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Titolo: Il caso
Autore: Nicky
Contatto:
Racconto n° 3290
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La fantasia che diventa realtà a volte spaventa, intriga e stupisce. La serie di emozioni che ebbi dopo questo incontro furono contrastanti e quasi irreali.
Arrivò un messaggio sul mio cellulare, ormai silenzioso da tempo. Due parole, un punto interrogativo:
“Come stai?”
Il numero era sconosciuto. Qualcuno che si interessava a me? O qualcuno che aveva sbagliato numero? Ero sola da così tanto tempo...
Risposi nella speranza che volesse proprio me.
“Io sto bene, ma tu chi sei?”
Qualche attimo di attesa, un respiro profondo ed ecco la risposta.
“Ma come Katia, non ti ricordi di me? Ci siamo visti qualche giorno fa al parco, io ero con il mio cane, Baldo, abbiamo parlato di fronte ad un caffè e poi tu mi hai dato il tuo numero”.
Magari fossi stata io, non andavo a fare una passeggiata per il parco da anni, non ero io, il nome non coincideva, il luogo dell’incontro impossibile, e poi, non mi avrebbe notata, sempre triste e sfuggente come sono, non si sarebbe nemmeno fermato a parlarmi. Ma ora non volevo perderlo. Quella persona, ragazza o donna che fosse, che gli aveva dato il numero sbagliato, mi aveva fatto un favore, mi aveva dato la compagnia di cui avevo bisogno. Risposi:
“Ciao, ora ricordo, scusa ma non ti eri presentato! Come stai? Ed il tuo cane sta bene?”
Fingevo di essere un’altra persona, per non sentirmi più sola. Era un gioco innocente, che forse si sarebbe interrotto subito, non appena avesse capito che non ero colei che lui pensava io fossi.
Rispose:
“E' vero! Scusami, non ho scritto chi ero e tu non potevi avere il mio numero di telefono perché non te l’ho dato… allora cosa fai oggi?”
Difficile rispondere, quante informazioni le avrà dato questa lei…?
“Diciamo che oggi faccio una pausa, ho la giornata libera, o almeno quel che ne resta, tu che fai?”
“Io sono in albergo, pensavo ad una cena, magari dopo ci vediamo e stiamo insieme come avevamo detto, niente impegno solo sesso”.
La cosa mi stupì alquanto. Dunque si erano messi d’accordo per una relazione clandestina, oppure solo una relazione di sesso, magari erano due single che non volevano problemi sentimentali, o magari no. Che cosa dovevo rispondere? Forse era meglio fermarsi. Ma non ascoltai quella vocina e continuai a pensare come riuscire a vederlo, ad incontrarlo, senza farmi vedere… non doveva sapere che non ero la persona che lui stava cercando. Riflettei un attimo. Pensai, pensai e pensai. Cosa potevo dire e fare, cosa volevo da quest’uomo, cosa avrei avuto il coraggio di fare con quest’uomo…avrei avuto il coraggio di averlo solo per una notte?
“Katia, ci sei?”
Devo rispondere:
“Sì, scusa ero all’altro telefono. Allora in che albergo sei?”
“Sono all’hotel Hilton, a Roma. Possiamo cenare nel ristorante dell’hotel. Ti va di essere qui tra due ore? So che abiti vicina…”
Per fortuna sì… molto vicina, ma non potevo andare a cena, avrebbe subito scoperto il mio gioco… cavoli, dovevo fare qualcosa, questa situazione era troppo emozionante per lasciarla andare.
Vuole solo sesso, ed è quello che gli avrei darò. Solo una notte di emozionante sesso.
“Avevamo detto solo sesso, la cena non era inclusa!”
“Bene, cosa proponi?”
“Direi di giocare un po’, e tu farai ciò che dico, che ne pensi?”
“Beh, dimmi prima cosa vuoi!”
Non mi doveva vedere, e probabilmente era meglio anche che io non parlassi… già era meglio… poteva riconoscere la mia voce.
“Ti chiederò di aspettarmi in camera, nel tuo albergo, in che numero di stanza sei?”
“265”
“Bene, ti metterai seduto, sulla sedia, con le spalle alla porta…c’è un tavolo nella stanza?”
“Sì”.
“Allora ti procurerai una corda, robusta, ti spoglierai, accosterai leggermente la porta ed appoggerai la corda sul tavolo”
“Va bene mia padrona, lo farò, ma tu cosa farai per me in cambio?”
“Io ti donerò me stessa, in tutto e per tutto, e ti userò per il mio piacere…”
“Non potrei chiedere di meglio… ti aspetto tra tre ore nella mia stanza, una richiesta… non essere una brava ragazza…”
“Questa sera non lo sarò”.
E forse dopo quella sera non l’avrei voluta più essere…
Ero stranita e confusa; guidavo il gioco, un gioco che in fondo nemmeno conoscevo, ma che sentivo dentro di me. Ero in grado di fare quello che avevo detto? Non so, ma in fondo nessuno lo avrebbe saputo, nemmeno lui che mi credeva un’altra… che meraviglia… e se mi fosse piaciuto? Non riuscivo più a ragionare: cosa mettermi, cosa dovevo fare, come dovevo comportarmi… la biancheria... cercai quella più bella e seducente… ma a che serviva… non poteva vedermi, non doveva vedermi. Dovevo trovare una soluzione. I vestiti non servivano. Ecco l’idea: per cominciare sarei stata nuda sotto il cappotto. Non faceva poi così freddo e sarebbe stato più veloce spogliarsi e rivestirsi prima di andare via. Poi l’altra idea, perfetta: una benda nera, gli avrei coperto gli occhi, così non avrebbe potuto sapere chi fossi. Nemmeno io sapevo più chi ero, ma quel meraviglioso brivido era indescrivibile e mi rendeva magnificamente viva.
