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Candido gioco di specchi e oscuro desiderio
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Titolo:
Candido gioco di specchi e oscuro desiderio |
Autore:
Stars XVII |
Contatto:
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Racconto
n° 3305 |
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Di solito scelgo il nero, per l’intimo e le calze autoreggenti che indosso. Ma oggi le porto bianche, abbinate ad un body di pizzo dello stesso perverso candore. In questo momento, mentre ti desidero, le fantasie sensuali che mi avvolgono mi chiamano di nuovo vergine, perché ciò che oggi ci aspetta ancora non lo abbiamo mai messo in pratica prima. Mi sento bellissima ed eccitante con queste calze bianche da collegiale di un altro secolo, da sposa o novizia: mi danno la rinnovata libidine dell’innocenza malsana che ispira voglie di benefica corruzione; la mia anima in questo istante è quella di una illibata creatura che ha fame di voglia di farsi riempire la vulva dal tuo sesso fino a farne indigestione. Scatti delle foto al mio corpo che atteggio in pose languide, in modo divino, oscenamente provocante, per celebrare la mia rinnovata voglia di farmi penetrare da te come se fosse la prima volta, quasi come in una cerimonia sacra o dissacrante: sono immagini piene di luce, la stessa luce calda di madreperla che nel momento liturgico del tuo orgasmo mi riempirà la gola arrivando fino dentro ai ventricoli del cuore passando dalla mia bocca che non aspetta che di berti. E’ l’alba di domenica. Le nostre labbra si cercano e le lingue si intrecciano freneticamente in profondità, nell’impeto violento delle nostre voglie che si mescolano in un unico respiro mentre il resto del mondo ancora dorme. Ora mi appoggio al grande specchio che ricopre la parete e ti trascino verso il mio seno; che contrasto tra il freddo della superficie liscia che sento a contatto delle mie natiche e il bollente calore della prepotenza del tuo inguine premuto contro la mia docile vulva già dischiusa e bagnata sotto al bianco tessuto del corsetto. Mi sono sempre piaciuti i giochi di specchi perché hanno un’eleganza erotica provocante. Ora ti voglio in ginocchio, dinanzi a me in piedi sui tacchi a spillo di metallo. Ti voglio in ginocchio, dinanzi a me di fronte allo specchio, mentre l’immagine delle mie gambe spalancate vi si riflette dentro. Ti voglio in ginocchio, davanti a me in piedi davanti al mio riflesso, perché mentre chiudo gli occhi e mi lascio andare, mentre sgancio i bottoncini del body per liberare la vulva di seta rosa che metto in mostra e ti regalo, voglio che ti sembri di avere di fronte a te due donne da far godere contemporaneamente leccandole, due -o quattro- eccitanti buchi nei quali far scomparire le tue dita, due donne vogliose di te in ginocchio e della tua lingua che percorra il clitoride per volte infinite, per succhiarlo piano, per ripercorrerlo di nuovo in un’alternanza di movimenti lenti...veloci...lenti...per poi non lasciarlo più, fino a quando l’eccitazione non si trasformi in miele che ti riempie la bocca, nel momento in cui io grido e l’altra femmina gemella riflessa grida assieme a me mentre afferra i tuoi capelli biondi. Ora lo scenario è diverso, ma siamo sempre di fronte a uno specchio: quello a fianco del letto. Sono distesa a pancia in giù, le gambe divaricate tra il mare di raso delle lenzuola; ora è il mio viso a riflettersi nello specchio: nei miei occhi leggo il desiderio acceso da una libidine nuova. E’ il momento che ho atteso, quello per il quale mi sono preparata come una vergine o una dea da profanare: il momento in cui la tua verga penetrerà l’anfratto fra le mie natiche per poi sparire completamente fra i bei globi gemelli del mio fondoschiena. Voglio che tu te ne impossessi completamente, amandolo come si fa con un cuore trafitto da una freccia. Un cuore che la tua verga apre arrivando in fondo con foga, pompando come uno stantuffo che mi lavora senza ritegno, fino a farti avere un orgasmo fenomenale mentre il tuo miele riempie le mie viscere e io godo assieme a te facendo impazzire il mio clitoride con la fantasia che ho tra le dita. Non so se tu sia mai riuscito a sodomizzare una donna prima di me, biondino. E’ talmente enorme e smisurato il tuo sesso che c’è da avere paura al solo pensiero di farne penetrare tre centimetri tra le parti posteriori più morbide e polpose. Ma io con te voglio riuscirci perché questa esperienza aggiungerà un piacere grandioso ai nostri erotici giochi. Sarà una sorta di rito sacramentale, quasi un sacrificio piacevole e profano, un legame di complicità tra due amanti: voglio essere sodomizzata da te. E da nessun altro dopo di te. Mentre ti chiedo di entrare nella mia bocca per assaporare il piacere di renderlo più vigoroso, possente ed eretto, sento che approvi il mio programma, che anche tu non vedi l’ora di allargare il mio sfintere e di possedere pienamente il mio fondoschiena magnifico riempiendolo con una finale esplosione di dolce nettare caldissimo. Ma per regalare ad entrambi questo piacere sai che sei tenuto a rispettare le mie regole: sai che devi controllare la grinta violenta che ti appartiene al di là della dolcezza dei tuoi occhi azzurri, e procedere con pazienza, altrimenti l’impresa sarà impossibile e il nuovo immenso piacere una pura meta utopistica. Ora sei anche tu consapevole di questo, e mentre continuo a succhiartelo avidamente pensando a quello che succederà tra poco, diventi docile come un cucciolo, con il corpo di un toro. Anch’io mi eccito e mi rilasso, mi sento bagnata e quando mi infilo due dita dentro le estraggo grondanti di dolce essenza di femmina. Prima di procedere nel nostro intento devo temperare il tuo membro come l’acciaio, più diventerà turgido e più sarà facile farlo scivolare tra i glutei con facilità. Ti faccio sedere sul bordo del letto, mi siedo sopra di te rivolgendoti la schiena, faccio penetrare la tua verga dentro di me e ansimando comincio a dimenarmi e a gemere di piacere. Ora siamo entrambi pronti per arrivare al paradiso fra le mie natiche. Mi allungo di nuovo sul letto come prima, i miei occhi scuri brillano di libidine dentro lo specchio, il tuo corpo da biondo statuario ancorato addosso al mio, il tuo petto preme contro la mia schiena, le gambe s’incrociano come forbici. E piano il sogno penetra completamente nella nostra realtà, facendosi strada molto lentamente nel calore della mia oscura voglia di sentirti davvero.
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