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La vicina - Sonia
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Titolo:
La vicina - Sonia |
Autore:
Collezionista |
Contatto:
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Racconto
n° 3348 |
Altri
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Devo ammettere che Sonia, la mia dirimpettaia, è stata proprio una bella sorpresa. Non credevo che una donna potesse regalarmi sensazioni così profonde come quelle che ho provato con lei! Tutto è cominciato… da un po’ di tempo. Sonia è una ragazza abruzzese di venticinque anni e lavora per una società, che ha sede qui a Lodi, con incarico nel settore marketing. Essendo intenzionata a far carriera è stata trasferita in sede e quindi dall’Abruzzo è venuta sin qui, venendo ad abitare nell’appartamento ammobiliato del condominio dove abito, proprio di fronte alla porta del mio appartamento. Cerco sempre di essere poco invadente, ma non posso certo rendermi invisibile, anche perché ormai mi sento così a mio agio negli abiti femminili che spesso li indosso anche se non devo andare a qualche appuntamento. I clienti che poi frequentano il mio appartamento non sono moltissimi e cerco di evitare che vi sia un andirivieni continuo: li faccio pagare abbastanza e quindi posso riceverne pochi al giorno. L’appartamento è all’ultimo piano e la camera dove consumiamo l’incontro l’ho fatta ristrutturare isolandola il più possibile dal rumore, anche se credo che qualche urlo di godimento spesso si senta. Fortunatamente al momento i vicini lavorano tutti, quindi il mattino e buona parte del pomeriggio il condominio è quasi vuoto, la sera preferisco accettare incontri fuori casa. In questo modo limito le noie con i vicini, anche se non sono proprio rose e fiori, ma questo è inevitabile. Pur cercando di evitare di mettermi troppo in mostra, Sonia mi aveva notato e un bel giorno, anzi un pomeriggio, venne a suonarmi alla porta. Ero in tuta e quindi aprii subito. - Buon giorno, sono Sonia la dirimpettaia – - Buon giorno, di cosa aveva bisogno? – - Mi deve scusare, ma volevo conoscerla, sa, tra vicini spesso ci si aiuta e, abitando da sola, potrebbe capitare di aver bisogno – - Guardi, devo dire di essere stupito, conosco poco i miei vicini… - - Se la disturbo, non importa, almeno ci siamo presentati – e mi tese la mano. Mentre la stringevo ebbi modo di osservarla meglio. Era una ragazza di statura media, bionda tinta e con la bocca carnosa. Gli occhi chiari attraevano quanto il corpo agile e formoso, avevo una vera passione per il seno e giudicai che portava una IV. - Mi scusi, sono stato un cafone, gradisce un caffè? Potremmo parlare un poco – - Grazie, chiudo la porta e la raggiungo – Entrò in casa senza imbarazzo e mi seguì in cucina come se ci conoscessimo da sempre. Fu un pomeriggio ricco di sorprese, parlammo tranquillamente come vecchie amiche e così conobbi Sonia e parte della sua storia personale, senza che lei mi chiedesse niente di me. Da quella volta ogni tanto mi invitava per un caffè o mi chiedeva aiuto per le piccole cose casalinghe che non sapeva risolvere o per le piccole manutenzioni. Stetti al gioco, evidentemente a Sonia piaceva un’amicizia trasgressiva, anche se di questo non mi aveva ancora chiesto nulla. Una sera, tornando da un incontro, trovai un biglietto sulla porta: “Quando torni, se vuoi, ho bisogno di parlarti. Ti aspetto alzata fino alle 3.00. Stavi benissimo con gli stivali rossi e la gonna”. Evidentemente mi aveva vista andare a prendere la macchina. Tra le altre cose l’incontro era stato deludente, il ragazzo era troppo eccitato per soddisfarmi ripetutamente, lo avevo convinto a lasciarsi inculare in modo da godere anch’io: dopo mi ero lasciata fotografare, con il viso coperto, mentre cercava inutilmente di incularmi dopo aver goduto. Sicuramente la foto più bella sarà risultata quella del MIO cazzo nel SUO culo. Comunque non ero stanca e, sicuramente, ero incuriosita. Mi ero già rinfrescata a casa del ragazzo e quindi, chiusa la porta, suonai a quella di Sonia. Mi aprì con indosso una sottoveste di