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Il cliente - Ugo
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Titolo: Il cliente - Ugo
Autore: Collezionista
Contatto:
Racconto n° 3312
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La telefonata di Alexia mi prese in un momento di grande solitudine: avevo appena terminato di discutere con l’amica del momento e ci eravamo lasciati in malo modo, sentire quindi la sua voce mi riporta immediatamente al nostro primo incontro.
- Ciao, sono Alexia –
- Ciao, che sorpresa, non mi sarei mai immaginato che mi chiamassi –
- Effettivamente non chiamo mai, ma questa volta ho fatto un’eccezione. Avrei bisogno di parlarti –
- Sono tutto orecchi, oggi ho molto tempo libero –
- No, non al telefono, a casa mia, puoi venire? –
- Adesso? –
- Se sei libero anche subito, ho una… proposta da farti –
Mi sento contrarre il buco del culo, ma non può certo volermi vedere per quello, in fondo ero stato solo un cliente come tanti altri ed era passato più di un mese da allora.
- Effettivamente sono libero, non ho impegni, ma… mi prendi alla sprovvista… venire a Milano… -
- Non ti preoccupare, non fai un viaggio a vuoto, ho un regalo da darti che giustifica il viaggio… però se non vuoi… -
- Un regalo? Beh, ho il pomeriggio libero… mi preparo e vengo, sarò da te tra un’ora e mezza –
- Spero che tu abbia anche la nottata libera e, comunque, preparati bene e mettici anche più di due ore, ti aspetto –
- La nottata? Beh, domani non lavoro… mi hai molto incuriosito, mi devo preparare… come l’altra volta? –
- Vedo che hai capito, ci vediamo da me, ciao –
Rimango ad ascoltare il segnale di fine comunicazione per alcuni istanti: l’adrenalina mi scorre a fiumi. Prepararsi come l’altra volta? Aveva una proposta da farmi? Un regalo? In fondo ero stato cliente, non… amico, amante, collega… avevo prenotato, ero stato chiavato come volevo e avevo pagato, fine del contratto.
Però rimane il fatto che aveva chiamato.
Mi slaccio i pantaloni e estraggo il cazzo, lo accarezzo e penso ad Alexia. La rivedo con gli stivali mentre glieli lecco, sento ancora il suo cazzone entrarmi nel culo, mi sento ancora dilatato… sono venuto, lo sperma mi bagna la mano, è caldo… lo lecco e penso al suo: ha lo stesso sapore, ma quando avevo la bocca intorno al suo cazzone ero ancora vergine, poi mi sono fatto sfondare… e come l’è piaciuto sfondarmi il culo!
Lecco le ultime gocce di sperma e mi vado a preparare. Ovviamente mi vuole depilato, l’altra volta mi ero fatto fare la ceretta da un’estetista, mi osservo… no, una passata veloce con il rasoio ed è tutto a posto. Fortunatamente l’inguine lo faccio depilare ogni dieci giorni e proprio l’altro ieri ci sono andato.
Ecco fatto: ceretta, barba fatta con estrema attenzione, doccia.
Cosa metto? Qualunque cosa, immagino.

Sono in macchina e ormai vedo i primi casermoni di Milano, mi sento rosso in viso, sono troppo eccitato, ho trovato eccitanti anche le negre ai bordi della statale. Ce n’era una con un paio di pantaloncini così corti e stretti che aveva fuori tutto il culo. Aveva caldo e così s’era bagnata la maglietta bianca con l’acqua così si potevano vedere perfettamente le tettone senza reggiseno e i capezzoli grossi e scuri. Volevo fermarmi, era troppo invitante, ma poi ho pensato ad Alexia e il confronto mi è sembrato squallido: solo la pelle nera era attraente!

Sono arrivato al posteggio, spengo la macchina. Mi sento ancora rosso in viso, non posso farmi vedere così eccitato; farei qualunque cosa per lei, ma voglio prima calmarmi.
