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Il faro
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Titolo:
Il faro |
Autore:
Infrarosso |
Contatto:
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Racconto
n° 3256 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Il sole ci aveva accompagnato per tutta la giornata e stava per nascondersi in fondo al mare. Giochi di luci ed ombre si insinuavano nel nostro accampamento, animato da una effervescente attività. Le ragazze erano arrivate nel primo pomeriggio cariche di bagagli. Allegre, piene di vita e confusionarie. Infatti, nel volgere di qualche decina di minuti, la tenda era diventata un ammasso di cose senza ordine. Quattro ragazze. Quattro, come noi, imberbi giovanotti diciassettenni. Avevano due o tre anni in più e si vedeva. Erano donne ormai. Non eravamo entusiasti del loro arrivo, soprattutto Giovanni ed io. Avevamo lottato strenuamente per evitare che la loro presenza potesse rovinarci le vacanze. Purtroppo, dopo vari tira e molla, ci eravamo resi conto che se non le avessimo accettate avremmo dovuto rinunciare alla nostra vacanza tanto desiderata. Aldo e Giovanni, Lucio e Piero, da quattro anni compagni di collegio e, da tempo ormai, amici tanto diversi quanto inseparabili. Amici a cui si erano aggiunte per una decina di giorni Elena, Francesca, Loretta e Maria Pia. Ci eravamo stabiliti appena dietro le dune di una immensa, profonda e dorata spiaggia. L'ampia tenda, prestataci da un amico, si ergeva maestosa ed isolata e sarebbe stata la nostra reggia per i giorni a venire. Liberi! Finalmente liberi! Sotto il sole dall'alba al tramonto. L'anno scolastico era terminato da qualche giorno e, dopo il lungo e nebbioso inverno passato a sognare, potevamo godere della nostra prima vacanza in libertà. Finalmente fuori dal collegio e dal giogo delle regole, lontani dalle famiglie e da qualsiasi controllo. Avremmo potuto chiacchierare, ridere, scherzare, giocare, fumare, ritirarci per la notte a qualsiasi ora e gustare quel senso di gioiosa leggerezza che dona la consapevolezza di essere liberi e senza vincoli. Maria Pia, sorella di Giovanni, venuta a conoscenza dei nostri progetti e volendo, similmente a noi, godere di un po' di libertà, aveva lanciato l'idea di aggregarsi al nostro gruppo con delle amiche. Idea che i genitori avevano accettato con entusiasmo convinti che noi avremmo dovuto in qualche modo essere controllati e che le ragazze sarebbero state in grado di svolgere egregiamente quel compito. Furba la ragazza e soprattutto stronza. Le avevo detto quello che pensavo il giorno stesso del loro arrivo, appena ne ebbi la possibilità, trovandola da sola mentre ammirava il tramonto, ma fece spallucce e mi lanciò maliziosamente un bacio. Ne rimasi turbato. La vita in collegio non ci aveva permesso di vivere e godere degli innumerevoli ed epocali cambiamenti di quei tempi. Nulla sapevamo delle lotte studentesche, dei movimenti femminili ed operai, delle manifestazioni di piazza e di tutto ciò che in quegli anni stava sconvolgendo il mondo. Vivevamo in un ambiente estremamente chiuso ed ovattato in cui raramente si percepivano gli echi di quanto succedeva all'esterno e nulla sapevamo dei cambiamenti epocali che si stavano rapidamente sviluppando. Non avevamo neppure capito quale occasione di conoscenza e di crescita ci avrebbe offerto l'arrivo di quelle quattro ragazze che, dopo i primi e difficili approcci, si dimostrarono più simpatiche ed accomodanti di quanto avremmo potuto sperare. Eravamo in otto, equamente divisi, e divenne praticamente naturale formare delle coppie, se non altro per affrontare le problematiche dovute alla gestione dell'accampamento e delle incombenze quotidiane della vita in comune. La più bella e più spiccatamente donna era Loretta. Davvero bella, capelli mossi biondo castano non molto lunghi e ravvivati da qualche ricciolo d'oro, occhi grandi, azzurri e vivacemente allegri, nasino alla francese ed un sorriso sempre gioioso. Alta poco più di un metro e settanta, longilinea, con un seno pieno e sodo, il ventre liscio e piatto e gambe lunghe ed affusolate. Insomma una gran bella ragazza, ben proporzionata e molto sexy. Loretta era consapevole della sua bellezza e non perdeva occasione per provocare. Lo faceva soprattutto con il sottoscritto, probabilmente perchè in me aveva individuato il capo branco. Il giorno dopo il loro arrivo, di prima mattina, andammo tutti