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Daniela bianco e nero
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Titolo:
Daniela bianco e nero |
Autore:
Redheadlove |
Contatto:
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Racconto
n° 3368 |
Altri
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Ci svegliammo a sole già alto, mi alzai e andai a preparare la colazione. Lasciai Daniela a dormire carezzandola con lo sguardo: era bella anche di prima mattina. Mentre la caffettiera gorgogliava allegra il frutto del suo ventre caldo, la vidi apparire appoggiata allo stipite della porta, aveva la mia vestaglia leggermente aperta sul davanti e le si intravedevano i seni sodi. “Sei ancora vivo?” mi chiese ridendo e si accomodò a tavola. Le risposi con uno sguardo eloquente mentre la servivo. Facemmo colazione ridendo, cosa rara quella di essere felici la mattina appena svegli. Andammo in bagno a farci una doccia. L’abbracciai sotto l’acqua, le passai le mani sul suo corpo insaponato sentendola sinuosa e vellutata. Ebbi un accenno di erezione che non guastò. Uscimmo dalla doccia quando mi fece sedere sul bordo della vasca. “Dove tieni le lamette e la schiuma?” mi chiese. Io la guardai stupito “Sono nel secondo cassetto, perché?” “Ci dobbiamo fare belli per stasera, andiamo a trovare una mia amica!” sorrise maliziosa e tirò fuori lamette e schiuma “Adesso l’avrei fatta la barba” obbiettai. “E chi ha mai parlato di barba?” ribattè con un sorriso. Entrò nella vasca, si inginocchiò e si spruzzò la schiuma su una mano; cominciò a cospargermi i testicoli e il forellino. Io la guardavo rapito e stavo fermo, mentre lui si risvegliava contorcendosi e raddrizzandomi. Sentivo la freschezza della menta carezzarmi la pelle: era una piacevole sensazione di fresco. Cominciò a radermi partendo dalla coscia, stendendomi la pelle con le mani e passando la lama leggera e decisa sulle grinzette che ricoprono lo scroto. Il passaggio del rasoio metteva in risalto lembi di pelle tenera e chiara. Poi fu la volta del sotto, fu delicatissima e non mi graffiò neppure leggermente. Mi sciacquò con acqua tiepida, che sentii incredibilmente fredda, e mi asciugò con un asciugamano a nido d’ape. Guardavo stupito e soddisfatto l’opera quando lei si accostò alle palle succhiandole. Le vidi sparire dentro la sua bocca. Poi si rialzò come se nulla fosse accaduto e si rivestì lasciandomi lì come un ebete. Passato lo shock mi vestii e uscimmo in auto; avevo una strana sensazione tra le gambe, come di ruvido. Mi guidò verso la periferia con fare sicuro, i suoi capelli scintillavano sotto al sole mentre il vento li scompigliava. Arrivammo sotto una palazzina di pochi piani dove ci fermammo. La seguii al portone; mi guardavo intorno mentre lei si faceva aprire. Sentii uscire dal citofono una voce femminile calda e profonda. Salimmo per le scale perché io sono claustrofobico e quindi non posso usare ascensori. Bussammo a un’anonima porta color noce, la porta si aprì e apparve una ragazza di colore alta e ben tornita, con un bel viso su cui spiccavano le labbra carnose leggermente pendule; aveva un seno prorompente e una vita stretta, ma il pezzo forte era rappresentato dal culo, grosso e rotondo che traspariva inguainato da una minigonna che le lasciava libere due gambe da gazzella. Ci fece entrare e si presentò come Stella stringendo la mano a me e baciando affettuosamente Daniela. L’ambiente era colorato e caldo come ci si può aspettare da una come lei. Ci fece accomodare su un divano liso ma comodo offrendoci un caffè. Lei era seduta davanti a noi e io la potevo osservare in tutto il suo splendore. Ogni tanto sentivo addosso lo sguardo malizioso di Daniela e la vedevo sorridere, sapeva cosa e dove stavo guardando. Parlarono del più e del meno ora ridendo ora sghignazzando tenendomi fuori dalle loro conversazioni quasi del tutto. Poi calò un silenzio che già conoscevo, Daniela