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Il commesso - Aldo
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Titolo: Il commesso - Aldo
Autore: Collezionista
Contatto:
Racconto n° 3327
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Ho una storia con un uomo, una storia piccola e solo di sesso, ma pur sempre una storia. Ho da tempo il mio, ancora piccolo, giro di clienti, alcuni fissi altri che mi procura Alexia, e quindi ho lasciato il lavoro per dedicarmi a me stesso e alle scoperte attitudini sessuali.
Fare sesso a pagamento non è brutto come spesso si sente, è molto remunerativo e si conoscono persone strane e situazioni nuove nel segno della trasgressione , e non sempre vogliono la stessa cosa!
Per una donna forse è diverso, vogliono la figa: o subito, o dopo essersela fatta sventolare davanti agli occhi per un poco o la vogliono per forza, anche fingendo di superare le resistenze della puttana poi pagata.
Io che mi so travestire da donna, molto bene ormai, posso essere donna, anche solo di culo e di bocca, o posso essere uomo con clienti uomini o donne, a molte lesbiche latenti piace il cazzo che spunta dai pizzi che alcune mi portano. Ovviamente non ho seno, quanto mi piacerebbe averne uno! Ho pensato anche di farmi il trapianto, ma poi dovrei vestirmi sempre da donna tenendo conto che ho il cazzo, funzionante, che sporge e quindi nella vita di tutti i giorni sarebbe anche più difficile da conciliare. Rimango quindi così come sono, uomo a cui piace vestirsi da donna e senza preclusioni sul partner con cui fare sesso; amo la figa quanto il cazzo, forse il cazzo lo gradisco di più in verità.
Aldo, così si chiama il ragazzo con cui ho la storia, l’ho conosciuto per caso e forse per questo la cosa ha funzionato da subito.
Avevo da poco iniziato a guadagnare facendo sesso e, dovendo partecipare a una cena dove dovevo soddisfare le attenzioni di un finanziatore, mi era stata data una cifra extra per comprarmi quanto avessi ritenuto necessario, la prestazione la dovevo ritirare a cose avvenute.
Cominciavo ad avere un discreto guardaroba, ma sapendo che la cosa sarebbe durata tutta la sera e, mi auguravo, anche la notte, pensai di farmi fare un paio di scarpe su misura come le avevo sempre desiderate.
Trovato sulle Pagine Gialle il nome di un artigiano lo contattai.
- Pronto, Studio Designer? –
- Esatto, in cosa posso esserle utile? –
- Buongiorno, ho letto sulle Pagine Gialle che voi eseguite scarpe su misura –
- Esatto –
- Volevo sapere se avete dei modelli di vostra produzione o eseguite sulle esigenze del cliente –
- Noi facciamo l’uno e l’altro. Ha in mente qualche cosa in particolare? –
- Sì, la mia richiesta è particolare infatti, volevo un paio di scarpe da donna, con il tacco alto, il più alto possibile –
- Non ci sono problemi, deve venire qui da noi, le prendiamo le misure e scegliamo assieme il modello. Abbiamo anche dei cataloghi da consultare, se vuole –
- Domani sono da voi, allora. La misura la prendete sul piede nudo o è meglio che mi porto una calza di naylon? –
- Sarebbe meglio con la calza di naylon, così i tessuti sono più compatti e non sbagliamo taglia –
- Se non le creo imbarazzo ci vediamo domani, io mi chiamo Andrea –
- Nessun imbarazzo, produco scarpe, chi poi le indossa non mi riguarda e comunque sarà una nuova esperienza –
Non credevo alle mie orecchie, al primo contatto avevo fatto centro. Non avevamo parlato di denaro, sapevo che farsi fare le scarpe su misura mi sarebbe costato caro, ma avevo un buon budget da spendere e lo avrei anche usato tutto per un vero paio di scarpe apposta per me.
Indossai un semplice completo grigio chiaro, da uomo, senza camicia, ma con una maglia di lycra a maniche lunghe nera scollata a V molto piccola portata a pelle, un discreto tocco di femminilità. Avevo già indosso i collant per la prova.
Arrivato alla piccola bottega artigiana fuori dal paese, entrai senza esitazione. La stanza era abbastanza grande e aveva alle pareti delle riproduzioni di scarpe, c’erano delle mensole con i modelli, presupposi migliori, della loro produzione, un divano con un tavolino pieno di cataloghi e, nell’angolo, una poltrona con uno strano macchinario.
Mi accolse un giovane commesso.