Chiudo la macchina e passeggio lungo la via: non ci sono negozi particolari, ma un negozio di intimo lo si trova sempre. Le calze in vetrina attirano la mia attenzione: nere, 15 denari, con la balza sottilissima che ha inseriti due gancini da fissare al reggicalze, ovviamente di tipo speciale. Eccolo lì nell’angolo, di tessuto nero senza pizzi, una fascia larga che abbraccia le anche, con gli elastici che terminano con la fettuccia da infilare nei ganci delle calze. Entrerei, ma prima voglio sapere cosa vuole Alexia.
Torno verso la sua abitazione e, prima di suonare il campanello, la chiamo con il cellulare.
- Pronto? –
- Ciao, sono Andrea, sono sotto casa –
- Sali allora –
Lo scatto della serratura mi rimbomba nel cuore, le gambe mi si fanno di cera e il cazzo mi inizia a tirare. La porta mi sembra pesante, la apro ed entro nell’ingresso. Mi rivedo travestita che aspetto vicino a Alexia l’arrivo del postino, rivedo il suo vicino entrare e l’occhiata che ci ha dato, soprattutto a me che non aveva mai vista, mi rivedo sculettare agitando il culo a pochi centimetri del suo viso mentre salivamo lentamente le scale.
Ritorno alla realtà e mi precipito all’ascensore.
Ci sono graffiti nuovi indirizzati a lei, come gli altri sono molto espliciti, non capisco perché non li facciano togliere. “Ho goduto nel culo della Dea” “Mi sono fatto pisciare nel culo, sborrare in bocca… la prossima volta assaggerò la sua merda” “Devo portare qui mia moglie a scuola di pompino, io ho già imparato”.
I piani scorrono nel vetro opaco dell’ascensore, il cazzo si estende al massimo.
Apro la porta e infilo il corridoio. La porta è aperta, sposto la tenda e me la richiudo alle spalle.
Alexia è superba come la ricordo.
Un abitino di tessuto nero la fascia dal ginocchio sino ad avvolgerle il collo lasciando le spalle scoperte, non ha spacchi e quindi il seno, il culo, il cazzo a riposo e le cosce si ritrovano in grande rilievo. Mi accompagna in soggiorno ancheggiando sulle ciabatte dai tacchi come sempre vertiginosi.
- …mi ha fatto piacere che sei venuti subito –
- …scusa, ma… sei splendida –
Anche se dotata di cazzo Alexia è molto femmina, si gira, mette in fuori l’anca, vi appoggia la mano, apre al massimo le gambe tendendo ancor di più il tessuto e facendo risaltare maggiormente le forme.
- Trovi? –
Mi inginocchio e striscio verso i suoi piedi, non l’avevo premeditato, ma è veramente una Dea.
Le bacio la scarpa a punta, poi il piede accarezzandole il tacco, le lecco anche il tacco di acciaio. Mentre le trattengo la scarpa lei sfila il piede e me lo porge.
Glielo bacio sopra, sotto (amo quel profumo che solo i piedi femminili hanno), glielo lecco con avidità, struscio la faccia sul collo partendo dalle unghie dipinte di rosso, ritorno giù aspirando sempre quel profumo celestiale, mi giro per baciarglielo meglio sotto, la scarpa vicino a me profuma di lei e di pelle, a quel punto Alexia mi appoggia il piede in faccia e mi accarezza, sento le dita muoversi, indugia sulla bocca, me la apre…
- Ciuccialo per bene ma non bagnarmelo troppo, annusalo solamente se proprio ci tieni –
- …. -
Non ho voce, mi rialzo solo dopo che Alexia si è già reinfilata la scarpa.
- Scusa, …non era premeditato -
Mi fa alzare e senza dar peso all’accaduto mi accompagna in salotto, facendomi accomodare su di un divano ad angolo.