quanti a fare il bagno. I maschietti cercarono di mettere in mostra le loro capacità atletiche e natatorie per fare colpo sulle ragazze. Purtroppo anch'io dovetti prestarmi a quella sciocca pratica pur non sentendone la necessità. Essendo di carattere schivo ed introverso trovavo inconcepibile mettermi in mostra per fare colpo su qualcuno. Non ero bellissimo, nel senso canonico della parola, però da qualche tempo avevo capito che ero un soggetto interessante per il mondo femminile. Alto un metro e novanta, atletico seppur magro, viso affilato reso ancor più magro dai capelli castani lunghi, occhi verdi. Serio e carismatico con i miei compagni. In rare occasioni riuscivo ad essere anche simpatico perchè abituato, nei rapporti con i miei coetanei, ad essere sempre in prima posizione. Il carattere cupo non mi impediva, però, di mettermi sempre al servizio degli altri e di essere in ogni situazione rispettoso e, se necessario, anche generoso. In ogni caso non sentivo la necessità di mostrarmi, ma non volendo perdere credibilità di fronte agli altri non potevo esimermi dal partecipare. Prima di pranzo, la cui preparazione come tutte le altre incombenze era affidata ad una coppia, quel giorno composta da Maria Pia e Aldo, Loretta ebbe la necessità di cambiare il costume. Mi disse: - Lucio, mi accompagni alla tenda e ti piazzi davanti all'entrata in modo che non entri improvvisamente qualcuno mentre mi cambio il costume? - - Certo- le risposi anche se la cosa non mi garbava affatto. Mi misi svogliatamente e titubante davanti alla tenda mentre lei si cambiava e contemporaneamente diceva: - Mi raccomando, non voltarti a guardare e non sbirciare. Se lo fai mi metto ad urlare. - Mi scoprii improvvisamente timido. Le mie orgogliose certezze stavano miseramente naufragando. Ero come in trance, con il cuore in subbuglio, le tempie martellanti, gli occhi leggermente fuori dalle orbite e le gambe tremanti. Un rivolo di sudore scendeva al centro della schiena. Rimanevo impalato davanti alla tenda ovviamente senza voltarmi, come un soldatino. Dentro di me avevo una curiosità assoluta. Non avevo mai visto una donna nuda, nemmeno in fotografia. Mi trovavo in una situazione completamente nuova ed il sapere che ad un metro da me c'era un bella ragazza, anzi una bella donna, che si stava spogliando aveva cominciato a svegliare in me desideri fino ad allora praticamente sconosciuti. La sua voce cristallina mi riportò alla realtà. - Ecco fatto, puoi voltarti e per cortesia allacciami il reggiseno. - Voltantomi la scorsi appena nella penombra della tenda, ebbi però modo di vedere che mi guardava beffarda mentre teneva un braccio di traverso sul seno per non far cadere il reggiseno e si girava lentamente per permettermi di obbedire al suo ordine. Le mani tremavano leggermente. Le tempie pulsavano impazzite. Mi sentivo perduto, in un'altra dimensione. Come un automa, in silenzio e con qualche difficoltà, riuscii ad allacciare il gancio del reggiseno. - Fatto. - riuscii appena a sillabare. A quel punto Loretta, girandosi di scatto, mi diede un bacio sulla guancia. Forse dipese dal movimento brusco, forse dal gancio male agganciato, fatto sta che il seno destro uscì in tutto il suo splendore dalla coppa del reggiseno facendomi rimanere inebetito di fronte a lei. Tondo, pieno ed eretto con l'aureola grande ed il capezzolo indurito e lungo. Un seno magnifico. Uno di fronte all'altro, immobili, ci siamo guardati negli occhi per qualche secondo, poi in silenzio Loretta si sistemò e ci avviammo verso il tavolo imbandito. Nessuno seppe nulla di quanto accaduto. Ero frastornato e durante tutto il pranzo non proferii parola. Pensavo a ciò che avevo visto, alla reazione del mio corpo ed al turbamento della mia mente. Ogni tanto Loretta mi guardava e sorrideva. Non vedevo più la malizia di qualche minuto prima e nemmeno quel senso di sfida mista a curiosità con cui aveva fissato i miei occhi in precedenza. Il suo era un bel sorriso e basta. Nessuno nel gruppo aveva ancora accennato a cosa avremmo potuto fare nel pomeriggio, quando Loretta propose una passeggiata fino al Faro. Tutti tacquero. Il Faro era lontano. Il Faro incuteva paura. Nel novembre di qualche anno prima un'immensa e prolungata mareggiata, dopo un'alluvione che aveva allagato tutto il Nord Italia, campagne e città, quasi uno tsunami, aveva distrutto completamente la diga. Solo il Faro era rimasto quasi integro, ma isolato perchè la diga