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Con uno sconosciuto
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Titolo:
Con uno sconosciuto |
Autore:
Leoncina |
Contatto:
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Racconto
n° 319 |
Altri
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Una sera di pioggia primaverile. Scroscianti gocce grosse come noci che cadono dal cielo scuro. Corro riparandomi sotto un ombrellino indifeso che rischia di volare via da un momento all'altro, ad ogni soffio di vento. Il freddo mi fa rabbrividire, nonostante sia ormai Maggio fa ancora freddo quando piove o tira vento. Giro l'angolo della strada seguendo il marciapiede. Qualcosa mi si para davanti d'un tratto, non faccio in tempo a schivarti e mi scontro con te. I tuoi riflessi sono pronti e attenti, mi afferri per un braccio evitando di farmi cadere. Alzo lo sguardo e i tuoi occhi sono fissi su di me. Ti guardo e resto immobile, la pioggia continua a cadere costante, incessante. Ho i capelli fradici, piccoli rivoli d'acqua cadono dalla fronte fino alle labbra. Non dici nulla. Ti limiti a raccogliere l'ombrellino caduto a terra, a porgermelo con un mezzo, stanco sorriso. "Scusa." balbetto in preda all'emozione. Mi fai un cenno di assenso, passi oltre me e continui sul marciapiede lasciando che la pioggia continui a bagnarti i capelli e le spalle senza scomporti. Ti guardo mentre vai via. Quegli occhi non li scorderò.
Dopo una notte passata in hotel e al caldo dentro un letto matrimoniale enorme dalle coperte di flanella sento il bisogno di un bagno caldo. Riempio la vasca e mi immergo fino al mento, guardando il vapore disegnare piccoli rivoli sullo specchio. Oggi il convegno sarà lungo. La prima sessione era stata solo una presentazione, oggi si fa sul serio. Ministri e vice-ministri della sanità e dell'istruzione. Non ci sarà da scherzare, dovrò essere al pieno delle mie forze.
Entro in camera avvolta da un accappatoio bianco e umido. Slaccio la cintura e nuda davanti allo specchio ammiro il mio corpo. Spalle larghe e dritte, seno prorompente che dimostra tutta la sua fierezza restando alto e sodo senza alcuno sforzo. Addominali invisibili, ma forti, il ventre piatto, i fianchi intriganti, le gambe snelle. "Perfetta" penso, mentre lentamente mi rivesto. In sala da pranzo i colleghi stanno già facendo colazione. Qualche parola casuale, il tempo di un tè caldo e un croissant fumante. Al tavolo accanto, appoggiato su una sedia vedo un cappotto leggero, di colore blu scuro. Il proprietario è girato di spalle, ma ha qualcosa di familiare. La voce della mia collega mi distrae dai miei pensieri. Torno in camera passandoti davanti. Non ti riconosco, tu mi scorgi appena, con normale indifferenza.
