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Cose da non fare
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Titolo: Cose da non fare
Autore: Alberto
Contatto:
Racconto n° 324
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Dopo una notte agitata sono riuscito ad entrare nel sonno profondo solo in mattinata. Al mio risveglio avevo un semplice biglietto sul comodino nel quale, con calligrafia chiara e decisa, erano scritte alcuni consigli su come svolgere la mia giornata lavorativa prima di aspettare la sua dolce visione.
Il foglio era diviso in due colonne dal titolo "cose da non fare" a sinistra e "consigli" sulla seconda colonna.
Dopo essermi fatto la barba e le solite amenità mattutine ho avuto il primo cedimento all'uscita di casa quando ho incrociato all'ingresso del palazzo la vicina del secondo piano.
Ho fatto fatica a non guardarla mai negli occhi perché mi era stato consigliato per tutto il giorno di non guardare mai una donna in viso. Abbiamo parlato del tempo, in questo periodo la temperatura naturalmente era più bassa della media stagionale, e della prossima assemblea di condominio.
Il più delle volte sono una persone brillante in tali conversazioni meteorologiche ma oggi il dover tenere sempre gli occhi bassi mi ha messo addosso una specie di tensione dovuta essenzialmente alla concentrazione che dovevo mantenere per tutto il tempo.
Evitando di prendere il caffè del mattino nel solito bar mi sono risparmiato evidenti imbarazzi e inutili tentazioni di parlare con donne. Effettivamente questa mia piccola decisione mi ha fato davvero bene perché nel tragitto in macchina ho avuto modo di rilassarmi e sentirmi come tutti gli altri giorni.
Il difficile, per amor di verità, è avvenuto quando ho scritto il primo messaggio sul telefonino della mia Padrona. Un semplice messaggio per augurare una buona giornata e un buon lavoro.
Poco dopo aver mandato il buongiorno alla mia Padrona il cellulare ha suonato indicandomi sul display il suo numero. Come sempre con il cuore in gola ho attivato la linea e la sua voce ha risuonato nell'abitacolo della mia piccola navicella spaziale ..perché ora oramai al settimo cielo.
Mi ha chiesto semplicemente se avevo già messo in pratica alcuni dei suoi consigli e che dovevo naturalmente accettare e applicare alla lettera per tutto il resto della giornata.
Era già scattata la seconda ora da quando avevo letto il biglietto sul comodino e naturalmente questo lei lo sapeva perché gentilmente aveva puntato la mia sveglia alle sette del mattino. La sua telefonata non era un caso che capitasse esattamente alle nove del mattino.
Durante la conversazione a viva voce e il tragitto al mio ufficio mi sono toccato delicatamente, come da lei consigliato per scritto, senza mai arrivare al piacere. Non mi voleva di certo distratto né durante la conversazione né tantomeno durante la guida.
Alla fine di questa chiacchierata ci siamo salutati come sempre e mi sono ricomposto anche se il mio desiderio era cresciuto in modo esponenziale.
La mattinata è proceduta come sempre tra bolle di accompagnamento e chiusura di bilanci. Pur avendo sempre desiderato un lavoro avventuroso quello che mi ero trovato non si poteva di certo definire un lavoro "off limits".
Durante la pausa del caffè delle undici (erano passate altre due ore) ho evitato anche di prendere l'ascensore per non incontrare nessuna donna e mi sono recato in bagno a toccarmi ed eccitarmi pensando alla mia Padrona senza mai venire.
Durante il ritorno alla mia scrivania ho incrociato la mia collega e come sempre ho avuto modo, tenendo gli occhi bassi, di vedere le sue gambe inguainate da calze e le sue scarpe con il tacco.
Tra le "cose da non fare" c'era naturalmente quello di non pensare o desiderare nessun'altra donna. Per tutto il giorno ad ogni mio pensiero di natura sessuale il cui oggetto dei miei desideri non fosse stata la mia divina Padrona dovevo informarla attraverso un breve messaggio sul suo cellulare.
A mezzogiorno, come consigliato, sono andato a prendere in macchina la sua amica perché volevano pranzare insieme. La mia Padrona cura molto le sue amicizie nell'ultimo periodo e questo poteva solo farmi piacere.
La sua amica, a conoscenza della mia sudditanza e venerazione nei confronti della mia Padrona, si è comportata in modo da trarmi in inganno troppe volte accavallando semplicemente le gambe al mio fianco durante il mio servizio da autista.
Quando ho preso il cellulare per notificare alla Padrona della mia seconda disubbidienza lei, con un ghigno che mi ha fatto venire i brividi lungo la schiena, mi ha confermato che era a conoscenza del comportamento che dovevo tenere per tutto il giorno offrendosi di scrivere al posto mio.
Io dettavo e lei, con infinita gentilezza, scriveva al posto mio.
