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La danzatrice
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Titolo: La danzatrice
Autore: Biancaneve
Contatto:
Racconto n° 3168
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Come ogni sera la danzatrice si truccò il viso, legò i capelli e mise il suo costume per raggiungere i tavoli del ristorante.
Amava il suo lavoro perché la faceva sentire viva, era orgogliosa della sua femminilità e che esistesse un modo per esternarla in modo creativo, artistico. La danza orientale era l’unica cosa buona della sua vita, la chiave che le aveva aperto le porte di tutto ciò che desiderava: discostarsi dal mondo grigio e realistico della quotidianità, dall’indifferenza, in quei momenti e non solo; ogni giorno in cui apriva i suoi occhi era solo una danzatrice, una donna.
Aveva spettatori sconosciuti, il più delle volte distratti dai loro piatti semivuoti, dalle bottiglie e dai discorsi di lavoro. Ma qualcuno ogni tanto vedeva e capiva quello che lei cercava ogni volta di rappresentare. La morbidezza e l’inquietudine della vita, la ruota che gira e gira sempre, l’infinito dei passi che hanno scandito le epoche nel mistero della sacralità della vita.
Nei suoi viaggi aveva trovato uomini che gettavano soldi, fiori e parole, ma anche silenzi eloquenti. La danzatrice in realtà non vedeva nessuno, se non se stessa presente alla sua passione.
Un uomo in particolare, ogni settimana, si presentava nello stesso ristorante per guardare i suoi spettacoli. Aveva forse scoperto dove abitava, che cosa faceva fuori nel mondo e con chi. L’aveva incontrato nel supermercato sotto casa a comprare bottiglie d’acqua, nel parco con il cane al guinzaglio, si era ritrovata a passeggiare davanti alle stesse vetrine. Potevano essere semplicemente coincidenze, non poteva essere certa che fosse lo stesso uomo.
Quando ballava era sempre presente, la osservava in silenzio e immobile, senza mostrare un interesse particolare, poi si girava e si riempiva il bicchiere parlando con gli altri commensali al suo tavolo.
Una sera si presentò con una donna, una bella donna - notò la danzatrice - con lunghi capelli biondi, magra e molto elegante,
di quelle sempre perfette. Si ricordò quel giorno, con la tuta da ginnastica enorme e la coda di cavallo, mentre passeggiava nel parco: sicuramente quella era impeccabile in ogni occasione.
Per la prima volta, senza saperlo, ballò nervosamente.
Chi l’avrebbe mai detto. A piedi scalzi, in mezzo ai tavoli, ballando su una base di tamburi, si ritrovò ad osservare per tutto il tempo le unghie laccate di quella donna con il sorriso stampato e la sua aria di posata superiorità.
Finito il suo pezzo, tornò nel camerino e si osservò allo specchio. Ma cosa le prendeva?
Poi sentì bussare alla porta ed aprì.
Era lui, con l’aria un po’ brilla. In silenzio entrò nella stanza e la guardò con uno sguardo di fuoco. Si vedeva così tanto che quella sera era turbata da lui?
Si chiese come faceva a sapere dove si trovavano i camerini del locale e se lo ritrovò in un attimo a pochi centimetri dal suo corpo. Lentamente si fece strada tra i suoi capelli e scivolò con la mano sulla nuca. Le sfiorò le labbra con le sue ma non la baciò, raggiungendo subito il collo. Prima lo leccò dolcemente, e poi lo succhiò sempre più forte, fino a quando la danzatrice, infastidita, lo spinse via. Si girò verso lo specchio e vide un livido rosso abbastanza evidente. Si sentì tirare i capelli e fece un passo indietro. Il corpo di quell’uomo addosso e il respiro sulle spalle, mentre con le mani saliva sulle sue cosce, le fecero girare la testa. Si appoggiò al tavolo davanti a lei e chiuse gli occhi. L’uomo le alzò la gonna e la penetrò da dietro scivolando molto lentamente. Poi rimase fermo abbassandosi su di lei e le spostò i capelli da un lato. Sentì dolore sul livido quando iniziò nuovamente a succhiare il suo collo. Appena si mosse dentro di lei con colpi decisi, tolse una mano dal tavolo e gli prese la testa perché continuasse ancora.
Anche quell’incontro in una angusta stanza piena di costumi, attaccapanni e strumenti musicali pareva una danza rubata al tempo.
Qualcosa cadde e si frantumò a terra.
L’uomo si mosse sempre più velocemente schiacciandola contro il tavolo, diede gli ultimi colpi decisi staccandosi dal suo collo e venne dentro di lei.
Non proferì parola nemmeno dopo essersi ricomposto. Uscì dalla porta e tornò al suo tavolo.
Più tardi la danzatrice si presentò in ufficio, quando il locale era ormai deserto, come ogni sabato sera.
Trovò il proprietario seduto alla scrivania e di fianco lui, con quella donna. Sentì il suo cuore che batteva all’impazzata.
- Questo è il mio nuovo socio, Massimo. E sua sorella, Chiara. Da oggi li vedrai spesso -
Il proprietario la guardò sorridendo, dandole il suo compenso.
E finalmente sentì la sua voce.
- Ci vediamo sabato prossimo, allora -
- Si. Immagino di si. Sabato prossimo - rispose la danzatrice.
Uscì dal locale e raggiunse la sua macchina, ritrovandosi a pensare che anche la sua voce ricordava una danza.