appoggiò la mano sulla patta dei miei calzoni e cominciò a muoverla dolcemente. Stella dal lato suo si tolse il top mettendo in mostra i seni neri e gonfi. La rossa mi slacciò i pantaloni e me li calò ai piedi, e così fece con i boxer. Me lo prese in bocca rimettendomi a sedere. La sentivo calda e ora potevo sentire il suo respiro sulla pelle rasata e sensibile. Stella si era tolta la gonna e aveva scostato senza toglierselo il sottile perizoma mettendo in luce una fica nera e riccioluta. Cominciò a masturbarsi, prima carezzandosi la clitoride, poi passandosi il palmo della mano sulle grandi labbra aprendole e mostrando il loro interno rosa e succoso. Non smise mai di guardarmi negli occhi. Si era spogliata anche Daniela, mi alzai ma mi fece rimettere sul divano. Si avvicinò ancheggiando alla sua amica e la baciò con passione sulla bocca. Rimasi esterrefatto di fronte a cotanto spettacolo. Erano in piedi davanti a me e si abbracciavano, vedevo il lucido della pelle d'ebano spiccare su quella lattea in un turbinio di forme e colori che riempivano gli occhi ed il cuore. Erano lì a scambiarsi reciproche carezze, si stringevano i seni freschi e sodi, prendevano a piene mani le natiche aprendosele e rilasciandole, le loro dita sparivano e riapparivano nelle loro cavità quasi per magia. Poi Stella si stese supina sul tappeto coloratissimo e allargò le gambe. Daniela le si accovacciò sulla faccia facendosela leccare e leccando essa stessa la fica nera. E io? Io ero lì, con il pisello in mano, con i testicoli che mi dolevano per l’eccitazione e con la voglia di durare il più a lungo possibile a godermi lo spettacolo di quel culo bianchissimo e aperto che si dimenava nell’aria godendosi la lingua di Stella, con quella matassa di riccioli rossi che si era messa dietro un’orecchio per farmi osservare meglio come fosse brava a far godere l’amica. Le leccava la clitoride gonfia, le allargava le ali rosa e nere e usava le dita come fossero un cazzo. Entrambe sembravano molto brave e soddisfatte di loro a giudicare dai mugolii. Io mi stavo masturbando e decisi che era venuto il momento di passare all’azione. Mi posizionai dietro a Daniela, le aprii la fica con due dita e senza troppi complimenti cominciai a penetrarla. Anche se era bagnata io ero veramente gonfio e facevo fatica a entrare; se ne accorse anche Stella che si tirò un po’ su, appoggiò una mano nera sul mio cazzo rosso e se lo prese in bocca umettandolo con la saliva. Vedevo l’asta sparire tra le labbra carnose e riapparire per scomparire ancora. Quando decise che bastava fu lei che lo inserì, stavolta agevolmente, in Daniela che si inarcò piena di me. Cominciai a muovermi lentamente con la paura di venire da un momento all’altro, sentii che mentre la scopavo Stella aveva preso a leccarmi le palle lisce ed il culo pulsante, sentivo la sua lingua calda scorrere su di me mentre scopavo l’altra ed era una sensazione stupenda. Daniela gemeva sotto i miei colpi che si facevano sempre più intensi e ravvicinati, aumentai la cadenza sentendomi vicino all’orgasmo, stella capì anche stavolta, e lentamente, continuando ad avere le mie palle in bocca mi penetrò con un dito facendo riaffiorare vecchi dolci ricordi. Io feci altrettanto mettendo il mio pollice nel buchino cedevole di Daniela che si contrasse in spasmi. ”Dai, vieni porco, vienimi dentro, riempimi diiii….” Terminammo la frase all’unisono con un urlo di piacere, venendo insieme in un tripudio di spasmi e contrazioni. Lo tolsi da dentro che era ancora abbastanza duro e lo misi in bocca a Stella che lo ripulì a dovere; io guardavo le grandi labbra di Daniela colare il mio seme bianco che finiva sul seno di Stella disegnandola come un quadro d’autore. Mi allontanai e prima di gettarmi esausto sul divano il mio sguardo rimase sulla bocca di Stella che leccava e succhiava la fica bianca e grondante di Daniela.
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