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Daniele
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Titolo: Daniele
Autore: Alessandra
Contatto:
Racconto n° 3171
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Lo vidi la prima volta che uscivo dal palazzo dove abita Alberto, un mio amico pieno di problemi che ogni tanto andavo a trovare quando ero stanca, giusto per rilassarmi un po’ e non pensare al lavoro.
Lui era elegantemente vestito, stava suonando il campanello di Alberto e mi puntò addosso i suoi magnifici occhi azzurri sorridendo, ricambiai il suo sorriso spontaneamente e lasciai che il suo sguardo mi accompagnasse alla mia auto parcheggiata a pochi passi; rimase a guardarmi fin che completai la manovra per uscire dal parcheggio.
Che dire... m’ammaliò... e già stavo pensando che più tardi avrei chiamato Alberto per avere notizie dettagliate su occhi azzurri!
Non passarono dieci minuti che Alberto mi chiamò dicendomi che avevo fatto colpo su Daniele (così si chiamava occhi azzurri).
Gli aveva chiesto se sapeva chi era quella splendida mora che aveva incrociato all’ingresso del palazzo.
Mi disse che era rimasto affascinato da me e che voleva conoscermi magari a cena. Declinai a malincuore l’invito, perché già da tre anni avevo per amante un uomo molto facoltoso che mi aveva aiutato molto sul lavoro e non volevo creare dissapori tra noi.
Ma lui fu tenace, e quasi ogni giorno chiedeva di me ad Alberto finchè una sera che eravamo in pizzeria acconsentii che si unisse a noi.
Passammo una bella serata tranquilla, tra chiacchiere e risate; ogni tanto lo scoprivo a fissarmi negli occhi, e i suoi sguardi mi scioglievano...
Al momento dei saluti chiese di vedermi da sola ma, sempre per i motivi sopra descritti, rifiutai l’offerta.
Alberto combinò un’altra cena con Daniele la settimana successiva e per accettare dissi di no all’amante facoltoso, ma il tipo mi piaceva molto anzi mi eccitava.
Durante la cena, mentre si parlava del più e del meno, intrappolò il mio ginocchio tra i suoi e con una mano cominciò ad accarezzarmelo: la voglia di lui era già grande.
Mentre Alberto pagava il conto non resistei all’ennesima richiesta di Daniele e scrissi il mio numero di telefono in un bigliettino del ristorante e lo feci cadere nella tasca della sua camicia. "Dopo ti chiamo" mi sussurrò quando ci salutammo.
Non feci in tempo ad arrivare al mio appartamento che mi telefonò. "Dove ti posso raggiungere? Ho assolutamente bisogno di vederti" mi disse.
Gli spiegai dove raggiungermi. Quando arrivò non ci fu bisogno di parlare; non appena chiuse la porta alle sue spalle prese la mia testa fra le mani e cominciò a baciarmi sulla bocca: un bacio profondo da farmi piegare le gambe. Cominciò a spogliarmi facendo scorrere la lampo dell’abito in seta che avvolgeva il mio corpo, liberò il seno e cominciò a mordicchiarmi i capezzoli per poi abbandonarli e tornare sulla mia bocca. Prese tra le sue mani i miei lunghi capelli, mi rovesciò la testa all’indietro per leccarmi il collo e poi scese nuovamente sul seno, leccandomi e mordendomi, le sue mani corsero sui miei fianchi e mi attirarono contro i suoi facendomi percepire la sua voglia. Cominciai a sbottonargli la camicia, lui si tolse i pantaloni e i boxer. Le mie mani accarezzavano il suo petto, mi sfilò l’abito e constatò quanto ero bagnata infilandomi due dita tra le gambe. "Sei bellissima" disse.
Mi fece indietreggiare fino al grande tavolo della cucina e vi si appoggiò. Prendendomi per i capelli mi obbligò ad inginocchiarmi, a prendere in bocca il suo membro durissimo e mi guidò nei movimenti su e giù. Mi sentivo quasi soffocare da quanto me lo spingeva in gola.
Mi fece alzare, mi sdraiò sul tavolo e mi spalancò le gambe, cominciò a leccarmi e a mordermi il clitoride, infilò contemporaneamente prima due, poi tre dita nella mia vagina, spingendo fortemente. Mi faceva male, ma mi piaceva e in breve ebbi il mio primo orgasmo. Mille brividi invasero il mio corpo quando infilò la lingua dentro di me per leccare tutti gli umori del mio godimento.
Si alzò e, passandomi una mano sotto la nuca, mi rimise in piedi.
"Sei fantastica" mi sussurrò prima di ricominciare a baciarmi sulla bocca. Mi fece girare di schiena e mi scostò i capelli per potermi leccare la nuca, m’infilò una mano tra le gambe dove ero bagnatissima e le sue dita cominciarono a bagnarmi tra le natiche. Mi fece piegare in avanti e mi sentii spaccare mentre me lo infilava dietro tutto in un colpo. Mi prese saldamente tra le mani i fianchi e, con possenti spinte, mi fece urlare di piacere.
"Sei fantastica" urlò mentre veniva.
Finimmo in doccia assieme, insaponandoci a vicenda; continuavamo a guardarci negli occhi e a baciarci sulla bocca: baci profondi, bellissimi. Finimmo sul letto e ancora facemmo l’amore, questa volta più dolcemente e molto a lungo. Ci addormentammo abbracciati.
Mi svegliai sentendo vibrare il suo telefono; era notte fonda.
"Sì, ho finito, dieci minuti e arrivo, ciao a dopo" lo sentii dire.
Mi baciò nuovamente sulla bocca,
"Scusami piccola, devo andare".
Lo guardai interrogativamente.
"Ho detto a mia moglie che avevo una cena di lavoro…"

Daniele era un amante perfetto: due o tre telefonate al giorno e vari sms per farmi sentire la sua presenza, ci si vedeva due volte a settimana; incontri bollenti che iniziavano sempre in maniera autoritaria da parte sua, per finire con tanta dolcezza.
Lui non capiva perché rifiutavo sempre di uscire a cena con lui, ma preferivo passare le serate a casa mia preparando qual cosa da mangiare od ordinando la cena nel vicino ristorante, ma, essendo lui un personaggio noto nella mia città, e non a conoscenza del facoltoso che frequentavo, preferivo evitare incontri imbarazzanti, perché si sa, il mondo è tanto piccolo...
Dopo quasi tre mesi di relazione dissi a Daniele che era finita, il facoltoso cominciava a sospettare… lui non voleva crederci, sosteneva che aveva bisogno di me come l’aria che respirava e tutte le sere era davanti alla mia porta per avere una spiegazione del mio comportamento.
Fu così che cambiai numero di telefono, riempii una grossa valigia d’abiti e partii per un viaggio di quaranta giorni tra Costa Azzurra, Francia e Spagna per dimenticare e farmi dimenticare.