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L'autogrill
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Titolo:
L'autogrill |
Autore:
Pegaso |
Contatto:
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Racconto
n° 3200 |
Altri
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Viaggiava ormai da quasi due ore, ma Fabio non era ancora stanco. Guidare non era mai stato un problema per lui, tanto da farne una vera e propria professione: il mangia chilometri. Così infatti erano chiamati nel giro coloro che passavano la loro vita in auto, collaudandole. Data la sua esperienza ormai decennale, Fabio era stato anche messo a capo di un team di quattro collaudatori. Gli orari erano quanto di più bizzarro si potesse pensare: non esistevano praticamente, i collaudi avevano la precedenza e quando i sommi capi decidevano, si doveva partire. Una voce arrivò via radio: -Bisonte 10 a Bisonte, passo - –Bisonte a Bisonte 10 parla, ti ascolto - –Che ne diresti se ci fermassimo al prossimo autogrill? Ho fame ed una certa urgenza - –Va bene Bisonte 10, io continuerei, ma se proprio ti scappa...- rispose ridendo e chiudendo la comunicazione con il suo vice. Si fermarono che il sole cominciava a scomparire, un bel tramonto rosso, da fotografia. Appena scesi l’aria pungente della collina che scendeva al mare colpì i loro volti. Fabio chiuse l’auto, si sistemò alla meglio jeans e maglietta e con i suoi colleghi entrò nell’autogrill. Scesero tutti nella toilette, immenso stanzone dove l’uomo italico perde ogni dignità. Nonostante - infatti - la presenza di una inserviente che ogni mezz’ora ripuliva, quella stanza risultava comunque sporca. Sporche le pareti, residui di sapone liquido sui lavandini, carta irrimediabilmente fuori dai cestini. Fabio entrò dentro una toilette, quelle “a muro” non gli erano mai piaciute. Era intento a fare pipì, quando sentì che nel bagno a fianco stava capitando qualcosa di decisamente interessante. Sospiri e mugolii erano chiari indizi di un pompino tirato con maestria, a giudicare dai rumori. Uscendo notò i suoi colleghi intenti ad ascoltare e a scambiarsi battute su quanto stava capitando. Tutto tacque ad un certo momento, i più goliardici applaudirono sonoramente la performance e salirono ancora ridendo nella sala bar. Fabio si trattenne un attimo a sciacquarsi le mani; le stava asciugando quando il ragazzo uscì, rosso in volto. Non disse una parola e salì di corsa. Dallo specchio a parete Fabio notò la ragazza rimasta ad aspettare che la toilette si svuotasse. Mora, alta un metro e sessantacinque circa, una bella terza di reggiseno. Notò che stava facendo qualcosa di insolito: aveva in mano un pennarello e stava scrivendo sulla parete. In una frazione di secondo decise di rientrare nella toilette a fianco, facendo qualche piccolo rumore con la tazza. La sentì uscire e con la coda dell’occhio la vide precipitarsi fuori e salire. A quel punto Fabio tornò sui suoi passi, cercando di leggere quanto gli era sembrato stesse scrivendo la brunetta. Trovò la scritta ancora fresca e più chiara delle altre: -Se vi siete divertiti a sentirci e volete provare, il numero è 3...- Era un chiaro invito a contattarli; ma vero o falso? Rimase a pensare ancora qualche attimo, poi prese un pezzo di carta igienica e vi scrisse sopra il numero. Dopo essersi rifocillati con un buon caffè,Fabio e gli altri ripartirono per Torino, meta del loro viaggio: ancora un’ora e sarebbero arrivati. Viaggiando ripensò a quanto successo e a cosa sarebbe accaduto se avesse fatto quel numero. Improvvisamente si lasciò tentare, compose vocalmente il numero ed attese la risposta. –Pronto chi parla? - rispose la ragazza. –Uhm...sono...eri tu nella toilette sull’autostrada prima? - rispose imbarazzatissimo. –Certo, hai letto il mio numero allora- rispose lei. –Si, non chiedermi perché, ma l’ho fatto. Vorrei conoscervi, avete stimolato la mia curiosità - continuò Fabio. –Di dove sei? Noi stiamo a Torino normalmente, ma possiamo viaggiare- –Torino, perfetto, è dove sono diretto ora - –Bene, sei libero questa sera? - continuò la ragazza. –Sì, dopo le nove - le rispose. –Bene - continuò lei - alle 9,15 in Piazza Zara. Noi abbiamo una Fiat Sedici rossa; quando arrivi lampeggia con i fari due volte e poi seguici, va bene? -Certo che sì; io avrò una macchina completamente