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Il piccolo mondo di Michele
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Titolo:
Il piccolo mondo di Michele |
Autore:
Oldezio |
Contatto:
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Racconto
n° 3258 |
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Michele lavora lì da più di vent’anni. C’era entrato subito dopo la laurea, che aveva conquistato coi denti studiando di notte e lavorando di giorno in officina, rubando ore al sonno ed alla moglie, rinunciando ad ogni svago pur di arrivare a finirla in fretta, poi aveva scelto di riposarsi un po’. Perbacco, non si può correre per tutta la vita! In effetti poi non si era limitato a riposarsi un po’, aveva messo letteralmente radici e non si era più mosso, l’idea di cercare un altro lavoro e di andarsene non gli aveva mai neppure sfiorato il cervello. Lì si era fermato, aveva trovato il suo spazio, aveva sviluppato i suoi interessi ed ottenuto le sue soddisfazioni. Il desiderio di nuove scoperte, che sempre aveva caratterizzato il suo modo di vivere negli anni precedenti, si era poco alla volta affievolito, scomparendo infine del tutto. In quel posto si trovava bene, o per lo meno s’accontentava. Aveva iniziato a lavorare lì poco più che ragazzino, anche se a quel tempo per una sua scelta bizzarra ed avventata si era già sposato. Adesso si ritrovava con i capelli brizzolati e, nonostante la ginnastica quotidiana e le corse durante il weekend, un accenno indiscutibile di pancetta. Tutti lo rispettavano, anche se non era mai stato particolarmente considerato nelle alte sfere a causa del carattere troppo docile e dall’incapacità cronica d’irruffianarsi coi capi e di dire sempre di sì; in molti gli volevano bene per via della sua grande disponibilità, alcuni, che lavoravano con lui da anni, nutrivano addirittura per lui un vero e proprio affetto profondo.
In primo luogo Milena, che da almeno dieci anni era la sua segretaria. Una bella quarantenne col sorriso sempre sulle labbra, il carattere simpatico ed espansivo, l’opposto del suo, chiuso e poco propenso all’allegria, una chioma folta e meravigliosa, scura come l’ala di un corvo, alta, col corpo prosperoso ed invitante, felicemente sposata da quindici anni e con un paio di figli. Facevano coppia fissa da un decennio, da quando lei era rientrata dalla seconda maternità e, scaricata dal nervoso Direttore Commerciale che l’aveva sostituita con una giovane rampante, era stata assegnata al suo ufficio. Si erano subito intesi alla perfezione. Erano sempre servite poche parole tra loro, bastava uno sguardo per intendersi, o un cenno del capo. Mai uno screzio, un dissapore, un gesto d’insofferenza od una parola sgarbata, nè da una parte nè dall’altra, anche nei momenti più difficili quando lo stress, il carico di lavoro, l’arroganza dei clienti o la maleducazione dei colleghi avrebbero giustificato la perdita della pazienza anche nei confronti di chi non ne ha apparentemente nessuna colpa. Milena conservava immutabile il suo sorriso tranquillizzante. Gli bastava vederla per desiderare di baciarla sulle labbra che lei si premurava con maniacale attenzione di ricoprire più volte al giorno con un leggero velo di rossetto brillante. Aveva una bella bocca, molto sensuale, anche più del corpo che lo era non poco. Più di una volta si era sorpreso ad invidiare il marito che di questi tesori poteva usufruire quotidianamente a piene mani... e probabilmente non si rendeva neppure conto della propria fortuna. Milena era corteggiata apertamente e spesso spudoratamente da molti colleghi maschi, lei reagiva scherzando con tutti ostentando la sua naturale e spontanea allegria ma il gioco finiva lì, tutti capivano che non era consentito spingersi oltre e nessuno gli risultava si fosse mai permesso di farlo. Era talmente cristallina e granitica la sua immagine che su di lei nessuna delle numerose colleghe malignamente pettegole della grande azienda dove insieme lavoravano era mai riuscita ad inventarsi una qualche maldicenza che potesse avere un minimo fondamento di credibilità. E sì che il loro ambiente non si poteva certamente definire puritano: relazioni clandestine, tradimenti e relativi pettegolezzi si sprecavano e crescevano come l’erba in estate dopo una settimana di pioggia e sole. A Michele era capitato più di una volta di trovarsi inaspettatamente in situazioni imbarazzanti, piombando improvvisamente in uffici, corridoi od ascensori dove la sua presenza non era prevista; aveva dovuto fingere di non essersi accorto o addirittura di non aver visto perchè qualsiasi parola avrebbe potuto causare reazioni imprevedibili. Una volta addirittura, in un afoso e sonnolento pomeriggio d’estate, passando per un’uscita di sicurezza, lasciata aperta per lasciar circolare l’aria in reparto, mentre scendeva una scala secondaria per raggiungere più rapidamente il magazzino, si era ritrovato praticamente sulle teste di una coppia clandestina che, mugolando di incontenibile passione, avvinghiata sull’ultimo gradino della scala, cercava di portare a termine un improponibile e scomodissimo amplesso. Lei aveva l’abito leggero sollevato ed arrotolato scompostamente in vita e le coscie spalancate, lui coi pantaloni abbassati alle caviglie le stava sopra. Li aveva riconosciuti entrambi al primo sguardo rimanendo particolarmente sorpreso perchè la donna, non più giovanissima, aveva fama di ottima madre di famiglia, seria e riservata. Si era premurato di risalire le scale in fretta, attento a non far rumore, sentendosi profondamente in colpa, quasi che il responsabile della situazione fosse lui e non i due sventati amanti. Per Milena non c’era mai stata nessuna possibilità di venir neppure sfiorata da una situazione compromettente. Come del resto per lui, che era considerato da tutte le donne dell’azienda, forse a torto, un musone inavvicinabile.