- Ti sei ripreso? Bene, vedo che sei in ottima forma, avevo qualche dubbio che tu non volessi rivedermi -
- Ho desiderato tutte le notti rivederti, ma…scusa se te lo dico, la tariffa..., stavo risparmiando per rimanere una notte intera -
- Mi fa piacere, credevo di essere stata troppo… dura, ma devo confessarti che mi hai preso la mano… mi sono lasciata andare, troppo forse, non mi capita spesso se questo può farti piacere -
Per un attimo riprovo le fitte dilatanti dello stupro, anche se inizialmente consenziente.
- E’ stato bellissimo – ammetto.
Mi si accomoda vicino, le tettone sporgono come un balcone, i capelli sciolti sulle spalle, le gambe ripiegate unite come solo le femmine sanno fare, rimanendo con le scarpe appoggiate a terra e le caviglie ritorte, mi guarda e mi sorride, sa che mi ha in suo potere, anche se non le leccavo il piede.
- Allora, hai come ti avevo chiesto il pomeriggio libero? –
- Sono qui, non tenermi sulle spine, sai… sono proprio ai tuoi piedi –
- Benissimo, sapevo, anzi, speravo di poter contare su di te. Allora, ti mostro il regalo per prima cosa –
Con un movimento fluido si alza e ancheggiando come sempre esce dalla stanza, non faccio in tempo a pensare che è già di ritorno con una scatola da scarpe, anzi, da stivali presumo, in mano.
- Questi sono per te, come ti avevo promesso –
Li apro, sono proprio stivali, lunghissimi, ovviamente neri, ovviamente di pelle di pregio, appuntiti e con un tacco…mai provato un tacco così alto, quasi non credo che si possano portare.
- Ti piacciono? –
- Sono bellissimi, il tacco…ma si può portare un tacco così? –
- Provali, poi mi dirai –
- Non ho portato calze…
- Lo immaginavo, c’è un gambaletto dentro ogni scarpa, solo di prova, anch’io odio il gambaletto –
Apro la cerniera e tolgo la calza corta. Alexia si inginocchia ai miei piedi e mi toglie scarpe e calze. Non voglio, ma lei fa solo quello che desidera e quindi mi lascio preparare per la prova. Mi infila le calzine, le odierà ma le ha acquistate di qualità, sottili e lisce come i collant che preferisco. Mi siedo in punta al divano per facilitarla, mentre mi aiuta con un calzascarpe a infilare il piede nello stivale aperto, senza chiuderlo, poi mi infila l’altro stivale. Lo spettacolo di lei inginocchiata ai miei piedi con il balcone del seno così delineato dal vestito aderente mi fa quasi venire. Adesso Alexia prende una corta fettuccia e la infila nell’asola della macchinetta della cerniera, la prende tra i denti e, dopo avermi guardato, la tira su chiudendomi gli stivali. Sento il suo fiato salire lungo la gamba, ecco, uno stivale è chiuso, toglie la fettuccia e l’infila nell’altra asola; adesso tira su, mi sento eccitatissimo. Finito.
Toglie la fettuccia e la getta via.
- Come ti vanno? –
- Benissimo, …Alexia… -
- Prova ad alzarti, le scarpe si portano camminando, non solo a letto –
Si rialza e mi tira in piedi.
E’ una sensazione bellissima, non credevo che tacchi così fossero mettibili. Lo stivale è di qualità superba, mi abbraccia la gamba come una seconda pelle fin oltre il ginocchio, la scarpa non stringe e non soffrono neanche le dita nella punta. Provo a camminare e ancheggio automaticamente come Alexia mi aveva insegnato. Il pantalone nasconde ovviamente parte dello stivale, ma la parte che si vede mi fa sentire già donna, solamente indossando questa scarpa mi sono già catapultato nella mia parte femminile, quella che preferisco, quella con cui godo di più.