- Buongiorno, in cosa posso esserle utile? –
- Buongiorno, cercavo il titolare –
- Momentaneamente è fuori, se può dire a me… -
- Avevo bisogno di farmi realizzare un paio di scarpe, ma avevo parlato con lui e avevo già preso accordi –
- Aspetti, lo chiamo al cellulare, dovrebbe essere di ritorno, ma forse si tratteneva. Sapeva che sarebbe venuto oggi? –
- Si, non avevo preso appuntamento, ma avevo detto che sarei passato –
Compose il numero.
- Signor Franceschi, sono Aldo, c’è qui il signor … che nome devo dire? Andrea…certamente glielo passo. Ecco, vuole parlarle –
- Signor Andrea, buongiorno, mi scusi ma sono trattenuto fuori, sarò da lei tra una mezz’oretta, nel frattempo si faccia prendere le misure da Aldo, era già al corrente e poi le sa prendere meglio di me. Lei aveva bisogno di scarpe o anche di stivali? –
- Momentaneamente di scarpe, se poi sono soddisfatto anche di stivali –
- Bene, si faccia prendere anche le misure per gli stivali, delle altezze che preferisce, così noi le mettiamo in computer e quando le serviranno le abbiamo, potrebbe far senza a venire, mi dice come li vuole e noi glieli realizziamo –
- A dopo allora –
Restituii il cellulare al commesso Aldo. Avrei preferito parlare solo con il titolare, ma visti gli sviluppi successivi mi andò bene.
Mi fece accomodare, senza mostrare alcun imbarazzo, sulla poltrona e mi chiese di togliere le scarpe. Non si stupì né della calza di naylon né delle unghie dipinte, ma, molto professionalmente, mi prese tutte le misure: la lunghezza, l’arco plantare, la larghezza della pianta, la caviglia, il polpaccio.
- Pensa a un paio di stivali molto alti o la misura a mezzo polpaccio? –
- Veramente volevo solo un paio di scarpe, ma pensando agli stivali mi piacciono sia a mezzo polpaccio che sopra il ginocchio, fascianti penserei –
- Allora devo prendere anche la misura del ginocchio, lasci, se permette faccio io –
Mi fece salire il pantalone a scoprire la gamba, ben oltre ginocchio.
Fece la stessa cosa con l’altra gamba, senza provare nessun imbarazzo. Lo avevo osservato bene e quella era stata la mia impressione, anche quando mi aveva scoperto le gambe, arrivando vicino all’inguine, non aveva manifestato nessuna emozione.
Avevamo appena finito, quando il signor Franceschi entrò.
Mi strinse la mano e, allontanato il giovane Aldo, mi dirottò al divano pieno di cataloghi.
- Allora, le misure le ha già prese, ora dobbiamo pensare al modello. Mi diceva che aveva già un’idea –
- Effettivamente è vero, pensavo a una scarpa semplice, con il tacco molto alto…12 o 14 centimetri, nera e con il cinturino alla caviglia –
- Una scarpa semplice, pensavo scegliesse qualche cosa di più particolare. Meglio così. E’ una scarpa da sera, immagino –
- Esatto, elegante –
- Bene, allora la farei a punta…con dentro appena le dita… ecco, le faccio vedere…vede? Di fianco, nella parte interna, l’osso dell’alluce è inserito nella punta, il resto rimane fuori…si vede il piede fino al tallone che rimane anche lui coperto il minimo indispensabile. Si potrebbe mettere anche solo un piccolo sostegno dietro il tallone, ma con il tacco molto alto è meglio affrancare bene il dietro, non sono mica sandali infondo. Così è molto femminile, meglio sarebbe una scarpa tutta chiusa. Vediamo quello che si può fare, privilegiamo il tacco alto in ogni caso –
- Esatto, proprio quello che pensavo –
- Il cinturino lo vuole diritto, così, dall’abbraccio del tallone, parallelo al piano d’appoggio, giusto? –
- Mi sta leggendo nel pensiero –
- Allora siamo a posto, una scarpa così e molto facile da realizzare. L’unica cosa è l’altezza del tacco: un tacco da 12 o 14 è veramente molto. Vedo che porta un 41 abbondante…non so se mi faranno una proiezione di suola per un tacco così alto. Sa, ci sono problemi di stabilità e portabilità da rispettare –
- Allora facciamo così, visto che voglio una scarpa su misura che deve essere comoda, rimaniamo d’accordo che me la fa con il tacco più alto possibile, io spero in un 12, poi mi farà sapere –
- Va bene, rimaniamo d’accordo così. Appena sono pronte la chiamo –
Uscii soddisfatto e attesi la chiamata.
Attesi solo una settimana e andai per ritirarle.
Mi presentai vestito come la volta precedente e, anche questa volta, trovai solo il commesso.
Mi fece accomodare sul divanetto e mi portò le scarpe: bellissime.
