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La visita
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Titolo:
La visita |
Autore:
Monikina |
Contatto:
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Racconto
n° 3284 |
Altri
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Prenotai per telefono quella visita, dopo aver rimandato a lungo, più che altro per il senso di fastidio che il pensiero di un’ispezione interna mi provocava. Rispose la segretaria, fredda e gentile, obbediente. A luglio la città viene colta da un caldo infernale e quel giorno, nonostante fossi quasi nuda, coperta solo da uno strato di lino bianco trattenuto da due sottili spalline e da un perizoma filiforme, ero madida, e ancor più accaldata dalla corsa in bicicletta che avevo fatto, una volta scesa dal treno per raggiungere lo studio medico. Appoggiai la bicicletta contro il muro di un vecchio palazzo del centro storico, lo sguardo severo di un anziano che quasi mi rimproverava per questo, si addolcì quando mirò le mie gambe toniche e rosse dalla pedalata. Io intanto mi sentivo pulsare tra le gambe, per la pressione della sella contro il pube, sollecitato ulteriormente dal pavè dei viali cittadini, così divaricai leggermente le gambe per godere della lieve bava di vento che penetrava da sotto il vestito. Il vecchio mi fissò, dimenticando lo sgarbo della bici contro il muro, forse ripensando a qualche sua donna durante la gioventù, ma io mi voltai, e corsi di fretta all’appuntamento. Lo studio si stava vuotando, due pazienti se ne andavano mentre io varcavo la soglia, e in quel momento lo vidi, col canonico camice medico, alto e snello, rilassato e accogliente, almeno era quella l’impressione che mi dava. Mi chiamò ed entrai nella stanza delle visite, ci stringemmo la mano, e mentre gli davo i miei dati anagrafici, avvolgeva con le dita eleganti una penna stilografica con cui annotava tutto su una scheda da archivio, con accuratezza quasi maniacale, medica direi. Gli spiegai che da tempo avevo dolori durante gli incontri sessuali con il mio compagno e che ne ero preoccupata. Mi fece delle domande chiedendo di specificare meglio i sintomi, e più entravo nel dettaglio, più sentivo il mio corpo reagire in modo direttamente proporzionale ai minuziosi particolari che fornivo: la mia ferita colava, mi stavo arrossando dall’eccitazione. Quando mi sdraiai sul lettino, dopo aver sfilato il perizoma, fu inevitabile avvertire l’essenza dei miei umori non appena divaricai le gambe e poggiai la parte posteriore delle ginocchia sulle staffe: ero completamente aperta di fronte al suo sguardo. Infilò i guanti e cosparse due sue dita di gel fresco, che delicatamente distribuì sulle grandi labbra e sulle piccole labbra, in modo quasi materno. Prese lo speculum e lo poggiò su di me, ma non fu necessaria che una sola lieve pressione, e il mio corpo risucchiò l’acciaio freddo di quell’aggeggio infernale, lo desiderava. Lo divaricò dentro di me, facendomi avvertire la pressione della mia carne contro lo strumento. Feci scivolare le mie mani sulle mie cosce, lisciandone l’interno, poggiandole poi sui suoi polsi. Le sue mani salirono i miei fianchi, arrotolandomi il vestito fino ad arricciarlo sulla mia faccia, per nascondere in un gioco raffinato i movimenti alla mia vista, lasciandomi alle sole sensazioni tattili. I miei seni ora erano scoperti e lui si affrettò a succhiare i capezzoli non appena si inturgidirono. Sentii il fruscio del camice, capii che se lo stava togliendo, che si stava spogliando completamente, e mi avvantaggiò nell’intuizione quando appoggiò la sua coscia contro il mio fianco che trasbordava dal lettino. Si staccò, mi lasciò qualche minuto in silenzio, preda pronta al sacrificio ultimo, indifesa e immobilizzata dallo stesso desiderio. Poi sentii la punta del suo membro poggiarsi sul varco delle mie viscere, rese scivolose dall’abbondanza dei miei fluidi. Entrò favorito dallo speculum che mi divaricava completamente, ed era una sensazione nuova sentire il freddo dell’acciaio fermo dentro di me contemporaneamente al movimento sempre più ritmico e veloce del suo pene, rigido ma flessibile, e caldo. Le spinte erano regolari ma non profonde, per non ferirmi con l’attrezzo medico. Io fremevo, nella sorpresa di quella visita e della mia voglia: non riconoscevo me stessa, completamente rapita dal desiderio. E lui se ne accorse, dai miei gemiti, dalla stretta delle mie dita intorno alle sue braccia. Sentii allora le sue mani sganciare la morsa dello speculum sfilandolo da dentro di me, sostituendolo frettolosamente e avidamente col suo membro, racchiuso dalle mie labbra pulsanti, lucide. Si abbandonò a spinte sempre più violente, fino a venire e a farmi venire, tremando entrambi per le contrazioni muscolari del piacere. Mi rivestii, e dopo avermi consegnato la scheda personale con la prescrizione, mi salutò, facendo scivolare le dita della sua mano lungo la mia spalla e il braccio nudo.
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