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La Sorpresa
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Titolo:
La Sorpresa |
Autore:
Comando |
Contatto:
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Racconto
n° 3213 |
Altri
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Quel giorno Laura proprio non riusciva a concentrarsi sul lavoro, dinanzi al pc si trovava spesso a vagare con la mente. Lui le aveva telefonato dicendole che avrebbe avuto una sorpresa, ma non aveva aggiunto altro. Lui, Bruno esattamente, il suo Padrone come lo chiamava Laura, amava molto dirle qualcosa per alimentare la curiosità e poi tacere. Immaginava i suoi occhi brillare ed il suo sorriso appena accennato mentre le parlava al telefono; aveva ben presente quella espressione del viso che come tante volte, scherzando, nei momenti di rilassatezza fra loro, aveva definito ridendo: preoccupante. Appuntamento nei pressi dell’albergo ove si sarebbero incontrati e massima precisione, le aveva ordinato. Sapeva che si irritava se qualcuno non era puntuale, figuriamoci se fosse stata proprio lei; quando era capitato, raramente - confessò a se stessa- lo aveva visto guardare l’orologio senza una parola e tacere, ma quel silenzio era valso più di mille rimproveri. In tutti questi anni, da quando era sua, aveva imparato a cogliere le varie sfumature del carattere; sapeva che se diventava taciturno era molto arrabbiato e qualche volta aveva camminato al suo fianco, lui leggermente avanti e lei indietro, che rimuginava qualche sua mancanza, presa dall’ansia nel vederlo così silenzioso.
Fu precisa, anzi, per timore di qualche imprevisto aveva fatto in fretta ed era arrivata leggermente in anticipo. L’appuntamento era dinanzi ad un bar, sentiva il cuore in gola; era sempre così: la prendeva un' agitazione nei giorni precedenti che arrivava al culmine sino a pochi istanti prima che Lui arrivasse; poi, come per incanto, la sua presenza la tranquillizzava, una parola scherzosa, quel suo sorridere ... e, come se un caldo abbraccio la avvolgesse sino a cullarla, le passava tutto. - Gradirei un caffé. La voce alle sue spalle la fece sobbalzare dai suoi pensieri, si girò velocemente per incrociare i suoi occhi mentre alzava lo sguardo e sorrise. - Certo Padrone, sì Padrone. Non le riusciva di dire altro, ogni volta era come la prima volta, si sentiva la sua cucciola e non desiderava altro che essere al suo fianco pronta ad esaudire ogni suo desiderio. La prese per un braccio e con sicurezza la guidò fra i tavolini, scegliendone uno che non desse le spalle agli altri ma da cui, con lo sguardo, si potesse dominare la situazione. Lei sapeva che era una sua inveterata abitudine ovunque andasse, un istintivo controllo di tutto ciò che lo circondava, un suo mai abbassare la guardia che le dava un senso di protezione; persino nel camminare egli prediligeva che chi fosse al suo fianco stesse sempre a destra, essendo originariamente mancino, per quanto corretto, nell’infanzia. La lasciò parlare delle sue cose quotidiane, sapeva che lei avrebbe voluto domandare, sapere ben altro, ma volutamente amava lasciarla in sospeso. Laura non avrebbe mai osato domandare, pur morendo dalla curiosità, era consapevole che il suo Padrone avrebbe deciso nel modo migliore come e quando metterla al corrente. - Andiamo - fece lui alzandosi e lei prontamente si alzò per seguirlo; l’albergo era a pochi passi, una camera anonima, come le altre in cui erano stati insieme, eppure ogni volta nell’aprire quella porta lei sentiva di valicare qualcosa. Lo vide posare il suo zaino, lo conosceva bene quello zaino da cui aveva tratto ogni volta oggetti che avrebbe usato con lei nel modo che più avrebbe gradito. -Spogliati. Una sola parola mormorata con noncuranza, quasi avesse detto:- Piove. Eppure non ammetteva repliche, esitazioni, ma esigeva solo tacita obbedienza. Con cura lei ripose i suoi abiti, sentiva una certa tensione che le faceva fremere il corpo, l’attesa di ciò che poteva accadere che si traduceva in un senso di eccitazione sessuale. Si accorse di avere delle contrazioni e si domandò se non fosse bagnata, senza tuttavia osare toccarsi per verificarlo,visto che lui non glielo aveva ordinato. Bruno la osservò attentamente, gli piaceva guardare quel corpo nudo, seguirne i contorni con gli occhi, guardare ogni particolare e farlo suo imprimendolo nella mente. -Appoggiati al muro, braccia ben stese con i palmi aperti e gambe allargate, desidero ispezionarti. Laura obbedì prontamente avendo cura di eseguire tutto nei minimi particolari come egli desiderava. -Immobile, non devi muoverti o girarti per nessuna ragione- disse con tono sommesso ma deciso Bruno, poi fu il silenzio. Lei