Aldo insistette per infilarmele, dicendo che le scarpe artigianali dovevano essere calzate con cura la prima volta; non gli credetti in verità, ma lasciai fare.
Mi tolse la scarpa, mi accarezzò il piede e me lo infilò in quella nuova, regolò il cinturino e passò all’altro piede. Solo allora mi accorsi che era rosso in viso.
Calzavano a meraviglia, ovviamente.
Mi porse la mano e mi aiutò ad alzarmi.
- Come vanno? –
La voce del signor Franceschi mi colse di sorpresa pensando che fosse uscito, invece era nel laboratorio dietro il negozio e era entrato casualmente.
- Perché non mi hai chiamato? Non importa comunque, come vanno allora? –
- Veramente bene –
Mi arrotolai i pantaloni ben sopra il ginocchio e camminai in giro. Mi soffermai davanti a uno specchio e mi osservai: gli stivali che mi aveva dato Ugo erano poco più bassi, questi erano proprio trampoli.
- Siamo riusciti a fare il tacco da 12, lo consideri il massimo, se lo trova comodo. Abbiamo optato per una scarpa chiusa, se le vanno bene posso vedere per farle altri modelli –
- Lo trovo comodissimo, mi ci devo abituare, ma sono proprio soddisfatta –
Pagai e uscii, con l’accordo di servirmi ancora da loro per eventuali altre calzature. Ero proprio soddisfatto, avevo una scarpa veramente mia, disegnata per me e realizzata sul mio piede. Salutai con la mano il commesso Aldo che mi osservava da una finestra mentre mi allontanavo.
Arrivato a casa mi attendeva un messaggio di Giuseppe in segreteria: Chiamami.
- Ciao, sono Andrea, ho visto che mi hai cercato –
- Esatto, è per quell’appuntamento. E’ tutto rinviato, il finanziatore ha avuto un piccolo incidente e non può venire per almeno un mese –
- Mi dispiace, avevo già fatto acquisti –
- Non importa, se ti va ci sarebbe un altro affare, un poco diverso a dir la verità, non so se però sei disponibile –
Una cosa avevo già capito di questo ambiente: se si voleva essere sempre chiamate non bisognava mai dire di no.
- Non ho troppa esperienza, lo sai da Alexia, ma ho voglia di farmela. Di che si tratta? –
- Una cena di lavoro, ho un affare da far firmare e mi servi per i tempi morti –
- Non ci sono problemi –
- Ci sono: sono due clienti, gemelli e soci nell’affare, li dovrai accontentare tutti e due –
- Due. Va bene, farò il possibile. Tu ci sarai fino a quando? –
- Per tutto il tempo, trattano uno alla volta, uno gli aspetti tecnici, l’altro i legali, tu…riempi il tempo che io dedico all’altro –
- Ci sto, mi passi a prendere come al solito? –
- Certo, alle sette di dopodomani, ciao –
Non avevo ancora avuto a che fare con due clienti alla volta, ma è la situazione più eccitante che sapevo pensare allora e mi preparai con cura.
Mi presentai all’appuntamento con indosso un abito nero sopra il ginocchio, accollato sul davanti e chiuso da una cinghietta dietro il collo, con la schiena nuda sino a mostrare quasi il sedere. Calze autoreggenti e perizoma era tutto quello che portavo sotto. Misi un trucco sofisticato: labbra disegnate e lucide, ciglia finte per evitare che il mascara colasse, crema autoabbronzante e profumata su tutto il corpo (cazzo compreso) e lenti a contatto colorate azzurre.
Giovanni mi diede una bella occhiata di approvazione mentre salivo in macchina, indugiando sulla porzione di coscia che lo spacco lasciava vedere. Per provocarlo un po’ mi scoprii maggiormente e mi sistemai il bordo dell’autoreggente.
Partimmo e ci dirigemmo all’appuntamento.
Durante il tragitto mi illustrò i particolari: i clienti erano due, di mezza età che amavano condurre gli affari, la parte che precedeva la sigla finale, mischiandola con il sesso. Avevano richiesto, questa volta, un travestito, io, disponibile e resistente.
- Perché resistente? –
- Perché sono due e non si accontentano facilmente –
Arrivammo in un agriturismo e, passando da una diversa entrata, ci fecero accomodare in una sala riservatissima, con la tavola già apparecchiata, un biliardo e un angolo salottino. I due clienti erano già arrivati.
Erano veramente gemelli, alti e ben abbronzati, di piacevole aspetto e dai modi non eccessivamente garbati. Mi salutarono brevemente e si accomodarono.
La cena fu molto gradevole e Alberto e Maurizio, i miei clienti, mi degnarono di pochissime attenzioni. Ogni tanto sentivo la mano prima di uno, poi dell’altro, accarezzarmi le gambe e palparmi il cazzo, ma quasi senza guardarmi, veramente come se fossi una cosa.