L'umiliazione di esporre ufficialmente il desiderio che mi aveva fatto cadere in tentazione, e trasgredire così al consiglio della mia Padrona, unito alla sua conoscenza mi ha fatto vergognare.
La mia Padrona è salita nel sedile posteriore della mia macchina senza neanche degnarmi di uno sguardo. Il dubbio che mi è venuto in quel momento è consistito in una semplice speranza che non avesse ancora letto il mio ultimo messaggio.
La speranza con cui mi nascondevo dietro al volante facendo finta di essere assorto dal traffico è stata distrutta in pochissimo tempo quando in modo spietato hanno cominciato a parlare del fatto che non volevo seguire i suoi consigli.
L'arrivo nel bar dove volevano mangiare è stato accolto dal sottoscritto come un momento di pace in quanto ci siamo seduti in un tavolo appartato al piano superiore di un locale semi vuoto. Nessun cliente era sistemato al piano dove avremmo pranzavamo.
Oramai le 13 erano arrivate e dopo aver ordinato mi sono avviato, chiedendo scusa, ai servizi per la solita tortura a cui dovevo sottostare ogni due ore.
Al mio ritorno al tavolo la mia Padrona mi ha detto che avrebbero avuto il desiderio, se potevo esaudirlo ne sarebbe stata sicuramente felice, di vedermi in piedi al loro fianco per tutta la durata del pranzo.
Quando mi sono sistemato al loro fianco mi sono ricordato che tra le "cose da non fare" c'era anche quella di non pensare (eccitarmi) ad altre donne che non sia stata la mia Padrona. In questo caso la sua amica era diventata automaticamente l'esaminatrice.
Infatti, semplicemente alzando il braccio, con il gomito appoggiato alla mia coscia ha ricominciato a chiacchierare amabilmente con la mia Padrona. Quel contatto, così indifferente per loro, mi ha fatto automaticamente pensare alle bolle di accompagnamento e alla chiusura del bilancio che mi aspettavano al ritorno come una specie di autodifesa.
Questi miei pensieri così rilassanti molto probabilmente hanno suggerito alla mia esaminatrice di alzare il gomito sino a sfiorare il mio sesso ancora a riposo. A quel contatto e pressione ho chiesto alla mia Padrona di desistere o di risparmiarmi questa tortura.
Con un sorriso mi ha solo detto di mantenere una brillante conversazione, di non farle fare brutte figure e di non trasgredire a quanto aveva scritto.
Quando il braccio della sua amica ha preso il bicchiere pieno ho sperato anche che, visto che avevo resistito diversi minuti, si fossero stufate di questo test. Ma mi sbagliavo perché durante il movimento per portarsi il bordo del bicchiere alla bocca ha fatto in modo di applicare con il suo gomito una pressione continua dal basso verso l'alto sul mio sesso.
L'erezione è stata repentina. La reazione della sua amica non ha fatto trapelare nessuna scusa e la mano della mia Padrona ha fatto una corsa veloce sulla stoffa dei miei pantaloni per assicurarsi del danno. L'erezione, e quello che la mia Padrona considerava un affronto diretto e sfacciato alla sua persona, era avvenuta senza il suo volere.
Come avevo potuto cadere in questa trappola? Dovevo resistere al gomito di questa stupida amica ed invece eccomi qua in piedi a scusarmi se la natura aveva fatto il suo corso.
Si sono alzate ed io sono andato a pagare il conto.
In macchina, al ritorno, sono stato avvertito di proseguire la mia giornata come sempre e che se non volevo seguire i suoi consigli ero davvero un verme senza possibilità di recupero. Mi sentivo malissimo.
La sua amica scendendo mi ha anche dato un bacio sulla guancia, forse per tenerezza o forse per stuzzicarmi ancora una volta, dicendomi che questa sera sarebbe venuta a mangiare a casa nostra.
Quest'ultima notizia ha fatto nascere pensieri che si accavallavano ad una velocità sorprendente. Ho mantenuto sempre gli occhi bassi ma questo non è servito. Cosa devo comperare per la cena di questa sera? Ho evitato di parlare con tutte le donne per tutta la mattina ma non è servito a niente. Il pesce andrà bene? Perché questa sera deve venire a mangiare con noi due. Sono caduto alla prima prova?
Quando siamo rimasti soli in macchina io e la mia Padrona abbiamo parlato del più e del meno non disdegnando un paio di volte di ricordarmi la mia caduta di gusto a pranzo.
Avevo ancora una possibilità: eseguire i suoi consigli alla lettera e non cadere in contraddizione facendo quanto non potevo. Avevo ancora tutto il pomeriggio per farmi perdonare e tutta la sera per convincerla che il suo perdono non sarebbe stato vano.
Il pomeriggio è passato in modo assolutamente indolore se non fosse stato per quel appuntamento ogni due ore per mantenere, immagino, il mio desiderio al massimo per tutto il giorno. Forse in preparazione della serata? Ho cercato di cacciare dalla testa questa domanda perché la risposta mi faceva paura.