avvertì una folata di aria fresca invadere la stanza, strapparle un brivido mentre sentiva il freddo pungente morderle la pelle; si mosse lievemente, un leggero ondeggiamento quasi impercettibile. -Avevo detto, mi pare, di non muoverti, ora conta lentamente sino a cinque appena te lo dirò. Sentì scorrere lentamente qualcosa fra le scapole, scendeva quasi come una carezza, serpeggiava sinuosa sino a farsi strada fra le sue cosce, le allargò il sesso divaricando le grandi labbra, le piccole, sino ad indugiare sul clitoride. Lei riconobbe subito il suo frustino, e si sentì eccitata mentre lentamente lo senti indugiare, penetrare e poi allontanarsi. Stava perdendo il controllo di sè, piccole gocce di umore le colarono fra le cosce. -Ora! Conta ora. -Uno... Disse il primo numero e poi si irrigidì nell’attesa del colpo, contrasse i muscoli dei glutei mentre il sibilo nell’aria ne annunciò l’arrivo. Non fu forte quanto pensasse ma sussultò lo stesso, trattenne l’impulso di gridare, sapeva che non doveva, che Lui la osservava e la giudicava, voleva essere degna e dimostrare che la Sua fiducia era ben riposta in lei. -Due... Le arrivò sull’altro gluteo, ne sentì il bruciore ma ora aveva capito, era un errore irrigidirsi, doveva rimanere rilassata affinché la carne lo attutisse, lo accettasse elasticamente sino ad ammortizzarlo. -Tre... Di piatto, ma più forte, intuì la punta imprimerle il segno, sentiva il dolore ma come se fosse piacere; strana sensazione quel miscelarsi ove il primo cedeva passo all’altro sino a divenire solo unico. -Quattro... Sussultò, quasi le scappò un gemito, si morse la lingua per imprigionarlo fra le labbra, lo trasformò in un sospiro e si pose sporgendo il bacino all’indietro, quasi a volerlo a quell’ultimo colpo. -Cinque... Forte, più degli altri; non sentiva più il freddo della stanza ma solo un bruciore intenso che le donava godimento, si spandeva per il corpo irradiandosi in esso seppur localizzato. Sentì la mano di Lui prenderla per i capelli, tirarla all’indietro. -Inginocchiati. Lo fece, ed ad occhi bassi guardava il pavimento, i suoi piedi nudi, cercava di non pensare, cercava di concentrarsi su di essi, ne osservava le dita mentre a mani congiunte e capo chino aspettava. Bruno affondò la mano nei suoi capelli prendendoli per la nuca, tirò, le fece volgere il capo verso l’alto e la guardò negli occhi con quel suo sorriso che appariva solo in quelle occasioni. -Brava, davvero brava. Laura sentì l’orgoglio crescere in sè e la tensione di quegli istanti, la paura di non essere all’altezza, le fecero sgorgare le prime lacrime; scesero, rotolarono dapprima lentamente come una falla in una diga e poi sempre di più irruente ed inarrestabili come un fiume in piena. -Piangi? - chiese Lui. -Perché piangi? -Di felicità Mio Padrone. E così facendo si buttò ai suoi piedi abbracciandoli. La mano di Bruno le accarezzò dolcemente i capelli e poi le prese il mento sollevandole il viso; con il dorso le asciugò quelle lacrime mentre la guardava attentamente. Con un gesto quasi delicato la fece rialzare, la abbracciò e poi la condusse presso una sedia che pose di fronte al letto, sistemandola con le cosce ben aperte e le caviglie allineate ai piedi della stessa. Le legò i polpacci in modo che non potesse muoversi, poi, portandole dietro le mani, ne legò i polsi. La guardò come a contemplare una sua opera; soddisfatto prese la benda e, assicurandosi che fosse ben piegata in modo da impedirle completamente la vista, gliela pose sugli occhi. -Ora farò venire qualcuno, è una donna, la userò davanti a te ma tu la udrai soltanto sino a che io non decida altrimenti. Laura si domandava chi fosse, se fosse semplicemente una donna o una sua altra schiava, le si affacciavano mille domande e nello stesso tempo la cosa la eccitava: sentire i gemiti di lei mentre veniva presa e posseduta da Lui, sapere che lei sarebbe stata ben consapevole della sua presenza, avendola dinanzi al letto ad ascoltare tutto. Un lieve bussare alla porta le fece intuire che era arrivata; cercò di immaginarla: giovane, matura, alta, bassa, la sua fantasia correva senza limiti; cercò di affinare l’udito per percepire ogni minimo suono e capire cosa stesse facendo.Si accorse che si spogliava dal fruscio dei vestiti, poi solo rumori indefiniti. Pensava a Lui, alle sue mani che la prendevano, la eccitavano ed alla sua lingua che si insinuava fra le cosce di lei sino a farla impazzire di desiderio per prepararla a sè; le arrivò l’ansimare di lei, i gemiti, il ritmico rumore delle cosce di Lui contro il culo e nella sua mente la fantasia si scatenava sino a farla contorcere sulla sedia. Bruno notò lo scricchiolio della sedia, sorrise, si girò verso di