Finita la frutta ci alzammo per visionare il carrello dei dolci lasciatoci da un cameriere molto discreto. Solo allora, tutti in piedi vicini, parvero notarmi.
- Maurizio, cosa ne dici allora della nostra ospite? Direi che è un bel pezzo di ragazza –
- Hai ragione Alberto, mi sembra che vada bene, ha proprio un bel portamento –
Dopo altri complimenti di quel genere, finito il dolce, Giovanni chiese se si poteva cominciare a visionare l’accordo.
- Certamente, siamo qui per questo – disse Alberto.
Si diressero al divanetto e Giovanni aprì la valigetta che aveva portato.
- Vieni con me – mi disse Maurizio, e, presami per mano, mi portò verso il biliardo.
- Sai giocare? – mi chiese.
- Un poco, non sono molto brava, ma imparo presto –
- Mi fa piacere, allora, io ho la stecca e le palle tu hai la buca: possiamo giocare, non trovi? –
Capii al volo.
Mi girai, appoggiandomi al biliardo, e gli offrii il culo, le gambe ben divaricate.
- Bisogna solo togliere il telo e preparare o la stecca o la buca –
Mi alzò il vestito scoprendomi il culo, mi tolse il perizoma, che si infilò in tasca.
- Meglio preparare la buca, la stecca è già pronta: dove tieni l’accorrente? –
- Nella borsetta –
Si fece tirare la mia borsetta e mentre mi ungevo di vaselina il buco del culo lui estraeva il cazzo già in tiro. Non mi fece quasi finire, mi scostò il dito e mi penetrò. Avevo intravisto che era ben dotato e avevo messo sufficiente vaselina, ma mi penetrò senza preamboli e senza grazia, facendomi male. Non mi lamentai, avevo capito che genere di cliente avevo, mi morsi le labbra e tenni ferme le gambe per resistere ai colpi che ricevevo. Il cazzo mi riempiva il buco per bene e lo sentivo sbattere ben in fondo, teneva un ritmo lento, spingendo per penetrarmi il più possibile. Sentivo la pelle dello sfintere aderire all’asta mentre la estraeva per poi ritornare a penetrarmi: gli piaceva uscire dal culo e fottermi nuovamente! Prese dell’altra vaselina e mi riempì per bene il culo: mi infilò anche il tubetto per farlo ben in profondità. Così ben lubrificato iniziò a scoparmi con forza, i colpi adesso erano lunghi e frequenti, mi dovevo ben puntellare per non rovinare sul tavolo da biliardo. Mi afferrò le chiappe e mi scopò con forza. Lo sentii venire e dopo alcuni colpi mi liberò il culo. Ero già venuta contro il legno e poi lo avevo incitato, dimenando anche il culo, fino all’orgasmo. Lo vidi asciugarsi il cazzo con l’orlo del vestito e, dopo avermi dato una pacca sul sedere, se ne tornò al divano. Alberto, ragguagliatolo sul punto della trattativa, si diresse verso di me slacciandosi i pantaloni e estraendo il cazzo non ancora duro, mi si avvicinò.
- Fammelo diventare bello duro che poi ti fotto – e me lo mise in bocca.
Lo ingoiai senza cambiare posizione e con poco lo sentii ben duro.
- Così va bene? –
- Certo, adesso il culo –
Mi andò dietro e mi inculò. Trovando il passaggio lubrificato dalla vaselina e dallo sperma del fratello non perse tempo e passò subito a darmi i colpi forti e ben profondi, stringendomi le chiappe con forza. Venne anche alla svelta e sentii lo sperma caldo riempirmi. Anche lui si pulì il cazzo con l’orlo del vestito e se ne tornò al divanetto. Mi sentii penetrare di nuovo da Maurizio che ricominciò a scoparmi. Venni subito e quasi non mi accorsi del suo nuovo orgasmo. I due fratelli si alternarono tre volte per uno, fottendomi solo il culo e senza mai degnarmi di troppa considerazione, come un animale da coprire per essere sicuri che figliasse. Li accoglievo con un sorriso e li incitavo a farmi sentire la forza del loro cazzo, mugolando di piacere quando sentivo il nuovo sperma che mi piazzavano dentro. Ero venuta anch’io un paio di volte, ma poi avevo cominciato a perdere sensibilità e non riuscivo più a venire senza masturbarmi, cosa che nessuno di loro due aveva pensato di farmi!