Alexia, la gattona, mi si avvicina e mi bacia sulla bocca abbracciandomi come farebbe un uomo, stringendomi forte la vita. Le premo il cazzo contro il suo, lo sento molle però, mentre le tettone si allargano contro il mio petto: quanto desidero averle anch’io le tette!
Sento lo sperma salirmi dentro la colonna del cazzo, mi bagnerò le mutande e macchierò i calzoni…, la sua mano mi apre la patta e me lo toglie dalle mutande.
Le riempio la bocca.
In un attimo le rilascio tutto lo sperma trattenuto, come sempre non ne lascia cadere neanche una goccia.
- Adesso che sei calmo, siediti che continuiamo il discorso –
Mi riaccomodo sul divano, sono sempre più disorientato.
- Allora, il regalo lo hai avuto…ti piacciono vero? Ottimo, adesso ascoltami, qualche giorno fa mi ha citofonato un mio vicino, per l’esattezza quello che abbiamo incontrato per le scale quando mi sei venuta a trovare la prima volta. Esatto, vedo che ricordi, quello a cui abbiamo sculettato in faccia risalendo in casa, prima…che tu perdessi la verginità. Mi ha chiesto di te, pensando… che tu lavorassi con me. Mi sono anche ingelosita, se è per questo, ma devi aver fatto veramente colpo –
Il cuore comincia a battermi nelle orecchie: ho fatto colpo travestito?
- E tu cosa gli hai detto? –
- Che non lavoravi con me, ovviamente –
- E… -
- E tutto è finito lì. Il giorno dopo mi ha chiamato ancora e mi ha chiesto nuovamente di te, se avevo un tuo recapito. Allora gli ho detto cosa voleva da te, che io ero lì, potevo fare anche meglio di te…insomma gli ho fatto vedere un po’ di argomenti – si accarezza il seno.
- Queste, gli ho detto, non le avevi. E’ diventato tutto rosso e mi ha detto che ha letto attentamente le scritte che ci sono nell’ascensore e…sono troppo dotata ha concluso. Infatti ha voluto sapere se anche tu avevi le mie misure. Da questo arguisco che vuole essere passivo. Dopo una lunga chiacchierata mi ha detto che gli piaci anche fisicamente, sembri proprio una donna e lo ecciti moltissimo –
- Sono esterrefatto. Ma cosa vuole da me? –
- Non hai ancora capito? Vuole scopare, anzi, probabilmente vuole farsi scopare, e ha scelto te, un colpo di fulmine -
- Ma, gli hai spiegato che…insomma non l’ho mai fatto, non credo di essere all’altezza, era la prima volta che… -
- Lo sa, gliel’ho spiegato, gli ho proposto anche amiche mie, meno dotate, ma esperte. Niente da fare, vuole prima passare sotto le tue mani, anzi, sotto il tuo cazzo. Quindi ti ha regalato quegli stivali per venire fino qui e ascoltare la sua proposta, se l’accetti ti aspetta a casa sua dopo che ti sei preparata. Se non te la senti, ti rimangono quegli splendidi stivali –
Mi appoggio alla spalliera e me li osservo: sono veramente belli, gli devono essere costati parecchio, chissà poi perché io.