seta bianca e delle ciabatte con il tacco a spillo rosa con un malizioso ciuffetto di pelo. - Entra pure, speravo che arrivassi in tempo – Mi fece passare e mi precedette in soggiorno. La casa era speculare con la mia e quindi non feci fatica a orizzontarmi. Notai appena l’arredamento, Sonia faceva uso di luci soffuse e il divano era la sola zona illuminata fortemente della stanza. Il seno formoso che si muoveva libero dentro il tessuto di seta aveva attratto maggiormente la mia attenzione. - Accomodati pure. Finalmente posso vederti… come dire, sotto un altro aspetto – - Ti premeva? – ero sulla difensiva, me ne rendevo conto. - Moltissimo, avevo notato la biancheria stesa, mi riferisco a quella sul balcone, e mi chiedevo come ti potesse stare indosso. Sai la curiosità è una prerogativa femminile – Mi alzai, mi tolsi il giubbino di pelle color panna e piroettai per farmi vedere. Portavo un tubino sbracciato rosso, lungo sopra il ginocchio con due spacchi profondi davanti e dietro che rimanevano chiusi da cerniere, calze autoreggenti di microrete color avorio e stivali rossi appuntiti con il tacco affilato di metallo. L’intimo era costituito solo dal perizoma. - Allora? Sei soddisfatta? – - Scusa, non so cosa stai pensando, ma non era solo curiosità morbosa la mia… è che non ho pregiudizi in materia di costumi sessuali e mi piace anche la trasgressione, a volte… - - Quindi vuoi venire a letto con me? Ho delle tariffe: cosa preferisci? Hai richieste particolari? – - No, ascolta, non era quello che pensavo, devi ammettere che avere un… una vicina come te… può essere un fastidio… io volevo vederti… così come sei adesso per dirti che io non ho problemi con quello che sei o che fai, anzi, mi piacerebbe esserti amica e poterti aiutare… anche in cose femminili, che so… la ceretta o la tinta… sono sola, lo sai, e un’amica, anche se trasgressiva, mi farebbe piacere – Mi sedetti. - Mi fa piacere che tu la pensi così, effettivamente nel condominio non posso appoggiarmi a nessuno se ho qualche problema, e amiche non ne ho di certo. Va bene, allora, se avrò bisogno di qualche cosa ti suonerò – Feci per alzarmi. - Aspetta, io domani non lavoro e… so che è tardi, ma se tu non hai problemi, mi piacerebbe stare un poco qui a parlare – - Piacerebbe anche a me, neanche io lavoro domani, non la mattina almeno, e per me fare tardi non rappresenta un problema – - Allora cosa posso offrirti: un pasticcino, una fetta di torta o qualche cosa da bere? – - Va bene il pasticcino e una bibita leggera – - Torno subito – Era felicissima di avermi lì con lei, si alzò d’impeto lasciando quasi uscire una mammella dalla scollatura. Portava anche lei il perizoma, in controluce lo si vedeva benissimo, ma i miei occhi erano catturati dal seno. Aveva i capezzoli grossi e diritti che marcavano la seta perfettamente. Tornò con un vassoio di pasticcini e con due succhi di frutta già versati nel bicchiere. Essendo il tavolino libero dove ero seduta, si venne ad accomodare vicina a me per posare meglio il vassoio. La sottoveste le salì abbondantemente mentre le nostre cosce si strusciavano mentre si sedeva, ma Sonia non sembrò preoccuparsene e mi offrì la bibita e il piattino con i pasticcini con un sorriso, mentre il triangolo del pube coperto dal perizoma semitrasparente occhieggiava liberamente tra le cosce semiaperte rivolte verso di me. Registrai tutto questo e ricambiai il sorriso. - Ti depili anche la passerina, vedo – dissi accennando a quanto mi aveva voluto intenzionalmente mostrare - Qui? – chiese accarezzandosi – Certamente, trovo che sia più eccitante, non trovi? Tu invece non ti depili…il pisellino? – - Certamente, è che solo poche donne si depilano così completamente e di solito lo fanno quando hanno in mente qualche cosa: è il tuo caso o lo fai abitualmente? – - Lo faccio abitualmente e mi piace farlo anche. Mi piace il tuo vestito, dove trovi questi abiti? Non certo a Lodi immagino – - No di certo, vado a Milano in un negozio sotto la stazione Centrale, si chiama “Lo Zoccolaio” e è fornito di tutto, dai vestiti alle scarpe. Alcune però le ho fatte