|
|
|
L'attesa...
|
|
|
Titolo:
L'attesa... |
Autore:
Atros |
Contatto:
|
Racconto
n° 3245 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Ti aspetto, ti penso, ti immagino: immagino un corpo sinuoso nella penombra, un lieve frusciare della pelle contro la seta, una dolce fragranza che riconoscerei tra mille, un profumo che posso fiutare al buio, sono un cane, un cane che fiuta la preda e tu, tu sei la preda.
Mi muovo silenzioso, arrivo vicinissimo a te e solo allora riprendo a respirare, senti il mio fiato sul collo, un brivido lungo la schiena: sai che sono qui, ti sfioro e il mio tocco è caldo come il fuoco e freddo come il ghiaccio allo stesso tempo: sento i tuoi gemiti prima soffusi, poi sempre più forti; sento le tue gambe aprirsi, i tuoi seni inturgidirsi. Cerco i capezzoli con la bocca, me li offri e li prendo a turno tra le labbra, tra i denti: stringo appena, poi più forte, quel tanto che basta per farti gemere ed emettere un sospiro.
Le mie mani esplorano il tuo corpo al buio, sfiorano la tua pelle con un tocco vellutato, giocano con il tuo ombelico, ma entrambi sappiamo che sono destinate a ben altro scopo.
Apri le gambe ancora di più, come silenzioso invito ad andare avanti, a scendere, a entrare: indugio ancora, la mia lingua che dardeggia sui tuoi capezzoli. Apri maggiormente le gambe: non parli, ma il modo in cui le divarichi è una richiesta insistente: "eccomi, toccami, prendimi" sembri dire.
Mi piace il tuo linguaggio del corpo, ma scelgo di non capire e continuo; due denti mordicchiano il capezzolo destro, poi il sinistro, poi di nuovo il destro: sono sensibili, si vede, si sente.
Si, sento il tuo piacere, lo annuso nell'aria, forte e intenso, ma non scendo; allora, stanca di aspettare, sei tu che sali: muovi il tuo corpo verso l'alto, allontanando i tuoi seni dalla mia bocca affamata, avvicinando il tuo sesso alle mie mani. Quando le raggiungi, inarchi il bacino per fare pressione contro di esse e ti muovi su e giù, destra e sinistra, usando le mie dita per accarezzare il tuo clitoride.
Io mi limito ad irrigidire le dita della mano destra, la sinistra occupata a pizzicare seni e capezzoli, senza sosta. La senti la mia mano rigida contro la tua pelle vellutata, ma non ti basta: la vuoi sentire come un aratro che solca e scava la terra e ad ogni passaggio scava e affonda, affonda con movimenti sempre più profondi.
Le mie dita affusolate entrano, esplorano, nuotano nel fiume del tuo piacere: ti muovi su e giù, a colpi lenti e veloci alternati sempre a tre alla volta; ti lascio cavalcare la mia mano.
"Oh che sensazione avere tra le mani la donna, il suo corpo, il suo sesso, il suo piacere."
Ti muovi sempre più forte, ti lascio fare, anzi la mia voce si aggiunge ai tuoi gemiti come un sussurro: "accelera, accelera accelera, continua ..." Ti sento, mentre ti muovi sempre più veloce: il battito del tuo cuore sempre più forte, il tuo fiato sempre più affannoso. All'improvviso appoggio l'altra mano sulla tua spalla, ti obbligo a rallentare, fin quasi a fermarti.
Per attimi che sembrano minuti ascolto il ritmo del battito del tuo cuore. Adesso è la mia mano che si muove veloce, all'improvviso, a tradimento. Non te l'aspetti, sei travolta da una foga a lungo frenata, sommersa da un'onda di piacere dopo l'altra: nessuno dei due si ferma, io salgo e scendo con le dita, tu fai lo stesso col tuo corpo, movimenti all'unisono sempre più veloci.
La tensione tocca il culmine: la tua voce e i tuoi gemiti rompono il silenzio in un crescendo che riflette il tuo piacere e l'orgasmo che ti travolge...
Il tuo respiro è appena tornato normale e già ti muovi sinuosa contro il mio corpo, lo sento hai di nuovo fame e io sono pronto.
|
|
|
|