nera, di quelle camuffate per le prove - le rispose. –Sì, notate all’autogrill, ti aspettiamo allora, ciao. Il click che chiudeva la conversazione rimbombò nell’abitacolo. Fabio rimase un attimo in silenzio, poi alzò a tutto volume lo stereo, iniziando a cantare contento. Le nove e un quarto arrivarono in fretta. Raggiunse la piazza come indicatogli e quando scorse l’auto lampeggiò due volte. L’auto si mosse in direzione della collina. Seguirono le strade tortuose per circa dieci minuti, percorrendo vie che lui conosceva appena. Arrivati quasi in cima presero una stradina sterrata a destra e dietro una curva vide un grande portone in ferro aprirsi. Entrò nell’ampio cortile, spense la macchina e scese. -Ciao sono Manuela e lui è Giulio- disse allegramente la ragazza – -Molto lieto Fabio - ricambiò un po’ imbarazzato. Lo fecero accomodare in salotto; parlarono del più e del meno per sciogliere l’atmosfera, bevendo del buon vino rosso fermo. Giulio e Fabio entrarono subito in sintonia sportiva, discutendo di motori, quando Manuela, portandosi dietro la poltrona dell’ospite, incominciò a massaggiagli delicatamente le spalle. –Bei fusti, vi ricordate che il binomio ideale è donne e motori? - disse incominciando ad aprire la camicia di Fabio. –Come potremmo dimenticarcene con te qui con noi? - le rispose Giulio, che nel frattempo si era alzato ed aveva posato il suo bicchiere. Fabio fece altrettanto. Intanto le sapienti mani della ragazza l’avevano conquistato: massaggiavano bene e contemporaneamente lo spogliavano. Giulio l’aveva raggiunta ed aveva cominciato ad accarezzarla, soffermandosi particolarmente sui seni; piccoli tocchi le indurirono i capezzoli facendoli svettare da sotto la maglietta. Lei si mosse prendendo la mano al nuovo compagno di giochi ed accompagnandolo sul tappeto; si distese supina, allargando le gambe e tirando su la gonna. Fabio vide un paio di mutandine bianche con una chiara macchia di umori. Allungò le mani verso i suoi fianchi e gliele sfilò. Niente peli, rasata di fresco: così si presento la figa di Manuela. Il mangia chilometri non si fece pregare ed affondo la bocca in quelle splendide labbra bagnate, succhiando come un indemoniato. Succhiava, mordicchiava appena, infilava la lingua e ricominciava. La ragazza intanto si dava da fare sull’uccello di Giulio che nel frattempo si era spogliato e glielo offriva inginocchiato sulla sua bocca. Le mani dei due ragazzi si erano divisi i seni, cominciando a giocare con i capezzoli. La stanza era piena di mugolii di soddisfazione. Manuela lasciò il cazzo di Giulio e si spostò a spogliare Fabio, che con sorprendente foga l’aiutò. Il cazzo svettò subito alto nell’aria e lei se lo fece scivolare in bocca, pompandolo selvaggiamente. Un fiotto di sperma le inondò la gola. –Si vedeva che eri fuori di testa ormai- gli disse quando l’orgasmo fu passato. –Visto che il tuo gingillo non ne vuole sapere di tornare a nanna ne approfitto ancora- finì Manuela, salendogli a cavalcioni e penetrandosi col cazzo duro di Fabio. Giulio sapeva bene cosa voleva la sua donna ora. Le si avvicinò spingendola verso Fabio e quando il culo fu bene in vista la inculò. Per Fabio era una sensazione nuova; mai infatti aveva scopato una donna con un altro uomo, ma dopo i primi attimi di incertezza incominciò a muoversi dentro di lei col giusto ritmo. Manuela godeva urlando il suo piacere e più lei urlava più i ragazzi aumentavano il ritmo. Raggiunsero l’orgasmo quasi contemporaneamente: Giulio le sborrò sulla schiena, Fabio le venne dentro la figa mentre lei era completamente scossa dagli spasmi del suo orgasmo. Si guardarono, presero fiato, poi Manuela li fece stendere a terra entrambi ed incominciò a pomparli: prima uno poi l’altro. Alternava il pompino con sapienti giochi di mano, quando Fabio si lasciò andare ad un urlo liberatorio; Manuela leccò tutto continuando a masturbare Giulio e quando ebbe finito gli si dedicò con la stessa solerzia usata per Fabio. Esausti la fecero accomodare in mezzo a loro. Dormirono praticamente abbracciati per un paio d’ore. Giulio fu il primo a svegliarsi, seguito da Fabio. Dopo qualche minuto si alzarono e coprirono Manuela con una coperta. -Allora Fabio, cosa mi stavi dicendo della Ferrari? - chiese Giulio come se nulla fosse accaduto.
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