fare su misura, altre le compro lì. Quando vado a fare acquisti ti ci porto se vuoi, è un bell’ambiente trasgressivo, dovrebbe piacerti – - Dai, ci vengo volentieri! Urca, sono già le tre di mattina, davvero non è tardi? – - Un po’ e forse è meglio che vada – - Puoi fermarti se ti va – Aspettavo questo momento, sapevo che sarebbe venuto: bisognava solo capire se era stato un gioco per attirarmi o se, in fondo, ci teneva alla mia amicizia. - Non ho il pigiama – - Puoi farne a meno o potrei prestarti qualche cosa di mio se vuoi – - No, non credo che mi andrebbe bene qualche cosa di tuo e poi non abito così lontano. No, è meglio se vado: due amiche non vanno a letto appena si sono conosciute, non credi? – - Hai ragione, sono stata impulsiva – - Sei scusata, sei stata troppo gentile per farmi arrabbiare. Allora vado, ci vediamo comunque – - Senz’altro – Mi accompagnò alla porta. - Ti ringrazio comunque di aver accettato il mio invito, credevo proprio che non saresti mai entrata in casa mia…vestita così almeno – - A ben pensarci neanche io lo credevo, ma se ti ero piaciuta con gli stivali potevo anche sedermi vicino a te: almeno adesso so che ti depili la passerina – - E io che hai il pisellino senza peli! A proposito, è proprio un pisellino? – - Adesso vado, buona serata e buon lavoro domani, io rimango a letto – Arrivato in casa mi spogliai, mi risciacquai il viso per togliere il trucco e mi infilai a letto. I giorni successivi non mi fecero quasi incontrare Sonia: andai ad alcuni appuntamenti pomeridiani, ricevetti alcuni clienti abituali a casa e passai tutto il fine settimana in campagna da Aldo, da dove tornai con il culo letteralmente in fiamme tanto ci aveva dato dentro. Mi presi così qualche giorno di riposo senza accettare nessun appuntamento e lo passai sulla terrazza a prendere il sole senza vestiti per mantenere sempre la pelle di un colore omogeneo: le righe dell’abbronzatura le trovavo insopportabili specialmente nelle parti intime, le parti con cui lavoravo! La terrazza è molto accogliente, non eccessivamente grande ma sufficientemente spaziosa da accogliere anche due o tre lettini per il sole. Il caseggiato poi è in un quartiere residenziale con pochi palazzi alti, il mio è uno di questi, contornati da batterie di villette a schiera: pochissime possibilità di essere spiati. Avevo poi da tempo fatto crescere dei fitti rampicanti su di una struttura in legno adatta allo scopo, ricavando così una zona per prendere il sole nudo. Ero quindi coricato a riposarmi e godermi il sole primaverile quando squillò il telefono: - Pronto? – - Ciao, lazzarona, sono Sonia! E’ tanto che non ci si vede, sei libera adesso? – - Al momento sì, di cosa avevi bisogno? – - Di nulla, solo che sei sparita per alcuni giorni e sentivo il bisogno di vederti. Ti disturba la cosa? – - Assolutamente, ti piace prendere il sole? Ho una terrazza molto discreta – - Si può stare nude? – - Io lo sono – - Allora arrivo, davvero posso…, sono subito da te – Dopo qualche minuto suonò alla porta. Le aprii indossando solamente le ciabatte bianche con il pelo di struzzo dal tacco di dieci centimetri: il cazzo mi pendeva rilassato sulle palle. Sonia mi squadrò sorpresa di essere accolta così già sulla porta. Indossava infradito di gomma e una magliettona che le arrivava a metà coscia. - Accomodati – - Grazie – Le feci strada verso la terrazza e le indicai il lettino che avevo già preparato per lei vicino al mio. - Come vedi non ci vede nessuno – e mi coricai. Si tolse la magliettona rimanendo con il solo perizoma, si guardò per bene in torno a verificare la privacy della terrazza e poi si tolse anche quello posandolo per terra sopra la magliettona. Si coricò sul lettino e si sistemò per prendere il sole. - Certo che è proprio super questa terrazza, ho sempre desiderato prendere il sole integrale, ma se ti apparti da sola c’è sempre il rischio di essere importunata. Hai dell’abbronzante da prestarmi? Nella fretta me lo sono scordato – - Certamente – e glielo passai. Era una donna veramente stupenda: il seno corposo le pendeva forse un poco, ma è sempre difficile