- Non mi sento pronta, dopo quella volta… -
- Non ti devi preoccupare, Ugo, è questo il suo nome, sa che non sei una professionista, anzi, che non hai mai fatto una simile esperienza e che non avevi mai pensato di farla, proprio per questo gli piaci, per la spontaneità e per l’aspetto: non sei contenta che dopo esserti travestita una volta hai già gli ammiratori? –
- Certamente, solo che così alla sprovvista… -
- Cogli l’attimo! Ascoltami, se accetti ci sarà anche dell’altro: l’intimo e i vestiti che vuole che indossi te li puoi tenere, sono nuovi e con il cartellino ancora attaccato, poi se sei molto brava… magari ci scappa la mancia. Ugo ha buona disponibilità quindi magari qualche euro ci scappa –
- Mi consigli di buttarmi, allora? –
- Ma certo, buttati! Non è un brutto uomo, mi ha fatto capire che sarà… passivo, ti ha comperato vestiti e stivali, gli piaci moltissimo…meglio di così! Ti fai una bella scopata gratis e ti porti a casa un abbigliamento completo. Non capitano così di frequente questi colpi di culo! –
- Hai ragione, solo pensavo che mi avevi chiamato perché volevi fare qualcosa con me, pensavo… -
- Devo confessarti che mi attrai, non per niente mi ero lasciata andare più del dovuto. Da qui a chiamarti…, non è detto però che non si faccia ancora qualche cosa assieme, magari con una terza persona che ci paga il disturbo, se oggi ti lanci, non è detto che non ci si possa rivedere per affari. Comunque adesso ti vado a prendere quello che ti dovrai mettere e poi ti aiuterò a prepararti. Sei proprio fortunata sai. Ma prima, un bel bagno, devi andare tutta profumata –
Ha una bagno enorme, con una vasca quadrata dove ci avrà sicuramente scopato, specchi su quasi tutte le pareti, moquette spessa a pavimento: una cosa davvero lussuriosa!
Il bagno schiuma è veramente profumato, dopo un bagno così caldo sento veramente di femmina. Lo specchio mi rimanda la mia immagine. Sono completamente depilato, il cazzo molle pendente, neanche piccolissimo, mi manca il seno, ma la palestra mi ha reso il ventre piatto e il culo sodo e ben alto. Le anche sono larghe, quasi femminili.
Mi dirigo avvolto nell’accappatoio da Alexia.
- Benissimo, adesso vieni in sala trucco. Ecco, accomodati qui e lascia fare a me. Per prima cosa tieni questa crema e mettitela dove puoi, è una crema profumata…ti piace?…rende la pelle morbida. Bene, le spalle te le faccio io… così…che belle spalle che hai, l’altra volta ero troppo presa a fotterti che quasi non ci avevo badato…attento, devi rimanere calmo, così nudo mi accorgo se ti ecciti –
- Fai apposta, vero a farmi eccitare? –
- Un poco, vorrei però che tu ti controllassi meglio, dopo devi essere tu a condurre il gioco e se ti vieni subito nelle mutandine… comunque, cominciamo a indossare qualche cosa… il perizoma… adesso le autoreggenti… la gonna… gli stivali… benissimo, adesso accomodati che passiamo al trucco. Dammi le mani, così, hai mai portato le unghie finte? No? Queste sono molto adesive, non si dovrebbero togliere, basta che non gli infili un dito nel culo e ce lo giri con forza… quindi stai attenta. Per gli occhi pensavo a delle ciglia finte, il mascara tende a colare se si suda troppo, attenta… ecco fatto, un poco di ombretto, la riga sulla palpebra e sono pronti. Ora la bocca: non hai labbra gonfie, non importa, un poco di rossetto, la riga a disegnarle meglio… ecco fatto. La riga per un bel po’ rimane, il rossetto no, quindi tienitelo, dopo qualche pompino é meglio ripassarlo, le labbra scivolano meglio con il rossetto. Quando decidi di ripassartelo, digli perché lo fai, li eccita molto saperlo! Adesso infilati la maglietta, tirati su la lampo sino al collo…benissimo! Un’ultima cosa, i capelli: fortunatamente sono di una lunghezza che va bene anche per la donna, corto ma pieno. Te li phono un pochino, così… ecco, trasformata! Cosa dici del capolavoro? –
Sono diventato un’altra persona, ora sono veramente una donna. In piedi mi guardo nello specchio a taglia intera. Vedo una donna che indossa una maglietta nera sbracciata di tessuto elasticizzato, chiusa fin sul collo da una cerniera, che lascia in mostra l’ombelico; porta una gonna attillata anch’essa nera senza spacchi, corta appena sotto la balza dell’autoreggente, le gambe sono dorate da calze lucide e gli stivali lunghi neri dal tacco veramente alto ne slanciano la figura. Il rigonfiamento del cazzo è appena accennato, il culo ben pronunciato e il seno, assente, viene comunque ricordato dai capezzoli. Il viso è il mio, ma truccato sembra veramente quello di una bella donna, una donna dal capello corto, ma pur sempre donna.
