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Daniela - Jacuzzi
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Titolo:
Daniela - Jacuzzi |
Autore:
Redheadlove |
Contatto:
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Racconto
n° 3333 |
Altri
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Tornai al supermercato dopo un paio di giorni, verso l’ora di pranzo. Il negozio era deserto e potei godermi la sua compagnia per una decina di minuti. Lì per lì fui quasi imbarazzato di vederla, poi mi sciolsi e anche lei sorrise. “Come stai?” le chiesi rendendomi subito conto della banalità. “Sono stata meglio...” Ammiccò maliziosa con quello sguardo da gatta. Si stirò le braccia, si prese il viso tra le mani appoggiandosele sotto al mento. “Hai il tempo di un caffé?” le chiesi, mi sentivo emozionato e porco insieme e mi sembrava di essere tornato ventenne. Lei fece una telefonata interna, spense la luce sopra la cassa e si alzò. Andammo al Bar del centro commerciale, ci sedemmo al tavolo, io presi un aperitivo, lei un caffé macchiato. “Lo sai che sei stato bravo?” mi chiese a bruciapelo. “Anche tu sei stat…” non finii la frase perché sentii una mano che risaliva la coscia e andava a stringermi il pene che si inturgidì prontamente. “Ma che fai, ci vedono!” obbiettai ma fui zittito da uno sguardo carico di sensualità e libido. Lentamente mollò la presa mentre io tornavo ad un colorito normale. Deglutii. “Ho un giorno libero domani, che ne dici se rimango da te stanotte?” mi chiese facendomi quasi scoppiare la carotide nel collo. ”Sì, certo, faccio un paio di telefonate e mi libero subito.” Mi guardò imbronciata: “Se hai da fare dillo, non voglio mandare a monte le tue cose”. Non la sentii neppure, ero già al cellulare a disdire gli appuntamenti. Quando uscì la sera era avvolta in un completino rosa a tubino che si abbinava col trucco e non stonava con quei riccioli di fuoco. Aveva con sè uno zainetto confetto dove probabilmente aveva i ricambi per la notte. Aveva già premeditato tutto! Venne verso di me con quel suo passo che avrei riconosciuto fra mille, il corpo le si muoveva sinuoso mettendo in risalto le curve al posto giusto. Montò in auto e subito mi arrivò la folata del suo profumo. “Stasera niente cena da me, ti porto in un posticino… vedrai!” le dissi e mi diressi verso Fiesole. Arrivammo al locale, cenammo innaffiando tutto di buon Chianti, rimontammo in auto, chiusi la capote perché cominciava a fare freschino e ci avviammo verso casa. Mi posò una mano sulla coscia e risalì verso il pube, facendomi fare una brusca sterzata. Lei rise di cuore, poi mi sbottonò i calzoni e me lo tirò fuori, cosa che fu abbastanza semplice dato che si stava gonfiando velocemente. Feci per accostare in una piazzola, “Non ti fermare, vai avanti” mi disse, e cominciò a masturbarmi: sentivo la sua mano calda scorrere su e giù, poi toccarmi i testicoli per poi tornare a giocare con il glande. Con la coda dell’occhio la vidi sparire e sentii un calore umido che riconobbi immediatamente. Me lo stava succhiando mentre guidavo: stavo veramente godendo come un maiale, sentivo il profumo dei suoi capelli salire fino a me, sentivo la sua bocca scorrere sul mio cazzo e la sua mano massaggiarmi le palle, era splendido fino a quando vidi da lontano ma non troppo un carabiniere che intimava l’alt. “Cazzo, i carabinieri!” esclamai, lei si tirò subito su e mi riabbottonò i calzoni con una velocità che non mi aspettavo. La paura fece il resto e quando mi accostai l’erezione era sparita e passammo incolumi il controllo. “Te la sei fatta sotto!” rise lei quando ripartimmo. “Vorrei vedere te!” le risposi. Ancora non mi riusciva di capirla, era per me una foresta vergine, non capivo che carattere avesse anche se mi