trovare tette di quella misura che fossero perfettamente toniche, tette vere ovviamente. Era perfettamente depilata, con una figa carnosa che metteva voglia di leccargliela. Si spalmò l’olio abbronzante con perizia, indugiando sulle zone intime che erano più pallide, donando alla pelle una lucentezza eccitante. - Mi spalmi l’olio sulla schiena? – - Certo, non voglio che ti scotti – Dopo che si era girata sulla pancia le montai sul sedere per ungerle meglio la schiena, massaggiandole a mani aperte la pelle fino ai fianchi. Mi girai e salii un poco, per poter avere il sedere più comodo, sedendomi quasi sulla sua schiena. Il sedere era ben sodo, muscoloso e mi attirava moltissimo. Le allargai le natiche per spargere per bene l’abbronzante nel solco bianco tra esse. Mi stavo per eccitare, ma non volevo che Sonia se ne accorgesse e mi dedicai attentamente alle gambe. Le cosce erano sode come avevo immaginato, così come i polpacci. Terminato mi rimisi sul lettino. - Grazie, adesso mi sento tranquilla, non vorrei proprio rimediare una scottatura – - Esatto, alle volte ci vuole proprio un attimo per prendersene una molto forte – Per un poco nessuno parlò, dedicando il tempo a rilassarsi sotto il sole non certo così pericoloso come Sonia faceva credere. Avevo deciso di assecondarla in attesa della sua prima mossa. Iniziò a essere insofferente, cambiava spesso posizione e si massaggiava le tettone lamentandosi del caldo. La pelle, lucida e profumata dall’olio solare, rimaneva comunque asciutta. Si sistemò allora coricata sulla schiena con le gambe aperte per voler abbronzare meglio la figa depilata. Mi cominciavo a eccitare e non sapevo più come fare a tenere i cazzo molle: la desideravo, ma volevo vedere fini dove voleva arrivare. - Andrea, sai che inizio a eccitarmi? Vederti nudo e completamente depilato mi sta facendo bagnare la figa. Ho voglia di scopare – - Anche tu mi ecciti, ma non volevo saltarti addosso dopo averti accolto per un’innocente bagno di sole. E poi, non dovevamo rimanere amiche? – - Certamente, è che mi voglio scopare l’amica – Si era tirata su a sedere e mi mostrava le cosce aperte, si passò un dito tra le labbra umide della figa e me lo passò sulla bocca. - Ti piace? – Lo assaporai. - Certo, è il più bel sapore che conosco, questo e lo sperma. Ti piace lo sperma? – - Molto – Si chinò sul cazzo e me lo prese in bocca. Non attendevo altro per lasciarlo indurire. In breve se lo trovò ben duro in bocca e iniziò a ciucciarlo. Cercai la figa con la mano, ma me la allontanò. - Aspetta, vorrei che ti mettessi l’intimo da donna, ho tanto desiderato questo momento. Ti prego, accontentami – - Va bene, guepiere e calze possono bastare? – - Sì, con le scarpe bianche che ti ho visto il mese scorso – - Va bene, tutta in bianco o preferisci le calze color bronzo? – - Sì, color bronzo saranno perfette – - Allora aspetta, vado a prepararmi – - Anch’io, vado un attimo a casa e poi ti raggiungo – - Come preferisci, tra cinque - minuti sono pronta – Dopo aver indugiato ancora un poco con il cazzo in bocca, Sonia si precipitò a casa. Andai nello spogliatoio e indossai quanto desiderava: guepiere bianca con il reggiseno push-up senza pizzi, calze autoreggenti bronzo e sandali con tacco alto bianchi allacciati alla caviglia. Avevo un bel paio di scarpe a punta bianche, del genere che indossano le spose che vogliono essere anche sexy, ma avevo quel bel paio di sandali che mi aveva da poco regalato Aldo e che non avevo ancora messo e quindi scelsi quello, anche perché avevo trovato un bellissimo paio di calze senza puntale e quindi mi piaceva indossarle anche con i sandali, che erano veramente essenziali, i cinturini necessari per trattenere il piede con uno che si avvinghiava alla gamba come un serpente. Niente trucco, non serviva come non serviva il perizoma visto che saremmo andati subito al sodo. Avevo voglia di scopare, il ricordo del week-end con Aldo era ormai scemato e la visione di Sonia adagiata nuda sul lettino lo aveva fatto sparire del tutto. Suonò il campanello della porta e mi diressi ad aprire così come mi trovavo.