era andata distrutta, mentre il guardiano del faro, per un giorno ed una notte in balia di altissime onde ed annichilito dalla paura, era letteralmente impazzito. Nessuno voleva andare al Faro. Io le dissi che sì, che sarei andato con lei. Così verso le 15 ci avviammo soli, io e lei, per la passeggiata. Mano nella mano. Dopo aver percorso qualche decina di metri tornai indietro per prendere un asciugamano. Quando, qualche secondo prima, Loretta mi aveva preso per mano mi ero immediatamente eccitato. Vergognandomi dell'eccitazione dovevo fare qualche cosa per nascondere, ai suoi occhi ed a quelli delle poche persone che si incontravano lungo la riva, il gonfiore che a stento veniva trattenuto dal costume. Così presi un asciugamano, il più grande che avevo, lo piegai con cura e lo sistemai sulla spalla a scendere verso il costume in modo da coprire quel gonfiore così evidente e così imbarazzante. Loretta sorrideva gioiosa e parlava, sembrava non accorgersi dei miei imbarazzi. Era affabile e simpatica, mi parlava come ad un amico che conosceva da tempo. Camminare con lei mano nella mano lungo il bagnoasciuga mi rendeva inaspettatamente orgoglioso. Sembravamo una coppia. A dire il vero eravamo una bella coppia. Dopo oltre un'ora di cammino e di piacevole conversazione arrivammo finalmente di fronte al Faro. Faceva davvero paura. I massi immensi e pesantissimi, che una volta erano la diga, erano stati spostati dalla forza dell'acqua e giacevano sparsi qua e là ai lati della diga mentre il Faro, pur rimasto in piedi, era distrutto in vari punti e la scala di accesso era completamente sparita, portata via dai marosi. Vedendo quello scempio ed immaginando i terribili giorni dell'alluvione Loretta era impallidita e si era stretta a me. La mia eccitazione, più forte delle emozioni di strazio e di morte che la scena ci aveva trasmesso, era ancora maestosamente evidente. Poco alla volta si era tranquillizzata ed il sorriso, questa volta malizioso, si era di nuovo impadronito del suo bel viso. - Ti faccio così tanto effetto? E' da più di un'ora che sei eccitato, me ne sono accorta sai... - mi disse guardando lontano, oltre il Faro. - Sì, mi ecciti moltissimo. E' la prima volta che una ragazza mi si avvicina così tanto fino a toccarmi - le dissi con voce roca, quasi spaventata. Passarono alcuni secondi in cui il silenzio, rotto solo dallo sciabordio dell'acqua che con lentezza ed allegria andava ad infrangersi sugli scogli, la fece da padrone. In quei pochi istanti capii che poteva succedere qualche cosa, ma non avevo le idee chiare e soprattutto non sapevo cosa fare e come farlo. Povero me! Magnifica Loretta, non mi diede il tempo di pensare a nessuna strategia. Girandosi verso di me, senza peraltro staccare il suo corpo dal mio, ebbe modo di apprezzare il mio istintivo gonfiore che premeva con intensità sul suo ventre. Per un istante, che sembrò eterno, mi guardò intensamente negli occhi con uno sguardo che non avevo mai visto in vita mia in una donna e poi, allungandosi in punta di piedi e mettendomi una mano sulla nuca per farmi avvicinare, mi baciò sulla bocca... dapprima labbra contro labbra... poi con la lingua in cerca della mia. Nel frattempo le mie mani incerte, goffe ed impazzite, cercavano confusamente il suo corpo ed i suoi seni. - Piano Lucio, non rovinare tutto con la foga, assapora ogni gesto, assapora i miei baci, assapora il mio corpo e lasciati andare con dolcezza - mi disse quasi sussurrando mentre continuava a stuzzicare la mia lingua. Facile a dirsi, ero eccitato e spaurito, stava succedendo l'imponderabile e non ero preparato, la mente confusa sembrava girasse vorticosamente e mi sentivo sospeso nel vuoto, sul punto di cadere. Mi aggrappavo a lei che continuava a baciarmi con inaspettata passione e dolcezza mentre io, con gli occhi chiusi ed impietrito dallo choc, respiravo a fatica e non riuscivo ad apprezzare pienamente il gusto dei suoi baci. Ero tramortito dagli eventi... non capivo più nulla. Ogni cosa era come sospesa... il tempo, la luce, il mare, i suoni circostanti. Tutto era vicino, tutto era lontano. Senza che me ne rendessi conto stavo scoprendo ciò che fino ad allora era stato un tabù. Quasi senza renderci conto ci siamo ritrovati sdraiati sull'asciugamano, uno accanto all'altra, rivolti verso il mare, spalla a spalla, fianco a fianco. Io e lei. Soli con i nostri corpi ed i nostri respiri ansimanti in un tourbillon di frenetica