I primi ospiti sono già arrivati, i comunicati stampa sono già stati scritti, andranno modificati con gli interventi dei partecipanti. Ho fatto un buon lavoro nelle settimane precedenti, basterà poco e tutto sarà ottimo. Ti vedo entrare nella sala del convegno. Hai una targhetta attaccata alla giacca blu. Giornalista, ospite, non capisco chi tu possa essere, ma ti riconosco, non ho dubbi. Sei lo stesso della sera precedente. Rivedo la scena come fosse un film formato da pochi fotogrammi. I tuoi capelli bagnati, la tua mano calda che mi afferra per non lasciarmi cadere, i tuoi occhi, quegli occhi dolci e intriganti fissi nei miei. Vorrei avvicinarmi, ma in ogni istante ho qualcosa di urgente da fare, non ho un attimo di tregua. Il pranzo si svolge tranquillamente. Tu sei nella sala degli ospiti più rinomati, ti ho visto entrare poco prima e non mi stupirei di vederti al tavolo dei ministri. "Ora hai qualche ora libera" mi viene detto. Il convegno procederà lentamente attraverso la terza sessione, fino al tardo pomeriggio i comunicati non usciranno. Stresa è bellissima quando non piove. Il sole splende nel cielo e il calore primaverile si fa sentire attraverso la giacca leggera di un tailleur giallino che indosso. Esco dall'hotel e mi incammino verso il lungo lago, osservando i cigni nuotare elegantemente nell'acqua. Mi siedo su una panchina al sole assaporando i caldi raggi sulla pelle e guardando dritto di fronte a me il lago così calmo e azzurrino. Sento caldo e tolgo la giacca restando con una maglietta sbracciata. Le braccia bianche al sole si riscaldano immediatamente. "Eri tu ieri sera, vero?". Una voce mi raggiunge, sussulto riaprendo bruscamente gli occhi che si erano abbandonati al calore del sole. Mi giro di scatto e ti vedo. In piedi, dietro di me mi guardi con le mani in tasca e un sorriso malizioso appena pronunciato sulle labbra. "Sì, ero io", rispondo sentendo il cuore battere forte. Ti siedi accanto a me. Non hai la targhetta di riconoscimento del convegno, non posso sapere chi sei. Troppo imbarazzante chiedertelo. Parliamo di cose insignificanti. Le voci si mescolano tra di loro, si fanno più lente, più calde, più calme. Ci conosciamo da pochi istanti, ma mi sento in perfetta sintonia con il tuo modo di fare, potrei stare per ore su quella panchina a parlare con te. Guardando l'orologio e mi accorgo che il tempo è volato, devo tornare al convegno. Entrando nell'hotel dimostri freddezza, non mi saluti e ti avvii verso la sala dove si tiene il dibattito ormai agli sgoccioli. Ti guardo entrare in sala. Un misto di tristezza e odio accompagnano il mio sguardo che ti segue finchè non scompari dietro la porta coloro frassino nell'enorme sala convegni dell'hote. Non mi hai nemmeno salutata.
Ceno da sola nel ristorante dell'hotel. Sono usciti tutti, non avevo voglia di stare ad ascoltare frasi e commenti del dopo-lavoro. Mangio lentamente, pensando ai tuoi occhi, così attenti alle mie parole quel pomeriggio, così freddi nel ritornare al lavoro. Mi ravvivo i capelli con un movimento leggero e morbido. Mi alzo ed esco dal portone principale. Camminando sul lungo lago guardo verso le isole borromee, mi sembrano così distanti, illuminate da migliaia di luci. Mi appoggio alla balaustra che divide il lungo lago di cemento decorato dal piccolo strapiombo sul lago. Non è molto alto, forse una decina di metri, forse qualcosa di più. Guardo la luna. Così piena. E' come se mi guardasse. Sento alcuni passi e un soffio d'aria fresca mi colpisce la schiena. Mi giro e ti ho di fronte. Nessuna parola tra di noi. Nessun saluto, nessun cenno. Mi tiri verso di te e posi le tue labbra accanto al mio orecchio. "Ti voglio", sussurri. Mi baci. Dolcemente prima, poi con maggior insistenza. Sento la tua lingua farsi strada nella mia bocca, le tue mani stringermi i fianchi e accarezzarmi il collo. Un bacio di pochi istanti e capiamo cosa vogliamo quella notte.