Aprii e rimasi di sasso. Anche Sonia si era preparata. Indossava un body di lurex nero aderentissimo, chiuso fino al collo lasciandole le spalle scoperte, che terminava con due cinghie infilate nelle cosce a mo’ di staffe. L’inguine era scoperto così come il culo, mentre la schiena era attraversata da strisce di tessuto che tenevano il corpo stretto nell’indumento. Il seno prorompente esplodeva da due piccole aperture tonde che tenevano le tette separate e soffocate alla loro radice, inturgidendo i capezzoli già per natura ben marcati. Il contrasto tra il loro candore e il nero del lurex era già di per se stesso motivo di arrapamento. Non portava calze, ma stivali dello stesso materiale e colore del body e che le salivano fin oltre il ginocchio sorretti da tacchi alti e appuntiti. Aveva raccolto i capelli in una coda eseguita velocemente ma ben ordinata, con una cinghia che teneva i capelli alzati sopra il capo, rigidi come una piccola frusta dal pennacchio biondo. Ma la cosa che mi aveva immediatamente colpito la teneva fissata in mezzo alle gambe che mi proponeva leggermente divaricate: un cazzo artificiale con tanto di scroto e palle, rigido come in erezione, di colore nero e di dimensioni ragguardevoli. Era fissato con una cinghia attorno alla vita, mentre una terza le passava sotto le cosce e, attraversandole le chiappe aperte, si fissava dietro alle altre cinghie, segnandole la carne tanto erano tese. Come avesse fatto in così breve tempo a indossare quell’abbigliamento così stretto e complicato mi dimostrò la padronanza che aveva di quel costume che mi mostrava con fierezza. - Mi fai entrare, o hai cambiato idea. Come vedi voglio essere io a fotterti – Avevo anch’io delle idee su Sonia e anch’io possedevo accessori sado-maso, ma quella volta sarei stata al suo gioco, sarei stata la sua gattina e lei la padroncina, ruolo che comunque mi piaceva interpretare. - Accomodati Entrò altezzosa e dopo aver chiuso la porta mi afferrò il cazzo eccitato. - Quanto vorrei averne uno vero tra le gambe – Le presi le tette e le strinsi fino a farle male. - Anch’io vorrei avere due meloni come i tuoi, giochiamo quindi con il sesso dell’altro e scambiamoci i ruoli – Mi inginocchiai e le leccai la punta dello stivale risalendo poi per tutta la gamba fino all’inguine. In profumo di figa che usciva da sotto il cazzo finto mi eccitava, volevo leccargliela, ma non potevo ancora avere accesso alla sua fragranza. Imboccai quindi il fallo artificiale e cominciai a ciucciarlo come se fosse vero. Era una riproduzione veramente fedele, con le venature delle vene in rilievo, un glande grosso e un’asta veramente rigida. Non aveva il gusto della gomma, come hanno i cazzi finti di poco pregio, sembrava quasi di ciucciarne uno vero: di certo aveva visitato recentemente tanto la figa quanto il culo di qualcuno e non era stato ripulito completamente lasciando traccia della loro fragranza. Lo masturbai e lo ciucciai con cura, piegandolo per poterlo ingoiare facilmente. Sonia era eccitatissima e si dimenava come se il cazzo fosse veramente suo mentre dalla figa usciva il profumo inebriante dell’eccitazione. Palpai le finte palle anch’esse riprodotte con grande veridicità. Lo scroto, morbido al contatto, dava l’impressione di contenere due palle dure perché gonfie di sperma pronto da eiaculare e terminava con una placca rigida che copriva la figa quanto il buco del culo e al cui termine era fissata la cinghia che divideva le chiappe mentre saliva a fissarsi in vita. Infilai un dito sotto la placca con l’intento di entrarle nella figa per dar sfogo alla sua eccitazione ma trovai un ostacolo: fissato alla placca c’era un altro cazzo di gomma che la penetrava! Dovetti forzare l’apertura per poter infilare il dito medio e tastare così le dimensioni di quell’appendice artificiale: Sonia era una gran golosona di cazzi, seppur finti, e quello infilato nella figa era uno di dimensioni tali da riempirle per bene la figa, anche se non troppo in profondità (successivamente mi confidò che aveva anche un perizoma con solo il cazzo che la penetrava e che amava