Michele l’adorava, ne subiva profondamente il fascino femminile, avrebbe fatto carte false per lei, ma non si era mai permesso, neppure col pensiero, di superare il limite della più rigorosa decenza. Ci aveva costruito attorno un suo piccolo mondo. Sua moglie Flaviana era diventata da anni un’estranea per lui; lei l’aveva seguito, ed in un certo senso aspettato, nei lunghi ed intensi anni dell’università, ma poi le loro strade si erano presto divise. Flaviana non aveva perdonato il legittimo desiderio di Michele di volersi fermare un momento a pensare dopo quattro anni trascorsi lavorando di giorno e studiando la notte e nei giorni festivi, senza mai concedersi una pausa. Lei l’avrebbe voluto sempre sulla breccia, ma soprattutto non gli aveva mai perdonato il suo disinteresse per la politica. Flaviana invece, attivista politica e sindacale, ci si buttava dentro a capofitto, sposando a cuor leggero cause perse in partenza, spesso chiaramente sbagliate, con una grinta ed un’arroganza assurde ed irrazionali che lui trovava decisamente imbarazzanti e col tempo aveva preso addirittura ad odiare. Si era subito defilato lasciandola procedere da sola per quella strada. Le viveva ancora insieme, per lo meno formalmente, le forniva il suo conforto morale, memore del profondo rapporto affettivo che li aveva legati da giovani e che ancora in un certo senso persisteva, spesso l’aiutava a medicarsi le ferite dell’anima cui lei, col suo carattere sanguigno, andava inevitabilmente incontro ma si rifiutava di spingersi oltre. L’aveva giurato fin dall’inizio e rispettava il suo giuramento.
Non andavano a letto insieme ormai da anni, lei dormiva in camera, lui nello studio, in un mobile letto ribaltabile mascherato in una delle molte librerie che tapezzavano le quattro pareti del locale. - Così non ti disturbo quando non riesco a dormire e leggo fin tardi - le aveva detto la prima volta - a volte non chiudo occhio tutta notte. Meglio per entrambi - Lei non aveva reagito, probabilmente già da tempo aveva trovato conforto sessuale da qualche giovane compagno nella sede del partito o del sindacato, ma Michele non aveva voluto indagare, era stato decisamente meglio così per tutti e due.
Il piccolo mondo di Michele era fatto perciò per la quasi totalità da Milena, dai loro rapporti quotidiani, solo all’apparenza formali, e dalle poche parole che si scambiavano durante il giorno, dai gesti, dai sorrisi, dal partecipare con l’attenzione di un vecchio e fedele amico ai suoi piccoli problemi, dall’aiutarla a risolverli, sempre pronto e disponibile, senza nulla mai chiedere nè sperare in cambio. In cuor suo era sicuro di amarla, profondamente, però s’imponeva con una forza al limite del masochismo, di non pensarci nemmeno, di non incrinare neppure per un istante il mondo di limpide certezze che gli sembrava di leggere nei suoi occhi e di vedere ben saldo attorno a lei. Gli altri aspetti della sua esistenza quotidiana, le poche ore trascorse in casa, il tempo libero nei fine settimana, persino le ferie, rappresentavano per Michele in pratica solo una preparazione alle ore che avrebbe potuto trascorrere accanto a Milena, agli sguardi che avrebbe lanciato, sperando di non essere visto, al suo corpo eccitante, fasciato da abiti sempre alla moda, al profumo dei suoi folti capelli neri che avrebbe cercato di catturare passandole accanto, alle solite frasi banali che si sarebbero scambiati. In rarissime occasioni era arrivato a sfiorarle una mano od una spalla, una parola affettuosa ed un bacio sulla guancia se lo scambiavano solo a Natale e prima delle ferie estive; questo sino ad uno strano sabato mattina di fine giugno quando si sono ritrovati negli uffici deserti per ultimare un lavoro che assolutamente non poteva essere rimandato a lunedì; la sera prima lei non si era potuta fermare un ufficio ma gli aveva offerto la sua disponibilità per il giorno successivo e Michele, cui non pareva vero di rinunciare ad una noiosa giornata di compere e litigi con la moglie in cambio di qualche ora con lei, aveva accettato entusiasta. Adesso il tepore d’inizio estate li avvolgeva in un’atmosfera dolcemente silenziosa, con la luce attenuata dalle tende tirate a bloccare il sole al difuori.
