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Tenero arrendersi
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Titolo:
Tenero arrendersi |
Autore:
Vellutorosso |
Contatto:
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Racconto
n° 3366 |
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E’ difficile da capire per me, abituata a condurre il gioco, quest’abbandono totale alle tue mani. Smarrita. Così mi sento non appena le tue labbra si posano sulle mie. Nasce tutto da lì, dai tuoi baci, o forse dall’odore. Il tuo. Terra bagnata dopo un temporale. Non appena accosti il viso al mio entra prepotente nelle narici e le impregna, le sinapsi scattano involontarie e da lì nasce la mia resa. Ti respiro mentre la tua lingua è già dentro la bocca e insegue la mia, in affannosa caccia. Il gusto si fonde all’odore e l’anima trema, assolutamente indifesa. Ma è un tenero arrendersi, questo. Sento la lingua affondare, senza darmi tregua, dentro la bocca, e poi ancora sulle labbra, leccando avidamente, succhiando via l’ultimo baluardo di difesa. Sono nuda, adesso. Nell’anima ancor più che nel corpo. Stai percorrendo il mio collo, senza fermarti, lasciando scie di saliva sulla pelle che ti brama, ti desidera, vibra, trema e ti accoglie, senza sosta. Sei padrone assoluto del gioco che conduci abilmente, senza pretese di dominio, ma fermo, come un olmo troneggiante in un prato. Mi sento totalmente tua, senza più pensieri, la mente chiusa a chiave, il corpo aperto, conchiglia pronta a riceverti. Il sesso pulsa forte tra le mie cosce schiuse dal tocco leggero della tua mano. Mi sfiori appena, il tempo per inumidire le dita. Ho un fremito e questo senso d’abbandono amplifica ogni mia sensazione. Prendimi. Adesso, subito, sbattimi con forza d’animale. No. Non farai così. Sai che è ciò che voglio ma sei tu che comandi. Lo so. Adesso indugi tra le labbra del mio sesso ormai madide d’umori, come un ragazzino inesperto; mi senti fremere, ansimare, con gli occhi - ah i tuoi occhi come il mare quanto sanno farmi annegare – gusti la mia ansia, la bramosia che spinge il bacino a venirti incontro a premere sulle tue dita per sentirle dentro. Assapori la morsa delle mie cosce avvinghiate alle tue e la mia voce sicura farsi roca a supplicare - ti prego…fammi venire…- Affondi deciso, dentro, con un dito subito, poi due, tre, di più, sempre di più, mentre premi la bocca sulla mia, a mangiarmi, a sfamarti della mia proverbiale sicurezza fatta a pezzi dal tuo odore di bosco selvatico. Sono tua, tua come non riesci mai ad avermi fuori da questo letto, da questa stanza, da quest’angolo di vita. Sento l’orgasmo arrivare come un fiume in piena, corso d’acqua selvaggia che travalica dighe e barriere e s’infrange sul tuo petto, esplode in un grido quasi disperato. Mi sono arresa, a te, alle tue mani, al tuo essere vero, almeno qui. Ed è solo l’inizio.
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