indossare alcune volte con i pantaloni attillati per uscire e andare da sola a sculettare in centro). Sonia mi lasciò fare, godendo di quell’ulteriore forzatura alla figa, mentre con l’altra mano continuavo a smanettare l’altro cazzo i cui movimenti si trasmettevano a quello che aveva infilato. Avevo il cazzo in pieno tiro pensando a come stava godendo Sonia. Ormai prossima a godere mi prese per la gola, mi tirò su di peso e mi gridò: - Il culo! Dammi il culo da sfondarti!! – Aveva lo sguardo assatanato e il poco rossetto che s’era messa prima di uscire era tutto sbavato dopo essersi leccata le labbra violentemente. Le afferrai le tette e gliele strizzai con forza. Urlò e mi spinse lontano. Caddi per terra, facendo anche un poco di scena, e le mostrai la curva del culo disegnata dalla guepiere bianca. Mi si gettò sopra famelica afferrandomi per la vita e posizionandomi alla pecorina per potermi fottere. - La vaselina, mettimi la vaselina, altrimenti non entri – - A secco, ti inculo a secco! – Mi liberai facilmente di quella cagna in calore e, allungata la mano, presi da dentro il cassetto del mobile in anticamera il tubettone di vaselina e glielo gettai colpendola tra le tette. Mi si gettò addosso nuovamente e mi diede una sommaria lubrificata al culo: poi mi venne dentro. Era un superbo cazzo finto: la sua ricostruzione perfetta, che avevo già apprezzato quando lo avevo avuto in bocca, ora la potevo assaporare con il culo e anche se la vaselina lo faceva scorrere dentro e fuori abbastanza facilmente, la sua dimensione da superdotato me lo faceva apprezzare con goduria. Rigido come pochi cazzi sanno veramente essere, veniva utilizzato da Sonia come fosse una punizione, fottendomi con forza e spingendo al massimo per farlo entrare tutto. Il calibro era grande, ma Aldo mi aveva lavorato per bene nell’ultimo week-end e quindi godevo di quella scopata robusta. Sonia era al settimo cielo e gongolava mentre mi scopava, impalata anch’essa sul cazzo, più piccolo, che la protesi aveva per fotterle la figa e che le rimandava il ritmo con cui mi penetrava. Le unghie di Sonia erano impiantate nella carne delle natiche, mi lasciò per afferrarmi saldamente per la vita e iniziare la carica finale. Urlava dal godimento: - Ahhh…ahhh…ahhh...ahhh...ahhh...,mhhh...ahhh…mhhh…ahhh…mhhh…ahhh…mhhh…ahhh,dai, dai, dai,dai… godoooooooooooooo!!! – Io mi trattenni a mala pena e quando Sonia mi crollò sulla schiena esausta mi tolsi da quel cazzo finto e, rovesciatala sulla schiena, le infilai il cazzo in bocca e, manovrandole ancora la protesi, me lo feci ciucciare per bene. In un attimo le riempii la bocca, Sonia, stremata, non riuscì nemmeno a trattenere tutta la sborra che le scaricai tra le labbra, rivoli biancastri e lattescenti le colavano dagli angoli, mentre continuava a ciucciare e ingoiare. Sazio le lasciai la protesi e le leccai la sborra colatale fuori, strizzandole contemporaneamente le tettone libere. - Fammi male, ti prego, adesso fammi male – Sapevo che me lo avrebbe chiesto. Le slacciai la protesi, le liberai così la figa dalla presenza della seconda protesi e gliela diedi da ciucciare. Poi la rivoltai alla pecorina e le unsi il buco del culo, stava per dire qualche cosa ma le calcai al suolo il capo, tornando a infilarle in bocca il cazzo che aveva visitato la sua figa. Dal mobile vicino presi un vibratore a pila di dimensioni asinine e, dopo averla penetrata nella figa, lo calcai nel culo. Urlò ma non cercò di allontanarsi, anzi, si posizionò meglio con i gomiti e spinse anche lei per favorire la penetrazione. Estraendolo e calcandolo diverse volte riuscii a infilarlo per bene, poi lo accesi alla massima potenza, dopo di che cominciai a fotterla. La figa era spaziosa, ben lubrificata e ben presto cominciai a tenere un buon ritmo; il vibratore invece lo tenevo fermo, ma la dilatazione del buco del culo e le vibrazioni che si trasmettevano in profondità riuscivano a eccitarla a dismisura. Lo tenevo impugnato con due mani, utilizzandolo come punto di appoggio mentre le pompavo la figa, muovendolo su e giù inavvertitamente. Vedevo le