Alexia compare al mio fianco, il confronto è forte, il suo seno è splendido, ma ora anch’io mi sento molto donna, molto di più di quella prima volta, dove avevo coronato il mio sogno.
- Cosa te ne pare? –
- Mi sembra tutto così strano, tu come mi vedi? –
- Un poco piatta, ma le donne alte spesso lo sono, anche se hai la fortuna di avere capezzoli grossi. Di culo poi sei molto attraente… nel complesso direi che puoi andare fiera del tuo aspetto –
- Gli piacerò? –
- Sicuramente, non dimenticare poi che ti ha già vista e che conosce di che sesso sei, anche se adesso si fa un po’ fatica a definirlo –
- Sono molto tesa però, non so come comportarmi, è la…seconda volta … -
Mi mette un dito sulle labbra.
- Non ti devi preoccupare, vuoi scopare? Penso di si, lui vuole scopare… ti piace travestirti, a lui gli piacciono i travestiti… dove sono i problemi. Pensa che se voleva una professionista sarebbe venuto da me –
- Hai ragione –
- Adesso vai, ti sta aspettando. Ti ho messo i vestiti in una borsa, mettili in auto e poi fai un giro almeno dell’isolato, così ti abitui al tuo nuovo aspetto e osservi le occhiate che sicuramente riceverai. Ti presto questo giubbino di pelle per non andare proprio sbracciata per strada, me lo ridarai alla prima occasione… che prevedo ci sarà sicuramente. E adesso fuori e non farlo aspettare troppo –
Mi metto il giubbino di pelle nero e mi ritrovo per le scale con la busta dei vestiti da uomo in mano. Scendo le scale, i tacchi alti sono difficili da portare, ma il desiderio di averli mi aiuta nell’abituarmici. I tacchi risuonano nel vano scale e sottolineano la mia discesa verso la strada. Esco dal palazzo senza esitazione, sono sicuro nel nuovo abbigliamento e ancheggio per sfida mentre mi dirigo alla macchina.
Metto la busta nel baule e mi incammino per compiere il giro dell’isolato. Adesso desidero andare da Ugo e la strada mi sembra troppo lunga. Le persone che incontro mi osservano tutte molto attentamente: colgo alcuni sguardi femminili che esprimono sdegno, alcune risatine di ragazzine che però mi osservano anche da dietro, i maschi mi squadrano sempre da capo a piedi e si soffermano sull’inguine per capire cosa nascondo.
Quel ragazzo mi segue dall’altra parte della strada da un po’. Adesso attraversa, estrae una sigaretta, chiaramente mi vuole abbordare.
- Scusa, mi faresti accendere? –
- Mi spiace, non fumo – parlo con la mia voce, senza camuffamenti
- Peccato, non fumi proprio niente? –
- Le sigarette non le fumo più, che altro c’è da fumare, che non sia droga? –
- Beh, ci sono alcune cosa che non si fumano… ma che si tengono in bocca… -
Evidentemente ho scritto in fronte “puttana”.
- La devo prendere come una proposta? Mi piace scegliere le cose da… tenere in bocca –
- Beh, se ti piace tanto… tenerle in bocca, non rimarrai delusa. Al momento sono libero, se anche tu lo sei… potrei farti vedere la mercanzia, tu mi fai vedere la tua… - e mi osserva chiaramente tra l’inguine.
Allargo un poco le gambe per tendere la stoffa e portare in evidenza il cazzo, mi sto divertendo, sposto l’anca all’infuori e lo provoco ancora un poco. So di essere l’aspetto di una femmina aggressiva.