Quando sono arrivato a casa ho posato le borse della spesa sul tavolo e il vino bianco immediatamente nel frigo. Un messaggio sul cellulare mi avvertiva che da adesso in poi sarei stato completamente nudo con solo il grembiule sul davanti per fare da mangiare. Dopo la doccia mi sono messo ai fornelli abbigliato in tal modo.
Durante l'attesa, e la fisiologica tensione dovuta al suo ritardo, sono stato riportato con i piedi per terra al suono del campanello. Forse la mia Padrona oggi voleva farsi aprire la porta? Aveva dimenticato le chiavi? No.
Era la sua amica che entrava chiedendo di lei.
A questo punto ero nudo con un solo grembiule che mi copriva dal torace fin sopra le ginocchia, e la leggerezza della stoffa sembrava fatta apposta per rendere evidenti ogni mio desiderio. Mi trovavo con una bellissima donna seduta sul divano che mi guardava anche se io dovevo tenere gli occhi bassi.
Il suono acustico sul cellulare dell'ospite l'avvertiva di un messaggio della mia Padrona in cui si scusava per il ritardo e che io ero a sua completa disposizione per ingannare l'attesa. Il messaggio, letto ad alta voce, è stato umiliante e nello stesso tempo avevo voglia, dopo tutto il giorno, di cadere subito in tentazione per sperare nella sua compassione.
Però la volontà di seguire i consigli scritti sul foglio è stata più forte e, alla fine, mi sono posto nello stato d'animo di voler assolutamente resistere pur, al limite, ingannando l'attesa della nostra ospite.
Il successivo arrivo della mia Padrona ho solo potuto acutizzare la mia sofferenza e il mio traballante equilibrio.
Quello che è avvenuto dopo l'arrivo della mia Padrona, dalla cena a poco fa, lo mantengo celato non per mia volontà.
Ora, che ho eseguito l'ultimo consiglio di mettere per scritto queste poche righe, posso ringraziarvi per l'attenzione porgendo, al contempo, i miei più distinti saluti e pregandovi di avere, nel profondo del vostro cuore, un po' di compassione per la posizione che dovevo mantenere durante questa scrittura con l'amica seduta sul tavolo a fianco della tastiera e i piedi della mia Padrona sul mio grembo. Perdonatemi quindi la brevità di questo scritto ma ad ogni riga, come sicuramente capirete, potrei cadere in tentazione con un'erezione "sconsigliata".


Aggiunta della mia Padrona eseguita da me sotto dettatura:
Cari lettori spero che non me ne vogliate se ho "consigliato" di tralasciare lo svolgimento della serata perché, come sapete, per uno schiavo, tra un "consiglio" e "una cosa da non fare" c'è poca differenza. Vi lascerò nel dubbio dicendovi solo che durante la prima parte della serata ha pianto tre volte e chiesto perdono come solo un verme può fare.

Aggiunta dell'amica della mia Padrona eseguita da me sotto dettatura:
Rileggendo questa cronistoria con disappunto posso notare che in realtà lui non mi ha mai chiamato per nome! Questo suo modo, forse inconscio ed involontario, di prendere le distanze dalla mia persona mi porterà ad avvicinarmi a lui ancora, durante la notte, molte volte. Ed ogni volta, vi assicuro, avrò modo di metterlo alla prova e farlo cadere in tentazioni.

Piccola libertà di scrivere liberamente che mi concede la mia Padrona e che ringrazio infinitamente per questo:
Ho pianto a cena quando ho servito il dolce, una volta durante la visione di un film affittato appositamente per la serata dalla mia Padrona (tralascio come è avvenuta la visione) ed un'ultima volta quando l'amica della mia Padrona, la Signora Claudia, ha voluto che riuscissi a portarla al piacere con il solo uso di quanto mi serve per parlare. Sicuramente mi capirete se vi dico che le lacrime mi scorrevano a fiumi quando supplicavo di lasciarmi la libertà di pensare a quanto facevo o la libertà, dal punto di vista biologico, che potrebbe derivare dal mio corpo martoriato per tutto il giorno.
Per essere sinceri, visto che posso ora scrivere liberamente, vi dirò che per le due aggiunte precedenti scritte sotto dettatura ho dovuto far da sedia prima alla mia Padrona e poi alla sua amica che, sedute a turno sulle mie ginocchia, si sono divertite a muoversi come meglio credevano facendomi sentire il loro calore direttamente dove, a questo punto, sono diventato più sensibile senza poter perdere nessuna battuta di quanto mi dettavano.
Ora andrò in camera da letto dove mi raggiungeranno. La mia Padrona e la Signora Claudia (e con questo spero di salvarmi almeno da lei) mi hanno consigliato di prepararmi ad una nottata poco riposante pur non dovendo mai far decorrere il naturale flusso.