Sentivo lo sperma colare fuori dal culo e scendere lungo le gambe: ormai la balza delle autoreggenti era fradicia e un piccolo rivolo caldo scivolava verso i piedi. Speravo che non macchiasse le scarpe nuove. Il vestito era ormai lucido di sperma, lo usavano tutte le volte per pulirsi il cazzo prima di lasciarsi il posto, la tintoria avrebbe, spero, risolto il danno.
L’ultima firma la posero con il foglio sulla mia schiena piegata mentre Alberto si faceva la sua terza scopata e Maurizio mi teneva infilato il cazzo in bocca per un pompino di commiato.
- Ecco fatto, abbiamo finito –
La solita pacca sul culo, come alla giumenta che ha svolto bene il suo dovere, e, salutato Giovanni, i due fratelli erano pronti per andarsene.
- Complimenti per la ragazza, la settimana prossima abbiamo un incontro a casa nostra, magari ti chiamo e mi organizzi la cosa –
- Certamente, non devi far altro che chiamare –
Mi alzai, il cazzo ritto per un orgasmo ancora da smaltire.
- Arrivederci allora, complimenti davvero, è stata superiore alle aspettative, vedo che ha degli aspetti da esplorare, si sentiremo ancora –
In un attimo erano fuori.
Giovanni mi portò un tovagliolo che mi appoggiai al culo per assorbire l’ultimo sperma. Mi tese 300 euro.
- Questi sono per te, extra da parte dei fratelli e questi – altri 300 – Sono il compenso pattuito. Contenta? –
Li presi e li posai vicino alla borsetta.
- Mi hanno distrutto, anche se lo rifarei –
- Davvero? Ti hanno montata senza soste, senza… attenzioni e lo rifaresti? –
- Certamente, è stato molto eccitante, doloroso ma eccitante –
- Allora tra due settimane ti chiamo, hai sentito, hanno bisogno di te –
- E tu, non hai bisogno di me? –
Ammiccai al cazzo che gli tendeva i pantaloni.
- La strada è ben aperta e lubrificata, vuoi farci un giro? –
- Ti piace proprio farti fare il culo, vero? –
- Lo adoro, ciucciare e farmi inculare, non ne ho mai abbastanza –
Mi rimisi in posizione e attesi, il sorriso sulle labbra.
Mi scopò con impegno, senza preamboli, e senza metterci molto: ero stata uno spettacolo che lo aveva eccitato. Dopo aver mischiato la sua sborra con quella dei due fratelli, rimase con il cazzo ancora duro nel culo e mi masturbò leccandomi la schiena. Venni abbondantemente e leccai la sborra che gli aveva bagnato la mano.
Mi aiutò a risistemarmi, portandomi tutti i tovaglioli che avevamo usato a tavola per ripulirmi dallo sperma appiccicaticcio. Tolsi dalla borsetta un paio di mutandine monouso a cui applicai un pannolino in mezzo alle chiappe, per assorbire lo sperma che continuava a uscire. Fatto questo mi riportò a casa.
Mi spogliai nell’ingresso e mi buttai nel letto senza neanche lavarmi.
La mattina dopo mi svegliai tardi e, prima di fare colazione, mi regalai un bagno caldissimo con l’idromassaggio, per togliere lo sperma ormai secco che mi sentivo addosso. Mi stava diventando duro mentre ripensavo alla serata trascorsa, quando squillò il telefono appoggiato sul bordo della vasca.
- Pronto? –
- Buon giorno, sono Aldo, dello Studio Designer, scusi il disturbo, ma avrei bisogno di mostrarle una cosa –
- Di cosa si tratta? –
- Ecco, ho realizzato una calzatura per lei e desidererei che la provasse, se posso salire mi spiegherò meglio –
- Ha realizzato una calzatura per me? Non capisco il motivo, comunque se proprio insiste… quando verrebbe? –
- Ecco, io sarei già in paese, se non sono invadente anche adesso –
- Certo che è un bel tipo! D’accordo, tra mezz’ora allora, l’indirizzo dovrebbe avercelo –
Riattaccai senza dargli il tempo di rispondere.
Una calzatura per me, chissà perché poi.
Il bagno l’avevo comunque finito, quindi mi asciugai con cura, pensando sempre alla stranezza della situazione.
Senza accorgermene la mezz’ora passò e il citofono squillò.
- Sono Aldo –
- Sono all’ultimo piano –
Indossai un accappatoio asciutto e lo aspettai.
