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Ragazza alla pari
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Titolo: Ragazza alla pari
Autore: Fiammetta
Contatto:
Racconto n° 3372
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"Uno splendido luglio" pensava Marta osservando il movimento giù in strada. La finestra della sua camera, al secondo piano della villetta, affacciava sulla via principale del paese di Hull. Era in Inghilterra da ormai una settimana; la famiglia che la ospitava sapeva metterla a suo agio, perchè era composta da persone aperte ed attente a ogni sua esigenza, riempiendole le giornate con gite e visite nei luoghi più divertenti ed esclusivi che avesse mai visto in vita sua. Non che avesse visto molto nella sua giovane vita, almeno fino a quell’anno. Marta aveva appena superato gli esami di maturità: il liceo scientifico è una scuola impegnativa, e per uscire con la massima votazione aveva trascorso gli ultimi cinque anni quasi completamente assorbita dagli studi. L’aspetto di Marta, però, non era affatto da “secchiona”: una splendida mora di diciotto anni, gambe lunghe e ben tornite, occhi a mandorla con uno sguardo naturale da cerbiatta che, anche se in modo involontario sembrava dire agli uomini: provo un calore invadermi, fammi sentire la tua scolaretta. Non pensava veramente ciò, però quando un uomo le piaceva e le coinvolgeva i sensi, senza rendersi conto, un senso di calore accompagnato da un sordo e lungo brivido le si diffondeva nel basso ventre, il cuore iniziava a martellare e il viso le si infiammava rendendo lo sguardo languido ed invitante. Come per difendersi, da questo desiderio involontario e da sempre represso, girava il corpo di quarantacinque gradi, mostrandosi così di fianco al suo interlocutore, che per non offendere continuava a guardare con la testa leggermente girata e lo sguardo in tralice. Era in questo momento che in modo del tutto non voluto, forse per l’imbarazzo, inarcava la schiena e il suo splendido culetto sodo e rotondo si spostava fuori e all’insù’, donando alla sua figura una dignità di opera d’arte e all’interlocutore, un’eccitazione così intensa e coinvolgente, da essere a volte scambiata per amore. Marta aveva capito che la sua eccitazione era in qualche modo infettiva ma non ne capiva le ragioni. D’altra parte era un talento naturale, l’erotismo le scorreva nelle vene. Lei ne era però completamente ignara, anche perché, completamente a digiuno da qualsiasi esperienza erotica, a parte alcuni baci sulle labbra scambiati con un compagno di classe, senza troppa convinzione. Naturalmente con una certa frequenza si dedicava all’autoerotismo, l’unico modo che si concedeva per controllare le sue forti pulsioni che sempre più sembravano sfuggirle di mano. Anche quella sera, osservava la strada sottostante svuotarsi, e ripensava alla giornata trascorsa con la famiglia che la ospitava. John, un ragazzone di sedici anni con il quale aveva scambiato e-mail tutto l’inverno, che ora la ospitava nella sua casa per un mese. Troppo impegnato a piacerle, parlando di se e raccontando di chissà quali grandi esperienze lo avevano visto protagonista. Goffo nei movimenti, brufoloso, ma con un corpo forte e imponente e un rigonfiamento dei jeans di tali proporzioni da farle desiderare di essere un agnello sacrificale. Il quarantaduenne padre invece, era un uomo di grande fascino, alto e forte come il figlio, si muoveva con eleganza e sicurezza. Capelli neri, viso rasato e virile, ingentilito spesso da radiosi sorrisi che brillavano nei suoi occhi verdi e profondi. Gli atteggiamenti e lo sguardo la dominavano, convincendola a lasciarsi dolcemente guidare per mano nelle molte cose interessanti e divertiti che sapeva raccontare con garbo e senza invadenza. Quando c’era Charles, Marta si sentiva protetta da quel corpo atletico e sicuro, coccolata