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Capriccio mattutino
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Titolo:
Capriccio mattutino |
Autore:
veleno dolce |
Contatto:
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Racconto
n° 3247 |
Altri
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Sto per arrivare al mio lettino, da lontano intravedo il ragazzo della discoteca, mi fa cenno di seguirlo. Quasi quasi... Resto titubante per un attimo; poi decido per seguirlo. Entriamo nel suo residence e appena chiusa la porta, nel mezzo dell'ambiente un letto enorme perfettamente rifatto, colori caldi e oro, tutto curatissimo nei minimi particolari. Come comodino una tavolino basso rotondo, candele e lampadari creano un gioco di luci, da una parte una lampada in ferro, dalla forma di un fiore dal lungo stelo. La fantasia viaggia sulle note di canzoni mixate di base arabeggiante, tra profumi d'incenso e di spezie. Lui si siede sul materasso che cede leggermente al suo peso e comincia a guardarsi intorno avvolto da un'atmosfera romantica. A ridosso di una parete uno stender con degli abiti in file ordinate, uno specchio a misura d'uomo in vetro con una cornice fatta in mosaico. Ai piedi del letto una cassapanca antica in legno scuro che si vede, a differenza degli altri mobili fatti per dare bella mostra, essere un oggetto amato, caro, che forse contiene qualche dolce segreto. Mi avvicino curiosa ad un settimanale in rattan, apro distrattamente un cassetto; lì c'è nascosta la vera essenza di una donna. Biancheria intima, pochi pizzi, stoffe morbide e profumate, calze autoreggenti; ed io immobile al centro della stanza. Lui mi chiede di indossarle. Dietro un separé raffigurante "il bacio" di Gustav Klimt, una bianca vasca antica dai piedi di ghisa, coi rubinetti in oro e uno sbarazzino tavolinetto in vimini carico di candele ed essenze dai profumi esotici. Sono indecisa, guardo il mucchietto che mi viene porto poi, senza pensarci, lo afferro e sparisco dietro il separé. Riappaio in tutto il mio splendore: reggiseno nero, mutandine nere, autoreggenti. Le mani lungo i fianchi, lo sguardo abbassato, i capelli lunghi sciolti sulle spalle, il pudore che traspare. Lui si avvicina, mi sfiora una guancia, scende leggermente sulla punta del seno, guarda i propri movimenti, mette la mano tra le mie cosce, ascolta il calore di quel fiore delicato. Mi spoglia, mi fa stendere, apre le mie gambe, mi bacia le caviglie, risale lungo le cosce, arriva al fiore e ne assaggia il sapore, l'aroma. E' proprio come se l'è immaginato: dolce e denso, sfiora il mio corpo con la lingua, lo esplora, ne sente il calore più profondo. Poi, sorpreso, sente le mie mani allontanarlo con forza, le gambe scacciarlo, mi guarda stordito, mi vede voltarmi di scatto e affondare il volto dentro il cuscino del letto, soffocare dei gemiti, trattenere dei tremiti involontari. Ho raggiunto il piacere così velocemente che ne rimane stupito; in fondo non mi ha quasi toccata. Ma le barriere da superare sono talmente fragili che l'ondata di godimento le ha infrante con il minimo sforzo. Sente che piano piano il respiro torna normale, gli ansimi placarsi; allora mi fa allargare leggermente le gambe così come sono distesa sul ventre, mi penetra per un attimo con un dito, poi lo sfila, fradicio e appiccicoso, ne prova il sapore. Posa le labbra sul mio sesso e inizia ad aspirare, torna a masturbarmi con due dita, ma stavolta facendole entrare di più e strofinando più forte dentro di me. Quindi con la lingua inizia a leccare il clitoride, ed io sapevo che il secondo orgasmo stava per arrivare. Comincio a respirare sempre più affannosamente, mentre perdo rapidamente il controllo delle mie contrazioni. Stringo le lenzuola tra le mani più forte che posso per scaricare in qualche modo il piacere che provo. La sua lingua non mi dà tregua; fa scorrere l'indice fra le labbra, finendo di tanto in tanto, ma mai casualmente col massaggiare il clitoride, già duro. Dai miei sospiri si intuisce chiaramente che apprezzo il trattamento. Prende un capezzolo tra i denti e comincia a tirarlo e a stringerlo. Aumentando così, se possibile, la mia eccitazione; posso avvertire chiaramente i miei succhi bagnarmi le cosce. Sale sopra, mi fa gravare il suo peso di uomo robusto e massiccio ed entra in me, con un gesto deciso ma dolce, scivola benissimo. Si abitua al mio vuoto, mi completa. Affonda, si ritrae, penetra dolcemente, irruente, impaziente. Tanti pensieri attraversano la mia mente, ma il primo è quello di voler godere ancora. Ora gli sento il profumo addosso speziato, dei mercatini del paese, la lingua comincia a baciare il collo e le orecchie. Poi con aria furba, mi abbasso, lo sento fremere, un leggero morso sul collo, la lingua scivola lenta, inesorabile lungo la sua schiena. La mia perla sfiora il suo membro bagnato, sento che mi desidera... ma voglio prolungare questo momento. Si alza interrompendo quel contato, mi fa mettere inginocchio, e mi invita a chinarmi in avanti, obbedisco senza proferire parola; anche lui sta inginocchio dietro di me. Ora ha la mia perla all'altezza del viso, passa la punta della lingua, e io sussulto. Comincia a penetrarmi con la lingua, sento sciogliermi e grondare umori. L'incontro della lingua col clitoride mi fa trasalire, un gemito e un sì d'appagamento mentre indietreggia per avere più penetrazione. L'eccitazione è fortissima, il piacere pure. Sento che il suo membro è in fiamme, pronto ad esplodere, ma desidera che io lo veda venire. Quindi mi rigira, mentre lo vedo alzarsi e sedersi per terra, con la schiena contro il muro. Mi dice di sedermi su di lui a cavalcioni e di rimanere ferma col suo membro duro nella mia perla. Poi leggermente piegando le proprie gambe, comincia a farmi muovere, prima lentamente e poi sempre più velocemente, continua ancora qualche minuto, fino a che lo sento esplose completamente dentro di me, sento il suo sperma schizzarmi dentro fino all'ultima goccia. Il suo godimento è un treno che deraglia... per me e quel sottile piacere di un capriccio mattutino.
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