Entriamo in camera senza accendere la luce. Butti la giacca sopra una sedia e mi baci ancora. Lentamente lasci scivolare una mano verso i bottoni della mia camicetta. Li slacci uno per uno e scopri la pelle delle spalle bianche al chiarore della luna che invade la stanza. Sento le tue labbra spostarsi sul mio collo e posarsi dolcemente sulla spalla. La tua lingua disegna piccoli cerchi sulla pelle mentre le tue mani continuano in quell'opera costante ed emozionante dello spogliarmi completamente. Mi vuoi nuda davanti a te, mi vuoi nuda e sudata sotto di te. Il reggiseno si slaccia in un attimo e cade ai nostri piedi. Mi guardi il seno poco prima di baciarlo, disegnandolo con la lingua, seguendolo in ogni minima curva. Lasci scivolare gli slip a terra, hai raggiunto il tuo scopo, il mio corpo è indifeso, nudo dinnanzi a te. Mi solevi tra le braccia, mi posi sul letto e dopo un attimo ti sdrai accanto a me. Su un fianco, appoggiando la testa sopra un braccio, mi guardi. La tua mano si chiude su un mio seno. Non posso fare a meno di gemere. Soffochi la mia voce in un bacio lungo e dolcissimo, mentre le tue dita si fanno strada sul mio ventre. Più giù, scendi ancora. Automaticamente le gambe si divaricano leggermente, quel tanto da lasciar passare le tue dita. Un attimo ancora, il tempo di un sospiro e ti insinui dentro di me, bagnandoti completamente le dita al contatto con la mia carne bagnata di umori. Più forte, più in fondo. Ti voglio così. Gentilmente deciso, forte, aggressivo, ma dolce, in ogni gesto. Sento la tua bocca scendere sul mio collo, e poi più giù ancora, accarezzi con la lingua i seni e i capezzoli turgidi che li sovrastano. Più giù ancora, mi sfiori l'ombelico con un piccolo movimento circolare e poi cadi sul pube. Sento la tua lingua scostare i peli, le tue dita insinuarsi ancora dentro di me. Ti voglio, in questo momento, ti voglio ora. Posandoti una mano sulla testa, faccio una leggera pressione sulla nuca e sento la tua bocca spostarsi sopra di me cercando il clitoride. Lo accarezzi con la lingua, leggermente, sfiorandolo appena, scosti i peli con le dita e poi ti avventi su di esso succhiandolo vigorosamente. Non posso non gridare. Smetti un istante, mi guardi e sorridi. Sembri soddisfatto della tua opera e hai tutta l'intenzione di concluderla nel migliore dei modi. Il tuo sguardo è maledettamente malizioso, intrigante. Riprendi i tuoi movimenti circolari sul mio clitoride fino allo spasmo, fino a sentire i miei umori caldi e bagnatissimi annegarti il viso. Raggiungo l'orgasmo gridando forte e stringendo le lenzuola con le mani. Ti rialzi e mi copri con il tuo corpo. Ti sento eccitato e caldo su di me. Ho ancora il respiro affannato e la bocca appena dischiusa. Mi baci. Sento le tue mani aprirmi le gambe. Un attimo ancora e sei dentro di me. Sussulto e i miei gemiti riempiono la stanza, mentre il tuo respiro si fa più veloce, più profondo. Sollevo le gambe, un altro gemito si confonde con i rumori in sottofondo dell'hotel. Spingi più in fondo, più rapido, sempre di più. Ti sento al culmine, non posso più aspettare. Mi lascio andare ad un grido di piacere che inonda la stanza, mentre tu fai maggior forza sui muscoli delle braccia per reggere il tuo orgasmo che arriva in tutta la sua potenza lasciandomi disarmata. Crolli su di me dolcemente. Respiri velocemente e mi passi le mani nei capelli arruffati e umidi di sudore. Chiudo gli occhi, ti sento ancora dentro di me. Un piccolo sussulto, ultima rimanenza del tuo orgasmo, si appropria delle pareti del mio sesso. Un gemito mi sfugge dalle labbra che si posano sul tuo viso accarezzandoti. Mi stringi forte senza dire una parola. Le tue mani cercano le mie. Mi guardi ancora negli occhi e sorridi. Ti sorrido senza dire nulla, poi dolcemente la tua mano riprende ad accarezzarmi i capelli e sprofondo nei sogni più intensi.
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