dalle sue mille attenzioni e appagata dal suo fascino mai direttamente indirizzato a lei. Se c’era però una persona alla quale Marta avrebbe voluto assomigliare era proprio Charlotte, la bella moglie parigina di Charles. Lontano dal dimostrare i suoi trentasei anni, aveva un portamento elegante, eredità del suo passato da ballerina, un fisico asciutto ma pieno e sodo, vestiva molto femminile e sofisticato. Quando uscivano di casa la sua bellezza unita alla sua eleganza mozzavano il fiato a qualunque essere vivente uomo o donna che fosse. Charlotte sembrava non accorgersi delle emozioni che dispensava e si rivolgeva a tutti con grande affabilità e disponibilità quasi materna. Nel pomeriggio aveva aiutato Marta nella scelta di un completino intimo. Erano entrate solo loro due nella boutique di intimo. Marta istintivamente aveva adocchiato un completino a fiorellini blu’, carino ma un po’ infantile. Charlotte con molta semplicità le aveva sorriso, allungandole un completo di pizzo bianco, raffinato e giovanile, con una brasiliana che le faceva risaltare le natiche abbronzate in modo impertinente, quasi fossero un’offerta agli occhi che vi si posavano e un’ispirazione per i pensieri più sconci. Marta rossa in volto, aveva confessato alla sua mentore, che provava fastidio nel sentire la stoffa in mezzo al culo, - forse e’ piccolo - si scusò, - e poi mi sembra di essere nuda, sento l’aria sulle natiche! -. Charlotte che la osservava sorridente, con uno sguardo di complicità, le aveva appoggiato la mano calda sulla natica destra l’accarezzò decisa ma come se fosse un delicato velluto, poi le infilò l’indice sotto il perizoma, nella parte alta. Lo lasciò scorrere verso il basso sfilando via man mano la stoffa che si era infilata tra i glutei di Marta, arrivando fin sotto in mezzo alle due cosce, dove sfiorando fugacemente le labbra della vulva aveva estratto con disinvoltura il dito. - Non mi sembra affatto piccolo - sorrise, - vedrai e’ solo questione di abitudine! - . Marta era avvampata, l’eccitazione l’aveva colta con tale intensità che non solo il suo ventre era scosso dai brividi e da un intenso calore, ma provava degli inediti crampetti ai lati del monte di venere. Il cuore le pulsava come impazzito il fiato sembrava come mozzato da una lunga corsa, Marta nascose come poteva la forte emozione. Charlotte chiuse la tenda come se non si fosse accorta di niente. Marta era scossa non riusciva a guardarsi nello specchio del camerino ma era certa di aver desiderato che quell’istante fosse durato più a lungo.
Non c’era più nessuno per strada, era ormai notte, Marta si era allontanata dalla finestra mentre ripensava al pomeriggio con Charlotte. Era di nuovo eccitata. Sentiva un rumore ritmico nella stanza a fianco alla sua, quella di John. Intuendone il motivo la colse una nuova ondata di eccitazione. Desiderava spiare il ragazzo, ma non aveva il coraggio e poi come fare? La risposta fu quasi immediata e fugò ogni esitazione. Aprendo con la massima attenzione la porta della sua camera, attraversò il corridoio, fin dopo la stanza di John, entrò nel bagno, senza accendere la luce socchiuse la porta. In fondo al bagno sopra un mobile massiccio c’era una finestrella che comunicava con la stanza di John. La luce spenta non avrebbe rivelato al ragazzo la sua presenza, non poteva però chiudere a chiave la porta perché era difettosa e faceva un rumore piuttosto forte, però poco importa: guardando nella stanza si sarebbe accorta se il ragazzo aveva intenzione di uscire, quanto ai genitori, avevano il bagno in camera. Il bagno era in penombra, rischiarato dalla luce della camera di John che filtrava dall’apertura. Marta salì in ginocchio sul mobile e avvicinò il viso alla finestrella. In piena luce, il giovane stava disteso nudo sul letto, una rivista porno appoggiata di fianco. L’enorme cazzo si stagliava