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Una ragazza grassa
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Titolo: Una ragazza grassa
Autore: Christian
Contatto:
Racconto n° 3291
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Quel giorno ero molto in ritardo all’appuntamento. Non so come mai, ma non mi interessava avere fretta. Guardavo l’orologio, e contavo i minuti che erano passati dalle 14:30. Ormai erano settantacinque. Ma io stavo bene così. Sapevo che era grave quel ritardo. Ma sapevo anche che avevo voglia di commettere qualcosa di grave.

Ad un certo punto decisi di lasciare la macchina e di proseguire a piedi. Non so se sia stata la scelta migliore, ma c’era troppo traffico, e in quel momento non lo potevo sopportare.

E così iniziai a camminare. Per molto tempo. Vedevo attorno a me le persone che mi sorpassavano. Non riuscivo a capire come potessero camminare così velocemente. Ma non avevo nessuna intenzione di accelerare il passo.

Camminavo, camminavo e camminavo. Era strano che Luisa non mi avesse ancora chiamato. Lei che si agita già quando tardo di cinque minuti. Forse oggi non era così agitata. O forse io avevo spento il telefonino. Non me lo ricordavo, nè mi interessava saperlo. Io dovevo andare a quell'appuntamento, e camminavo.

A un certo punto mi avvicinai ad una vetrina. Vidi una ragazza che stava guardando una gonna. All'inizio non capivo perchè ero attirato da lei, eppure mi resi conto che al posto di guardare i vestiti esposti, la guardavo di sbieco nel riflesso.

Pian pianino iniziai a capire cosa mi interessava di lei. Non rappresentava di certo il canone della bellezza. Era giovane, avrà avuto sui 25 anni. Ma era anche grassa. Decisamente sovrappeso. Eppure, da come era vestita e si atteggiava, si vedeva che questo non le pesava minimamente. Anzi, le piaceva mettersi in mostra. Aveva dei pantaloni a vita bassa molto stretti. L'ombelico in vista con un piercing. Delle scarpe con un tacco fine e alto. Una maglietta di marca, nera, che le lasciava una grossa scollatura. E che scollatura. I miei occhi iniziarono ad essere come ipnotizzati. E poi lo sguardo. Uno sguardo sicuro di sè, deciso; un trucco scuro attorno agli occhi che lo rendeva ancora più profondo.

C'era qualcosa in lei di profondamente irresistibile.

Mentre continuavo a guardarla riflessa nella vetrina però arrivò un ragazzo, la prese per mano e si allontanarono assieme.

Io rimasi lì ancora per un po'. Continuavo a pensare a lei e a stupirmi di me stesso. Fino a quel momento ero stato attratto sempre dalle ragazze con un fisico perfetto, magre, curate, in forma. Lei era esattamente l'opposto. Eppure si vestiva da modella. Se ne fregava. Si sentiva figa, e voleva ostentare a tutti qualcosa che non era. Non so perchè, ma quell'idea mi intrigava.

E mi intrigava ancora di più l'idea che mi venne subito dopo: volevo portarmi a letto una ragazza grassa. Come lei. Il più possibile simile a lei. Non volevo neanche conoscere il nome, cosa faceva. Anzi, meno cose avrei saputo di lei meglio era. Ma la volevo trovare il più in fretta possibile.
Non mi era mai accaduta una cosa simile.

Invertii la marcia. All'appuntamento a cui dovevo andare ormai non ci pensavo più. Avevo solo quel pensiero. Andai tutto il giorno in giro per bar. Guardavo le possibili prede. Con alcune attaccavo bottone. Ma, o per volontà loro o perchè non ne ero convinto io, non ne veniva fuori niente.

Finchè venne sera. Entrai in un pub. C'era un gruppo di ragazze inglesi. Fantastiche. Ne guardai subito una. Rispecchiava il mio obiettivo: grassa, formosa, non nascondeva le forme, e la trovavo incredibilmente sexy. Iniziai a parlare con lei e bevemmo un paio di cocktail assieme. Si creò subito sintonia, ridevamo e scherzavamo assieme. E mentre ridevamo io le guardavo le gambe o il seno che erano generosamente messi in mostra. Ma io non avevo più voglia di parlare. Avevo solo voglia di sesso selvaggio. Di prenderla con forza, di usarla e farmi usare da lei. Di godere appieno quei momenti.

Dopo un po' la convinsi a venire a casa mia. Lei continuava a ridere alle mie battute, io continuavo a guardarla e a desiderarla. In macchina ad un certo punto ci fermammo ad un semaforo senza altra gente attorno. Le chiesi di togliersi le mutande. E lei lo fece senza pensarci due volte e se le mise nella borsetta. Ero sempre più eccitato.

Salimmo a casa mia. Appena chiusa la porta la presi e la spinsi con forza contro il muro. Aveva un paio di stivali con i tacchi molto alti, una minigonna in jeans e un top rosso. Le sue gambe erano belle abbondanti. E avevo voglia di palparle golosamente. La volevo scopare così, con quegli stivali, con quella gonna. Iniziai a prenderla da dietro, andando su e giù con forza. Mentre entravo dentro di lei potevo esplorarla in ogni parte del corpo. Ma la sua parte migliore era il seno. Ad un certo punto misi il mio pene in mezzo e lei incominciò subito a giocarci divertita. Ero profondamente eccitato. Venni così, in mezzo al suo seno prosperoso, guardandola negli occhi. E pensando al momendo in cui avevo deciso di portarmela a letto senza neanche conoscerla. Dell'appuntamento, invece, me ne ero completamente dimenticato.