- Peccato, proprio adesso ho un appuntamento. Dammi il tuo numero di telefono, ti posso chiamare, se sei così… desideroso di mostrarmi la mercanzia –
- Posso aspettare la fine del tuo appuntamento, abito qui vicino, la via dopo al numero 54, proprio all’angolo –
- Come sei carino, non mi conosci nemmeno e già mi inviti a casa tua. Non so quanto potrà durare questo appuntamento, non vorrei farti attendere troppo –
- Adesso sono le 16.00, per le 20.00 pensi di essere libera? –
- Forse si, forse no, se poi mi libero dopo, o prima? –
- Allora facciamo così, ti do il numero del cellulare, quando hai finito mi chiami, ti aspetto fino a mezzanotte, va bene? –
- Cosa ti fa pensare che non rimarrai deluso, non corri un po’ troppo? –
- No, so riconoscere le persone e tu mi sembri una bella persona. Comunque, se vieni fino a casa, ho una cantina pulita pulita, mi mostri la mercanzia, ti mostro la mia e… poi decidiamo. Ti va? –
- Sei proprio insistente, ma vediamo… mi hai incuriosita. Fammi strada –
- Da questa parte –
Lo osservo più attentamente, avrà trent’anni, alto come me e gradevole, non bello, ma mi sembra pulito. Questi abiti mi fanno sragionare. Sono travestito da donna e per la prima volta passeggio per strada e… già abbordata, forse ancheggio troppo, ma questi stivali sono impossibili da portare senza… attirare lo sguardo. Se allungo il passo senza ancheggiare devo ingobbire le spalle, accorcio il passo e tengo dritta la schiena e sono costretta a sculettare come una puttana.
Eccoci arrivati, era proprio vicino.
- Ti faccio strada, attenta alle scale -
Il palazzo è ben pulito e il corridoio che porta alle cantine anche, la porta di ferro non cigola quando si apre, sicuramente è ben oliata.
La stanza è ben pulita, i soliti scaffali con varie scatole, una moto e un banco da lavoro ben ordinato. Anche il pavimento è ben pulito, una stanza usata ma non trascurata.
- Chiudo la porta per non avere brutte sorprese. Ecco qua, cosa te ne pare? –
- Carino – mi giro e lo fronteggio – Cosa volevi farmi vedere? Non ho molto tempo –
Sono prossima a eccitarmi, ma non voglio farglielo capire.
- Esatto, la mercanzia –
Inizia a sbottonarsi i calzoni e, spostato lo slip, estrae il cazzo, ancora molle, ma di tutto rispetto, non come quello di Alexia, ma un degno concorrente. E’ il primo cazzo che vedo da quel giorno e devo dire che mi piace molto.
- Vedo che le doti non ti mancano –
- Adesso tocca a te, fammi vedere come sei –
Mi slaccio la gonna e me la tolgo, è pronto a prendermela dalle mani. Rimango con il perizoma, le calze autoreggenti e gli stivali. Mi tolgo anche il giubbino, i capezzoli sono diritti sotto la maglietta aderente, anche il cazzo comincia a crescere. Mi giro per fargli vedere il culo.
- Sei soddisfatto? –
- Molto –
Appoggia gonna e giubbino alla moto e si avvicina, il suo cazzo ha raggiunto la massima erezione e ha il glande scappellato. Lo desidero, desidero questo sconosciuto, non troppo bello ma dotato, che mi ha abbordato come una puttana.
- Devi proprio andare? –
- Mi aspettano, non posso mancare agli appuntamenti –
Mi appoggia la mano sul cazzo, mi si inturgidisce di botto, il perizoma si gonfia, l’altra mano si appoggia al seno, mi strizza il capezzolo attraverso la stoffa sottile, lo sento crescere.
