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Karen
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Titolo:
Karen |
Autore:
Atros |
Contatto:
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Racconto
n° 3265 |
Altri
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Era una giornata calda, dannatamente calda, umida, appiccicosa.
"Una doccia... ecco cosa ci vuole..." pensò.
Sola in casa, 35enne di successo, nessuna relazione fissa, ma tante avventure alle spalle, Karen era una donna che non passava inosservata.
I capelli neri, ricci ricadevano sulle spalle come un manto di seta, i suoi occhi verdi avevano un non so ché di penetrante, il suo sguardo era deciso, il suo corpo scolpito dalle ore passate in palestra: era un'arma a cui pochi sarebbero riusciti a resistere e Karen era perfettamente consapevole dell'effetto che faceva sugli uomini e a volte anche sulle donne.
Completamente nuda, si diresse verso il bagno soffermandosi a contemplare la bellezza del suo corpo davanti allo specchio: il suo seno era alto e sodo, i suoi fianchi perfetti, il suo culetto un piccolo bocconcino delizioso.
Aprì l'acqua e dosò il miscelatore su una temperatura intermedia.
Entrò nella doccia lentamente, prima la gamba destra, poi la sinistra; saggiò la temperatura dell'acqua con la mano: " perfetta!" pensò.
Si versò sulle mani il bagnoschiuma: un acre odore di pino silvestre si diffuse nella stanza. Le piaceva quell'odore: forte, duro, deciso, le faceva venire in mente il suo ultimo uomo, Diego, a cui, in un impeto di feticismo, aveva rubato il bagnoschiuma dopo una notte di bollente passione.
Socchiuse gli occhi e si lasciò invadere dai ricordi: i suoi baci, all'inizio timidi, poi sempre più decisi, le sue mani, un soffice tocco che presto divenne forte e vigoroso.
... Diego ... alto, giovane, fisico atletico... dotato di quel fascino latino a cui lei non sapeva resistere; un uomo che desiderava ardentemente conquistare, sedurre e fare suo, almeno per una notte.
... Diego... le sue mani scendevano dal collo sui seni, accarezzandoli, stringendoli, palpandoli, le sue dita descrivevano cerchi concentrici sempre più piccoli finché non arrivarono alla punta dei capezzoli ormai duri e turgidi, facili prede per le sue labbra.
Sentì la lingua di lui lambire i suoi seni, e poi i denti candidi e bianchi mordicchiarle i capezzoli.
Emise un lungo gemito di piacere, poi spinse la testa di lui giù verso il basso, con foga.
Le sue gambe erano aperte, il suo sesso esposto, esposto e bagnato, l'offerta di un'odalisca al suo padrone... e lui la prese, la sua lingua dardeggiò verso il basso, le sue mani passarono tra i peli del suo pube come un soffice aratro e la accarezzarono solleticando le sue parti intime, lentamente, senza sosta, portandola quasi al piacere e poi ritraendosi.
Spinse la testa di lui contro di sé, un gesto rude, istintivo: le mani di lui si avvinghiarono ai suoi glutei, la sua lingua incontrò il suo caldo sesso.
Gemiti di piacere, costanti, continui, in lento crescendo che alla fine divennero un urlo di piacere.
Lentamente Diego si alzò e lei lo vide in tutta la sua bellezza: forte, muscoloso e tremendamente eretto.
Non oppose resistenza, si lasciò accarezzare da lui, assaporandolo in tutta la sua lunghezza, lo sentì scendere, insinuarsi tra i seni e poi giù: si schiuse come un fiore di loto, aperta, calda e invitante.
Infine, dopo attimi che sembravano non finire mai, lui la penetrò con un colpo rapido e deciso, e lo sentì dentro di sé.
Le sue mani la stringevano senza darle scampo, l'avvinghiavano e la schiacciavano contro di lui, i suoi seni erano premuti contro i suoi pettorali, le mani di lui sul suo culo: lo stringevano e la spingevano contro il suo membro, un ritmo lento e costante alternato da rapidi colpi, ondate di piacere che la sommergevano prosciugandola di ogni forza.
E l'orgasmo esplose quasi all'unisono, due corpi fusi in uno solo, accompagnati da lunghi gemiti e da un forte ansimare.
Diego la dovette sorreggere per evitare che cadesse completamente priva di forze, poi a suggellare quei loro attimi di trionfo, la baciò sulle labbra, un lungo bacio caldo e appassionato.
Karen si ridestò dal suo sogno: erano le 19.00 ed era ora di prepararsi per uscire.
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