tettone ballonzolare libere come le mammelle di una vacca, andando a ritmo dei colpi che le calavo nella figa. Impugnai le anche per poter affondare meglio i colpi e intanto osservai il vibratore che, lasciatolo libero, rimaneva ugualmente infilato in profondità: evidentemente il culo era dilatato e non cercava di espellere il corpo estraneo, anche se per quel culo era di casa! Sonia stava godendo e così anch’io. Le afferrai allora i tacchi degli stivali riuscendo a penetrare un pochino di più in profondità, poi le estrassi il vibratore e, spingendola per farla cadere faccia a terra e culo per aria, mi sedetti sulle sue chiappe penetrandola contemporaneamente, trovando il buco del culo aperto e accogliente. - Non cadere adesso, ti riempio anche il culo e poi ti faccio riposare – - Si, adesso il culo, riempimelo, fammi sentire la tua sborra – Si piazzò bene con la schiena per sorreggermi, mentre cominciavo a sgroppare su e giù per scoparla. Trovatasi i miei piedi ai lato della testa prese ad accarezzarmi le gambe, fino dove poteva arrivare, indugiando sul polpaccio e sul piede. Le carezze sulle calze setose mi diedero nuova eccitazione, anche perché ho sempre amato le sensazioni che solo le calze sanno dare, quella setosità che nessuna pelle ha, quel senso di liscio, quella carezza che stimola tutti i centri del piacere. In fondo il mio primo approccio con il mondo femminile è stato indossando i collant, diventando presto un esperto di “denari”, cioè dell’unità di misura della pesantezza del filato: sopra i 40 denari calze molto pesanti e coprenti; 40 denari calze coprenti ma lucide e molto setose; 20 denari calze semicoprenti, lucide, lisce e comunque di resistenza sufficiente; 15 denari calze sensuali, fragili ma molto fini, in genere autoreggenti. La lingua lambiva le dita che fuoriuscivano dal sandalo, ciucciando l’alluce per quanto la calza lo rendeva possibile. Sapevo qual’era il sapore di quella pratica, anch’io avevo più volte leccato i piedi di Alexia, ne avevo aspirato l’odore caldo che solo le calze femminili sanno infondere ai piedi, quell’odore che mi ha sempre eccitato e che Alexia, sapendolo, mi lasciava aspirare e leccare anche dopo che aveva tenuto indosso gli stivali tutta una giornata. Anzi, in quelle occasioni se sapeva che ero a Milano mi chiamava: - Andrea, per oggi ho finito, ho i piedi da stamattina negli stivali: perché non vieni a massaggiarmeli, come lo fai tu non ho ancora trovato nessuno – Accorrevo appena potevo, le toglievo lo stivale e mi inebriavo col profumo di pelle e di calze sudate, leccando quel piede che vedevo perfetto ancora umido di sudore chiuso all’interno di una calza. Mi sentivo impazzire, il cuore mi andava a mille: leccavo, inalavo, ciucciavo, mugolavo di piacere. Allora Alexia si eccitava, si toglieva una calza, mi prendeva all’interno delle sue cosce aperte, mi infilava in bocca il suo cazzone in tiro e mi avvolgeva il capo con la calza che s’era tolta, facendo ovviamente coincidere il piede con il mio naso. A quel punto cominciavo a ciucciare, inebriato da quel profumo che solo le donne hanno e con un bel cazzo duro in bocca, massaggiandole il piede nudo mentre l’altro piede, ancora rivestito, scivolava tre le mie cosce a stimolare il cazzo che avevo duro. Dopo avermi riempito la bocca con lo sperma mi liberava e mi chiedeva: - Andrea, mi massaggeresti anche l’altro piede? – Ovviamente rispondevo sì e il gioco ricominciava con l’altra calza, dove se per caso vi avevo goduto sopra la dovevo anche ripulire con la lingua prima di farmela avvolgere sulla faccia. La seconda eiaculata era meno immediata, ma Alexia amava moltissimo quel gioco che solo con me faceva e quindi riusciva comunque a scaricarmi in bocca un’altra dose del suo dolcissimo sperma. Sonia non conosceva quel gioco, mi accarezzava le gambe e mi leccava le dita dei piedi per istinto, godendo di quel contatto femminile mentre aveva nel culo un vero cazzo maschile. Eiaculai e mi rizzai quasi in piedi per infondere maggiori spinte, affondandole brutalmente nel culo il mio cazzo fremente. Godetti a lungo, con tutta