- Un caffè Milena - - Certo Michele -
Sono passate le dieci, ma lui non è riuscito ancora a combinare nulla di costruttivo, eccitato dall’idea di averla lì tutta solo per sè, si è alzato dalla scrivania almeno venti volte, inventando ogni genere di scuse, per andarle accanto ad annusare il suo profumo fragrante, due volte si è spinto addirittura ad appoggiarle una mano sulla spalla chiedendole qualcosa. La prima volta lei è parsa sorpresa, non lo fa mai, la seconda ha sorriso e gli è parso addirittura che chinasse un po’ il volto verso la sua mano per farsi sfiorare la guancia. Alla macchinetta del caffè la prende per un gomito con la scusa di consentirle di entrare per prima nel locale, la pelle è morbida e tiepida, sembra velluto. Si accorge incredibilmente di essere eccitato. Scherza con lei, come il solito, più del solito, lei partecipa al gioco e ribatte, si spinge addirittura a sfiorarlo con una carezza su di una guancia per farsi perdonare una battuta sarcastica del genere: - Già voi uomini siete sempre i soliti mascalzoni - poi però aggiunge - Tu però sei diverso … - abbassa gli occhi e ritorna al suo posto lasciando il discorso in sospeso. Michele la segue, le osserva le natiche piene, con la stoffa leggera dei pantaloni di lino leggermente arricciata sui fianchi rotondi e si sorprende a pensare come gli piacerebbe aprirle le zip sui due lati di quell’indumento per abbassarglielo lentamente sino a scoprile le mutandine di cui intuisce i bordi attraverso la stoffa. Non aveva mai pensato nulla del genere prima d’oggi, è sconvolto ma ancora più eccitato. Lei lungo il corridoio si volta a guardarlo sorridente poi si siede al suo posto volgendosi verso il PC ma lui, invece di rientrare nel suo ufficio, si ferma in piedi alle sue spalle e le accarezza i capelli con gesti lenti e profondi. Lei smette di battere sui tasti e si appoggia allo schienale. - Michele, mi fanno impazzire, quando mi accarezzano i capelli - La voce è più bassa del solito, leggera, roca e sensuale, Milena non gli ha mai parlato così. Le cinge il volto, con i palmi appoggiati alle guance, le afferra dolcemente il mento e le rivolta la testa all’indietro sullo schienale, non oppone resistenza, gli occhi sono due pozzi scuri profondi nei quali subito affoga, le labbra si schiudono in attesa e lui senza pensarci la bacia. Un bacio strano, dato all’incontrario, coi corpi sul lato opposto di una sedia. Per raggiungerle la bocca Michele si è sporto in avanti ma ora non le può più vedere il viso, sente le mani di lei che lo cercano, che gli serrano le braccia mentre la lingua gioca alla ricerca della sua e le labbra lo avvolgono. Gli occhi si fissano sul primo bottone della camicetta azzurra che ha ad un palmo dal volto, appare teso a contenere il suo seno con i capezzoli eretti, senza neppure pensarci scivola con una mano a sbottonarlo. Porta un reggiseno sottile di pizzo bianco. Le sue mani si muovono da sole mentre sospeso in equilibrio sopra di lei continua a baciarla: - Non ho mai baciato in maniera più scomoda - si sorprende a pensare; le penetra con una mano all’interno della camicetta, sotto al reggiseno, sulla pelle nuda del seno, col palmo aperto per poter meglio gustare la morbidezza ed il tepore della sua carne e del suo capezzolo turgido. Milena emette un lungo sospiro lamentoso, poi gli morde la lingua e gli stringe le braccia all’altezza dei gomiti, Michele infila anche l’altra mano sotto la camicetta, le estrae il seno, i due globi perfetti esplodono letteralmente all’esterno debordando dal reggiseno. Si accorge che gli sta girando la testa e gli manca il fiato. Si scosta da lei per aggirare la sedia ma d’improvviso Milena balza in piedi ed allunga una mano davanti a sè per bloccarlo.
- Siamo diventati matti? Michele, cosa stiamo facendo? - Si è staccata all’improvviso da lui e si ricompone dopo essersi allontanata di un paio di passi. - Basta così, ti prego, non voglio - Lui rimane a guardarla, con le mani abbandonate lungo i fianchi ed il fiato corto, incapace di muoversi e di rispondere: - Basta Michele, ti prego - ripete lei - Non lo voglio io e non lo vuoi nemmeno tu, è stato solo uno sbaglio, fermiamoci qui, non roviniamo tutto -. Michele si arrende, si accorge che nel suo piccolo mondo ogni cosa ha un suo ruolo preciso, Milena ha quello di segretaria fedele e di amica sincera, non quello di amante E chi, come lui, si è costruito attorno un piccolo mondo sicuro ben difficilmente sarà disposto a distruggerlo, nemmeno per un lampo di pazzia come quella che adesso per un istante ha vissuto.
Anche se è stato bello viverlo.
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