prepotente dal corpo muscoloso, mentre la mano lo serrava e lo masturbava con vigore. A Marta sembrava impossibile che una tale arma, dall’aspetto tanto autorevole, potesse appartenere a quel visino imberbe e brufoloso. La figa le pulsava senza tregua, la sentiva così bagnata che era certa che stesse gocciolando. Con una mano si appoggiò al muro, appena sotto il viso, sempre inginocchiata sul mobile, divaricò le gambe, scostò la mutandina fradicia di lato e finalmente toccò la passerotta che gemeva. Il tocco fu’ intenso, come a voler estinguere quel desiderio così bruciante, le dita calde cominciarono a strofinare il clitoride iniziando subito a trasformare quel tormento in godimento, le ginocchia cedevano, desiderava spalancare di più le cosce, ma la mutandina ora un po’ calata lo impediva. Se ne liberò in fretta quasi con rabbia, torno a mettersi in ginocchio, le gambe allargate ed il busto eretto per arrivare a vedere dalla finestrella. Il membro di John, doveva essere più lungo di una sua spanna e di una circonferenza tale da non permettergli di chiudere il pugno mentre lo menava. Marta lo guardava con gli occhi sgranati, desiderava solo possederlo, stringerlo, sentirlo rovente e gonfio di desiderio animale fra le sue mani, sentirne la durezza ed il vigore profanarle la bocca, fino a berne il bollente succo. Le dita strofinavano febbrili il clitoride, scendendo continuamente in basso a bagnarsi, nella bocca dischiusa della vagina, quasi ad abbeverarsi alla fonte del suo godimento per estinguere il fuoco del desiderio che le tormentava il clitoride. Il bacino si muoveva ritmicamente, come a voler offrire la vulva alle carezze delle sue dita. Anche il culo sporgeva ritmicamente indietro, facendo capolino da sotto la corta camiciola bianca che indossava. Ormai all’apice dell’eccitazione, desiderava essere presa, che accadesse qualcosa, era disposta a tutto per appagare il suo sesso troppo a lungo frustrato. Con le dita immerse nella figa fradicia, spinse il culo fuori dalla camicetta, incontrò con sorpresa un tocco caldo ma vellutato, che le parve subito familiare. Una sensazione di vuoto e di freddo le invase il petto. La carezza non si fermò, proseguì sicura e piacevole, la voce di Charlotte le sussurrò con calma un lungo sssssss, come si fa’ con i bimbi per farli tacere e dormire. Quel rassicurante suono, privo di giudizio morale, ma anzi complice, unito alla carezza sensuale di Charlotte, rassicurarono Marta, che riuscì a non perdere l’eccitazione ed il languore. Marta girò appena il viso accaldato e stravolto, Charlotte ne colse tutta la bellezza: gli occhi stretti in una fessura languida e sognante le guance gonfie e rosse di eccitazione, le labbra turgide e schiuse, dalle quali due denti Bianchi da coniglietta facevano capolino. Charlotte le sorrise, facendo scivolare le sue dita nel solco fra le natiche, giù, fino ad incontrare le dita di Marta sulla passera e a penetrarla con facilità. Marta emise un gemito soffocato, inarcò la schiena spingendo il culo in fuori, offrendosi così maggiormente ad una penetrazione più profonda. Le palpebre di Marta si abbassarono e con un fremito la bocca sensuale si schiuse emettendo un sospiro profondo e un filo di bava scese lentamente sul suo seno gonfio e ormai scoperto. Mentre la mano destra di Charlotte era impegnata a prendere possesso dei territori più intimi di Marta, la mano sinistra si allungò sul viso della ragazza e con una carezza l’accosto’ al suo viso, e la baciò sulle labbra morbide e saporite poi con la lingua le esplorò la bocca così come con le dita le esplorava la figa. Marta si abbandonò alla sua mentore. Charlotte aveva un profumo molto delicato e femminile che ora mischiato alla fragranza di sesso di Marta, spandeva nell’aria un sentore caldo ed esotico da ottundere i sensi. La penombra rendeva magico quello che nella realtà era