passione. Piegandosi verso di me, con la mano sul mio petto ed il dito medio che arrotolava gli sparuti peli tirandoli delicatamente, Loretta mi scrutava con i suoi grandi occhi e sorrideva. La mia evidente difficoltà l'aveva resa dolce e tenera, sembrava una chioccia con il suo pulcino. Continuava a sorridere un po' sorniona mentre la stessa mano, muovendosi lentamente, scendeva verso il mio ventre teso. Trattenevo il fiato. Atterrito e speranzoso aspettavo le sue mosse. Ormai era giunta agli slip, procedeva con una lentezza per me esasperante, ma senza tentennamenti. Stava per toccarmi. Oh Signore, stava per toccarmi. Eccola! Il mignolo stava per sfiorare la punta del pene che, diventando ancor più duro, con uno scatto improvviso, sfuggì al primo contatto innalzandosi con forza verso l'alto. Loretta rimase ferma qualche istante e poi con sicurezza lo prese in mano e lo strinse con forza così da assaporare le mie pulsazioni evidenti per poi scorrere lungo la vena ingrossata che scompariva in mezzo alla peluria. Ero annichilito, le tempie pulsavano impazzite, non mi sentivo pronto ed ero alla sua mercè. - Rilassati Lucio, è bellissimo saperti eccitato da me, lascia che ti faccia scoprire qualche cosa di nuovo e di meraviglioso - Continuava a parlarmi quasi sussurrando mentre appoggiava la sua testa sul mio ventre, mi sentivo morire... la sua mano stringeva ancora con forza il pene, mentre con la lingua stuzzicava il suo foro... per poi prendere il glande nella sua bocca calda e morbida, quasi volesse ingioarlo. Stavo diventando uomo! Senza preavviso. Tutto era in mano, nel vero senso della parola, di una giovane donna conosciuta solo il giorno prima. Una sensazione di beatitudine si stava impadronendo di me, non sentivo più lo sciabordio del mare che si appoggiava con nonchalance sugli scogli di fronte a noi, non vedevo più la luce riflessa sull'acqua che faceva stringere gli occhi, non vedevo nemmeno lei... mi sentivo su una nuvola, mi sentivo leggero, in paradiso. La sua bocca si era impadronita del mio membro duro e amorevolmente lo leccava e succhiava, ed io non sapevo cosa fare... poi cominciò ad andare su e giù facendone scomparire buona parte dentro la bocca, facendomi rabbrividire, e continuava sempre più forte, con ingordigia. Su e giù, su e giù... ed io sentivo il cazzo sempre più duro e sempre più gonfio. Scosse elettriche sembravano partire dallo scroto, passavano lungo tutta l'asta e si andavano a disperdere nella sua bocca che, instancabile, continuava a leccarmi e succhiarmi. Mi sentivo finalmente bene, mi piaceva quello che Loretta stava facendo, cominciavo a muovermi, a toccarla, a sentire i suoi glutei sodi... La mia mano si faceva sempre più coraggiosa passando da dietro ero arrivato con le dita fino al punto in cui immaginavo ci potesse essere il suo frutto meraviglioso. Infilai un dito... non avevo sbagliato di molto, era fradicia, mi desiderava, ma non sapevo bene cosa fare. Continuavo a muovere il dito cercando di entrare in lei. Gocce del suo desiderio mi bagnavano le dita fino a scendere sulla mano mentre lei imperterrita, aiutata anche dalla sua mano che andava su e giù, continuava a baciarmi il glande. Lo faceva entrare in bocca, stringeva le labbra e poi lo faceva fuoriuscire per poi ripetere ancora, ancora, quasi all'infinito. Ad un certo punto cominciai a sentire il desiderio di godere, con il bacino cercavo di assecondare i suoi movimenti, stavo per scoppiare, le strinsi un braccio... forte... poi ancora più forte... la sua bocca si fermò aperta sul glande, con la lingua lo stuzzicava con piccoli e continui colpi mentre la mano con foga andava su è giù, sempre più forte fino a quando con un urlo sono scoppiato in un delirio di piacere. Ho chiuso gli occhi, con uno scatto quasi innaturale ho spinto il bacino verso l'alto, il cazzo è entrato con forza nella sua bocca e, nello stesso istante, mentre godevo come un ossesso, sono scoppiato dentro la sua bocca pronta a gustare il mio sapore. Rimanemmo immobili ed ansimanti per alcuni minuti, poi cominciai a carezzare i suoi capelli mentre lei rimaneva con la testa appoggiata al mio ventre. Non avevo parole. Non sapevo cosa dire. Riuscii a dire soltanto... - Grazie! - Ed ora, a distanza di decenni, mentre ricordo quei magnifici momenti, il mio pensiero va a lei e con il pensiero posso solo dire ancora - Grazie Loretta. -
Era il giugno del 1970.
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