, le chiavi della macchina, il telefono... non voglio carezze, dolcezza: l'unica cosa che voglio è sentirlo dentro. Tra un lampo verde e l'altro posso distinguere il guizzo dei muscoli; la sua pelle è bianchissima e i tatuaggi gli coprono quasi tutto il petto e le braccia. Con un colpo di reni cambio il gioco e mi trovo sopra di lui; mi abbassa il reggiseno, praticamente me lo strappa di dosso, con la mano destra lo cerco e sento che è in tiro perfetto, sono bagnatissima. Mi aiuta a spostare le culottes nere e mi siedo sopra di lui; prima faccio entrare solo la punta, poi scendo fino ad ingoiarlo tutto. Me lo sento nello stomaco, stringo i muscoli e mi muovo lentamente sopra di lui sempre stringendolo, poi mi alzo un po' e comincio ad andare su e giù, ma ho bevuto troppo, ho fumato troppo, mi gira la testa. In un attimo mi ritrovo col culo in su: impressionante come agli uomini piaccia prendermi da dietro spostando le mutande. Non faccio neanche in tempo a pensarci che ha già infilato un preservativo e mi sta scopando alla grande, oddio quanto mi piace... vengo una, due, tre volte, poi viene lui. E' una macchina, un animale meraviglioso; sto prendendo fiato quando mi dice che quello era solo l'inizio, che lo arrapavo troppo. Con gesto sicuro lancia dal 14esimo piano il preservativo usato; la voce è fonda, finalmente parla la sua lingua, non più quella del paese che ci ospita. Poi, in un sussurro, mi chiede se può farmi un po' di male. Fissandolo negli occhi rispondo - iVenga hombre! - nel mio miglior tono di sfida.
Riprendono le danze, lentamente mi porta sull'orlo dell'abisso tra dolore e piacere, poi non esiste più niente.. niente... niente... fino alla fine della notte.