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In Campagna
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Titolo:
In Campagna |
Autore:
Comando |
Contatto:
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Racconto
n° 3329 |
Altri
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Quel giorno Laura aveva poca voglia di lavorare, era passato circa un mese dall’ultima volta che aveva vissuto qualcosa di davvero piacevole e si domandava cosa potesse decidere per lei il Suo Padrone. Posò con cura i fogli che aveva per mano, prese la matita e, postala fra le labbra, la succhiò pensosa, gustandone il sapore, con la fantasia che andava a briglie sciolte. Quasi i suoi pensieri fossero volati, il cellulare cominciò a squillare ed il Suo numero iniziò a lampeggiare. Guardò il display quasi meravigliata come fosse un oggetto estraneo apparso lì, per caso, misteriosamente, a fianco del pc. Rimase interdetta, poi si riscosse e rispose cercando di controllare la sua voce. -Buongiorno piccola, sabato sarò impegnato ma viste le belle giornate ho pensato di trascorrere domenica una interessante giornata con te in campagna; gradirei che indossassi semplicemente quella tua camicetta rossa, la minigonna nera, le autoreggenti e nessun intimo. -Si Padrone. Sapeva al solito che non le era concesso fare domande; Bruno, se avesse voluto aggiungere altre cose, le avrebbe dette, il tacere era per Lui un divertimento in cui aveva coscienza della sua curiosità. Conosceva bene il Suo “gradirei”, era un ordine perentorio, a cui non le era dato sottrarsi anzi, le procurava subito una sottile eccitazione che si procrastinava nel tempo come una goccia di miele che le scorreva sulle labbra in attesa di essere colta dalla punta della lingua. Era ormai mercoledì e il sabato giunse veloce, eppure non abbastanza. Lo dedicò a farsi bella; voleva esserlo per Lui. Parrucchiere, depilazione completa dall’estetista, ogni cosa curata sino nei minimi particolari: le piaceva essere desiderata, la appagava. Si impose di andare a letto presto ma oramai l’eccitazione e la curiosità erano fonte di continui risvegli; alle 5 del mattino non riuscì più a riprendere sonno, si alzò e fatta colazione con calma, presa da mille pensieri oltremodo piacevoli, iniziò a prepararsi. Appuntamento alle 8.00 e lei alle 7.00 era già pronta; sentiva la tensione salire mentre guardava continuamente l’orologio, scariche di adrenalina cominciavano ad avere strani effetti che si riflettevano sui suoi ormoni, sentiva fra le cosce un senso di bagnato che aumentava la sua eccitazione. Sapeva che Lui ne avrebbe immediatamente percepito l’odore e la cosa invece di metterla in imbarazzo la eccitava ulteriormente in un circolo vizioso. Precisa, un minuto alle 8.00, decise di attenderlo in strada sotto casa, non desiderava perdere un solo attimo; lo vide arrivare mentre varcava la soglia del portone; accostò, scese e con quel suo fare da perfetto gentiluomo le aprì la porta dell’auto, con un sorriso, facendola accomodare. Riflettè che questa era una delle cose, una delle tante, che amava di Bruno: farla sentire un Suo oggetto ma senza mai farle mancare le piccole attenzioni; come diceva Lui: Il Mio Oggetto Prezioso. Uscirono dalla città, Laura guardava lo scorrere veloce dei campi, macchie di colore ordinate; cercava di non pensare e più allontanava il pensiero, più questo si faceva insistente ponendole domande su cosa sarebbe accaduto, cosa il Suo Padrone aveva deciso per lei. Non era ansia, non ne aveva mai provata con Lui, sapeva perfettamente che avrebbe gestito ogni situazione preoccupandosi di lei, sapendo dosare esattamente ogni cosa con la precisione di un orologio, sempre un gradino più su, sempre un passo avanti, conscio dei limiti della sua schiava, pronto a fermarsi quando non fosse stato il momento di proseguire. L’auto abbandonò la provinciale, imboccò un sentiero stretto in cui l’asfalto lasciò spazio alla terra battuta, inerpicandosi verso una collina poco distante. In lontananza , una costruzione piuttosto ampia che lei identificò come una masseria o un agriturismo. Si fermarono nello spazio antistante, altre auto vi erano parcheggiate ma non si vedeva nessuno, nel silenzio solo il canto di qualche uccello. Bruno scese e le venne ad aprire la portiera; si sentiva solo il rumore della ghiaia mentre la conduceva verso un portone. Estrasse delle chiavi e la fece entrare in una grande stanza al cui centro, unico arredo, erano un grosso e pesante tavolo di rovere ed una sedia. In un angolo un grande camino che mandava riverberi di fiamme e riscaldava l’ambiente quasi ad una temperatura estiva. -Spogliati. Lei ripose ogni cosa sulla sedia e poi, senza proferire parola, completamente nuda, lo guardò attendendo ordini. Lui estrasse dallo zaino il suo collare e le venne vicino; senza che dovesse dirle nulla, Laura si inginocchiò ai suoi piedi sino a che con gesti lenti le fu cinto il collo. Era consapevole di quanto quel gesto fosse importante per entrambi, di quanto sancisse la sua Appartenenza. Agganciò il collare ad una catena e così, tirandola leggermente, la condusse verso il tavolo. -Sali e distenditi. Le prese i polsi e le caviglie e con cura li legò a quattro grossi anelli di ferro posti agli spigoli della tavola in modo che le braccia e le gambe fossero ben divaricate, impedendole ogni movimento.