la sborra che ancora avevo, dilatandole il buco del culo ad ogni affondo come credo non aveva ancora provato. Godette anche lei, dopo di che cedette, distrutta. Giaceva scomposta, le belle gambe inguainate dagli stivali neri erano messe casualmente una sull’altra, come un manichino caduto. Mi sedetti contro il muro, anch’io ero svuotato, il culo mi faceva male e sicuramente anche il suo culo era in fiamme. - Mi hai sbattuta per benino – - Anche tu ci hai dato dentro mica male, ho il culo in fiamme – - Oltre al culo ho anche la figa in fiamme, ma sono sazia, adesso sono veramente sazia – - Ci abbiamo dato veramente dentro, non credevo che eri così trasgressiva, mi hai lavorato il culo in maniera esperta – - Ti ringrazio sai, era da mesi che sognavo di incularti quando ti vedevo uscire tutta in tiro da gran figa. Mi chiedevo chi era il fortunato che ti avrebbe sborrato nel culo, che ti avrebbe afferrato per le anche per spingere meglio. Mi masturbavo sai, al solo pensiero di non essere lì con te mi bagnavo subito la figa e allora dovevo ricorrere al cazzo di gomma, infilandomelo nel culo mentre mi masturbavo – - Adesso sarai sazia, spero – - Certo, per adesso però, spero di poter ripetere questo pomeriggio, adesso che…mi eccito già al pensiero della prossima volta. Guarda, mi sento che inizio già a bagnarmi! – - E’ il mio sperma che ti sta colando fuori, fammelo assaggiare… sì, è solo sperma, non ti stai eccitando, sei troppo sfatta per poterti eccitare, tra un poco forse, ma non adesso, fidati – - Comunque se mi lasci riposare un poco sarò prontissima, ho solo bisogno di riposare, poi ci diamo dentro di nuovo – - No, ascolta invece, adesso te ne vai a casa, ti lavi e ti riposi, un’altra volta possiamo rifarlo, sei stata fantastica, mi hai fatto godere come poche donne hanno saputo fare, però adesso basta, non cercare di strafare – Dopo altre obiezioni, riuscii a convincerla e l’accompagnai alla porta. - Aspetta, hai dimenticato il perizoma cazzuto – Lo recuperai e glielo portai. - Vuoi indossarlo? – - No, adesso vado – - Sai che non ne avevo mai visti? Mi interesserebbe sapere dove lo hai comprato – - A Piacenza, se vuoi ti ci porto. Ne hanno di vari tipi e misure, anche doppi, figa e culo, o solo figa o solo culo. Quelli solo culo sia per uomo che per donna. Devi proprio venirci, hanno cose che non trovi negli altri sexy shop, dove hanno in genere solo videocassette, ma hanno un’oggettistica tutta particolare – Con la promessa di andarci assieme ci lasciammo. Adesso sono qui ad aspettarla per uscire assieme. Siamo già andati al negozio e mi ha regalato un perizoma con il cazzo da infilare nel culo. E’ veramente stupendo, il tessuto è elastico ma contenitivo, rimanendo così ben fermo sulla pelle. Il cazzo è corto e tozzo, riempie per bene il culo, ma rimane più sottile alla base in maniera da far leggermente richiudere il buco del culo per trattenerlo naturalmente all’interno senza scivolare fuori. Inoltre rimanendo con la base più piccola non sporge e non segna il perizoma. La sto aspettando per andare a sculettare in centro assieme, tutte due con il nostro perizoma cazzuto indosso, anche lei con quello per il culo, eccitandoci con il nostro rigido segreto che ci sodomizza. Lei lo ha già fatto alcune volte e quindi mi ha consigliato dei pantaloni attillati, perché tengono le chiappe più ferme e chiuse, aumentando il godimento. Ho indossato quindi i pantaloni di pelle neri che mi disegnano perfettamente il culo. Volevo mettere i sandali con il tacco e con le unghie laccate di nero, ma Sonia ha detto che mi si vede tropo il cazzo in tiro e che forse era meglio non esagerare. Allora devo mettere gli stivali da motociclista che tanto piacciono ad Aldo, quando li metto gli prende la fregola di farmi subito un pompino, con una maglietta nera lucida che mi lascia l’ombelico scoperto. Eccola, ha suonato… mhmmmmm, camminare è proprio eccitante, mi sento già il cazzo in tiro. La prossima volta le chiedo di uscire in bicicletta, voglio proprio tornare con il culo in fiamme!!!
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