- Buon giorno, signora Andrea, scusi l’intrusione, ma poi, spero, capirà –
- Prego, accomodiamoci in salotto –
- Complimenti, che bella casa, ecco, poso la scatola qui sul tavolino. Spero di non averla svegliata –
- Non si preoccupi, non avevo impegni questa mattina. Ma veniamo al dunque, cosa mi voleva far vedere? –
- Allora, deve sapere che sono solo due anni che lavoro allo Studio Designer e sono stato assunto con il contratto di formazione. Il titolare, il signor Franceschi, al termine del contratto di due anni valuta se l’apprendista ha raggiunto gli obbiettivi e cioè se è già in grado di lavorare da solo. Quindi, io, come chi mi ha preceduto, dobbiamo eseguire un modello di nostra invenzione, pagando il materiale di tasca nostra e fuori dall’orario di lavoro, per una persona di nostra scelta. Io ho pensato a lei, anche perché le avevo preso personalmente le misure e ho aiutato nella realizzazione della scarpa che ha acquistato, di cui s’è detta soddisfatta. Quindi ho pensato di realizzare questo modello –
Aprì la lunga scatola e me la tese.
All’interno c’erano un paio di stivali neri, dal tacco alto come le scarpe che avevo fatto realizzare. Erano bellissimi, non c’era dubbio.
- Che belli, mi sembrano molto alti –
- Esatto, sono sopra il ginocchio e non li ho fatti di tessuto elasticizzato, ma tutti di pelle e vede, ho messo le stringhe che lo rendono più accattivante, un pò aggressivo forse, ma pensando a lei…o cercato di indovinare i suoi gusti e… come anche potrebbero starle indosso –
- Complimenti, molto molto belli –
- Adesso però dovrebbe provarli e dirmi come vanno –
- Certamente, ma mi tolga una curiosità: perché ha pensato proprio a me, non ha una ragazza? –
- Beh, sarò sincero, la ragazza ce l’avrei, ma… uno stivale così non lo porterebbe mai, neanche una scarpa come quella che ha acquistato. Preferisce solo scarpe comode, basse e… poco femminili –
- E a lei invece… piacciono altri tipi se ho capito bene –
- Cerchi di capirmi, per me la scarpa femminile è con il tacco alto e la donna… che… propone la sua femminilità… lo fa anche attraverso la scarpa –
- Sono d’accordo con lei. Allora vado a provarla, mi aspetti qui –
Presi la scatola e me ne andai in camera.
Ero perplessa, non sapevo cosa pensare e come comportarmi. Nel negozio era stato molto carino, mi aveva preso le misure attentamente e senza imbarazzo, prendendo infatti anche la misura della gamba per un possibile stivale. Mi aveva chiesto anche quali erano i miei gusti, se altissimi o normali. Nel misurarmi aveva avuto modo di accarezzarmi le gambe, scoprendomele fino quasi all’inguine, sempre senza imbarazzo. Era carino, alto come me, biondo, il viso aperto e con tratti regolari, bella dentatura e sorriso franco. Un bel ragazzo, di quelli con l’agenda sempre piena ed era venuto a farmi un paio di stivali supersexy.
Esatto, un bel paio di stivali supersexy e anche sado-maso!
Adesso avevo tutto chiaro, evidentemente avevo colpito la sua fantasia. Bene, l’avrei accontentato.
Mi tolsi l’accappatoio e mi spalmai il corpo di crema profumata. Infilai un paio di hot pants neri a vita bassa senza mutande e una maglia girocollo nera corta e aderente con le maniche lunghe di tessuto trasparente nero che lasciava scoperto l’ombelico con il pircing. Al collo misi un collarino di pelle nero, mi truccai con cura solo gli occhi e la bocca. Scelsi gli orecchini ad anello molto grossi d’argento, che preferivo per il contrasto con il nero. Non indossai calze, solo dei gambaletti per poter infilare gli stivali, che ovviamente non li facevano vedere.
Allacciarli mi portò via un poco di tempo, ma volevo fare le cose per bene e sistemare per bene le lunghe stringhe piatte. Dovetti terminare l’operazione in piedi, sentendo il cazzo già turgido.
Mi osservai allo specchio: stupenda, gli stivali erano fantastici, comodi come speravo, non avevo biancheria intima perché non volevo mostrarmi con un seno finto e gli hot pants erano così aderenti che… beh, ero già quasi in mutande e se avevo visto giusto era una cosa in meno da togliere poi; il cazzo risultava ben in mostra, infondo, se voleva una donna vera poteva sempre pensare a qualche altra!
Andai da lui ancheggiando, i capelli corti tirati con la riga sul fianco e tenuti fermi dalla lacca.
Si alzò appena mi vide, gli occhi brillavano già di desiderio.
Mi fermai a due passi da lui e ruotai lentamente per farmi ammirare, mostrandogli i glutei che fuoriuscivano dai pantaloncini.
- Come ti sembro? –
- Sei bellissima! Gli stivali come vanno? –
- Ottimamente, li trovo molto confortevoli: secondo te propongo a sufficienza la mia femminilità? – gli chiesi fissandolo attentamente.
