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Titolo: Massaggi
Autore: Pegaso
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Racconto n° 3253
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Erano stati giorni intensi quelli trascorsi a Rimini nel ponte di quel primo maggio. Il viaggio d’andata era stato lungo, perché affrontato da solo. Avrebbe trovato i colleghi direttamente all’albergo dove erano stati sistemati dagli organizzatori dei Campionati Europei dell’ente di promozione sportiva per cui arbitrava.
Furono quattro giorni passati in allegria e divertimento. L’entusiasmo di seicento ragazzi poco più che adolescenti, che si ritrovavano in Romagna per giocarsi sì il titolo di campione europeo nel proprio sport, ma anche per fare un’esperienza di vita diversa, contagiava chiunque fosse venuto in contatto con loro.
La sera della festa nel Palazzetto dello sport fu l’apoteosi. Dopo le cerimonie formali di premiazione e la conclusione ufficiale, iniziò una grande festa tutti assieme, senza più essere avversari, ma tutti amici. Vedere persone di stati e culture diverse mischiarsi come fosse la cosa più naturale al mondo fu il segno che quelle giornate non erano passate invano.
Partirono, Gianni e Michele, verso le 22:30 dalla città romagnola; il rientro a casa ed il lavoro impedì loro di fermarsi l’ultima notte. Anche questo viaggio non fu molto piacevole: una pioggia fitta accompagnò i due arbitri fino a casa.
Michele lasciò Gianni a casa sua verso le tre e mezza e, poco dopo, giunse a casa. Salì piano le scale e aprì silenziosamente la porta. La trovò sul divano con una coperta a ricoprirle il corpo. Non voleva svegliarla, ma quattro giorni senza di lei erano un vero calvario. A malincuore appoggiò le labbra sulla sua fronte cercando di essere il più leggero possibile. – Ciao Amore - gli rispose immediatamente, anche se intorpidita. – Tutto bene il viaggio? - Tentativo fallito pensò. – Sì grazie, a parte la pioggia. Tutto bene qui? - La risposta fu un lungo ed appassionato bacio. Si strinsero in un abbraccio delicatamente forte, lasciando che le loro labbra trasmettessero tutte le sensazioni del piacevole momento. – Andiamo a letto ora, sono stanco - disse. – Ho anche mal alla schiena; i sedili dell’auto non sono comodissimi - aggiunse. – Ci penso io non ti preoccupare - gli rispose.
Michele si svestì e si distese prono sul letto, sentendo arrivare lei dopo pochi attimi. La stanza era illuminata solo dalla luce della luna che filtrava dalle finestre, abbastanza da capire che era nuda. Cominciò a massaggiargli i piedi. Piccoli sapienti movimenti che diedero sollievo alle sue estremità. Continuò delicatamente sui polpacci e poi su fino ai glutei. Spostò poi le mani sulle spalle ed incominciò con gesti regolari a sciogliere i muscoli. Man mano che massaggiava, Elisa si chinava maggiormente sulla schiena di Michele, lasciando che anche i propri seni aggiungessero piacere al piacere. Ora l’uomo sentiva i capezzoli duri sfregare e le mani di lei massaggiare con il chiaro intento di dare non solo sollievo, ma piacere. – Amore, sei fantastica - le disse. Lei non rispose, ma si mise a cavalcioni sulle natiche di Michele. Allungò il proprio corpo massaggiando con le mani e con i seni la schiena e con la figa calda il sedere dell’uomo. Si spinse poco più in su, in modo da fargli sentire meglio il suo calore inguinale. Lasciò le spalle portando le mani ad allargarsi il sesso per far sì che gli umori facessero da olio lubrificante. Lenti movimenti la portarono a strusciare la figa su tutta la schiena, spostandosi fin quasi sulle spalle di Michele. Lui la sentiva ansimare, capendo che il piacere dei massaggi era per lei fonte di godimento. La sentì gemere sempre più forte e velocemente, fino a quando, scossa da forti spasmi, gli urlò l’orgasmo raggiunto. – Girati ora, ti voglio dentro - gli disse lasciandogli giusto lo spazio per il movimento. La penetrò senza problemi, cominciando a spingere come una locomotiva. Colpi rapidi e profondi la portarono nuovamente all’orgasmo. Attese appena il tempo per farla riprendere, poi si girarono nella classica posizione del missionario: Michele ricominciò a muoversi rapidamente, ma poco dopo uscì dalla figa, allargò meglio le gambe di Elisa, sollevandole un po’ il bacino. La penetrò nel culo, come una lama calda taglia il burro, ricominciando a pompare come prima. – Non riempirmi il culo, ma la faccia - riuscì a dire la donna prima che l’ultimo orgasmo la raggiungesse. Michele l’accontentò. Lasciò lo stretto piacevole fiore per rigirarla e giusto nel momento in cui lei lo prese in bocca un fiotto caldo di sperma la riempì. Bevve tutto come una bambina assetata, ripulendo l’uccello di Michele come fosse un pezzo pregiato.
Si sdraiarono vicini, lei girò il suo visto verso di lui: - Ben tornato Amore. -