Mi preparai il più velocemente possibile, prima che potessi cambiare idea. Salii in macchina, e via verso la mia meta. Nel frattempo pensavo a tutto quello che avrei potuto fare: non potevo parlare, ma avrei potuto agire, volevo sentirmi unica quella sera, volevo che lui si ricordasse di me, che avesse qualcuna da sognare il giorno dopo.
Ma non avevo certezze, l’unica cosa che sapevo è che avevo bisogno di tutto questo. Un bisogno infinito. Avevo il cuore vuoto. La tristezza aveva preso il posto delle parole. Ed il mio volto non sorrideva ormai da tempo.
Arrivai ben presto davanti all’hotel. Il viaggio era stato veloce, molto più veloce di quello che mi aspettassi. Respirai profondamente.
Ero sicura di quello che facevo? No.
Volevo farlo? Sì.
Volevo che mi riempisse l’anima con il semplice sesso? Sì.
Volevo donare tutta la parte ancora viva di me stessa a lui? Sì.
Volevo che lui mi togliesse anche se per qualche secondo questo maledetto peso di vivere? Sì sì sì.
Allora scesi, chiusi la macchina e un piccolo brivido mi scorse per la schiena. Ebbi paura per un attimo, paura di non essere all’altezza, ma questa volta non importava, ero Katia, sarebbe stata lei la colpevole.
Mi avviai fiduciosa, entrai nella hall titubante, presi l’ascensore spaventata e mi fermai davanti alla porta semiaperta, terrorizzata per quello che stavo per fare. Donavo il mio corpo, nella speranza di avere un po’ di pace.
Volevo essere decisa. Lo fui.
Feci un bel respiro, spalancai lentamente la porta e lo vidi. Era seduto di fianco al tavolo e come gli avevo detto, la corda era lì, pronta all’uso. Entrai, chiusi la porta lentamente, lui nemmeno si voltò. Era immobile. Mi tolsi il cappotto ed ero già nuda. Sentivo il frutto dell’eccitazione bagnarmi, mi toccai con le dita, poi portai la mia mano alla bocca e assaporai per un attimo quel piacere.
Mi avvicinai a lui.
Tentò di voltarsi, ma glielo impedii bloccandogli la testa dolcemente con le mani.
“Sei tu, allora sei venuta, non ci speravo” disse delicatamente.
Io gli accarezzai il viso. Poi presi la corda di fianco al tavolo e lo legai lentamente facendo passare la corda prima intorno al collo ed alle spalle, lentamente feci scivolare le mie mani lungo le sue braccia, le portai indietro e gli legai le mani e poi fissai la corda alla sedia…
“Cosa vuoi fare?” disse, io non risposi.
Presi la benda, dalla tasca interna del cappotto, la posai sui suoi occhi e la strinsi delicatamente dietro alla nuca ed intanto assaporavo l’odore della sua pelle. Adoravo il suo odore, misto tra eccitazione e puro godimento. Ora potevo farne ciò che volevo. Iniziai a baciargli il collo, da dietro, mentre le mie mani esploravano con dolcezza quel corpo. La reazione di lui fu immediata. Il suo pene rispose alla padrona. Passai davanti ed eccolo di fronte a me, la mia mano non ebbe dubbi ed iniziò subito a toccarlo e con movimenti dall’alto al basso prese il potere di quell’uomo e lo rese suo. La mia bocca lo assaporò con avidità ed il suo piacere diventava il mio, mi bagnavo, fremevo nell’avere il suo pene dentro alla mia fica fino a quando decisi che era il momento di averlo. Il suo cazzo così dritto era per me un’attrazione fatale. Sentivo il mio utero tendersi, volere quel pene caldo ed ormai tutto bagnato dalla mia saliva. Lui ancora bendato e con la testa all’indietro per il piacere, non vedeva le mia mosse, non parlava, ma potevo comprendere le sue espressioni piene di piacere. Mi alzai e salii a cavalcioni su di lui e finalmente infilai il suo pene dentro la mia fica e li mi sfogai, diedi tutta me stessa, lo scopai ancora, ancora ed ancora più che potevo come se quella volta fosse stata l’ultima, lo volevo tutto, lo volevo tutto dentro di me, fino in fondo, fino a raggiungere le parti più profonde della mia fica…
Iniziai a muovermi sempre più velocemente, sempre con più voracità, sentivo la mia fica bagnarsi, ma ne volevo ancora… mi voltai dandogli la schiena e mettendolo direttamente nel mio culo e da lì non mi fermai fino a che non lo sentii esplodere senza che lui potesse minimamente controllare quell’azione…
Sentii il suo pene fremere dentro di me con passione ed il suo sperma piano piano scendere… ed ora volevo sentire la sua bocca far esplodere il mio piacere e non ci volle poi tanto… con un fremito di infinito godimento venni sulla sua lingua costringendolo a bere tutto il mio succo del piacere…
Finalmente ero sazia, sfinita, riempita. Mi presi qualche attimo…
“Sei stata magnifica piccola” disse. Non risposi.
Mi misi il cappotto, lo slegai lentamente e prima che si togliesse la benda io fui fuori dalla porta. Mi avviai verso l’ascensore distrutta, presi l’ascensore soddisfatta ed attraversai la hall dell’albergo assaporando ogni singolo momento del mio passato piacere.