lei. -Bene, credo che tu possa vedere. Così dicendo le tirò con forza la benda liberandole gli occhi; dinanzi, a poca distanza dal suo viso, sul letto, una donna sui quarantacinque anni, ben messa, dalle forme piene ma gradevoli, le dava le spalle, prona a quattro zampe. -Ferma Ele- Le disse. -Mostra alla mia cagna quanto sei una brava, apriti con le mani e falle vedere come sei bagnata. Senza una parola Laura vide schiudersi dinanzi a sè quel sesso palpitante che luccicava di umori. Fu un istante e lo desiderò; sentiva le corde stringerla eppure provava piacere da quella immobilità, mentre sentiva martellare dentro di sè il desiderio. Bruno prese la donna per un braccio e la fece alzare, le ordinò di salire sul letto a cosce ben aperte, accostò la sedia e prendendo il capo di Laura per i capelli lo spinse sul sesso di lei. -Ne senti il profumo? Leccala! Laura sentiva la Sua mano che le teneva serrata, le giungeva un odore dolce e penetrante che la eccitava, vi posò dapprima le labbra assaporando la morbidezza di quel sesso, lo morsicò leggermente, ne succhiò il clitoride come se fosse un piccolo pene e poi lasciò scivolare la sua lingua in un movimento verticale e poi circolatorio. Tocchi sapienti a cui Ele si lasciò andare con sospiri sino a che si sentì penetrata. -Basta, non voglio che me la fai godere, deve imparare. Così dicendo Bruno tirò a Laura la testa indietro strattonandola per i capelli e rivolto ad Ele le disse di accucciarsi di nuovo. Cominciò a giocare sul suo buchino dinanzi agli occhi ipnotizzati di Laura, infilò due dita e lentamente vi iniziò ad andare su e giù mentre lei cercava con il bacino di sentirsi penetrare più a fondo, poi, senza sfilarle, iniziò a possederla in contemporanea. Con la mano destra, rimasta libera, impugnò la cinghia colpendola sul culo: il ritmico rumore sembrava dare il tempo ad ogni affondo, perfetto equilibrio di dolore e piacere in cui il primo diventava il secondo. Laura non riusciva più a controllarsi, sentiva il sesso pulsare, le contrazioni, si sentiva colare fra le cosce nel modo più indecente che vi fosse e sapeva che Lui ne era cosciente e godeva di quel suo stato di desiderio. Bruno volse la testa verso di lei pur senza smettere, quasi a sottolineare che Ele era solo il suo oggetto di proprietà, notò la voglia e la bramosia dei suoi occhi mentre vedeva il suo Padrone possedere l’altra donna e ne fu compiaciuto. -Vedo che ti eccita la cosa, vero? Laura annuì deglutendo, non riusciva nemmeno a parlare tanto era il suo desiderio; Lui si staccò con un sorriso e si pose davanti a lei; la cinghia prese vita nelle sue mani, serpeggiò sino a colpirla sul sesso facendola sobbalzare, ma stranamente non fu dolore ma stimolo. Le prese il capo con la mano e piegandolo gli infilò il sesso turgido e pregno degli umori di Ele in bocca. Le spingeva la testa su e giù mentre le sue labbra succhiavano avidamente e l’odore di quelle sessualità mischiate accentuava la sua eccitazione. Le venne in bocca, in viso, e ciò che non ingoiò si sparse sul suo corpo, mentre Egli strofinava il membro su di lei sino a pulirlo; guance, seni, ogni parte sapeva di Lui ora. Si staccò e ritornando verso il letto prese la catena, ne agganciò il moschettone al collare di Ele e la tirò senza una parola giù sul pavimento. La condusse facendola camminare carponi sino alle sue cosce, ponendola con il viso dinanzi a lei. -Ora tocca a te, Ele falla godere.
Laura sentì i lievi colpi di quella lingua calda ed umida ripulire completamente il suo sesso glabro, come Egli aveva sempre preteso che fosse da quando era sua, poi le dita la dischiusero completamente e portarono alla luce, ove le piccole labbra si congiungevano, il clitoride. La punta iniziò a girare circolarmente alla base, quasi carezzandolo, poi andandoci sopra, esercitava una pressione e lo rilasciava, se lo sentì succhiare, addentare e, mentre ormai era completamente immersa nel piacere, le giunse un colpo di frustino sulla coscia, come un lampo che le attraversasse la mente e poi di nuovo piacere. Quelle dita femminili cominciarono a penetrarla: una si insinuò tra lei e la sedia profanando il suo culo, le altre avanzarono nel sesso sino a sentire entrambe in un senso di completa pienezza. Ogni tanto le giungeva qualche colpo su una natica, ma era solo puro godimento, fulmini intensi che le attraversavano la mente ed il corpo, scuotendola sino nel profondo. Fu piacere, un' onda immane che la travolse e le fece perdere ogni cognizione sino a lasciarla esausta ed appagata. Bruno la guardò in silenzio, nei suoi occhi infinita dolcezza, le scostò delicatamente i capelli e le accarezzò il viso baciandola.
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