già bello. Marta si ritrovò sdraiata per terra con Charlotte che la masturbava con sapienza, le mordicchiava i capezzoli turgidi, li succhiava poi scivolava verso il suo viso e mentre la penetrava con le dita, la baciava con desiderio succhiandole le labbra e la lingua. Marta persa in un godimento senza tempo guardava la sua amante e la sua armoniosa bellezza. Non poteva esitare oltre: le aprì la vestaglia leggera, scoprendola nuda. Il seno, probabilmente una terza era sorprendentemente pieno ma naturale. Lo prese fra le mani, i capezzoli erano duri e grossi come noccioline, il seno caldo, morbido ma elastico. Charlotte si lasciò accarezzare, offrì il seno alla ragazza che lo succhiò con avidità. Marta iniziò a toccare il sesso di Charlotte che con stupore scoprì glabro. La donna dischiuse con piacere le gambe, la ragazza l’accarezzo’ come se fosse il suo sesso. Le passò le dita fra le labbra esterne della vagina, bagnandole subito, le labbra interne già schiuse accolsero con un fremito la frettolosa penetrazione. A quel punto Marta come di impulso sentì la necessità di assaggiare finalmente quel frutto. Si chinò fra le cosce dell’amica, sentì l’odore caldo di donna, non ebbe incertezze, si tuffò a bocca aperta, la baciò come se fosse una bocca, succhiandola e limonando con il suo clitoride. Anche Charlotte si chinò sul sesso di Marta iniziando un sessantanove didattico. La lingua più esperta della donna selezionava con cura gli obiettivi, senza fretta. La ragazza scoprendo su di sé i piacevoli risultati ne imitò presto la técnica. Oramai Marta era talmente eccitata e coinvolta che persino l’aria sulla pelle le aumentava la tensione. Sembrava non riuscisse a raggiungere l’orgasmo liberatorio. Sentì una nuova presenza nel bagno. Nella nebbia dei sensi intravide il corpo atlético di un uomo. Un grosso membro eretto che a Marta parve bellissimo. Avrebbe accolto qualunque uomo dentro di se, che potesse farle raggiungere la beatitudine dei sensi e quel cazzo le sembrava abbastanza grosso e duro da poterla sfamare. Charles si avvicinò l’odore di maschio eccitato cancello ogni altro aroma. Sorrideva. Baciò Charlotte sulle labbra mentre lei prese a masturbarlo. Charlotte avvicinò il membro del marito alla bocca di Marta. La ragazza chiuse gli occhi e accolse il cazzo nella sua bocca. La sensazione fu travolgente. una sbarra dura ma elastica le penetrò la bocca riempiendone ogni spazio, rovente e muschiata era quanto di più maschio si potesse desiderare. Le possedeva la bocca muovendosi avanti e indietro, con calma, lasciando il tempo a Marta di assaporare il piacere di essere succube e strumento di godimento di quel magnifico stallone. Charlotte fece staccare Marta dal sesso del marito. La fece sedere sul mobile sotto la finestrella, le gambe aperte penzoloni. Charlotte le baciò le labbra ed il collo: - E’ ora che tu diventi donna - le sussurrò mentre la baciava. Prese il cazzo del marito e masturbándolo lo avvicinò alla fica di Marta ormai febbricitante, le schiuse le labbra e la baciò con passione lasciando che le loro lingue danzassero sensuali e senza fretta, mentre Charles prese i fianchi di Marta penetrándola con inesorabile lentezza. Marta si sentì dilatare, lacerare riempire e colmare di piacere. Il dolore fu’ cancellato dall’esplosione del piacere troppo a lungo rimandato. Deflagrò nella testa come un urlo, la fece fremere e sussultare, il ventre e la vagina si contraevano in spasmi strazianti che appagavano ogni senso e cancellavano ogni volontà. Sdraiata per terra su un fianco, il sorriso ebete e lo sguardo perso, Marta assisteva felice all’amplesso della coppia di amici. Charlotte sdraiata di fronte a Marta raggiungeva a sua volta l’orgasmo mentre il marito la prendeva da dietro. Godendo Charlotte baciò con passione la bocca di Marta, la figa della quale non aveva ancora smesso di pulsare.