- Non stropicciarmela, non voglio presentarmi in disordine –
La mano insiste sul cazzo, non me lo estrae ma me lo massaggia, adesso lo sento ben duro. Ci guardiamo negli occhi, lo desidero.
- Lasciami andare, ti prego –
La stretta aumenta sul cazzo, me lo estrae.
Gli metto la lingua in bocca, le labbra si fondono, gli afferro il cazzo e comincio a segarglielo.
Ho voglia di questo maschio, molto meno di quello sconosciuto chi mi ha comperato i vestiti e che mi sta aspettando.
Mi slaccia dal sotto la maglietta e mi mette a nudo i capezzoli, me li afferra e me li strizza, mi fa male, ma li sento diventare durissimi. Gli prendo il cazzo e, piegandolo all’ingiù, me lo infilo tra le cosce, le stringo e, facendo andare avanti e indietro il bacino, glielo masturbo.
- Brava, ancora così che mi fai venire –
- Non bagnarmi le calze, ahi, mi fai male, ahi, non stringerli così, tirali, ecco, tirali, fammeli diventare lunghi, ahi, ancora, ancora, ahi, ancora –
- Dai più forte con le gambe, stringile che vengo…vengo… dai… vengo… -
Mi sposto, il cazzo ritorna come un lampo nella posizione diritta, mi libero dalla stretta sui capezzoli e mi sposto giusto in tempo per non essere investita dallo schizzo di sborra. E’ lunghissimo e molto denso, avrei voluto riceverlo in bocca e sentirne il sapore, ma non posso arrivare all’appuntamento con l’alito che sa già di sperma!
- Perché… -
Mi si avvicina, mi metto di fianco e glielo sego, continua a sborrare.
- Ti prego, non farmi andare all’appuntamento con il sapore di un altro uomo sulla pelle e sui vestiti. Poi torno e sono tutta per te, accontentati di questo… te lo ciuccerei tutto, sborra compresa, ma non ora, ti prego, non ora o non ci sarà un’altra volta –
- D’accordo, hai ragione tu –
Gli lascio il cazzo e mi sistemo le mutande. Evito di toccarmelo troppo, sono prossima a venire e non è quello che voglio.
Mi dirigo alla moto per prendere la gonna. Sono conscia adesso dell’aspetto che ho, così accattivante, così provocante. L’uomo ha ancora il cazzo di fuori, comincia a pendere dopo il coito, e mi fissa bramoso.
Mi infilo la gonna stando attenta con i tacchi a non rovinarla, mi riallaccio la maglietta, infilo il giubbino e sono pronta.
- Adesso vado, ma ti giuro che torno, torno di certo –
- Aspetta solo un attimo, ho una cosa per te da parte di Alexia –
- Alexia? Cosa sai di Alexia? –
Mi tende un foglio piegato.
- E’ per te –
“Brava, se stai leggendo vuol dire che Ugo, proprio lui, ti ha abbordato, hai accettato il suo invito non certo nascosto e sei andata con lui nella sua cantina dove non avete solamente parlato. Brava, il tuo appuntamento è lui, che ti ha comperato i vestiti e che ha potuto riconoscerti all’uscita da casa. Così a voluto lui e così doveva andare, non essere arrabbiata. Adesso tu e io sappiamo che ti piace veramente essere donna e che ti piace scopare, anche con gli sconosciuti (saresti andata all’appuntamento con un uomo che non avevi mai visto) e che dentro sei puttana e troia. Divertiti, hai le giuste qualità”.
Ugo ha il sorriso stampato sul viso e non ha ancora rimesso il cazzo nei pantaloni.
Mi cade l’occhio sulla sborra caduta a terra, mi avvicino, mi chino e, da accosciata, intingo il dito medio dentro. E’ ancora calda. Ne raccolgo il più possibile e, senza togliere gli occhi da Ugo, me la infilo in bocca, ciucciando il dito come se fosse un cazzo.
E’ buona come pensavo.
- Dove mi vuoi scopare, qui o a casa? –