- Certamente, proponi una femminilità… molto sexy –
- Anche se ci sono dei particolari che mancano… e altri che non ci dovrebbero essere? – l’allusione era volutamente inequivocabile.
Mi si avvicinò.
- Certi particolari… possono essere… dimenticati se quello che c’è in più… su un corpo così prepotentemente femminile… non fa che arricchirlo –
Mi appiccicai a lui, strofinando il mio inguine al suo.
- Come posso sdebitarmi di un simile regalo? –
- Vederti adesso è già sufficiente, sei bellissima –
Mi staccai da lui e gli girai le spalle con fare seccato.
- Quindi ti accontenti solo di guardarmi? Non mi desideri? -–
Mi si buttò ai piedi.
- Esserti voluta mostrare così a me è già il compimento di un sogno, non vorrei desiderare inutilmente –
Era in mio potere, avevo visto giusto.
Mi girai verso di lui e guidai il suo capo contro il mio inguine.
- Cosa ti fa pensare che spereresti inutilmente? –
Iniziò a baciarmi il cazzo attraverso il tessuto, accarezzandomi il sedere.
Trovò la cernierina laterale e, apertala, mi tolse i pantaloncini. Il cazzo dritto gli sbatté sulla faccia mentre me li toglieva, lo afferrò con due mani e si fermò titubante.
- Non… -
- C’è sempre una prima volta, se lo desideri tutto poi diventa naturale –
Lo prese in bocca e cominciò a ciucciarlo, infialandoselo ben in gola e risalendo lentamente al glande.
- Ciuccialo, dai ciuccialo! – lo incitavo.
Prese a ciucciarlo, bagnando di saliva il glande rosso e prossimo a godere.
- Vuoi che ti venga in bocca? –
- Non lo so, non l’ho mai fatto… lo desidero, ma ho anche timore –
- Allora lascia fare a me –
Lo feci alzare e lo guidai alla penisola del divano, lo feci coricare e lo spogliai.
- Adesso tocca a me, poi sarò tua –
Rimasto nudo gli andai a cavallo e mi strusciai sul suo corpo. Istintivamente raccolse le gambe al petto, lo baciai con la lingua e gli infilai un dito nel culo.
- Non farmi male –
Era l’invito che aspettavo.
Mi rialzai, aprii il coperchio di un piccolo puff lì vicino e presi il tubettone di vaselina. Tornai su di lui e mentre le nostre lingue scivolavano una sull’altra, gli unsi per bene il buco del culo. Lo sentivo stretto, lo forzai con due dita e le sentii gemere, aggiunsi altra vaselina e ne misi anche sul glande.
- Sei vergine, mio caro? –
- Sì, ti prego… -
- Se non vuoi… posso farti godere in bocca, sai, non devi fare quello che non desideri –
- No, lo voglio, dal giorno che ti ho visto ho desiderato di essere… di averti dentro –
Lo baciai e appoggiato il cazzo al buco del culo iniziai a spingere. Era il primo culo vergine che violavo, era stato molto gentile, quindi non volevo essere brutale. Alexia mi diceva che i culi vergini vanno trattati con delicatezza, se li si viola dolcemente… possono anche affezionarsi!
Spinsi lentamente per poi ritrarmi e ritornare a spingere, in breve tempo lo violai, Aldo era tutto rigido, rosso e teso. Passato del tutto il glande lo estrassi per poi rimetterlo dentro subito: ormai il culo aveva ceduto! Iniziai a scoparlo veramente, stantuffandogli dentro con regolarità. Gli afferrai il cazzo e glielo segai al ritmo con cui lo stavo scopando. Venne abbondantemente, bagnandosi il petto con la sborra calda biancastra. Mi leccai le dita bagnate e gliele infilai in bocca. Me le leccò avidamente. Raccolsi allora un poco della sua sborra e gliela tornai a mettere sulle labbra.
- E’ questo il gusto del sesso –
Stavo per venire, allora raccolsi più sborra possibile da fargli leccare, poi andai a baciare le sue labbra.
Venni anch’io, il culo era ormai dilatato dall’andirivieni e aiutato dalla vaselina: gli ultimi colpi glieli diedi con forza.
Lo slinguai con foga mentre gli riempivo il culo di sborra calda, continuando l’andirivieni dentro di lui.
Svuotato feci per ritirarmi, ma Aldo mi abbracciò e mi tenne stretta.