si stava mostrando piano piano. Parcheggiai e scendemmo. Andai in bagno, lei mi seguì e mi guardò orinare. Cominciò a spogliarsi e a riempire di acqua tiepida la jacuzzi rotonda. Quando rimase solo col perizoma e il reggiseno cominciò a spogliarmi. Io rimasi inebetito e felice; adoro le donne che prendono iniziativa e Daniela è l’iniziativa in persona. Mi spogliò nudo, come un verme, poi mi guardò dritto negli occhi. Io avevo un rimescolio nel basso ventre e lui era impettito e pulsante. Le sganciai il reggiseno e ammirai la terza abbondante con quei capezzoli rosati che sembravano bottoni, glieli baciai, li leccai e li tenni in mano strizzandoglieli leggermente. Lei si muoveva e mi si strusciava addosso. Le passai le mani lungo la schiena, dritta e muscolosa, infilai le dita sotto al perizoma percorrendone il perimetro e agguantai le sue natiche sode facendola inarcare. Le sfilai l’intimo, passai un dito tra i glutei e trovai il forellino, glielo solleticai ma lei si ritrasse guardandomi sorniona, si inginocchiò davanti a me e me lo prese in bocca. Lo ingoiò quasi tutto per poi tirarlo fuori lucido di saliva, mi passò la lingua intorno al glande che pulsava violaceo pronto a scoppiare, poi me lo baciò. Si alzò, mi afferrò per l’asta e mi portò nella vasca. Ci sedemmo sul gradino, io intravedevo la sua mano che toccava il ciuffetto rosso: si stava masturbando. Feci per avvicinarmi ma mi respinse; non voleva che la toccassi. Portò anche l’altra mano in basso, ma la fece passare da dietro la schiena. Non sapevo dove stava mettendo le dita e ciò mi faceva impazzire. Lei lo sapeva, aveva una smorfia di godimento e di sfida dipinta sul volto. Si alzò, cercai di farlo anch’io, ma mi rimandò a sedere appoggiandomi le mani sulle spalle. Mi prese la testa fra le mani e mi portò la faccia sulla fica, strisciandomela sulle grandi labbra, allungai una mano per toccarle il culo ma lei me la schiaffeggiò; ero un oggetto in mano a lei, non comandavo io il gioco, era questo che mi voleva far capire. Sentivo i suoi umori che grondavano nella mia bocca, ero labbra contro labbra, le leccai la clitoride e lei mi spinse la testa con più forza. Era il momento di toccarla, mi prese una mano e se la passò fra le cosce, io non smisi di leccare e la penetrai prima con un dito, poi con due. La sentii gemere e contorcersi, ma non venne. Si staccò da me, si girò appoggiando i palmi delle mani sul bordo della vasca proponendomi un culo da favola con le natiche tonde. “Leccami!” Mi ordinò, e io non me lo feci ripetere. Le passai la lingua vorace sul forellino bruno violandone l’intimità con la punta, succhiai la sottile striscia di carne che separa i due orifizi e le leccai la fica come un cane mentre la sentivo godere e gemere. “Mettimelo dentro, scopami, ti prego, fammi godere!” quasi urlò. Mi alzai, le aprii le natiche e separai le grandi labbra dando vita ad un’orchidea carnosa, le appoggiai la cappella e lentamente le entrai dentro. Cominciai a stantuffare prima lentamente, poi sempre più velocemente: grondava di umori e a me scoppiava il cuore nel petto. Mentre la scopavo guardavo estasiato il forellino stringersi e allargarsi e la voglia cresceva. Vedevo le nocche delle sue mani sbiancarsi sotto l'orda dei miei colpi, ormai però mancava poco. Quando sentii che ormai l’orgasmo si stava avvicinando le misi un dito in bocca che succhiò avida, poi glielo appoggiai allo sfintere e la penetrai. Lei cacciò un’urletto e sentii le contrazioni che annunciavano il suo orgasmo. Le scoppiai dentro riempiendola di sperma bollente che via via usciva e andava disperdendosi nell’acqua. L’abbracciai appoggiandomi a lei e stringendole i seni. Poi uscimmo e andammo in camera da letto.
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