-Da questo momento non dirai una sola parola, salvo non ti chieda di rispondermi. Chiaro? Laura annuì in silenzio mentre la sua mente era un turbinio di pensieri. Bruno andò alla porta, la dischiuse ed entrarono tre donne, tutte con dei collari al collo che sancivano il loro essere slave come lei; portavano in mano dei vassoi con del cibo che iniziarono, in silenzio, a disporre sul suo corpo. Cibi freddi e caldi che le davano sensazioni contrastanti sulla pelle; le fu posta in ogni mano una candela che fu accesa, poi si ritirarono. Lui ammirò come tutto fosse sistemato, spostò qualcosa quasi a dare un tocco personale poi, presa la benda, gliela pose sugli occhi. Le gocce di cera scorrevano e le scivolavano ancora calde sulle mani, ma sapeva che Lui non avrebbe tollerato un solo movimento, peggio ancora se le avesse lasciate cadere; rimase lì, immobile in attesa degli eventi. Cercava di respirare lentamente affinché nulla si spostasse dal suo corpo nudo, apparecchiato come un desco. Sentì i suoi passi allontanarsi dal tavolo, il cigolio della porta che veniva riaperta ed avvertì la presenza di altre persone mentre la voce di Lui si rivolgeva loro. -Prego, la tavola è pronta, volete favorire? Avvertì mani che prendevano il cibo dal corpo, certe volte indugiavano sfiorandolo appena; mani fredde, calde, morbide o ruvide mentre si sentiva esposta senza poter vedere. Li sentiva conversare: voci maschili che parlavano del cibo e delle loro preferenze come se lei non esistesse. -Bene, mi pare che non ci sia rimasto più nulla. Sentì dire dalla voce di Bruno. -Lasciamo che le donne puliscano. Piccole e delicate mani levarono ogni rimasuglio del cibo poi Laura sussultò, per un attimo le candele oscillarono, la cera le colava sempre più sulle dita mentre tre lingue calde iniziarono a percorrere lentamente ogni parte di lei. Le sentiva scorrere umide su ogni lembo, insinuandosi in ogni anfratto con cura meticolosa. I capezzoli divennero turgidi mentre labbra carnose li succhiavano, sentì scorrere lingue lungo i fianchi sino alle cosce, dita che le divaricarono il sesso e bocche voraci pasteggiare con i suoi umori sempre più abbondanti sino a farla sussultare in ondate di piacere. Si sentiva scuotere, tremava, ma le corde le impedivano ogni movimento, in una dolce tortura, sino a che un grido liberatorio non represso le sfuggì fra le labbra, all’apice di un orgasmo. Tutto finì com'era nato, all’improvviso. Un silenzio assoluto intorno a lei... cercava di percepire tendendo l’udito al massimo per cogliere qualcosa ma... nulla. Passarono così circa dieci minuti; avrebbe voluto chiamare -“Padrone”- ma non osava farlo, ricordava le sue parole riguardo il suo dover tacere e sapeva che sarebbe stato deluso da lei se lo avesse fatto. Senti l’aria che si spostava nei pressi del viso e mani che subito riconobbe, scioglierle la benda. Bruno la guardò con un lieve accenno di sorriso, poi con un soffio spense le candele e le tolse. -Brava. Una unica parola che valeva più di mille carezze, la riempì di orgoglio. -Ora, piccola, riceverai il bukkake. Solo allora Laura si accorse che nella stanza, poco distanti dal tavolo erano presenti anche altri tre uomini, probabilmente gli stessi a cui era servita come tavola imbandita; più defilate, le tre donne, pressoché della sua età, con i collari, le loro schiave sicuramente. Lui si pose in prossimità del suo viso mentre gli altri circondarono il tavolo; le slave inginocchiate a fianco dei loro Padroni ne estrassero i membri dai pantaloni e cominciarono a succhiarli con dovizia, sino a renderli turgidi, poi si rialzarono e continuarono con le mani, puntandoli vero il corpo di Laura. Bruno fece lo stesso da solo sino a che getti di sperma caldo schizzarono sul viso di lei, sul corpo, inondandola completamente. Comprese il perché Lui si fosse posto in prossimità della sua faccia, desiderava che la sua lingua, nel leccare le gocce che le scivolavano dalla fronte, dagli occhi, potesse ricevere solo le Sue; ancora una volta sentì, attraverso queste piccole cose, l’affermarsi della sua proprietà su di lei e gliene fu grata. Provò sensazioni contrastanti, certamente sconosciute, di totale sottomissione in cui si affidava completamente a Lui come il Suo oggetto e ne provò piacere. Si meravigliò di quella eccitazione sessuale che le veniva da dentro, se glielo avessero detto o raccontato non avrebbe mai immaginato come realmente si sentiva e fu grata a Bruno per avergliela donata. Lui si fece ripulire dalla bocca di lei mentre le altre schiave facevano lo stesso con i loro Padroni, poi gli uomini, Bruno compreso, uscirono dalla stanza mentre le donne presero a scioglierla. Fu condotta in un ampio bagno, messa nella vasca e con cura fu lavata e profumata da loro; le porsero i vestiti e la condussero dinanzi una porta, prima di bussare ognuna le dette un bacio fugace sfiorandole le labbra ed un abbraccio, poi andarono via senza una parola. Bussò. -Avanti. La voce profonda di Bruno la accolse. Era solo, sedeva in una poltrona vicino un camino acceso e guardava le fiamme, non si girò ma continuò a fissare il fuoco. -Sono andati tutti via. Disse come se stesse continuando un discorso già iniziato. -Sei stata davvero brava, sono orgoglioso di te, ora qui, ai miei piedi. E così facendo la fece accoccolare vicino, rimanendo silenzioso ad osservare le fiamme. Con una mano le accarezzava il capo, con infinita dolcezza, perso nei suoi pensieri.
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