- Adesso sono gay? –
- No, o almeno, non lo so, questo lo devi sapere tu. Quello che abbiamo fatto ti è piaciuto? –
- Moltissimo, vedi, voglio sentirmelo ancora dentro. Allora sono gay –
- Forse, magari un pochino, ma che differenza fa? Se ti è piaciuto non stare a pensarci troppo, io non mi considero gay eppure vado molto spesso a letto con uomini, amo la parte femminile del mio animo e scopo con donne bellissime conquistate dal mio aspetto trasgressivo. Non confondere la trasgressione con l’essere gay: io amo il sesso, quando godo, non penso a come ho goduto, ma se sono soddisfatta –
- Hai ragione, ma… adesso ho il tuo cazzo nel culo e mi piace averlo. Laura, la mia ragazza, è una donna e non può farmi quello che abbiamo fatto oggi, eppure… mi piace moltissimo sentirmi riempito –
Lo baciai. Alexia aveva ragione, i culi vergini sono fragili e vanno trattati con delicatezza, soprattutto dopo.
- Adesso non pensare, domani vai da Laura e ti fai una bella scopata, questa giornata di trasgressione non deve pesarti come una colpa, se sei stato bene –
Mi liberai dal suo abbraccio e gli tolsi il cazzo dal culo: venne fuori lucido di vaselina e sborra, niente sangue per fortuna, era stata attenta a sufficienza.
Gli presi il cazzo in bocca e lo leccai.
- Te lo faccio diventare duro e poi mi vieni dentro tu? –
- No, sono… ti vorrei ancora dentro –
- No, allora adesso basta, vieni che ti ripulisci, dopo ti sentirai meglio –
Lo guidai nel bagno che usavano i miei clienti e ve lo lasciai a lavarsi.
Mi faceva tenerezza, se avessi voluto approfittarne potevo scoparlo tutto il giorno, bocca compresa, ma poi si sarebbe sentito usato e mi avrebbe odiato. No, meglio non esagerare, adesso era fragile e quindi meglio lasciargli un ricordo positivo di quel giorno di trasgressione.
Andai nel bagno personale e mi ripulii velocemente.
Mi ero appena rimessa i pantaloncini quando Aldo uscì, rosso e chiaramente confuso.
- Andrea, io… -
- Non dire niente, quello che è successo lo abbiamo desiderato assieme, io sono molto felice che sia successo e mi sento in debito per il regalo che mi hai fatto: un paio di stivali di questo genere non li avevo mai avuti. Come posso sdebitarmi? –
- No, non hai motivo di sdebitarti, per quelli devi solo venire in ufficio a compilare un piccolo documento dove dici di essere soddisfatta di quanto ho realizzato e basta –
- Allora domani vengo a compilarlo. Vuoi che li indossi? –
- Il signor Franceschi li vorrà vedere indossati –
- Ti ci sarai? –
- Per forza –
- Allora a domani, grazie e… quello che mi hai permesso di fare è un dono che si fa solo una volta e sono felice di averlo fatto io –
Lo baciai, ci lasciammo.
Ero molto scossa, quel ragazzo così carino che mi aveva donato il suo culo vergine mi aveva rimescolato dentro, provavo emozioni che mai avrei pensato di provare.
Il giorno dopo mi presentai al negozio con indosso gli stivali, una gonna corta ma non troppo e una canottiera a collo alto, sopra un cappottino primaverile di pelle lungo fino a metà gamba. Tutto si svolse in pochi minuti, esaltai la fattura degli stivali, il signor Franceschi convenne che mi stavano molto bene e li lasciai con la promessa di essere nuovamente loro cliente. Aldo era stato in disparte, un poco imbarazzato e molto teso.
Il mese passò normalmente, andai a trovare Alexia per raccontarle quanto mi era accaduto e quali sentimenti mi sembrava di provare. Ricevetti tanti buoni consigli e 25 centimetri di cazzo ben in fondo al culo, quasi a voler esorcizzare la scopata di Aldo. Ritornai a casa dolorante ma con le idee più chiare.
A metà mese, il giorno del mio compleanno, Aldo mi recapitò a casa un gran mazzo di fiori con una scatola. All’interno un paio di scarpe nuove, una guepiere imbottita, perizoma, calze e un invito a cena al ristorante. Fu una serata meravigliosa, parlammo moltissimo e andammo a scopare nel suo appartamento, dove io mi concedetti a lui e lui a me. Fu tutto molto dolce e appagante.
Da quella sera ci vediamo saltuariamente per scopare, ci telefoniamo spesso però, e Aldo mi stupisce con nuove creazioni.
Mi ha anche confessato che non crede più di essere gay e che il suo rapporto con Laura è molto migliorato: è riuscito a far anche sesso orale, godendole in bocca!
Non so cosa cerco in questa storia, ma Aldo mi piace e io piaccio a lui: finché non cercheremo di fare dei discorsi troppo grandi per il nostro rapporto tutto filerà liscio.
Questo in fondo era stato il consiglio di Alexia prima di incularmi!